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mercoledì 21 luglio 2010

Genova G8, 20 luglio 2001. La repressione, l'omicidio di un ragazzo, la tortura sistematica

Carlo Giuliani aveva 23 anni, quando fu ucciso. Ricordiamo Il Giornale, che uscì in questi anni con le foto del ragazzo esile, il rotolo di adesivo all'avambraccio, in mezzo alle strade martoriate dagli scontri. Cercando quasi una giustificazione alla 'punizione'. Ricordiamo il veleno lanciato dalle colonne del Corriere della Sera, a firma Ostellino. La memoria va anche alle parole ingiuriose e fasciste di Alleanza nazionale e i toni e le azioni di Gianfranco Fini, prima che il clima politico del dramma italiano non portasse l'attuale presidente della Camera a vestire i panni dell'uomo fedele alle Istituzioni, a un riformismo moderato e costituzionale. Eppure c'era lui a Genova, in quelle ore, a dare conforto alle operazioni di carabinieri, polizia, guardia di finanza, reparti speciali della polizia penitenziaria, reparti speciali della polizia, carabinieri arrivati dalle recenti missioni all'estero (il Tuscania) che sbarcavano a Genova come in una cittadina balcanica divorata dall'odio etnico o nella solitudine della tragedia somala.

Eravamo chiusi nelle gabbie, dietro le reti alte di metallo e assediati da ostacoli di cemento. Zona rossa, zona gialla... E ricordiamo anche quando il sabato maledetto, 20 di luglio, l'opposizione riformista decise di invitare a non andare a Genova, la solitudine dei manifestanti, il sindacato assente, unico vessillo a confortare quello della Fiom. In molti, dopo, chiesero scusa. Ricordiamo le visite, dopo, di Luciano Violante, Piero Fassino, Sergio Cofferati. Dopo.

E poi ancora le commissioni di inchiesta scritte nei programmi del centrosinistra e sabotate dal centrosinistra stesso, con Heidi Giuliani in Senato a chiedere giustizia, vittima dei soliti giochi di Palazzo.

E' stato scritto molto, fiumi di parole, analisi e retroscena. Non si scriverà mai abbastanza di quei giorni che furono uno dei momenti più dolorosi degli ultimi anni, quando una alternativa sembrava essere alla portata di mano nel mondo e i 'Grandi' rispondevano - e continuano a rispondere - con repressione, arresti, celle ad hoc, militarizzazione.

Per questo non ci stanchiamo di dire che manca un nome, un colpevole certificato per via legale, nell'omicidio di un ragazzo di 23 anni. La verità storica e quella giudiziaria non sono sovrapponibili, lo sappiamo, ma l'oggettivare sul piano delle garanzie istituzionali un fatto storico è la base per una convivenza pacifica. Resta negli occhi quel grande murales disegnato a Milano con la faccia di Carlo e la scritta grande, enorme: 'No justice no peace'. L'hanno fatto cancellare, le istituzioni. Imbrattava.

Nove anni dopo ci permettiamo di ricordare che non sappiamo - nove anni dopo - dove sia finita la cultura dell'ordine pubblico, che cosa si insegni ai giovani sotto le divise, non sappiamo perché non vi siano ancora numeri identificativi sui caschi di chi esercita l'ordine pubblico per le strade, non sappiamo perché il Parlamento si ostini a non riconoscere il reato di tortura nel nostro, fascista, codice penale. Che ha avuto solo tentativi di attualizzazione, mai una vera riforma.

Ecco perché anche questo 20 luglio siamo a Genova. Perché al di là del denunciare, dello scrivere e analizzare attraverso le parole, crediamo ancora nella fisicità della presenza, del corpo, degli sguardi e delle mani che stringono mani e che abbracciano chi ha sofferto. Con la consapevolezza che fino a quando non sarà stata scritta, anche su Genova, una parola chiara e condivisa, pur nel rispetto dei diversi punti di vista, non ci si potrà mai davvero riconciliare.

martedì 9 marzo 2010

Carlo Giuliani: la Corte Europea accoglie i ricorsi


La Corte europea dei diritti dell´uomo ha reso noto di aver accolto i ricorsi del governo italiano e dei genitori di Carlo Giuliani contro la sentenza emessa dai giudici di Strasburgo lo scorso agosto sui fatti accaduti al G8 di Genova nel luglio del 2001. Lo si è appreso dalla stessa Corte. Con la sentenza dello scorso agosto, la Corte di Strasburgo aveva riconosciuto che Mario Placanica, il carabiniere che sparò a Carlo Giuliani uccidendolo, aveva agito per legittima difesa. Inoltre, i giudici avevano anche stabilito che il governo italiano aveva cooperato sufficientemente con la Corte al fine di poter condurre un esame appropriato del caso.

La Corte aveva invece dato ragione ai familiari di Carlo Giuliani riconoscendo che l´Italia avrebbe dovuto svolgere un´inchiesta per stabilire se il fatto potesse essere in qualche modo imputabile a una cattiva pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico.

Per questo motivo, il governo italiano era stato condannato a versare ai genitori di Carlo, a titolo di risarcimento, 40.000 euro.

Contro la sentenza dei giudici di Strasburgo di agosto, presa a maggioranza (quattro voti favorevoli contro tre contrari), hanno quindi presentato ricorso sia il governo che la famiglia Giuliani. La decisione odierna di accogliere la domanda d´appello dà il via a un nuovo procedimento che probabilmente prenderà dei mesi prima di arrivare al pronunciamento di una seconda e definitiva sentenza da parte della Grande Camera.

Fonte: Repubblica Genova

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