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giovedì 18 marzo 2010

10.000 studenti a Vienna contro il summit Ue

Alle quattro e mezza, quando la temperatura scende sotto lo zero, il corteo del “Bologna burns” si muove in direzione dell'Hofburg, il palazzo imperiale di Vienna. In serata è prevista la cena di gala in onore del decennale del processo di Bologna, tappa intermedia di un vertice iniziato a Budapest mercoledì durante il quale i 46 ministri europei dell'istruzione hanno deciso di rilanciare la riforma dell'università su scala continentale.

Sotto il nevischio leggero che ricopre la Westbanhof si muove un variegato serpentone composto da partiti, sindacati e dai movimenti studenteschi che in Germania, Austria e Italia, in Spagna, in Francia come in Olanda, in Serbia e in Slovenia si oppongono alla riforma degli ordinamenti didattici, alla riduzione degli investimenti pubblici nella formazione e nella ricerca, all'applicazione delle norme sulla valutazione dei crediti e contro la scansione dei cicli didattici. Secondo il Comitato per la valutazione dell'università italiana, dopo avere applicato per primo e integralmente il processo di Bologna, il nostro paese ha visto diminuire negli ultimi anni il numero dei laureati, registrando la crescita della disoccupazione tra i neo-laureati, provocando la crescente dequalificazione dei saperi trasmessi. Uno scenario temuto nel resto d'Europa che i movimenti, di solito preveggenti su questi temi, cercano di scongiurare.

Dalla piazza si muovono oltre 8 mila persone distinte in sei blocchi, ciascuno con il proprio colore. Si va dal rosa di Attac al blu degli antifa e degli autonomi, dall'arancio del network italiano Uniriot, insieme ai ricercatori precari che qui si autodefiniscono "squatting teachers" e collettivi transgender, al giallo della Linkswende. Il ritmo al corteo, che e andato allargandosi lungo la discesa leggera della Mariahilfer Strasse, lo dà l'affollato "samba block".

La strategia già dichiarata da giorni in un documento diffuso in rete prevede di arrivare alla fine del corteo e poi di costituire blocchi creativi radunati sotto il colore delle rispettive bandiere intorno all'Hofburg. Obiettivo: impedire l'accesso ai ministri invitati. A coordinare questa complessa geografia urbana, l'area infatti è ampia un paio di chilometri, ci pensa la rete comunicativa costituita da un'info-line, diverse ricetrasmittenti con cinque canali ciascuna, twitter e smart phone con i quali si aggiorna in tempo reale la contro-informazione.

Durante le quindici ore di viaggio che hanno portato la delegazione italiana a Vienna si è molto discusso su come usare questa tattica. «Sembra il manuale delle giovani marmotte», ecco l'ironica battuta da cui parte il dibattito. Sì, forse, anche. Ma il manuale rispetta il desiderio di una democrazia orizzontale sulla quale i movimenti europei insistono da tempo. Massima trasparenza nell'azione, massima consapevolezza degli attivisti.

Un piano che è stato ben accolto all'arrivo verso le 10 all'Accademia delle Belle Arti, a 200 metri dall'Hofburg. In una serrata assemblea è stato comunicato che nei blocchi si farà resistenza passiva, non si reagirà a nessuna provocazione, sebbene l'atmosfera sia sembrata tranquilla da subito. Oltre alla disponibilità del palazzo seicentesco, il rettore dell'Accademia ha garantito all'organizzazione 4 mila euro, che vanno ad aggiungersi ai 40 mila del sindacato studentesco Oeh, una realtà istituzionale che durante l'autunno scorso ha partecipato al movimento austriaco delle occupazioni contro l'aumento delle tasse a 300 euro.

