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venerdì 15 ottobre 2010

Repressione a Messina comunicato stampa Rete No Ponte‏

Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza agli anarchici messinesi che,a pochi giorni dal corteo No Ponte del 2 ottobre a Messina, sono statidenunciati e minacciati dalle forze dell'ordine. Il semplice attacchinaggio di volantini che inneggiavano alla Resistenza popolare contro chi vuole distruggere l'area dello Stretto di Messina ha portato a perquisizioni e a denunce per istigazione a delinquere e a disobbedire alle leggi, imbrattamento, resistenza a pubblico ufficiale.

La sproporzione tra l'azione e la reazione non ci sorprende, e si innesta in un'ondata intimidatoria e repressiva che, dalla fase di preparazione della manifestazione villese del 19 dicembre scorso, monta sempre più, arrivando perfino alla pretesa di identificare chi semplicemente partecipa alle riunioni della Rete No Ponte.

Queste denunce seguono quelle comminate a 25 tra anarchici e antagonisti per i blocchi ferroviari della manifestazione dei precari della scuola del 12 settembre scorso, sempre a Messina. L'intento è chiaro e segue un cliché vecchio e stantio: criminalizzare le aree più radicali del movimento per creare spaccature, divisioni, e contemporaneamente intimidire quelle più moderate, inculcando nella popolazione la convinzione che sia impossibile, oltreché inopportuno, opporsi alle imposizioni.

Siamo vicini e solidali con le vittime di queste azioni repressive, ben consapevoli che attacchi come questi non riusciranno a fermare chi combatte per la difesa del proprio territorio e dei beni comuni.

Continueremo a lottare per difendere i nostri territori da ogni forma di militarizzazione e tentativo di speculazione sulla pelle di chi li vive e giorno dopo giorno lotta per difenderli.

Fermiamo i cantieri del Ponte!

Lottiamo per le vere priorità!

RETE NO PONTE

martedì 5 ottobre 2010

La Gara del Ponte, Madre di tutte le Turbative

di Antonio Mazzeo

“L’apologia dell’illegalità”. Potrebbe essere intitolato così uno dei passaggi chiave dell’intervento del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il 30 settembre 2010, a Palazzo Madama. Una fiducia conquistata dopo una lunga auto-celebrazione, lui, l’uomo della provvidenza, artefice unico dello sblocco dei lavori del Ponte sullo Stretto, padre-madre di tutte le Grandi Opere. «Entro dicembre sarà pronto il progetto esecutivo, già molto avanzato, del Ponte di Messina», ha dichiarato Berlusconi. «Era stato dato anche l’appalto ad una cooperativa di imprese italiane dopo che eravamo riusciti, prodigando molti sforzi, ad evitare la partecipazione all’appalto di grandi imprese straniere, perché volevamo che quest’opera fosse un orgoglio tutto italiano. Con l’intervento del Governo della sinistra il piano è stato accantonato. Avevo personalmente, con il sottosegretario Letta, partecipato a 32 riunioni per il varo di questo piano, sino a giungere all’appalto, che è stato dato. In cinque minuti il Governo della sinistra ha accantonato il progetto. Cinque anni per costruire e cinque minuti per distruggere».

Un’esternazione shock che ha spinto due senatori del Partito Radicale, Donatella Poretti e Marco Perduca, a presentare un’interpellanza urgente alla Presidenza del Consiglio dei ministri. «Il presidente Berlusconi si è autodenunciato per avere diretto la gara d’appalto per il Ponte di Messina», scrivono i parlamentari. «Non solo ha candidamente ammesso di avere fatto di tutto per evitare che alcune imprese partecipassero solo perchè straniere, ma anche che vincesse una italiana. Berlusconi dovrà spiegare in aula in cosa sono consistiti i suoi “molti sforzi” e se le 32 riunioni citate erano state fatte per la realizzazione del piano per arrivare ad un appalto realizzato su misura per la cooperativa di imprese».

In verità, non scorre nulla di nuovo sotto il Ponte. Berlusconi, infatti, ha ripetuto in Parlamento quanto aveva impunemente dichiarato nel corso di un comizio tenuto nel novembre 2008 durante la campagna elettorale per l’elezione del Governatore della regione Abruzzo. «Sapete com’è andata col Ponte sullo Stretto?», aveva esordito il premier a L’Aquila. «Avevamo impiegato cinque anni a metter d’accordo le imprese italiane perché non si presentassero separate alla gara d’appalto ma in consorzio... Eravamo andati dai nostri colleghi chiedendo che le imprese non si presentassero in modo molto aggressivo, proprio perché volevamo una realizzazione di mano italiana, e poi avremmo saputo ricompensarli con altre opere pubbliche».

L’ammissione di aver blindato (o turbato?) la gara del Ponte giungeva dopo che parlamentari, ambientalisti e ricercatori avevano denunciato anomalie ed evidenti conflitti d’interesse nell’espletamento dei bandi. Tra le carte dell’inchiesta della procura di Monza su presunti reati societari in ambito Impregilo (la società di costruzione che guida l’associazione general contractor del Ponte), conclusasi con il rinvio a giudizio dei vecchi amministratori Paolo Savona e Pier Giorgio Romiti, uscì fuori un’intercettazione telefonica dove l’economista Carlo Pelanda, rivolgendosi al Savona, si dichiarava sicuro che «la gara per il Ponte sullo Stretto la vincerà Impregilo». Nel corso della stessa telefonata, avvenuta alla vigilia dell’apertura delle offerte, Pelanda sosteneva di avere avuto assicurazioni del probabile esito della gara «dal senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri».

Incuriositi dalla singolare vocazione profetica dell’interlocutore, i magistrati lombardi interrogarono l’ex presidente d’Impregilo. «Era una legittima previsione», rispose Paolo Savona. «Il professor Pelanda mi stava spiegando che noi eravamo obiettivamente il concorrente più forte». Carlo Pelanda, editorialista del Foglio e del Giornale, ricopriva al tempo l’incarico di consulente del ministro della difesa Antonio Martino, origini messinesi e uomo di vertice di Forza Italia. Pelanda era pure un intimo amico di Marcello Dell’Utri, al punto di aver ricoperto l’incarico di presidente dell’associazione “Il Buongoverno”, fondata proprio dal senatore su cui pesa una condanna in appello a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Ad interessarsi al possibile esito della gara del Ponte c’era pure Francesco Cossiga (recentemente scomparso), di cui proprio il Pelanda era stato consigliere durante il settennato trascorso da Presidente della Repubblica. Nel corso di una puntata di Porta a Porta dedicata alle intercettazioni telefoniche, in onda il 5 ottobre 2005, fu lo stesso Cossiga a dire: «Sono stato intercettato mentre parlavo con un mio amico, un imprenditore che brigava pesantemente per ottenere gli appalti del ponte». Poi l’ex Presidente si rivolse all’avvocata Giulia Buongiorno (oggi parlamentare di Futuro e Libertà), presente in studio: «Avvocato che faccio? Lo sputtano questo Pm o mi consiglia di lasciar perdere?». «Presidente, io difendo quell’imprenditore e il Pm mi ha garantito che il suo nome non comparirà. Stia tranquillo», rispose con imbarazzo la Buongiorno. Nell’inchiesta di Monza non c’è traccia del nome dell’amico di Cossiga che «brigava» per gli appalti nello Stretto.
«Quella che è stata una delle gare d’appalto più rilevanti della storia d’Italia, presenta pesanti ombre ed anomalie», scrivono i ricercatori di Terrelibere.org, che agli interessi criminali del Mostro sullo Stretto hanno dedicato inchieste e un libro-dossier. «Si sono registrati, ad esempio, un impressionante ribasso d’asta di 500 milioni di euro, una controversa penale che impegnerebbe le istituzioni alla prosecuzione dei lavori, ed infine la misteriosa defezione delle grandi imprese estere. A questo si aggiungono i conflitti di interesse tra finanziatori e finanziati, controllori e controllati e soprattutto gli incroci, le ricorrenze di nomi e società, le partecipazioni multiple che fanno pensare ad una maxi lobby che da anni sponsorizza e promuove le grandi opere».

