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martedì 30 marzo 2010

La Gelmini cancella la Resistenza. L’Ass. Partigiani (Anpi): una vergogna.

Semplicemente non c'è. Nei nuovi programmi di storia che si studieranno dal prossimo anno nei licei non si parla di Resistenza. Così come antifascismo e Liberazione non sono neanche citati. Il buco è al quinto anno, dedicato allo studio dell'epoca contemporanea, dall'analisi delle premesse della I guerra mondiale fino ai nostri giorni. La nuova articolazione, spiegano dal dicastero di viale Trastevere, è stata dettata dalla necessità di evitare che succedesse, come spesso è successo, che non si arrivasse neanche a fare la II guerra mondiale. Troppo poco, ecco perché la commissione per la storia, presieduta da Sergio Belardinelli, ha deciso di assegnare un intero anno di studi al Novecento. Nella formulazione dei temi fondamentali, le indicazioni nazionali precisano che «non potranno essere tralasciati i seguenti nuclei tematici»: l'inizio della società di massa...«il nazismo, la shoah e gli altri genocidi del XX secolo, la seconda guerra mondiale, la guerra fredda (il confronto ideologico tra democrazia e comunismo), l'aspirazione alla costruzione di un sistema mondiale pacifico (l'Onu), la formazione e le tappe dell'Italia repubblicana».

Si passa poi alla formazione dell'Unione europea e agli Usa, «potenza egemone, tra keynesismo e neoliberismo», senza tralasciare «il rapporto tra intellettuali e potere politico», da affrontare in modo interdisciplinare. A differenza dei vecchi programmi, parole come antifascismo, Resistenza, Liberazione sono sparite. «Nessuna operazione di rimozione», dice a ItaliaOggi Max Bruschi, consigliere del ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, e presidente della cabina di regia sulle indicazioni nazionali dei licei. «I programmi hanno individuato alcuni nuclei fondamentali lasciando grande libertà alle scuole, ai docenti. Quando parliamo di seconda guerra mondiale e della costruzione dell'Italia repubblicana per noi è evidente che è inclusa la Resistenza». Eppure sulla Shoah, per esempio, si precisa che lo studio deve ricomprendere anche gli altri genocidi, una precisazione che manifesta una sensibilità storica e politica sui cui non si è disposti ad affidarsi all'autonomia e alla bravura dei docenti. «La Shoah è un unicum, poi ci sono altri genocidi su cui non si può far finta di niente. Ciò non toglie, sull'altro fronte, che la Resistenza è un valore imprescindibile, mai pensato di declassarla». Il punto è che un elenco di fatti significativi di un periodo può facilmente essere accusato di parzialità se non li cita tutti. «Il nostro non è un elenco esaustivo e prescrittivo, abbiamo solo indicato macrotemi», dice Bruschi. Che nega che possa esserci il rischio che la Liberazione finisca per essere liquidata in due righe e la lotta partigiana magari in una nota. «Che esagerazione, non c'è nessun rischio di questo tipo. Ma se il fatto che nei programmi non c'è la parola Resistenza è un problema, allora... possiamo sempre reinserirla», ribatte.

I programmi infatti non sono ancora definitivi. Genitori, insegnanti e associazioni possono dire la loro alla Gelmini sul forum dell'Indire. C'è tempo fino al 22 di aprile.