Una situazione fluida, ma non priva di tensioni. Nella serata di martedì la facoltà di Scienze politiche è stata occupata in risposta al diniego del rettore dell'Unicampus (facoltà umanistiche e scientifiche) di concedere le aule. Diniego poi rientrato. Su un volantino diffuso in mattinata dal coordinamento si legge infine che il blocco stradale in Austria, se realizzato passivamente, prevede una sanzione amministrativa di poche decine di euro. La prospettiva è quella di restare incordonati nei rispettivi blocchi e seduti indossando pantaloni da neve o incerate. Il ricordo va al controvertice sul clima di Copenaghen. Ma, al momento, non è c'è aria di rastrellamenti.

Nel corso del pomeriggio la zona rossa tra il municipio, il Volkstheater, la Borsa e la Reggia prende forma. Nascono così le nuove frontiere in Europa. Oggi anche il cuore di Vienna è diviso in due. Da un lato, c'è chi ha deciso di ridurre la formazione universitaria a curricula contingentati, basati su test a risposta multipla e sulla numerologia calcistica del 3+2+3 (laurea breve, specialistica e dottorato) che ha profondamente modificato la mentalità della generazione studentesca nata negli anni ’80. Dall'altro lato, c'è chi rifiuta che la conoscenza sia riducibile all'unità di misura del credito (e del debito), a un sapere valutato in nome delle performance e degli skill professionalizzanti. Da una parte, il mondo del comando e dell'obbedienza dove si impara a occupare meno posto possibile, accettando persino il rischio della scomparsa. Dall'altra parte, un mondo che si impegna a coniugare la ricerca dell'autonomia individuale con un sapere critico e pubblico. Una frontiera che ha dimostrato però di non essere del tutto impenetrabile. La reggia viene raggiunta alle sette. Gli striscioni e i cartelli vengono appesi ai cancelli dell'Hofburg. Ricominciano gli interventi dai camion. Parlano le ragazze della seconda generazione immigrata, vogliono un'università dove l a nascita non conta e vige un diritto universale all'accesso. Dopo mezzora, cambio di programma. Imprevedibile scatta la "manif sauvage", puro stile francese nelle strade del centro storico asburgico. Scompiglio generale rispetto all'immobilità programmata. Tra il traffico impazzito si riparte alla conquista dei blocchi previsti. Il controvertice di Vienna prosegue oggi e domani con una quarantina di workshop autogestiti e terminerà con la presentazione di una "dichiarazione" dei movimenti.

fonte: Il Manifesto

martedì 2 febbraio 2010

L’università di Murcia vuole espellere uno studente per aver criticato l’organo di rappresentanza studentesca ed il processo di Bologna!


José Mateos Martínez rischia un’espulsione di ben dodici mesi per aver espresso le proprie idee. Oggetto della sua battaglia politica il consiglio degli studenti dell’Universidad de Murcia (CEUM), accusato, in diversi scritti presenti sul web, di essere uno strumento al servizio del rettore, di utilizzare il denaro pubblico in iniziative inutili, di aver ostacolato una reale presa di coscienza degli studenti sugli effetti dell’implementazione del processo di Bologna.

Diversi sono gli esempi citati da José per sostenere le proprie tesi. Innanzitutto l’opposizione del CEUM all’organizzazione di un referendum, sul modello di quelli tenutisi in altre università dello stato spagnolo, che permettesse agli studenti di esprimere la propria opinione sulla futura implementazione del processo di Bologna (posto in essere nello stato spagnolo proprio da quest’anno accademico). Le uniche iniziative dell’organo studentesco in merito sono state un appoggio totale ed acritico alle dichiarazioni che di volta in volta rilasciava il rettore. Tutto ciò non ci sorprende, visto che anche in Italia molto spesso i rappresentanti degli studenti servono solo come strumento di legittimazione delle logiche di potere che presiedono il sistema universitario.