Terrelibere.org ha denunciato, in particolare, come nella speciale commissione giudicatrice istituita dalla Società Stretto di Messina che ha assegnato l’appalto alla cordata Impregilo, ha partecipato l’ingegnere danese Niels J. Gimsing. «Oltre ad essere stato membro (dal 1986-1993) della commissione internazionale di valutazione del progetto di massima del Ponte, risulta aver lavorato nella realizzazione dello Storbelt East Brigde, progettato dalla società di consulenza Cowi di Copenaghen a cui il raggruppamento temporaneo d’imprese guidato da Impregilo ha affidato “in esclusiva” l’elaborazione progettuale del Ponte sullo Stretto».

«Tra i più stridenti conflitti d’interesse nella gara per il general contractor del Ponte – aggiungono i ricercatori di Terrelibere - c’è quello legato alla partecipazione delle Coop “rosse”, su schieramenti contrapposti, con i due gioielli più rappresentativi del settore costruzioni, il CCC Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (in associazione con Astaldi) e la CMC Cooperativa Muratori & Cementisti di Ravenna (in associazione con Impregilo). Con l’“anomalia”, sempre tutta italiana, che proprio la CMC di Ravenna risulta essere una delle 240 associate, la più importante, della cooperativa “madre”, CCC di Bologna. Ciò avrebbe comportato la violazione delle normative europee e italiane in materia di appalti pubblici, le quali escludono espressamente la partecipazione ad una gara di imprese che “si trovino fra di loro in una delle situazioni di controllo”, ovverosia di società tra esse “collegate o controllate”». L’ipotesi di violazione di queste norme da parte delle coop durante la gara per il Ponte è stata pure sollevata dal WWF Italia e dalla parlamentare Anna Donati. Il WWF è anche ricorso davanti all’Autorità per i Lavori Pubblici e alla Commissione Europea per chiedere, inutilmente, l’annullamento della gara.


Nonostante i pesanti rilievi, la Società Stretto di Messina scelse di non intervenire, ma alla vigilia dell’apertura delle buste, il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna scomparì provvidenzialmente dalla lista delle società della cordata Astaldi. La coop “madre” lasciò il campo libero alla coop “figlia” che si aggiudicò con Impregilo il bando di gara. Forse era a queste “cooperative d’imprese” che si è riferito erroneamente il Presidente del Consiglio nel suo ultimo intervento in Senato. In realtà la vincitrice della più che sospetta gara del Ponte è “Eurolink”, l’associazione temporanea costituita da Impregilo con una quota del 45%, Sacyr (18,7%), Società italiana per condotte d’acqua (15%), CMC di Ravenna (13%), Ishikawajima- Harima Heavy industries (6,3%) e Consorzio stabile Aci (2%).



Le anomalie e i tentativi, anche mafiosi, di condizionare le gare per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina, sono stati approfonditi nei volumi:

A. Mangano, A. Mazzeo, Il mostro dello Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte, Sicilia Punto L, Ragusa, 2006.

B. A. Mazzeo, I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina, Alegre Edizioni, Roma, 2010

lunedì 13 settembre 2010

COMUNICATO STAMPA RETE NO PONTE

L’INSORGENZA PRECARIA INVADE LO STRETTO. ABBIAMO BISOGNO DELLA SCUOLA PUBBLICA NON DEL PONTE SULLO STRETTO

Un corteo incontenibile di migliaia di persone ha percorso le strade di Messina (e la stessa cosa è avvenuta sulla sponda calabrese dello Stretto) in difesa del lavoro e della scuola pubblica. L’obbiettivo era fare della giornata di oggi un evento simbolo della lotta dei precari e così è stato. Il tentativo di confinare la protesta dentro il perimetro di Piazza Cairoli si è liquefatto rapidamente, scavalcato dalla giusta rabbia di chi vede in pericolo il diritto ad un’esistenza dignitosa.

Noi avevamo detto che saremmo stati in mezzo al corteo e l’abbiamo fatto. Non per solidarietà ma perché la lotta dei precari è la nostra lotta.

La lotta contro il Ponte sullo Stretto si vince se viene modificata la gestione delle risorse pubbliche.

Scuole, acqua, trasporti pubblici, sicurezza dei territori: è su questi beni comuni che vanno trasferiti i finanziamenti destinati alle grandi opere inutili come il Ponte.

In serata è giunta notizia che sono state emesse decine di denunce per i manifestanti.

In mattinata le manganellate, in serata le denunce.

Se questo è un tentativo di fermare il movimento, noi rispondiamo che non abbiamo paura.

RETE NO PONTE

lunedì 23 agosto 2010

28 Agosto - Un nuovo No al ponte

Per il popolo NoPonte si avvicina un nuovo appuntamento nel lungo percorso di lotta che in questi anni è stato capace di costruire.

Da parte di chi si oppone a questa mostruosità, che vorrebbe andare, una volta di più, a deturpare il territorio siciliano e calabrese devastando la vita di chi, in quei territori, vive, si è prodotto un'enorme quantità di ottimi e validissimi argomenti a suffragare la nocività, l'inutilità e l'insostenibile onerosità di un progetto di cui è in dubbio perfino la reale fattibilità.

Appartengono ormai alla memoria storica del movimento contro il ponte ed al ricco patrimonio d'analisi e studi accumulato negli anni tutte le riflessioni sui danni ecologici, alla salute ed alla qualità della vita delle popolazioni (anche umane) di quei territori, sull'inutilità per il sistema dei trasporti dell'area (afflitto da altre e ben più gravi carenze), sul sistema di controllo poliziesco con la conseguente contrazione delle libertà di ciascuno che tali grandi opere (come anche, in situazioni diverse ma con modi analoghi, avviene per la gestione delle emergenze "naturali") richiedono durante la loro edificazione e per il loro mantenimento in efficienza e sui costi abnormi per i cittadini (a dispetto dei proclami, non falsi di per sé ma subdolamente distorcenti della realtà dei fatti, che vorrebbero l'opera costruirsi per intero con capitali privati). Tutti questo, ed altro ancora, costituisce il bacino di ragioni che muove le coscienze fin qui mobilitatesi contro il ponte sullo stretto ma per nessuna di queste questioni specifiche il movimento nato attorno alla lotta al ponte vuole, né tanto meno deve, essere intenzionato ad impiccarsi.

Nessuna soluzione di compromesso che tenti di porre rimedio ad alcune di queste questioni può essere comunque considerata ricevibile. Non vi è infatti alcuna compromesso raggiungibile tra l'edificazione del ponte e la più importante delle questioni, la vita e la dignità di chi vive e rende vivi i territori sulle due sponde dello stretto.

