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sabato 19 dicembre 2009

Il discorso del presidente venezuelano Chavez al vertice climatico di Copenaghen



Signor Presidente, signori, signore, amici e amiche, prometto che non parlerò più di quanto sia già stato fatto questo pomeriggio, ma permettetemi un commento iniziale che avrei voluto facesse parte del punto precedente discusso da Brasile, Cina, India e Bolivia. Chiedevamo la parola, ma non è stato possibile prenderla.

Ha parlato la rappresentante della Bolivia, e porgo un saluto al compagno Presidente Evo Morales qui presente, Presidente della Bolivia.

Tra varie cose ha detto, ho preso nota: il testo che è stato presentato non è democratico, non è rappresentativo di tutti i paesi. Ero appena arrivato e mentre ci sedevamo abbiamo sentito il Presidente della sessione precedente, la signora Ministra, dire che c’era un documento da queste parti, che però nessuno conosce: ho chiesto il documento, ancora non l’abbiamo. Credo che nessuno sappia di questo documento top secret.

Certo, la collega boliviana l’ha detto, non è democratico, non è rappresentativo, ma signori e signore: siamo forse in un mondo democratico? Per caso il sistema mondiale è rappresentativo? Possiamo aspettarci qualcosa di democratico e rappresentativo nel sistema mondiale attuale? Su questo pianeta stiamo vivendo una dittatura imperiale e lo denunciamo ancora da questa tribuna: abbasso la dittatura imperiale! E che su questo pianeta vivano i popoli, la democrazia e l’uguaglianza!

E quello che vediamo qui è proprio il riflesso di tutto ciò: esclusione. C’è un gruppo di paesi che si credono superiori a noi del sud, a noi del terzo mondo, a noi sottosviluppati, o come dice il nostro grande amico Eduardo Galeano: noi paesi avvolti come da un treno che ci ha avvolti nella storia [sorta di gioco di parole tra desarrollados = sviluppati e arrollados = avviluppati NdT]. Quindi non dobbiamo stupirci di quello che succede, non stupiamoci, non c’è democrazia nel mondo e qui ci troviamo di fronte all’ennesima evidenza della dittatura imperiale mondiale.

Poco fa sono saliti due giovani, per fortuna le forze dell’ordine sono state decenti, qualche spintone qua e là, e i due hanno cooperato, no? Qui fuori c’è molta gente, sapete? Certo, non ci entrano tutti in questa sala, sono troppi; ho letto sulla stampa che ci sono stati alcuni arresti, qualche protesta intensa, qui per le strade di Copenaghen, e voglio salutare tutte quelle persone qui fuori, la maggior parte delle quali sono giovani.Non ci sono dubbi che siano giovani preoccupati, e credo abbiano una ragione più di noi per essere preoccupati del futuro del mondo; noi abbiamo – la maggior parte dei presenti – già il sole dietro le spalle, ma loro hanno il sole in fronte e sono davvero preoccupati.

Qualcuno potrebbe dire, Signor Presidente, che un fantasma infesta Copenaghen, parafrasando Karl Marx, il grande Karl Marx, un fantasma infesta le strade di Copenaghen e credo che questo fantasma vaga per questa sala in silenzio, gira in quest’aula, tra di noi, attraversa i corridoi, esce dal basso, sale, è un fantasma spaventoso che quasi nessuno vuole nominare: il capitalismo è il fantasma, quasi nessuno vuole nominarlo.

È il capitalismo, sentiamo ruggire qui fuori i popoli. Stavo leggendo qualcuna delle frasi scritte per strada, e di questi slogan (alcuni dei quali li ho sentiti anche dai due giovani che sono entrati), me ne sono scritti due. Il primo è Non cambiate il clima, cambiate il sistema.