Ma c’è di più. Proprio come i loro “colleghi” del bel paese, i rappresentanti del CEUM hanno speso una cifra notevole del budget a loro disposizione per un’iniziativa di chiaro ed eminente rilievo: un convegno sul concetto, le possibilità e le prospettive della rappresentanza studentesca. E ci potrebbe anche non esser nulla da opinare se non fosse per il fatto che l’incontro non è stato organizzato in aule universitarie ma in un hotel a quattro stelle! Gettando al vento migliaia di euro! Ma, come ha spiegato uno dei rappresentanti, in fondo non si tratterebbe che di un “piccolo capriccio” di chi, per tutto l’anno, non fa altro che occuparsi degli interessi degli studenti. Certo, il lusso e lo sfarzo di un hotel a quattro stelle sono la giusta gratificazione per chi serve così bene rettore ed organi dirigenti universitari!

Ebbene, José Mateos Martínez si è reso colpevole di aver criticato la politica del CEUM, di aver definito i suoi rappresentanti “sicari del rettore”, “venduti”, “banda di mercenari”, “miserabili”. La comunità accademica è insorta in blocco (rettore, consiglio di amministrazione e, naturalmente, consiglio degli studenti) per mettere il bavaglio alle critiche. L’università del Processo di Bologna dimostra di tollerare sempre meno il dissenso contro cui non ha problemi ad utilizzare gli strumenti della repressione che ha a disposizione. Solo nello stato spagnolo ricordiamo le cariche e gli arresti contro gli studenti che a Barcellona occupavano l’Universitat de Barcelona nello scorso marzo, l’imminente processo (8 febbraio) contro una ventina di attivisti che nel 2002 si resero “colpevoli” dell’occupazione del rettorato dell’Universidad de Sevilla, fino ad arrivare alla richiesta di espulsione di José Mateos Martínez. Quest’ultimo provvedimento trova tra l’altro il suo fondamento giuridico nel regolamento disciplinare del 1954, uno dei tanti lasciti della dittatura di Franco ancora in pieno vigore.