“Protesteremo, protesteremo con il ministro Gelmini, innanzitutto. E coinvolgeremo tutti a tutti i livelli, politici, sindacalisti, storici, perché si rimedi a un grave errore, una vergogna». Al telefono dalla sua casa romana, il 91enne Massimo Rendina, medaglia d'oro della Guerra contro il nazifascismo, presidente dell'Anpi di Roma, l'associazione nazionale partigiani d'Italia, ha l'indignazione appassionata di quando era partigiano a Torino. Eppure dal ministero assicurano che non c'è stata nessuna volontà politica di cancellare la Resistenza o la Liberazione non citandole espressamente nei programmi di storia... «È una dimenticanza pericolosa. C'è il tentativo, da un po' di tempo, di rimuovere il nostro passato, la cui conoscenza è già così flebile. Si vuole mettere tutto sullo stesso piano, tutti colpevoli e tutti innocenti, i ragazzi partigiani e i repubblichini di Salò, senza così far capire come è nata l'identità democratica dell'Italia». E ricorda come, ministro della pubblica istruzione Rosa Russo Iervolino, «ci fu il primo riferimento diretto nei programmi di storia al fascismo, l'antifascismo e alla Resistenza. Il ministro Berlinguer poi lo chiarì con una circolare. Tornare indietro è un errore dal punto di vista culturale e politico, una lesione alla memoria storica del paese». C'è chi rivendica la necessità di riscrivere la storia di quegli anni dolorosi, di mettere in luce gli errori e i delitti commessi da una parte e dall'altra. «Ma glissare sulla Resistenza, con la scusa che tanto è compresa tra le tappe dell'Italia repubblicana, farla finire magari in una nota a piè di pagina di un libro di testo, non è revisionismo, è confusionismo», ribatte Rendina, «io vado in giro nelle scuole, i ragazzi non sanno nulla... Non c'è bisogno di confondere le acque, non gli facciamo un buon servizio».

martedì 16 febbraio 2010

Comunicato finale assemblea nazionale Precari della Scuola - 31/01/2010 - Napoli

In data 31 gennaio 2010, presso Palazzo Armieri di Napoli, si è riunita l'assemblea nazionale dei precari della scuola.

Erano presenti i seguenti coordinamenti:

Napoli, Milano: Coordinamento Lavoratori Scuola "3 ottobre", Mantova, Roma, Marche, Agrigento,Palermo, Pescara, Terni, Catania, Bari, Foggia, Taranto, Lecce, Ravenna, Bologna, Firenze, Benevento, Milano: Movimento Scuola Precaria, Milano: Presidio Permanente. Comitato Docenti e ATA Precari Cobas Salerno, Cagliari, Precari scuola Cobas Roma, Precari scuola Cobas Napoli, Precari scuola Cobas Palermo, Venezia: Rete organizzata docenti e Ata precari, Cobas Caserta, Precari Cobas Cagliari, Precari Cobas Molfetta.

Dopo un ampio dibattito, i presenti condividono ad ampia maggioranza la proposta di intraprendere un percorso di lotta che sfoci nello sciopero degli scrutini finali di giugno. Tale percorso si articolerà nelle seguenti iniziative:

- Picchetti e volantinaggio davanti alle scuole
- Assemblee scolastiche e territoriali, finalizzate ad informare e a promuovere lo sciopero degli scrutini
- Creazione di comitati misti (genitori-studenti-docenti- Ata)
- Occupazioni e autogestioni delle scuole
- Boicottaggio dell'adozione dei libri di testo

Durante i vari interventi è emersa la necessità di proseguire il lavoro di controinformazione, sensibilizzazione e mobilitazione attraverso:

- Il boicottaggio dell'approvazione/chiusura dei bilanci degli istituti
- La presenza durante le riunioni delle commissioni scolastiche di studio/valutazione della Riforma
- Picchetti e sit-in durante le Conferenze dei servizi dei dirigenti scolastici
- Partecipazione e volantinaggi nelle giornate di Open Day per sensibilizzare i genitori
- Non collaborazionismo nell'applicazione della riforma e nelle attività extracurricolari, cioè non previste dal CCNL (viaggi di istruzione, corsi di recupero e sportelli didattici, progetti, ecc.).

L'assemblea aderisce allo sciopero nazionale della scuola indetto per il 12 marzo.

Nell'esprimere la volontà di collegare la lotta dei precari della scuola a quella degli altri lavoratori che subiscono la crisi, e per sostenere politiche di rivendicazione del reddito, l'assemblea aderirà alle iniziative di protesta del 1 marzo, per sostenere i lavoratori migranti.