Anche ignorando il totale e completo disprezzo che il capitale puntualmente mostra per uomini ed ambiente (non per la "malvagità" dei suoi interpreti ma per le meccaniche che ne costituiscono l'essenza) e le devastazioni che ciò comporta ed immaginando che i lavori vengano svolti in maniera impeccabile gli effetti della realizzazione di tale opera sarebbero comunque disastrosi. Comunque si dovrebbero abbattere quartieri e deportarne la popolazione, comunque si dovrebbe devastare l'ambiente e dunque la vita di migliaia di siciliani e calabresi, comunque si dovrebbe procedere alla militarizzazione dei territori interessati ed al conseguente controllo delle vite dei suoi abitanti comunque si dovrebbe stravolgere il tessuto sociale e civile delle due città.

Il cambio di fase avvenuto nei processi di costruzione del ponte, dal piano dell'ipotetico, del lungo (e dispendiosissimo) iter progettuale (fase comunque ed incredibilmente non ancora del tutto esauritasi), a quello della realizzazione materiale con le prime (farsesche, ma nondimeno rilevanti, foss'anche e solo simbolicamente e mediaticamente) messe in opera esige simmetricamente, da parte del movimento NoPonte, uno scatto in avanti. Ciò che occorre, a partire da questo appuntamento, che deve essere insieme l'ultimo di una lunga serie ed il primo di una nuova, è la capacità di mettere in campo, su un piano anch'esso materiale, tutta l'incompatibilità che esiste tra il ponte (compresi tutti i processi ad esso preliminari) e la vita di chi vive o, più semplicemente, ha a cuore le sorti di quei territori.

martedì 29 giugno 2010

Le Università in corsa per il grande banchetto del Ponte

di Antonio Mazzeo

Del progetto esecutivo non c’e ancora l’ombra, i soldi bastano appena per sventrare colline e riempire cave e discariche con milioni di metri cubi d’inerti, ma sull’affaire del Ponte sullo Stretto planano come avvoltoi le grandi e piccole università di Calabria e Sicilia. Dopo aver ignorato per decenni il dibattito sui costi politici, economici, sociali, ambientali e criminogeni della grande opera, abdicando alle proprie finalità istituzionali di analisi e ricerca, gli Atenei sgomitano tra loro per accaparrarsi qualche briciola delle risorse finanziarie pubbliche impegnate per l’avvio dei lavori del Ponte. Con un comunicato congiunto, le Università di Enna, Palermo, Reggio Calabria e Catania hanno preannunciato che «si mobiliteranno insieme per contribuire ad affrontare la grande sfida che vede protagonisti, non solo ingegneri e architetti, ma studiosi di molteplici ambiti». Voci autorevoli rivelano che già sarebbe stato sottoscritto un contratto di 800 mila euro tra il Consorzio delle Università siciliane ed Eurolink, l’associazione d’imprese general contractor per la progettazione e l’esecuzione dei lavori, finalizzato a distribuire «migliaia di test e misurazioni sui provini di cemento armato tra tutte le Università siciliane».

In perfetta sintonia con l’obiettivo di rafforzare la fabbrica del consenso implementata da signori e padrini del Ponte, Aurelio Misiti, portavoce nazionale dell’MPA, ha annunciato la presentazione di alcuni emendamenti alla manovra economica in discussione al Parlamento, per un totale di 100 milioni di euro, che prevedono la realizzazione di due grandi laboratori scientifici situati a Messina e a Reggio. Il primo, di Scienza e tecnologia dei nuovi materiali, da affidare a un consorzio delle tre Università siciliane con la “Sapienza” di Roma e il secondo, di Aerodinamica e aeroelasticità, destinato a un consorzio delle tre Università calabresi con il Politecnico di Milano. Insomma, ce ne sarebbe per tutti, anche se ciò allarma classi dirigenti e accademici dell’area dello Stretto, preoccupati di perdere la leadership su contributi e commesse. Per spegnere sin dal nascere obiezioni e proteste, la società concessionaria del Ponte ed Eurolink hanno precisato di essere intenzionate a stabilire una «collaborazione privilegiata» con i due Atenei di Messina e Reggio Calabria. E i primi discutibili risultati non mancano. È di qualche giorno la notizia della firma di un contratto di locazione di un intero edificio del polo scientifico universitario “Papardo” di Messina, per ospitare l’head office, ovvero la sede delle direzioni generali della Stretto di Messina Spa, del general contractor e delle società impegnate nel monitoraggio ambientale e nel “project management” del Ponte (Fenice Spa e Parsons Transportation Group).

La struttura che si estende su un’area complessiva di 4.400 mq, comprende in particolare l’“Incubatore d’Imprese” finanziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». Grazie ad una convenzione siglata 7 anni fa dall’allora rettore Gaetano Silvestri, l’incubatore fu concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia, ente acquisito recentemente dalla Regione Siciliana che è pure azionista di minoranza della società concessionaria del Ponte. Secondo il testo della convenzione, a Sviluppo Italia veniva affidato non solo la gestione, ma anche il completamento, con fondi dell’ente, del “Parco tecnologico” di contrada Papardo con l’obiettivo che fosse destinato all’ospitalità di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Nei piani di allora, la contiguità dell’incubatore con le facoltà tecnologiche avrebbe facilitato lo sviluppo di attività innovative e tecnologicamente avanzate, dotando l’Ateneo di una struttura unica nel panorama centro-meridionale. Dopo il rinnovo dei vertici accademici e l’entrata in scena dell’odierno rettore Giuseppe Tomasello, il progetto fu abbandonato sino a quando, due anni fa, Invitalia Spa, la nuova Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, avviò i lavori di restauro e di adeguamento funzionale dell’infrastruttura. Secondo quanto annunciato dalla Stretto di Messina, l’inaugurazione e l’attivazione all’interno del polo universitario del quartier generale delle società che concorrono alla realizzazione del Ponte dovrebbe avvenire entro la fine del mese di luglio.

A esprimere un giudizio fortemente critico sull’intera operazione, il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata e responsabile della sezione “Economia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”. «L’insediamento del Centro direzionale di Eurolink nel non ancora ultimato “Incubatore d’Imprese” è una ipotesi a mio avviso bizzarra e non percorribile», afferma Signorino, che al tempo curò proprio l’accordo di partnership tra l’Università di Messina e Sviluppo Italia. «Tale struttura è dedicata alla nascita di imprese “nuove”, frutto di “spin off” da ricerca. L’incubatore dovrebbe garantire, in particolare ai giovani, l’offerta di spazi adeguati a costi contenuti e servizi di supporto, di assistenza consulenziale e di reperimento di finanza dedicata ed agevolata. Nel caso dell’incubatore di Messina, esso nasce anche con lo scopo specifico di promuovere e sostenere la nascita di imprese ad opera dei laureati dell’Università».

Il professore Signorino ricorda come la permanenza nell’incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l’impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, rendendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. «La permanenza nell’incubatore di Messina - spiega l’economista - era definito nell’accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative».

Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. «Non si tratta di una impresa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006», aggiunge Signorino. «Sicuramente il Ponte non è frutto di “progetti di ricerca” dell’Università di Messina, né il consorzio è costituito da imprenditori giovani e non sufficientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato. In relazione alla durata della locazione, Eurolink dovrebbe installarsi prima dell’inizio dei lavori, che avranno una durata minima di sei anni. Occorre dunque pensare ad una permanenza per lo meno pari ad 80 mesi. Per ciò che riguarda il costo della locazione, non noto, occorre ricordare che la logica dell’incubatore non è quella della valorizzazione reddituale degli immobili. Sviluppo Italia è una SpA pubblica nata per promuovere le imprese, non per incrementare la sua rendita con l’affitto di locali ottenuti in concessione». L’economista rileva infine che lo stabile di contrada Papardo è in via di ristrutturazione con un finanziamento pubblico concesso per lo specifico scopo di realizzarvi l’“incubatore”: «la sua utilizzazione a beneficio del consorzio Eurolink costituirebbe, a mio avviso, una distorsione di tali finalità, di cui si gioverebbe un gruppo di imprese già esistenti e attive sul mercato internazionale».