sabato 14 novembre 2009

LA RICERCA SUBORDINATA AL PROFITTO


LA RICERCA SUBORDINATA AL PROFITTO

La Nestlè, la maggiore multinazionale agro-alimentare del mondo con un fatturato di circa 51 Miliardi di dollari, si è aggiudicata una bella fetta della ricerca e della formazione universitaria del nostro paese. Il 27 aprile 2009 presso la sede della Conferenza Rettori delle università italiane (CRUI) è stato presentato ufficialmente il “ progetto Axia “. Per la prima volta il collegio nazionale dei rettori stringe una partnership finalizzata alla ricerca con la più importante multinazionale alimentare.
Nestlè finanzia direttamente quattro progetti, tre nell’area alimentazione ed uno nell’area sostenibilità, con un investimento complessivo di circa 1 Milione di euro.
· Il primo progetto Nestlè s’intitola “I principi di sostenibilità: dai valori dichiarati ai comportamenti di consumo alimentare. Analisi del ruolo dei media nella costruzione e diffusione della rappresentazione sociale della sostenibilità”. Il progetto vede impegnate la Statale di Milano , lo Iulm , l’università di Catania, di Pavia e quella di Palermo. Ci si pone l’obiettivo di individuare i modi più efficaci per passare il messaggio pubblicitario, in particolare ponendo l’accento sulla sostenibilità e il significato che danno al termine le masse.
· Il secondo invece è denominato “la reputazione dei cibi nei processi di decisione di consumo alimentare”. Lo studio è perciò volto a “tracciare la relazione sussistente tra tipi di prodotto alimentare , cornice decisionale e decisore”e vede impegnata La Sapienza di Roma.
· Il terzo progetto, che verrà realizzato nel corso del prossimo biennio dall’Università Federico II di Napoli, è chiamato “Nuovi materiali polimerici per l’imballaggio rigido e flessibile”.
· L’ultimo progetto, invece, sul tema della sostenibilità, verrà sviluppato dall’Università di Milano Bicocca, l’Università di Firenze e la Federico II di Napoli.
Il perché della scelta di Nestlè di finanziare proprio questi progetti è presto detto:
La multinazionale svizzera sta ancora pagando lo scotto “per le sue pratiche commerciali irresponsabili messe in atto trent’anni fa o più con la vendita di latte in polvere nei paesi africani”, come dice il professore di strategia commerciale Davide Ravasi. A ciò vanno ad aggiungersi le accuse più disparate collezionate da Nestlè in questi ultimi anni. Nel luglio 2005, insieme ha Archer Daniels (ADM) e Cargill, la multinazionale è stata accusata dall’International Labor Rights Fund di traffico di bambini, torture e lavoro forzato. Così scrive Elisabetta Tramonto, caporedattrice di Valori:” Il rapporto parla di 12.000 bambini ridotti in stato di schiavitù nelle piantagioni di cacao della Costa d’Avorio, 284.000 quelli che usano il machete e 153.000 quelli che usano pesticidi senza protezione. Numerosi anche i casi di denuncia di violazione dei diritti dei lavoratori, in particolare in Colombia e nelle Filippine. Nel marzo 2009, per la prima volta nella sua storia, Nestlè ha perso una causa in Italia. Il Codacons Sicilia aveva accusato la multinazionale di aver utilizzato un inchiostro intossicante nelle confezioni di latte e yoghurt. L'Arpa - Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Regione Marche- il 22 settembre 2005 sequestrò i prodotti e li analizzò. A quasi quattro anni di distanza, i risultati inchiodano la Nestlè: quelle confezioni TetraPack contengono “tracce di un componente chimico, identificato come IsopropilThioXantone (ITX), utilizzato come fotoiniziatore di inchiostri nella fabbricazione di imballaggi” (Corriere della Sera, 2 marzo 2009). In sostanza, quel latte è alterato.
Il progetto Axia,nasce dalla necessità della Nestlè di riscattare la propria immagine aziendale, dopo gli scandali che l’hanno vista protagonista nella vendita del latte in polvere alterato ai paesi africani e in Italia.
Inoltre il progetto Axia rappresenta la punta di lancia per il completo asservimento della ricerca e della didattica alle esigenze di massimizzazione del profitto del privato di turno, questa volta è toccato alla Nestlè, ma sulla base delle leggi attuali (l 133) e degli ultimi disegni di legge ormai il privato diventa integrato all’attuale sistema universitario.
Noi siamo dell’idea che il principale obbiettivo della ricerca dovrebbe essere quello di porre la conoscenza, la cultura e l’ingegno al servizio della società al fine di migliorare lo stato di cose attuale; ovvero far sì che tali conoscenze si pongano da base e strumento per un cambiamento culturale, sociale e politico che possa contribuire ad implementare le condizioni e le possibilità di vita dell’intero corpo sociale, ed in particolar modo di coloro i quali si trovano in condizioni di svantaggio e marginalità.
Tali prerogative vengono invece svilite e subordinate a sporche logiche di profitto che intendo la ricerca e la cultura come strumenti per la realizzazione di interessi particolari.
Relegando la ricerca a misere logiche aziendali, questa perde il suo carattere di bene sociale per divenire un mezzo nelle mani di pochi, in quanto ne viene minata l’indipendenza e l’autonomia che dovrebbe essere garanzia delle sue prerogative sociali.
Il fatto che la Nestlè finanzi una considerevole parte della ricerca italiana non ci può far certo dormire sogni tranquilli circa il futuro delle nostre università, ma del resto non ci meraviglia neanche, in quanto tutto ciò è in linea con le politiche del l’attuale governo e dei precedenti, che vogliono la privatizzazione dell’università e la definitiva subordinazione della cultura e del sapere agli interessi della classe politica dominante. Cercando di omologare,in questo modo, le nostre menti ad un unico modello culturale totalizzante che santifica il privato e ragiona solo in termini aziendali, dimenticando che l’università, la ricerca e la cultura sono dei beni pubblici che in quanto tali vanno tutelati da qualunque intromissione che ne voglia strumentalizzare la natura, perché sono le basi per una qualsiasi possibilità di cambiamento sociale reale!!!!!!