Durante il dibattito, infine, sono state proposte anche le seguenti iniziative territoriali:

- "Tre giorni (o una settimana) senza di noi"
- Sit-in davanti alle sedi Rai
- Creazione di una cassa comune di resistenza per il mutuo sostegno dei lavoratori della scuola
- Mappature territoriali delle scuole, ed eventuali interventi legali sulla sicurezza e sul non rispetto del diritto allo studio degli alunni diversamente abili e non
- Ricorso alla Corte di Giustizia Europea, per il riconoscimento di pari diritti ai docenti precari
- Iniziative di protesta durante il Carnevale
- Ponte umano

C.P.S. NAZIONALE
PRECARI SCUOLA COBAS
PRECARI SCUOLA IN LOTTA

domenica 7 febbraio 2010

Scuola/Tar rinvia Corte Costituzionale querelle precari'pettine'

Giudici laziali: regolamento Miur viola Costituzione e non solo
Roma, 6 feb. (Apcom) - Il Tar del Lazio ha rinviato alla Corte Costituzionale la parte della legge 167/09, il cosiddetto decreto salva-precari introdotto a dicembre, riguardante una norma, voluta dal ministro Gelmini, che ha di fatto evitato il commissariamento del Miur per aver impedito il trasferimento dei supplenti con la modalità a 'pettine': a darne comunicazione è il sindacato Anief, che tutela i docenti in formaizone e che aveva promosso il ricorso. Per il Tar la collocazione dei precari in 'coda' nelle tre nuove province, già rigettata ad ottobre, merita a questo punto di sollevare la questione di legittimità costituzionale: secondo i giudici laziali la legge 167/09 sarebbe stata contrastata in via"autoritativa" e con un indirizzo giurisprudenziale politicamente oppositivo al regolamento. Sono diverse le motivazioni che hanno portato i giudici del tribunale di primo grado a rimettere il giudizio alla Corte Costituzionale: in un documento, composto da 33 pagine, il Tar sostiene che la legge violerebbe sei articoli della Costituzione, pone il potere legislativo in contrasto con il potere giudiziario, annulla l'autonomia della magistratura, nega la certezza del diritto a un equo processo e tradisce la Convenzione europea sui diritti dell'uomo. La legge 167 era stata introdotta, di fatto, per legittimare il d.m. 42/09 contenente le regole di gestione dell'aggiornamento delle graduatorie provinciali dei precari (dove sono inseriti almeno 200.000 docenti): nel decreto-salva precari si è stabilito che solo dal prossimo aggiornamento, previsto nel 2011, i precari interessati a cambiare provincia potranno farlo mantenendo il punteggio della graduatoria di partenza. Sino a quella data, invece, varranno le regole introdotte nel 2009. Ora la questione passa però all'esame della Corte Costituzionale.

venerdì 5 febbraio 2010

Riforma licei

La secondaria superiore, dopo la riforma sarà sicuramente ridotta di personale: il piano triennale, approvato l’anno scorso, prevede, infatti, per l’anno scolastico 2010/11 un ulteriore taglio di – 25.600 docenti e – 15.167 unità di personale Ata. Scompariranno dai bienni dei licei diritto ed economia; diminuiranno ovunque le ore delle scienze sperimentali e nei bienni dei licei classico e artistico mancano del tutto gli insegnamenti scientifico-sperimentali.
Le attività laboratoriali saranno ridotte del 30%. Si riducono drasticamente (mediamente 4 h settimanali) gli orari di lezione in tutti gli indirizzi. Si prevede l’articolazione in un primo biennio, finalizzato all’assolvimento dell’obbligo di istruzione ma fortemente differenziato fra tutti gli indirizzi, un secondo biennio ed un ultimo anno, nel quale è previsto l’insegnamento in inglese di una disciplina non linguistica. Sono previste, per tutti gli indirizzi, una diversa organizzazione dei collegi dei docenti e la presenza di esperti esterni, che potranno partecipare anche alle Commissioni per gli esami di stato.