E io lo riprendo qui per noi. Non cambiamo il clima, cambiamo il sistema! E di conseguenza cominceremo a salvare il pianeta. Il capitalismo, il modello di sviluppo distruttivo sta mettendo fine alla vita, minaccia di metter fine alla specie umana. E il secondo slogan spinge alla riflessione. In linea con la crisi bancaria che ha colpito, e continua a colpire, il mondo, e con il modo con cui i paesi del ricco Nord sono corsi in soccorso dei bancari e delle grandi banche (degli Stati Uniti si è persa la somma, da quanto è astronomica). Ecco cosa dicono per le strade: se il clima fosse una banca, l’avrebbero già salvato.

E credo che sia la verità. Se il clima fosse una delle grandi banche, i governi ricchi l’avrebbero già salvato. Credo che Obama non sia arrivato, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace quasi nello stesso giorno in cui mandava altri 30mila soldati ad uccidere innocenti in Afghanistan, e ora viene qui a presentarsi con il Premio Nobel per la Pace, il Presidente degli Stati Uniti. Gli USA però hanno la macchinetta per fare le banconote, per fare i dollari, e hanno salvato, vabbè, credono di aver salvato, le banche e il sistema capitalista.

Bene, lasciando da parte questo commento, dicevo che alzavamo la mano per unirci a Brasile, India, Bolivia e Cina nella loro interessante posizione, che il Venezuela e i paesi dell’Alleanza Bolivariana condividono fermamente; però non ci è stata data la parola, per cui, Signor Presidente, non mi conteggi questi minuti, la prego.

Ho conosciuto, ho avuto il piacere di conoscere Hervé Kempf – è qui in giro -, di cui consiglio vivamente il libro “Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta”, in francese, ma potete trovarlo anche in spagnolo e sicuramente in inglese. Hervé Kempf: Perché i mega-ricchi stanno distruggendo il pianeta. Per questo Cristo ha detto: E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio. Questo l’ha detto Cristo nostro Signore

........ Bene, Signor Presidente, il cambiamento climatico è senza dubbio il problema ambientale più devastante di questo secolo, inondazioni, siccità, tormente, uragani, disgeli, innalzamento del livello del mare, acidificazione degli oceani e ondate di calore, tutto questo acuisce l’impatto delle crisi globali che si abbattono su di noi. L’attività umana d’oggi supera i limiti della sostenibilità, mettendo in pericolo la vita del pianeta, ma anche in questo siamo profondamente disuguali.

Voglio ricordarlo: le 500 milioni di persone più ricche del pianeta, 500 milioni, sono il sette per cento, sette per cento, seven per cento della popolazione mondiale. Questo sette per cento è responsabile, queste cinquecento milioni di persone più ricche sono responsabili del cinquanta per cento delle emissioni inquinanti, mentre il 50 per cento più povero è responsabile solo del sette per cento delle emissioni inquinanti.

Per questo mi sembra strano mettere qui sullo stesso piano Stati Uniti e Cina. Gli Stati Uniti hanno appena 300 milioni di abitanti.

La Cina ha una popolazione quasi 5 volte più grande di quella degli USA.Gli Stati Uniti consumano più di 20 milioni di barili di petrolio al giorno, la Cina arriva appena ai 5,6 milioni di barili al giorno, non possiamo chiedere le stesse cose agli Stati Uniti e alla Cina. Ci sono questioni da discutere, almeno potessimo noi Capi di Stato e di Governo sederci a discutere davvero di questi argomenti.

Inoltre, Signor Presidente, il 60% degli ecosistemi del pianeta hanno subito danni e il 20% della crosta terrestre è degradata; siamo stati testimoni impassibili della deforestazione, della conversione di terre, della desertificazione e delle alterazioni dei sistemi d’acqua dolce, dello sovrasfruttamento del patrimonio ittico, della contaminazione e della perdita della diversità biologica. Lo sfruttamento esagerato della terra supera del 30% la sua capacità di rigenerazione.

Il pianeta sta perdendo ciò che i tecnici chiamano la capacità di autoregolarsi, il pianeta la sta perdendo, ogni giorno si buttano più rifiuti di quanti possano essere smaltiti. La sopravvivenza della nostra specie assilla la coscienza dell’umanità. Malgrado l’urgenza, sono passati due anni dalle negoziazioni volte a concludere un secondo periodo di compromessi voluto dal Protocollo di Kyoto, e ci presentiamo a quest’appuntamento senza un accordo reale e significativo.