ADDIO UNIVERSITA' PUBBLICA

Mercoledì 28 Ottobre 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Ddl Gelmini per la riforma del sistema universitario, basato su una governance degli atenei autoritaria, manageriale e aperta ai privati, precarietà dei contratti, meritocrazia ed ovviamente riduzione dell'offerta formativa (nell'ottica di rendere tollerabili i tagli).

Tramite tale disegno di legge viene implementato un processo già in atto da molti anni: il prepotente ingresso dei privati nella gestione dell’università pubblica. Questo avviene attraverso la previsione della nuova figura del Direttore Generale, un vero e proprio manager a cui sarà attribuita la”complessiva gestione e organizzazione dei servizi, delle risorse strumentali e del personale tecnico-amministrativo dell’ateneo”, e la determinazione della composizione del Consiglio di Amministrazione nel quale si prevede la "non appartenenza di almeno il quaranta per cento dei consiglieri ai ruoli dell’ateneo”. Il ddl introduce una netta distinzione tra le competenze del Senato e quelle del Consiglio, rispettivamente didattica e gestione finanziaria, infatti il Senato avrà il compito di approvare i Regolamenti, previo parere vincolante del CdA. Si va verso l'attribuzione in toto del potere decisionale al Consiglio, svilendo e nullificando il ruolo politico del Senato e sottomettendo la funzione didattica formativa dell'Università pubblica a mere logiche economiche. È chiaro che questa divisione tra le competenze degli Organi non è altro che il superamento del concetto di gestione collegiale verso una gestione da parte di un organo aziendale a partecipazione fondata sul capitale investito. Infatti un organo formato da almeno il 40% di privati sarà preposto a "funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della programmazione finanziaria annuale e triennale e del personale nonché di vigilanza sulla sostenibilità finanziaria delle attività; della competenza a deliberare l’attivazione o la soppressione di corsi e sedi; della competenza ad adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, il bilancio di previsione e il conto consuntivo, da trasmettere al Ministero e al Ministero dell’economia e delle finanze".
Parallelamente a questo si avvia un processo di ottimizzazione e razionalizzazione del servizio. L’università-azienda viene, così, amministrata sulla base di valutazioni di mercato che prevedono il taglio di indirizzi scientifico-disciplinari,corsi di laurea, facoltà, accorpamento dei dipartimenti,gli atenei non sufficientemente redditizi saranno commissariati, scatti stipendiali per i professori considerati migliori secondo parametri che non è dato conoscere, licenziamenti del personale tecnico amministrativo in esubero.
Attraverso la gestione e il finanziamento privato (“senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica” è il motto che attraversa tutto il progetto di legge) la ricerca e l’istruzione perdono anche la poca libertà rimasta a favore di un completo asservimento alle necessità dei finanziatori di turno. La sopravvivenza di corsi di laurea e facoltà verrà, così, vincolata ai livelli di produttività ed efficienza con notevoli conseguenze su tutto il mondo universitario: ricerca possibile solo in settori finanziati dal privato e dunque vincolata al raggiungimento di obiettivi concreti e facilmente fruibili; tirocini obbligatori e a titolo gratuito; numero chiuso alle triennali e blocchi all’ingresso di specialistiche e master; licenziamenti e razionalizzazione del personale.
Questo ddl è l'ennesimo provvedimento che si inserisce nel processo di distruzione totale dell'Università Pubblica avviato da oltre 15 anni e passato attraverso le tappe fondamentali dell'autonomia didattica e finanziaria, del processo di Bologna, del 3+2 e della legge 133/08. Il ddl Gelmini rappresenta forse l’atto finale di questo processo, con un attacco gravissimo e drammatico: se questo ddl diventerà legge, l’Università pubblica scomparirà irrimediabilmente, trasformandosi in un'azienda.

lunedì 2 novembre 2009

L’istruzione è un diritto umano in sé per sé. E nel contempo un mezzo indispensabile per la realizzazione degli altri diritti umani (A guide to human rights – institutions- standards procedures)


L’art.34 della Costituzione Italiana afferma: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie, ed altre provvidenze che devono essere attribuite per concorso”.