LICEI. Saranno articolati in liceo classico; liceo scientifico (con opzione scientifico tecnologico); liceo linguistico; liceo delle scienze umane (con opzione economico sociale); liceo musicale (di cui si prevede la istituzione di 40 sezioni) e coreutico (di cui si prevede l’istituzione di 10 sezioni); liceo artistico, con opzioni in arti figurative, architettura design ambiente, audiovisivo multimedia scenografia.
Il liceo scientifico tecnologico, nel passaggio dall’attuale istruzione tecnica al sistema dei licei, vede pesantemente diminuito l’orario e scomparire le ore di laboratorio.Vale a dire perde esattamente gli elementi che ne avevano motivato e qualificato la sperimentazione. Gli istituti d’arte confluirebbero nei licei artistici, ma rischiano di perdere il proprio senso e valore, molto centrato sulla laboratorialità e l’acquisizione di competenze professionali specifiche, in particolare per alcuni settori merceologici. Per questo motivo la seconda lettura da parte del Consiglio dei ministri potrebbe prevedere la loro confluenza anche negli istituti professionali.
L’orario settimanale è di 27 ore per il primo biennio di tutti i licei tranne che per quello musicale (32 h) e artistico ( 34 h), mentre per secondo biennio e per l’ultimo anno si va dalle 30 alle 35 ore. Il curricolo dei licei è differenziato sin dal primo biennio, per il quale non è prevista nessuna area comune. E’ confermata la possibilità di utilizzare la quota del 20% prevista dal regolamento sull’ autonomia, eventualmente per inserire ulteriori materie scelte dal Repertorio indicato nazionalmente e sulla base dell’organico a disposizione.

ISTITUTI TECNICI. Saranno articolati in 11 macro aree:

• 9 del settore tecnologico (meccanica meccatronica energia; trasporti e logistica, elettrico – elettronico, informatica e telecomunicazioni, grafica e comunicazione, tessile abbigliamento moda, chimico-biologico, agricolo e agroindustriale, costruzioni e territorio)
• 2 del settore economico, (amministrazione finanza marketing e turismo) Oltre alla quota del 20% previsto dal regolamento sull’autonomia, è prevista una quota di flessibilità del 30% dell’area d’indirizzo nel secondo biennio e del 35% nell’ultimo anno.

ISTITUTI PROFESSIONALI Saranno articolati in 2 settori:

• industria, a sua volta articolato in indirizzi (produzione cinematografica e televisiva, grafica pubblicitaria, economia del mare, abbigliamento e moda) e artigianato, a sua volta articolato in indirizzi (liuteria, produzioni artistiche).
• servizi, a sua volta articolato in indirizzi (servizi per l’agricoltura, servizi di manutenzione e assistenza tecnica, servizi socio sanitari, servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, servizi commerciali) Oltre alla quota del 20% previsto dal regolamento sull’autonomia,è prevista una quota di flessibilità entro il 25% nel primo biennio; il 35% nel secondo biennio e il 40% nell’ultimo anno.

Gli istituti professionali, che dal punto di vista dell’organizzazione interna risulteranno maggiormente differenziati rispetto al modello organizzativo attuale (un triennio iniziale e un biennio finale), potranno conoscere ulteriori modalità attuative, in particolare in rapporto al rilascio delle qualifiche triennali e/o dei diplomi di qualifica quadriennali, in regime di sussidiarietà, secondo le diverse realtà regionali che negli anni si sono consolidate sulla base di accordi bilaterali Stato Regioni e delle caratteristiche dei diversi sistemi regionali di Formazione professionale. Sia per gli istituti tecnici che per gli istituti professionali, all’interno di ciascun indirizzo sarà possibile scegliere ulteriori opzioni, stabilite nazionalmente ma ancora non del tutto definite. L’orario è di 32 ore settimanali, ripartite tra insegnamenti generali e di indirizzo nel primo, nel secondo biennio e nell’ultimo anno.

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