E voglio dire che riguardo al testo creato dal nulla, come qualcuno l’ha definito (il rappresentante cinese), il Venezuela e i paesi dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe, noi non accettiamo nessun altro testo che non derivi dai gruppi di lavoro del Protocollo di Kyoto e della Convenzione: sono i testi legittimi su cui si sta discutendo intensamente da anni.

E in queste ultime ore credo che non abbiate dormito: oltre a non aver pranzato, non avete dormito. Non mi sembra logico che ora si produca un testo dal niente, come dite voi. L’obiettivo scientificamente sostenuto di ridurre le emissioni di gas inquinanti e raggiungere un accordo chiaro di cooperazione a lungo termine, oggi a quest’ora, sembra aver fallito.Almeno per il momento. Qual è il motivo? Non abbiamo dubbi. Il motivo è l’atteggiamento irresponsabile e la mancanza di volontà politica delle nazioni più potenti del pianeta...

Il conservatorismo politico e l’egoismo dei grandi consumatori, dei paesi più ricchi testimoniano di una grande insensibilità e della mancanza di solidarietà con i più poveri, con gli affamati, con coloro più soggetti alle malattie, ai disastri naturali, Signor Presidente, è chiaramente un nuovo ed unico accordo applicabile a parti assolutamente disuguali, per la grandezza delle sue contribuzioni e capacità economiche, finanziarie e tecnologiche, ed è evidente che si basa sul rispetto assoluto dei principi contenuti nella Convenzione.

I paesi sviluppati dovrebbero stabilire dei compromessi vincolanti, chiari e concreti per la diminuzione sostanziale delle loro emissioni e assumere degli obblighi di assistenza finanziaria e tecnologica ai paesi poveri per far fronte ai pericoli distruttivi del cambiamento climatico. In questo senso, la peculiarità degli stati insulari e dei paesi meno sviluppati dovrebbe essere pienamente riconosciuta.....

Le entrate totali delie 500 persone più ricche del mondo sono superiore alle entrate delle 416 milioni di persone più povere, le 2800 milioni di persone che vivono nella povertà, con meno di 2 dollari al giorno e che rappresentano il 40 per cento della popolazione mondiale, ricevono solo il 5 per cento delle entrate mondiale...

Ci sono 1100 milioni di persone che non hanno accesso all’acqua potabile, 2600 milioni prive di servizio di sanità, più di 800 milioni di analfabeti e 1020 milioni di persone affamate: ecco lo scenario mondiale.

E ora, la causa, qual è la causa? Parliamo della causa, non evitiamo le responsabilità, non evitiamo la profondità del problema, la causa senza dubbio, torno all’argomento di questo disastroso scenario, è il sistema metabolico distruttivo del capitale e della sua incarnazione: il capitalismo.

Ho qui una citazione di quel gran teologo della liberazione che è Leonardo Boff, come sappiamo, brasiliano, che dice: Qual è la causa? Ah, la causa è il sogno di cercare la felicità con l’accumulazione materiale e il progresso senza fine, usando, per fare ciò, la scienza e la tecnica con cui si possono sfruttare in modo illimitato le risorse della terra.

Può una terra finita sopportare un progetto infinito? La tesi del capitalismo, lo sviluppo infinito, è un modello distruttivo, accettiamolo.

..... Noi popoli del mondo chiediamo agli imperi, a quelli che pretendono di continuare a dominare il mondo e noi, chiediamo loro che finiscano le aggressioni e le guerre. Niente più basi militari imperiali, né colpi di Stato, costruiamo un ordine economico e sociale più giusto e equitativo, sradichiamo la povertà, freniamo subito gli alti livelli di emissioni, arrestiamo il deterioramento ambientale ed evitiamo la grande catastrofe del cambiamento climatico, integriamoci nel nobile obiettivo di essere tutti più liberi e solidari

..... Questo pianeta è vissuto migliaia di milioni di anni, e questo pianeta è vissuto per migliaia di milioni di anni senza di noi, la specie umana: non ha bisogno di noi per esistere. Bene, noi senza la Terra non viviamo, e stiamo distruggendo il Pachanama*, come dice Evo e come dicono i nostri fratelli aborigeni del Sudamerica...