Purtroppo questo diritto negli anni è stato più volte calpestato da governi di destra e centro – sinistra, che con la scusa di promuovere la fantomatica meritocrazia ( concetto esistente solo sulla carta) e l’economicità di gestione, non hanno fatto altro che distruggere e sferrare colpi mortali al già fatiscente mondo dell’istruzione pubblica.

Considerata la carenza di fondi stanziata dalla Regione Campania per il diritto allo studio, determinata dalla Riforma Gelmini,, non possiamo accettare lo sperpero degli stessi effettuato da parte delle associazioni studentesche per il finanziamento di progetti pseudo culturali, limitando così di fatto a parecchi studenti ( che realmente hanno bisogno di tali fondi) di accedere alle borse di studio, e facendoli trovare di fronte alla deridente dicitura: “idoneo ma non meritevole”.

La legge regionale n.21 del 3 settembre 2002 (norme sul diritto agli studi universitari – adeguamento della legge 2/12/1991, n.390) in attuazione degli art.3 e 34 della Costituzione, disciplina gli interventi per la concreta attuazione, in ambito regionale, del diritto allo studio universitario. Tale legge è stata il frutto di estenuanti lotti portate avanti dagli studenti negli anni passati, il cui fine era appunto consentire la piena realizzazione del diritto allo studio e fare in modo che tutti potessero accedere all’università senza discriminazioni ( che in questo caso sono soprattutto economiche), per la concreta realizzazione di quel principio di eguaglianza sostanziale sancito dall’art.3 e 2 della Cost. che a noi è caro.Tale legge stabilisce l’istituzione del c.d. ADISU, le quali in accordo con le univesità, offrono la possibilità ad Associazioni e Cooperative studentesche di accedere a contributi per lo svolgimento di iniziative culturali aventi il carattere di interesse generale ( art.16 comma 4 della legge n.21/2002).

I diritti ottenuti attraverso le lotte passate, oggi vengono sviliti dall’operato di tali associazioni, che sono divenute dei veri e propri centri di interesse che gestiscono tali fondi a proprio vantaggio e non nell’interesse della collettività studentesca. Con il loro operato hanno reso evidente il loro agire politico volto a non mettere in discussione i c.d. poteri forti esistenti nella nostra università, diventando di fatto collusi al sistema clientelare e baronale vigente in molte facoltà.

Riteniamo che sia molto più utile utilizzare i fondi per maggiori borse di studio, che sperperarli in 3 giorni di concerti ( vedi CAMPUS in festa) o corsi di disc jokey ( vedi ASP) in quanto non pensiamo che tali attività possano contribuire ad implementare la cultura di noi studenti. Inoltre di fronte all’attuale crisi economica e ai tagli effettuati dalla riforma Gelmini ( contro cui Pasquino & company si sono schierati) ci sembra uno schiaffo alla miseria buttare soldi in attività che di culturale hanno ben poco. Mentre saremo ben lieti se tali fondi venissero spesi in progetti culturali o che possano rappresentare anche una possibilità di sbocco lavorativo per gli studenti.

Vogliamo che i fondi destinati alle borse di studio siano implementati, attraverso un ridimensionamento dei fondi destinati alle associazioni. Inoltre chiediamo che ci sia un maggiore controllo rispetto alle attività da queste organizzate. A tal fine invitiamo tutti gli studenti a vigilare sull’operato di tali associazioni e a denunciare gli eventuali atti di sciacallaggio.

Vi ricordo che tali associazioni si sostentano con i soldi della nostra tassa regionale (62.50€) quindi è vostro diritto sapere questi fondi che fine fanno!!!

NON LASCIAMOCI PRIVARE DEL NOSTRO FUTURO !!!