Rilievi pesanti che forse meriterebbero l’apertura di un fascicolo in Procura per accertare se non siano stati commessi possibili illeciti con la riconversione dei locali universitari nel centro strategico dei business men del Ponte. In occasione della riunione del Senato accademico prevista per il 5 luglio, la Rete No Ponte ha intanto preannunciato un sit-in di protesta contro ogni forma di sostegno dell’Ateneo di Messina al devastante progetto di collegamento stabile nello Stretto.

lunedì 14 giugno 2010

Presidio no-ponte davanti alla trivella. Occupato il cantiere

Centinaia di cittadini hanno partecipato all’iniziativa di informazione e sensibilizzazione indetta dalla Rete No Ponte per contestare l’inizio delle trivellazioni in via Circuito a Faro finalizzate a completare gli studi necessari per il progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. I sondaggi, che si protrarranno per tutta l’estate e che procureranno non poche difficoltà nella viabilità nella zona di Faro-Ganzirri, sono stati giustificati nei giorni scorsi come opere necessarie a ridurre l’impatto che il Ponte sullo Stretto avrebbe sul nostro territorio. Il movimento no ponte ha chiarito più volte che non c’è nulla da mitigare, che il Ponte non va realizzato, che i cantieri non debbono avere inizio. In questa prospettiva sono state ripetutamente elencate le alternative che, invece, andrebbero percorse e per le quali andrebbero investite le risorse pubbliche riservate alla mega-opera.

Molto meglio sarebbe pensare alla messa in sicurezza sismica ed idrogeologica, al potenziamento del trasporto pubblico nello Stretto, all’ammodernamento della rete stradale e ferroviaria, ad un piano di edilizia scolastica.

Nel corso dell’iniziativa il presidio ha, poi, dato vita all’occupazione pacifica del cantiere (peraltro privo delle necessarie segnalazioni), indicando, attraverso la posa delle bandiere no-ponte, la volontà di impedire la devastazione del territorio e la dilapidazione di risorse pubbliche a vantaggio di poche imprese estranee al tessuto locale.

Dall’assemblea spontanea svoltasi a fianco della trivella è stata lanciata la prossima manifestazione che si svolgerà lunedì 21 giugno a partire dalle ore 14.30 in prossimità dei cantieri.

Rete No Ponte

sabato 10 aprile 2010

11 Aprile Assemblea Meridionale

Il 14 Marzo si è svolto a ReggioCalabria , al Centro Sociale "A.Cartella", un primo incontro tra alcuni collettivi e centri sociali meridionali ( Messina , Reggio Calabria, Palermo ,Cosenza, Catanzaro,) in cui si è cercato di riprendere un filo comune di ragionamento sulla questione del Ponte sullo Stretto e incominciato a discutere del come costruire un movimento che riesca davvero a costituire un opposizione efficace ed adeguata all'offensiva attualmente in atto ed ai suoi futuri sviluppi.
Riprendere con forza a lavorare sul tema NoPonte appare a tutti/e necessario. Le questioni che il Ponte, e più in generale le grandi opere, sollevano sono fondamentali poiché costituiscono le direttrici di trasformazione e sviluppo del paese così come deciso dai governi e ricapitolano (in grande) tutte le criticità ed aberrazioni che ci troviamo a combattere giorno dopo giorno ciascuno di noi nelle nostre città. Inoltre ci appare evidente che tale ripresa allontani il rischio di abbandonarsi all'idea (probabilmente valida ma comunque "pericolosa") che il ponte non verrà mai costruito, perché irrealizzabile, e una via che porta alla sconfitta anche qualora (evenienza comunque non improbabile) il ponte non venisse costruito, poiché ci lascerebbe incapaci di agire contro tutte le speculazioni ed i disastri che comunque verranno realizzati in suo nome.Nella discussione si e' riconosciuta la bontà del lavoro svolto sin ora nella costruzione di quello che abbiamo definito un "movimento d'opinione" NoPonte, ma altrettanto importante si e' riconosciuta la necessita' di prendere coscienza dell'inadeguatezza di un tale approccio a confrontarsi con l'inizio della fase di cantierizzazione del ponte stesso e della necessità quindi di compiere un salto di qualità che, sull'esempio del movimento noTav, che attualmente mostra la capacità di lottare e vincere, porti alla costruzione di una resistenza popolare e radicata sul territorio, capace di un intervento puntuale ed efficace sul territorio.
L'essere una lotta di "popolo", in grado di porre in essere in ValdiSusa di tutti quei fenomeni di ricomposizione sociali fondamentali in questi percorsi di lotta, è infatti la caratteristica saliente del movimento noTav, da studiare e riprodurre per poterne ripercorrere i successi.

Come logica conclusione di questi ragionamenti sono state messe sul piatto una serie di proposte a partire dalla prossima estate, per rilanciare l'iniziativa politica Meridionale attorno alla battaglia NOPONTE. Le realta' presenti si sono riconvocate per un ulteriore momento di discussione l'11 Aprile alle 10 sempre al Centro Sociale "A.Cartella" di Reggio Calabria.


Documento CSA Asilo Politico & Rete Studenti Salerno
QUESTIONE MERIDIONALE , DA DOVE PARTIRE ?
Rilanciare il Laboratorio Campania !
Ogni realtà politica, ogni organismo sia culturale che sindacale, ogni individualità, alla fine di ogni anno politico deve fare una riflessione non solo sugli avvenimenti o su ciò che è accaduto nell’anno trascorso ma, capire e pensare con la mente e con il cuore prima in modo unito e poi separati, su quello che si è acquisito e su quello che si è perso o lasciato incompiuto.
Da una prima riflessione, di realtà individuali e collettive non più adolescenti, usando la mente e tenendo conto dell’età adulta, dando retta al cuore ed ai sentimenti, la prima sensazione è che in Campania siamo ritornati indietro di quasi 40 anni scivolando su una busta di immondizia.
Nei decenni passati, superando le peggiori emergenzialità (colera, terremoto, ecc..), con sforzi immani si era determinato di fatto in Campania, un vero e proprio laboratorio politico inteso come insieme di esperienze, di conquiste ed acquisizioni di cose reali, in piena autonomia, si può dire a 360 gradi, dal diritto al lavoro, le autoriduzioni delle bollette e dei fitti, alla casa, alla salute pubblica, all’applicazione della legge 180 (legge Basaglia) alla istruzione, ai fermenti artistici e culturali alle esperienze dei Centri Sociali (della fine degli anni 70) contribuendo al miglioramento delle condizioni di vita della povera gente, incidendo di fatto su percentuali consistenti di popolazione, sia nelle piccole città come Salerno ma principalmente nella grande metropoli come Napoli. Incidenza che impedì di fatto l’imbarbarimento sociale, migliorando le relazioni umano/sociali a partire quartieri popolari, diventando riferimento di ampi strati sociali a partire dai sottoproletari (diventati semi proletari in seguito alle lotte dei disoccupati) a settori illuminati di strati borghesi, e ampi settori generazionali, sia adolescenziali che adulti, tanto è vero che oggi ancora si vive di rendita sulle lotte sociali trascorse e i compagni protagonisti di allora rimangono ancora punti di riferimento di ampi settori umanità .
Questo è quello che una sinistra allora definitasi rivoluzionaria, ora antagonista, riuscì a determinare nella Regione Campania diventando nel tempo sempre di più un confine politico per gli equilibri dei conflitti sociali /politici non solo nel Meridione ma anche nell’intero territorio nazionale. Basta fare un esempio, mentre nell’intero territorio nazionale Inceneritori, Centrali Termo Eleletriche venivano costruite sino a saturare i vari territori, in Campania al contrario, sino al 2007 si sono impedite, tutto ciò grazie alle capacità anche delle realtà territoriali che non solo erano in grado di determinare forti movimenti popolari ma anche per la capacità di incidere ed inserirsi nelle contraddizioni istituzionali.
 