Hugo Chavez



16.12.2009Traduzione a cura di MARINA GERENZANI


*Pachanama = Madre Terra

venerdì 18 dicembre 2009

CLIMA: FIDEL CASTRO, METODI FASCISTI CONTRO MANIFESTANTI COPENAGHEN

- In una nuova 'riflessione' pubblicata sul portale 'Cubadebate', Fidel Castro critica i "metodi fascisti" usati dalla polizia danese contro i manifestanti al vertice Onu sul clima di Copenaghen, accusando anche i paesi industrializzati di voler imporre un accordo. "Dalle immagini trasmesse in tv, il mondo ha potuto assistere ai metodi fascisti usati a Copenaghen contro la gente. In gran parte giovani, i manifestanti si sono guadagnati la solidarieta' dei popoli", scrive Castro, lodando poi i discorsi pronunciati nella capitale danese dai principali alleati di Cuba, il presidente venezuelano Hugo Chavez e il boliviano Evo Morales.

Chavez a Copenhagen: "Il modello distruttivo del Capitalismo sta distruggendo la vita"


Chavez: “I ricchi distruggono il pianeta! Non si cambia il clima senza cambiare il sistema”

Al Bella Center giungono dal Sud America i presidenti di Venezuela e Bolivia, Hugo Chavez e l’indio Evo Morales. Interventi, i loro, concentrati esclusivamente su un duro attacco al modello capitalista, responsabile del disastro ambientale in atto.

Chavez ha infatti affermato di fronte all’Assemblea plenaria che i negoziati sono una farsa imposta dai paesi ricchi: “In questo pianeta viviamo sotto una dittatura imperiale” e ci sono “un gruppo di paesi che si credono superiori a noi del Sud, del Terzo Mondo, agli Stati sottosviluppati”.

Il Capo di Stato Venezuelano, ha inoltre accusato “i ricchi” di “distruggere il pianeta, forse perché hanno un piano per andarsene in un altro”. In riferimento alla presunta bozza preparata dal governo danese, che assegnerebbe la gestione della crisi climatica ai paesi del cosiddetto primo mondo, Chavez ha detto: “Ho chiesto il testo, ma è top secret. Questo non è democratico né inclusivo”. Questo documento, ha aggiunto il leader sudamericano, “viene dal nulla e nessuno accetterà un testo che non esca dai gruppi di lavoro, che sono gli unici testi legittimi negoziati in questi due anni”.

Parafrasando “il grande Karl Marx”, Chavez ha poi detto: “Un fantasma si aggira per Copenhagen e questo fantasma cammina in silenzio in questa sala: il capitalismo”. Il problema climatico, ha infatti sottolineato il numero uno di Caracas, non sarà risolto “senza un cambiamento del sistema”. “Se il clima fosse una banca – ha poi concluso Chavez – lo avrebbero già salvato”.

Copenhagen. Ancora centinaia di arresti. Chavez: “Il capitalismo uccide il pianeta”
http://www.dazebao.org/news/index.php?option=com_content&view=article&id...
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“Ho letto alcuni degli slogan che compaiono nelle strade … Uno diceva, ‘Non bisogna cambiare il clima, bisogna cambiare il sistema!’ – Ed io quello slogan lo porto qui sul nostro tavolo. Non cambiamo il clima. Cambiamo il sistema!”

Copenhagen: Chavez Salutes Climate Protestors
http://climateandcapitalism.com/?p=1410


martedì 15 dicembre 2009

Notte di resistenza

Resistenza per le vie di Copenhagen. Irruzione della polizia nel centro sociale Christiania. 200 compagn* fermat*, molti rilasciati in mattinata.