RETE STUDENTI SALERNO

venerdì 28 agosto 2009

AVVISO AGLI STUDENTI

Dopo le lotte dello scorso anno che ci hanno visto impegnati protagonisti nel contestare la riforma Gelmini ( ex-133 ) sentiamo ancora più pressante ora di fronte a questo grigiore politico la necessità di continuare a batterci per un’università che sia laica,pubblica e di tutti,dove il sapere non venga piegato a misere logiche di mercato ma che venga utilizzato a vantaggio della collettività tutta e non dei soliti ignoti. Continuiamo a ritenere inaccettabile il tentativo da parte del governo di privatizzare l’università con il falso pretesto di premiare il merito,in quanto l’unico merito che viene premiato all’interno dell’attuale sistema è solo il profitto e la logiche a questo subordinate,del resto gli stessi criteri utilizzati dalla Gelmini nel valutare le università italiane e con i quali si stabiliscono poi l’ammontare dei finanziamenti lasciano al quanto a desiderare e risultano oltremodo penalizzanti per le università meridionali e non sembrano in alcun modo premiare la meritocrazia. Il progetto di riforma dell’università avallato dal governo e in linea con le precedenti riforme,rientra in un percorso più ampio che partendo dal processo di Bologna ha comportato come unico risultato quello di trasformare l’università italiana in un esamificio,dove la ricerca è sotto finanziata (infatti l’Italia non aderisce al patto di Lisbona che vincola il 3%del PIL alla ricerca)mentre chi se la passa allegramente sono i grassi e vecchi baroni che riempiono le nostre università.
Quest’anno nell’ateneo di Fisciano abbiamo assistito all’ennesimo aumento delle tasse universitarie, che ci è stato presentato dagli addetti ai lavori come un “arrotondamento”,anche se forse si dimentica che quando si parla di arrotondamento si fa riferimento all’unità se si supera questa non è lecito parlare di arrotondamenti o altrimenti si fa un uso distorto della lingua italiana che serve solo a giustificare le magagne che avvengono in seno al consiglio di amministrazione dell’università di Salerno.Visto che tale aumento è stato realizzato anche grazie al voto favorevole delle rappresentanze studentesche ,che in autunno mentre da un lato criticavano la riforma Gelmini dall’altro si trovavano ben d’accordo con il rettore Pasquino per votare l’aumento delle tasse per l’anno a venire, è necessario mettere in evidenza questo legame forte e duraturo esistente nell’ateneo di Fisciano tra associazioni studentesche e chi detiene posti di potere nell’ambito dello stesso. Tali rappresentanti degli studenti hanno giustificato la loro ultima malefatta con la falsa scusante che senza di esso non sarebbe stato possibile pagare il personale dell’università visto che questo deve essere obbligatoriamente pagato con gli FFO. Ora però mi sorge spontaneo porgere un paio di domande a voi studenti: è logico che tali associazioni abbiano a disposizione ben 180000 euro(questi sono i finanziamenti che possiamo visualizzare dal sito dell’unisa destinati per l’anno 2008,quelli successivi non sono stati pubblicati e abbiamo trovato difficoltà nel cercarli..chi sa?) che vengono presi dai fondi del diritto allo studio,mentre vi sono persone che necessitano della borsa di studio e che per mancanza di fondi non la percepiscono?È lecito pensare che questi individui con il falso pretesto di difendere i di diritti degli studenti speculino sui soldi delle nostre tasse universitarie?

Noi non possiamo accettare tutto questo!!!!!!!!