COME SI E’ POTUTO SCIVOLARE SU UNA BUSTA DI IMMONDIZIA?


Tutto ciò nel giro di pochi mesi è svanito, a partire dalla vicenda dei rifiuti (busta di immondizia) ed il paradosso è che,” lo Scivolare su una busta di immondizia” è avvenuto anche in un momento in cui nella Regione Campania ogni provincia era caratterizzata da entità collettive che sorgevano spontaneamente dando seguito a lotte aspre ( Acerra, Campagna, Salerno, Serre eccc) che ponevano la centralità di tematiche dirompenti quali la salute, l’ambiente ed il lavoro legate alle eco/compatibilità del territorio e che, finalmente esprimevano e rappresentavano il riscatto della periferia, dei piccoli centri dalla città e dalla metropoli .
Le decine di Coordinamenti Salute Ambiente partiti anche e principalmente prendendo spunto dalla lotta contro la costruzione del Ponte sullo Stretto e sul riscatto del Meridione contro le Grandi Opere e le politiche colonizzatrici, grazie anche alla spinta dovuta alla presenza nei territori meridionali di realtà individuali e collettive che componevano la Rete Meridionale delle Realtà Antagoniste ( Sud Ribelle)che, interpretando in modo serio senza scimmiottamenti e senza forme egocentriche di capoluoghi regionali contribuirono alla nascita di un nuovo soggetto politico: le periferie .

COME NON SI E’ TENUTO CONTO DELLE NECESSITA’, DEI BISOGNI E DEISUGGERIMENTI PROVENIENTI DALLE PERIFERIE E DAI TERRITORI TRA L’ALTRO ESPRIMENTI BISOGNI DI PROTAGONISMO POLITICO PER USCIRE DALLE MARGINALITA'?
 
La miopia politica, la semplificazione nel nascondersi dietro le sigle o siglette, sia sindacali che politiche e le certezze consequenziali hanno determinato la perdita e l’allontanamento del senso della realtà, e lontani dalla gente e dai territori, il tutto come se in Italia , non solo esistesse una forte movimento politico o un’organizzazione in grado di determinare cambiamenti reali e come se la Democrazia ed i principi cardini della costituzione Italiana, seppur borghese, fossero molto saldi.
Tutto ciò ha determinato che, in tempi rapidi, avvenisse la cancellazione dal cuore e dalla mente la Rete Meridionale, determinatasi tra gli anni 2000/2001.
Per la memoria storica, la Rete non a caso è nata dal crescente bisogno del senso di affinità/appartenenza e dalla necessità di individuare metodo e progettualità politica, mettendo in rete decine di realtà individuali e collettive sparse nel meridione, partire dai bisogni/ necessità di un territorio(quello meridionale) molto eterogeneo ma, ben conscio di un aggressione a mòdo colonialista( le grandi opere l’Autostrada a tre corsie Sa/ R. C., il Ponte sullo Stretto di Messina,le problematiche energetiche, le precarietà sociali , il ritorno del fenomeno migratorio verso il Nord Italia come reazione al sempre più crescente esercito di disoccupati, la militarizazione del territorio necessarie alle grandi opere congiuntamente al degrado ed allo scempio ambientale eccc…..).
Si determinò di fatto un metodo di agire politico che, a piccoli passi ma costanti, , dalla resistenzialità si stava passando alla progettualità, riuscendo a porre all’attenzione pubblica nazionale con le miriadi di iniziative, di lotte e di vertenze, la Centralità della questione Meridionale!.
Esempio la grande manifestazione dei100.000 tenutasi a Cosenza per la liberazione dei compagni,in pieno Governo Berlusconi !
Questione Meridionale,come fattore disarticolante del trasversalismo della bicamerale dei progetti e programmi neoliberisti nel territorio Nazionale, e ciò che in tempi non sospetti noi analizzammo e prevedemmo ora è stato metabolizzato dalle politiche Finanziarie della Confindustria e dell’intero arco politico Parlamentare che specie in questi ultimi 2 anni, dopo Prodi, ne stiamo subendo le più nefaste conseguenze, anche l’ultima vicenda di Rosarno docet .
Della grave realtà attuale, lo prevedemmo, con analisi scritte ed addirittura tradotti in video,con la speranza che diventasse centrale e socializzato in ambito nazionale, per tutto l’antagonismo politico e sindacale, in quanto oltre alle analisi ne scaturiva anche metodo politico di ricomposizione di una vasta area di realtà politiche e movimenti del Nord, con quelle esistenti nel Sud, dando timidi segnali di aver imbroccato la strada giusta e ci si stava riuscendo.
Tutto si è sciolto tutto come neve al sole! Sarebbe bastato, in quanto neonascente rete e quindi anche fragile come intelaiatura, individuare tale esperienza come espressione e patrimonio collettivo attraverso la socializzazione di una esperienza e con il sostegno da parte di entità individuali e collettive che, assistevano forse scettici(sperando che sia solo scetticismo e non egemonismo) alla creazione di un progetto chiaro e trasparente che fuoriusciva da schematismi e certezze e che si misurava con la realtà senza nascondersi e senza ridurre la propria esistenza dentro ad una sigla e/o rifugiarsi nei purismi ideologici .
Fa rabbia, ma la rabbia si fa ancora più grande quando nonostante sia successo tutto questo si continua nel perpetrare nello sbaglio, come se nulla sia successo sino ad ora, e, si continua a sbagliare, a farsi del male come spinti da un desiderio irrefrenabile di assistere sempre di più alla propria fine .
 Come si fa a non ricordare Serre, dove si erano create le condizioni necessarie per determinare una piattaforma sociale e di proposte a partire dalla unificazione delle lotte per il lavoro, a partire dalla unificazione dei movimenti di disoccupati di Napoli e Salerno( tra l’altro nel pieno delle mobilitazioni) alla salute ed all’ambiente. Come si fa a dimenticare che la unificazione dei Movimenti di Lotta presenti nella Regione fu impedita dalla R d B Napoli, perché pose” la condicio sine qua non dell’inserimento” nel manifesto della sigla RdB Precari di Salerno( sigla di 4 deficienti dico 4 come numero di precari tra l’altro anche farneticanti, squallidi ed anche delatori verso il Movimento dei Disoccupati di Salerno ) solo per ragioni di bottega .
Come si fa a non sentire, nell’assemblea finale di Serre, le indicazioni reali su come smantellare a partire dalla questione sanitaria e dall’unione del lavoro ambiente. Come si fa ed ancora a tutt’oggi non si è capito chi ha deciso di non far svolgere l’assemblea regionale sempre a Serre, necessaria a determinare una sintesi/riflessione finalizzata sempre a sviluppare una piattaforma sociale dopo che rappresentati dell’Asilo politico e del Movimento dei disoccupati di salerno insieme a componenti dei Comitati di Serre, avevano individuato l’area e risolti i problemi logistici per la due giorni di riflessione/ dibattito. Come si fa a non prevedere quel che sarebbe successo dalla vigilia di natale del 2007 e non avere capito che un’altra Genova si stava determinando nella regione Campania. Come si fa a non riflettere e comprendere la premeditazione degli scenari della politica degli inceneritori decisa fuori di Napoli e dalla Regione Campania, quando il Sindaco di Salerno mentre finanziava il Convegno della Rete Rifiuti Zero nello stesso tempo si candidava a costruire l’inceneritore nella sua città e, di questo importante convegno sul manifesto non c’era un rigo visibile che poneva il No agli Inceneritori e le componenti politiche e sociali, tra l’altro usciti vincenti dalla lotta contro la Costruzione della Centrale Termoelettrica grazie alle forti mobilitazioni popolari non solo non furono invitate ma tenute totalmente all’oscuro.
Come si fa a non capire che in quel periodo la Regione Campania (in quanto istituzione) fu estromessa da qualsiasi scelta , i compagni però di tutto questo non possono dire non sapevamo in quanto, delle stranezze che stavano avvenendo ne furono avvisati . A volte è più facile individuare in altri le responsabilità per non rendersi prima conto delle proprie
La sintesi di quelle vicende, grazie all’ egocentrismo politico ed alla miopia ed allo scimmiottamento della politica è stata:
*L’agnello sacrificale di Acerra che, con la costruzione e la messa in funzione dell’Inceneritore oltre al danno simboleggia anche la concretizzazione della vendetta politica storica della borghesia e delle forze politiche più retrive e dei poteri sia finanziari che repressivi.
Ricordiamo che Acerra ha rappresentato che per tutto il Meridione e principalmente per Napoli, l’unico vero movimento politico reale antagonista dagli anni novanta in poi ed è stata Acerra , con tutto un patrimonio di compagni ed movimenti politico /sociali, il principale antidoto alla destra sociale legittimando le stesse realta’ antagoniste campane non solo come espressioni sociali di aggregazionismo giovanile ma riferimento politico/sindacale di peso non solo nel territorio Campano ma anche Meridionale e Nazionale.
Di tutto questo non si è avuta traccia di un rigo di una riflessione di una autocritica .
E se alla vicenda di Acerra, tralasciando “ dalla Selva di Chiaiano”, aggiungiamo la vicenda dei San Nicola Varco, le vicende attuali delle profonde divisioni tra dei Movimenti di Lotta per il Lavoro di Napoli che hanno impedito anche questo di fatto una riunificazione Regionale
 