Notte di resistenza a Copenhagen. Dinnanzi all'ennesima provocazione della polizia e al tentativo di fare irruzione dentro il centro sociale Christiania, questa notte, i compagni e le compagne si sono difesi, per le vie limitrofe del quartiere, cercando di impedire l'avanzata dei reparti di polizia con il lancio di sassi e molotov, all'ingresso dello stabile occupato, erigendo barricate con tutto quel che è stato trovato in strada.


3 elicotteri hanno sorvolato la zona per tutta la notte, in Princess Street la polizia ha fatto uso di gas lacrimogeno ed ha sparato con cannoni ad acqua. Il quartiere è stato militarizzato e praticamente circondato.

Tutto ciò è avvenuto dopo il dibattito tenutosi nell'ex caserma occupata nel 1971, in preparazione della giornata del 16 dicembre "Reclaim Power".
Intorno alla mezzanotte la polizia è riuscita a sfondare la barricata principale che difendeva Christiania, altre decine di poliziotti hanno fatto irruzione da un'entrata laterale.

Le persone presenti in sala sono state fatte inginocchiare, almeno 200 compagn* sono stati portati a Retortvej con i pullman della polizia. Molti gli italiani fermati. Nel corso della notte in molti sono stati rilasciati, altri verranno processati per direttissima.



domenica 13 dicembre 2009

Copenaghen: 100 mila in piazza, scontri manifestanti-polizia: 600 fermi

Molte decine di migliaia di persone – 30 mila per la Polizia, più di 100 mila per gli organizzatori - hanno sfilato nel pomeriggio a Copenaghen per chiedere un accordo ambizioso e vincolante alla Conferenza sul clima in corso nella capitale danese.


Già questa mattina circa 3mila persone, la maggior parte con indosso un impermeabile azzurro, avevano formato un primo raduno a Copenaghen rispondendo all'appello degli Amici della Terra, con l'intento di formare una "marea blu" per "la giustizia climatica". Un dimostrante, travestito da Babbo Natale, avvertiva ironicamente che il surriscaldamento va fermato al più presto nell'Artico: "Il mio Rudoph (la sua renna) non ce la fa più".

E solo nel pomeriggio ben seicento sono state le persone fermate, secondo l'ultimo bilancio fornito dalla polizia, che è intervenuta in maniera massiccia e violenta per bloccare ogni velleità da parte dei manifestanti di avvicinarsi troppo ai palazzi delle istituzioni locali e internazionali.
In tantissimi, provenienti da molti paesi diversi, hanno preso parte al corteo nel primo pomeriggio nel centro della capitale danese, che fino al 18 dicembre ospita il vertice dell’ONU sul clima con la partecipazione di delegati di 193 paesi, che cercano un accordo che dovrà entrare in vigore il primo gennaio 2013. Partito dal Parlamento, il serpentone si è diretto al Bella center, dove si svolgono le trattative sul clima, ben sei chilometri a sud dal centro città.

Dopo poche centinaia di metri dalla partenza del corteo, circa 300 attivisti hanno cominciato a distruggere le vetrine lungo il percorso, colpendo anche la sede del ministero degli Esteri danese. Il gruppo di estrema sinistra "Never Trust a Cop", aveva lanciato una manifestazione "anti-capitalista" nel centro città. La maggioranza dei manifestanti, venuti in auto o in treno dalle grandi città della Germania, da Londra, Amsterdam o Milano, sono quasi tutti europei, eccetto qualche gruppo di cinesi, coreani o africani. Ieri erano state arrestate 75 persone, tre delle quali, due britannici e un francese, sono state espulse.
Nel tardo pomeriggio il corteo è comunque riuscito a raggiungere il Bella Center che è stato letteralmente assediato. E domani si torna in piazza, con varie organizzazioni ecologiste e anticapitaliste che hanno promesso che bloccheranno Copenaghen, mentre martedì l’obiettivo è invadere e bloccare il summit dell’ONU, che secondo i promotori della protesta sarebbe una inutile e ipocrita passerella di leader politici ostaggio degli interessi economici delle multinazionali e degli interessi geopolitici delle grandi potenze.

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