Invitiamo le aspiranti matricole a diffidare da chi tenta di tesserarvi in associazioni studentesche con la falsa scusa di aiutarvi negli studi e di far valere i vostri diritti di studenti nell’ambito delle varie facoltà,perché se davvero salvaguardano i diritti degli studenti possono continuare a farlo(se mai l’avessero fatto) benissimo senza tutti questi finanziamenti che vengono utilizzati molto spesso per feste e festini universitari o per stampare giornali inconsistenti e illeggibili. Facciamo quest’invito al fine non solo di mettervi in guardia da questi personaggi, ma anche perché quest’anno si terranno le elezioni studentesche e troverete quindi parecchi sciacalli che tenteranno di abbindolarvi. Noi da parte nostra cercheremo di essere sempre vigili a controllare e svelare le varie magagne che succedono all’ateneo di Fisciano,non parteciperemo alle elezioni studentesche ma saremo sempre presenti affinché la voce di coloro che non si rivedono in tale modello di università sia ascoltata e possa contribuire a trasformare tale stato di cose che noi ripudiamo!!!!
Ci batteremo fino in fondo per affermare il diritto ad un’università che sia pubblica e dove il sapere sia messo a disposizione della ristrutturazione di questa società malata e non venga piegato alle sole logiche di profitto!!!!!! Siamo inoltre consci della necessità e della “doverosità” di collegare le nostre rivendicazioni studentesche agli altri enormi conflitti sociali esistenti nel nostro paese(a partire dal problema lavoro,passando per la speculazione edilizia,l’immigrazione e quant’altro…),in quanto il problema del diritto allo studio non è slegato dai vari problemi quotidiani che vivono le nostre famiglie che sono il risultato di una visione unilaterale della realtà e di un modo di governare funzionale solo a consolidare il potere di chi ci comanda. Il nostro compito di studenti universitari deve essere quello di mettere il nostro sapere al servizio degli altri per fare uscire la persone ormai tante cadute nell’ignoranza e nell’oscurantismo generato dalla manipolazione dei media e da questi ritmi frenetici di vita dove i problemi personali del singolo frutto di questo modo di produzione fanno perdere di vista a questo la vera causa e i vari mali di questa società. Il nostro fine deve essere quello di creare un vasto fronte di opposizione che unisca studenti-lavoratori-disoccupati e tutti quegli altri settori della società civile in cui sussistono forme odiose di sfruttamento e di declassamento, che non si limiti a fare opinione o ad apparire ma che sia in grado di svolgere un parte attiva ed “alternativa” all’interno di questo sistema che cerca di reprimere la nostra vita e il nostro essere giorno dopo giorno!!!!Solo in questo modo saremo in grado di dare un contributo decisivo al cambiamento, altrimenti ci ritroveremo isolati nei nostri buoni propositi o nei nostri sofismi da universitari-intellettuali senza riuscire a realizzare ciò a cui davvero aspiriamo:ossia il cambiamento!!!
Pensare ad esempio che il problema delle fabbriche in lotta sia qualcosa che a noi non debba interessare significa chiudersi in se stessi e realizzare la strategia di chi ci comanda che mette sfruttati contro sfruttati e usa l’immigrato come causa di tutti i mali sociali. La strategia di chi detiene il potere è semplice: ridurre il conflitto in tanti mini conflitti in modo di distogliere l’attenzione dell’agente sociale dal conflitto principale. Contro questa tattica sia il nostro obiettivo, invece, quello di mettere in evidenza tale conflitto principale(la logica del capitale e del profitto)che ha generato tale crisi economica e che incide pressantemente sul nostro vivere quotidiano!!!
Noi del collettivo Rete Studenti (seppur consci della nostra diversità di posizione rispetto ad un lavoratore, un disoccupato ecc.) i sociali esistenti al fine di contribuire a realizzare le condizioni per un cambiamento sociale che ridia voce agli sfruttati e a coloro i quali non hanno contribuito a pagare questa crisi!!!

CONTRO I BARONI E CHI SPECULA SUGLI STUDENTI!!!!!!!
AL FIANCO DEGLI OPPRESSI E DI CHI CREDE CHE QUESTO NON SIA IL SOLO MODELLO DI UNIVERSITA’ POSSIBILE!!!!!

COLLETTIVO RETE STUDENTI SALERNO

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