Da dove partire/ripartire/riiniziare ???
 
Ricreando quell’ umus politico che parta dai bisogni reali e problematiche reali della gente .
Rilanciale il Laboratorio Campania, è possibile, preparare delle plenarie di riflessione in cui l’area antagonista sia in grado di mettere a discutere e riflettere seriamente, senza scadenzismi schizofrenici ed autoreferenziali quelle componenti reali come i movimenti dei disoccupati della regione Campania, partendo dalla vicenda dei Fondi Europei, dove le realtà politico sindacali debbono farsi promotori di una ricomposizione dei vari movimenti reali esistenti nel territorio Campano (facendo pesare il senso di responsabilità senza fare il tifo per l’uno o per latro movimento) affinchè gli stessi si facciano promotori di una piattaforma sociale che veda il lavoro/reddito come primaria base, senza escludere nessuno . sulle basi di sigle o siglette.
Parlando di Sanità pubblica unendola alla prevenzione sul territorio partendo da questa per evidenziare la ricaduta sulla salute pubblica delle Grandi Opere Criminogene (Centrali Termoelettriche, Inceneritori e Siti Nucleari ed a proposito si potrebbe chiedere alla Regione Campania che il nostro territorio fosse considerata denuclearizzato). Parlare di Sanità Pubblica , riuscendo da intervenire dentro istituzioni totalizzanti, Carceri e Reparti Psichiatrici partendo dall’assenza in questi luoghi dell’assistenza sanitaria in termini di Servizio Pubblico e non privato, al fine anche di limitare la separazione con l’esterno,ed al contempo porsi il problema delle discariche umane rappresentate dalle carceri e dai reparti psichiatrici.
Intervenire nei quartieri sempre più favellas, luoghi dove si evidenzia sempre di più la riproposizione del sottoproletariato come strumento di controllo politico dei territori al soldo di qualsiasi forza politica reazionaria e sempre di più luogo di concentrazione di violenza gratuita e facilmente attecchibile da ideologie di destra /omofobiche e razziste .
Una ripresa della Lotta contro la Costruzione del Ponte sullo Stretto così come dei siti nucleari problematiche queste, che ci ricadono addosso non come un macigno ma come una montagna, che ci frana addosso, a cui bisogna comunque opporci non solo per le problematiche ambientali ma anche per una questione di principio, necessita di una seria e dovuta riflessione, ponendosi in modo realistico come Laboratorio Campano!
Rilanciare il Laboratorio Campania anche rispetto al quadro politico attuale!
A tutta questa emergenzialità si aggiunge il quadro politico attuale dove allo sgretolamento ed alla parcellizzazione di una non bene definita area Antagonista sia Campana che Meridionale e diciamolo pure Nazionale, che allo stato attuale si trova costipata tra gli scimmiottatori della politica dei disobbedienti sempre inseriti nel mercato elettoral/politico, cosi come il proliferare di sigle dai turigliattiani , ferrendiani, sinistra e libertà, comunisti al 100% e ce ne sono tante altre di sigle, tutte derivanti da quel containers che era Rifondazione Comunista congiuntamente al riproporsi di realtà politiche di sfondo marxiste leniniste, se non è doverosa e necessaria avviare ora una seria riflessione anche con l’approssimarsi delle elezioni regionali che, volenti /nolenti, determineranno scenari e climi dai quali si potrebbero determinare con contraccolpi su uno scenario nazionale, ma comunque si deve riflettere su cosa significherebbe la Destra alla guida della Regione Campania , se non ora quando?.
Altro tasto dolente è la questione sindacale, scenario a cui dovrebbe dedicarsi una plenaria specifica, alla luce catastrofica del movimento dei lavoratori sia del pubblico che del privato, dove a perdite di posti di lavoro, a chiusure di fabbriche, si aggiunge lo sgretolamento dei servizi pubblici per fare posto alla totale privatizzazione degli stessi con l’aggravante del fallimento ormai conclamato delle R.S.U. alimentando sempre di più il Deficit di Democrazia all’interno delle varie realtà lavorative, le varie perdite d’identità e la separatezza sempre di più evidente tra il lavoratore ed il disoccupato .Comprendere il Patto di Base .
Essere più realisti del Re verificando un agire politico non più in termini adolescenziali anche perché una buona parte dei compagni, se partiamo dal 2000 è 10 anni più vecchia con figli e magari precaria ecc.. e sono sempre di meno i militanti ed è per quei pochi compagni giovani che militano nei Centri Sociali( freddi umidi e sgarrupati, ma ancora resistenti) che è doveroso rideterminare un metodo politico ed un senso di appartenenza e che dia ancora un senso alla resistenzialità territoriale di queste strutture che ormai ci si trascina da anni .
Come rimettere in rete il patrimonio politico a partire dalle strutture esistenti in Campania, delle radio e degli strumenti di informazioni/controinformazione attualmente operanti, ridefinendo una rete tra essi magari tramite la creazione di un’associazione per esempio Associazione Sud Ribelle ?

CSA Asilo Politico Salerno
Rete Studenti Salerno

martedì 9 marzo 2010

La Ponte Connection dell’Università degli Studi di Messina

di Antonio Mazzeo
Inchieste giudiziarie e ricercatori sostengono che il Ponte sullo Stretto di Messina, più che due sponde, servirà a congiungere due cosche, o meglio, le due grandi holding criminali che controllano il territorio e l’economia in Calabria e Sicilia. Nell’Università di Messina, però, mafia e ‘ndrangheta operano in collegamento perlomeno sin dagli anni ’70, quando anche grazie a certi “studenti” di estrema destra e all’occhio benevolo degli inquirenti, l’Ateneo divenne il laboratorio sperimentale di un’alleanza politico-criminale che avrebbe colto i suoi frutti con la stagione delle stragi del 1992-93. Mafia e ‘ndrangheta hanno messo le mani su grandi e piccoli affari dell’università dello Stretto: dagli appalti per la realizzazione del Policlinico a quelli per la gestione di mense e servizi; dalla compravendita di esami e titoli di studio al traffico di armi e stupefacenti all’interno dei locali universitari. Non sono mancati gli attentati e i ferimenti di docenti e studenti e finanche un morto eccellente, il professore Matteo Bottari, noto endoscopista, barbaramente assassinato a Messina 13 anni fa.

Senza aver mai promosso un serio dibattito sulle origini e le modalità con cui è proliferato il cancro criminogeno nell’università, i vertici accademici hanno pure impedito che l’istituzione ponesse attenzione alle problematiche di tipo sociale, economico, ambientale e criminale relative alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, la più impattante delle Grandi Opere in Italia. Adesso che il governo annuncia a tamburo battente l’avvio dei lavori e si avverte tra Scilla e Cariddi il profumo dei primi milioni di euro, l’Università di Messina fa la sua scelta di campo, quella di abdicare definitivamente alle proprie finalità di promozione della ricerca e dell’interesse pubblico. Secondo quanto rivelato dal quotidiano on line Tempo Stretto.it, le massime autorità dell’Ateneo e i manager di “Eurolink”, l’associazione d’imprese general contractor per i lavori del Ponte, starebbero per definire un accordo finalizzato a coinvolgere direttamente l’Università nella progettazione esecutiva dell’imponente opera.

“Non abbiamo ancora deciso in che modi e in che tempi l’Università potrà partecipare alle fasi preliminari e di studio per la costruzione del Ponte, ma come ha sottolineato l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci durante la sua ultima visita in città in occasione della presentazione ufficiale del progetto definitivo, anche l’Istituzione universitaria potrà svolgere un ruolo di primo piano”, ha dichiarato a Tempo Stretto il rettore Franco Tomasello. “L’idea – ha spiegato Tomasello - è quella di creare un Laboratorio di ricerca nel quale far convogliare le migliori professionalità dell’Ateneo e magari offrire una vetrina ai giovani messinesi che hanno conseguito il Dottorato di ricerca o frequentato un Master. Ci siederemo attorno a un tavolo con il direttivo di Eurolink e proveremo a mettere nero su bianco un accordo che soddisfi tutti”. Secondo il quotidiano on line, l’Università avrebbe già individuato il sito in cui potrebbe sorgere il “laboratorio” pro-Ponte: si tratterebbe dell’incubatore realizzato all’interno del polo universitario scientifico del Papardo, su una collina prossima ai cantieri di uno dei due piloni della mega-infrastruttura. Sorto per accogliere le imprese specializzate in “produzioni hi-tech e spin-off da ricerca” provenienti principalmente dall’Ateneo, l’incubatore è stato concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia, ente acquisito recentemente dalla Regione Siciliana che è pure azionista di minoranza della società concessionaria della realizzazione del Ponte. Il complesso edilizio all’interno del polo universitario si estende su un'area complessiva di 4.400 mq ed è stato finanziato con i fondi della legge 208/98 per gli “interventi di promozione, occupazione ed impresa nelle aree depresse”. Sino ad oggi è rimasto inutilizzato, ma qualora fosse formalizzata la sinergia con l’Università, esso potrebbe ospitare pure gli uffici delle società general contractor del Ponte (Impregilo, Sacyr Sa, Società Italiana per Condotte d’Acqua, Cooperativa Muratori & Cementisti di Ravenna, Ishikawajima-Harima Heavy Industries CO, Aci Scpa – Consorzio Stabile).

Amore non recente quello del rettore Tomasello per il collegamento stabile nello Stretto. Il 14 maggio 2009, egli era stato il moderatore di un incontro pubblico, patrocinato dall’Ateneo, con il professor Enzo Siviero, ordinario di Teoria e Progetto di ponti alla Iuav di Venezia e vicepresidente del Consiglio universitario nazionale. “Il ponte sullo Stretto di Messina è l’occasione per dare continuità alle due sponde, il simbolo istituzionale della futura area metropolitana dello Stretto”, dichiarò allora Siviero. “Se davvero vogliamo ridisegnare la Sicilia, è necessaria un’operazione culturale strategica che veda al centro la realizzazione di questa grande struttura”. E chi meglio di un Ateneo può essere il motore di siffatta “operazione culturale”?

Controverso destino quello di Franco Tomasello. Da una parte tutto sembra presagire che il Magnifico Rettore passerà alla storia per apporre il sigillo dell’Ateneo sul progetto della biblica colata di cemento sulle sponde dello Stretto. Dall’altra, però, a sbiadirne l’immagine, restano i due provvedimenti di sospensione dall’incarico di rettore (per due mesi cadauno), ordinati negli anni scorsi dal Tribunale di Messina. L’ultima sospensione, nel dicembre 2008, è giunta a conclusione dell’inchiesta su un presunto “concorso pilotato” nella facoltà di Veterinaria. Tomasello e altri 22 indagati sono stati rinviati a giudizio e il processo è ancora in corso. Secondo il professor Giuseppe Cucinotta, membro interno della commissione concorsuale, i vertici dell’Università avrebbero voluto che la selezione fosse vinta dal figlio di un ex preside di Veterinaria. Durissimo il pronunciamento del giudice per le indagini preliminari: “Il Tomasello utilizza la sua autorevole posizione di Rettore presso l’Università degli Studi di Messina per intervenire, abusando dei propri poteri nell’assegnazione di incarichi e posti di lavoro. La sua gestione della cosa pubblica, lungi dall’essere improntata a regole di trasparenza ed imparzialità, è invece molto più “pragmaticamente” mossa dalle esigenze di favorire chi può evidentemente ricambiare. La logica dello scambio reciproco, che inquina la sua azione amministrativa ed esprime una disinvoltura non comune, porta a ritenere concreto il pericolo di reiterazione del reato”.

Ancora più duro il giudizio espresso nel 2007 dai giudici del Tribunale del Riesame nel provvedimento di conferma di quella che era stata la prima sospensione dalle funzioni di rettore. Di Tomasello si stigmatizzava l’“allarmante ostinazione manifestata nella conduzione clientelare della propria carica” - e la “pericolosa quanto diffusa inclinazione alla rimozione assoluta del disvalore morale insito nelle condotte in esame ed alla sua sostituzione con un atteggiamento di compiaciuta, disinvolta ed opportunistica solidarietà rispetto al beneficiario dell’abuso, che poco giova al prestigio e all’autorevolezza dei pubblici uffici coinvolti in simili dinamiche”.

Oggetto d’indagine allora, il comportamento assunto da Franco Tomasello per “favorire” l’assunzione come dirigente di Medicina del lavoro al Policlinico, dell’ex presidente del consiglio comunale di Messina, Umberto Bonanno (Psi - Forza Italia). Già al centro del procedimento “Oro grigio” su un supposto giro di tangenti per la lottizzazione di un complesso edilizio in un’area ad alto rischio geologico, secondo l’accusa, Bonanno avrebbe ottenuto l’incarico “su pressioni del Tomasello e della moglie”, presentando certificati e attestazioni, “alcuni dei quali ritenuti falsi”, recanti la firma dell’allora vice-ministro all’Istruzione e alla Ricerca Universitaria, Nanni Ricevuto (successivamente sottosegretario con delega ai lavori del Ponte), odierno presidente della Provincia di Messina.

“Emerge in modo assolutamente chiaro come sia in corso fra il rettore Tomasello ed il duo Bonanno-Ricevuto un continuo, capillare scambio di favori”, si legge nell’ordinanza di sospensione di Franco Tomasello, pubblicata sul sito www.enricodigiacomo.it. “È in questa logica che il Tomasello si attiva per favorire il Bonanno ed è in questa logica che costui ‘lavora’ per assicurare al Tomasello il suo intervento presso il Ricevuto. Ed infatti non è un caso che vi sia una fitta serie di contatti tra i due e che, al contempo, Tomasello rassicuri il Bonanno circa la sua disponibilità nei suoi confronti allorché all’indomani dalla sconfitta delle elezioni amministrative evidentemente cerca di ricollocarsi il più comodamente possibile nel mondo lavorativo”.

Ma la fitta “rete di contatti” dell’ex presidente del consiglio comunale non riguardano solo la sua “promozione” a dirigente di Medicina del lavoro del Policlinico universitario. Nel corso di una telefonata del 13 dicembre 2005, Umberto Bonanno si sofferma con l’interlocutore sul contrastato iter del Ponte sullo Stretto. “Poi ora c’è la storia del Ponte”, afferma Bonanno. “E chi la ferma più? Genovese (l’allora sindaco di Messina Francantonio Genovese, Nda)? No, Peppe, il Ponte non lo ferma più nessuno… E quella famosa convenzione con l’Università è stata fatta. Ed all’interno della convenzione c’è anche la questione della sicurezza dei cantieri, giusto? E la sicurezza dei cantieri, ora bisognerà fare una specifica convenzione con il General Contractor e l’istituto di Medicina del lavoro… Hai capito, si arriverà a questa cosa, si farà… Non è un problema e quella darà la possibilità e l’opportunità…ouh! Dieci milioni di euro di contratto… Se questo contratto verrà fatto è grazie ad Umberto Bonanno… Questa cosa si fa, figurati… Tra l’altro Pietro Ciucci a me ha offerto un posto di lavoro! Ciucci mi ha detto: “Va bene, visto che sei libero, allora noi avremmo bisogno…”; gli ho detto io: “ti ringrazio, cose varie… ma sai, non è la mia aspirazione fare il dipendente della società Stretto di Messina… Quale dipendente della Stretto di Messina, Umberto… mi sono spiegato male”. Io gliel’ho detto di proposito…””.

sabato 16 gennaio 2010

Per la Corte dei Conti i conti del Ponte Stretto di Messina non tornano



La Corte dei Conti chiede al Governo e alla società Stretto di Messina di "operare una costante valutazione" i profili di fattibilità tecnica dell'opera. La relazione della magistratura contabile chiede anche di attualizzare "le stime di traffico che stanno alla base del disegno progettuale del Ponte sullo Stretto di Messina", verificare la "compatibilità ambientale" dell'opera e la "completezza delle modalità di imputazione nel bilancio dello Stato delle somme, già destinate all'intervento per il Ponte sullo Stretto di Messina e successivamente oggetto di riutilizzazione".

domenica 20 dicembre 2009

Comunicato della Rete No Ponte


Reggio Calabria, 19 dicembre 2009 Un corteo di circa 20000 manifestanti era riuscito a smentire il clima di tensione che da giorni si respirava ed a confermare che il 19 dicembre, come annunciato, sarebbe stata una giornata di festa.

A rendere questa festa un’occasione di lutto e rabbia è stato, invece, il decesso di Franco Nisticò, il quale subito dopo il suo intervenuto sul palco, in rappresentanza del Cordinamento per la SS106, si è accasciato sul palco a causa di un malore.
Dopo avere ripetutamente richiesto l’intervento di un’ambulanza, anche attraverso il microfono del palco e dopo i primi interventi di soccorso dei medici presenti tra i manifestanti, è giunto sul posto il camioncino sanitario della Polizia di Stato che è risultato però essere sfornito degli adeguati strumenti di soccorso per questa circostanza.
Dopo circa 20 minuti Franco è stato accompagnato dalla Polizia di Stato agli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, mentre ci veniva assicurato che “aveva ancora il polso”.
A quel punto, in quanto organizzatori, abbiamo deciso di sospendere la manifestazione.
La sproporzione tra il massiccio dispiegamento delle forze dell’ordine e la scarsa e pericolosamente inadeguata presenza di presidi sanitari, si è rivelata fatale per il prosieguo della giornata, mettendo, a nostro parere, a rischio la stessa incolumità dei manifestanti.
Dopo un paio d’ore è giunta in piazza la drammatica notizia che tutti temevano.
La Rete No Ponte, che ha organizzato la giornata, esprime dolore e rabbia per quanto accaduto, assoluta vicinanza ai familiari di Franco e provvederà domani stesso a rendere noto come intende chiedere chiarezza su quanto di incomprensibile è avvenuto oggi a Villa san Giovanni.



Rete No Ponte

venerdì 18 dicembre 2009

CIPE: via libera al Ponte sullo Stretto e ad altre infrastrutture



”Il CIPE ha approvato alcuni provvedimenti urgenti, a riprova della grande importanza che il Governo attribuisce all’infrastrutturazione del Paese”. Ecco quanto dichiarato in una nota dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli.

I lavori inizieranno mercoledì ma senza cerimonia, in attesa di Berlusconi convalescente.
La visita del presidente del Consiglio al cantiere si terrà successivamente.
In dettaglio il Cipe (comitato interministeriale per la programmazione economica) ha approvato le risorse necessarie all’aumento del capitale della società Stretto di Messina, garantendo all’Anas e alle Fs una quota pari a 330 milioni di euro, aggiuntivi a quelli previsti in Finanziaria; risorse che verranno utilizzate nei prossimi anni per la realizzazione dello scempio nonostante la dorsale oceanica eternamente in movimento.
Come ogni studente del primo anno di Geologia sa, la Sicilia si ALLONTANA dalla Calabria OGNI ANNO di circa 2 CENTIMETRI. I tecnici della IMPREGILO tacciono.
Il completamento dei "finanziamenti" relativi alla Variante di una linea ferroviaria a Cannitello per complessivi 26 milioni di euro consentirà inoltre la sottoscrizione dei contratti e l’avvio dell’esecuzione dei lavori.
Inoltre il Cipe ha approvato i primi due lotti funzionali della strada Statale Olbia-Sassari per un importo di 162 milioni di euro.
Approvato anche il Contratto di servizio delle Fs con cui si dovrebbe garantire il servizio passeggeri a lunga e media percorrenza.
Matteoli ha, infine, consegnato al CIPE tre informative che riguardano la Piastra logistica di Trieste, la Metropolitana di Parma, di alcune grandi stazioni ferroviarie e l’Università di Tor Vergata in cui si prevede il completamento di alcuni edifici dell’Ateneo romano.

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