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giovedì 16 dicembre 2010

In decine di migliaia a Gaza celebrano l'anniversario del FPLP

Decine di migliaia di membri e sostenitori del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina si sono riuniti oggi, 11 dicembre 2010, al Palestine Stadium di Gaza, per celebrare il 43° anniversario dalla fondazione del FPLP.
Palestinesi provenienti da tutti i distretti, uomini e donne, anziani e bambini, operai e contadini, hanno partecipato alla manifestazione di Gaza e attraversato a gruppi tutta la Striscia di Gaza, sventolando le bandiere rosse che hanno poi riempito lo stadio.
Il compagno Jamil Majdalawi, membro dell'Ufficio politico del FPLP, ha pronunciato il discorso centrale della manifestazione, sottolineando la necessità dell'unità nazionale palestinese per fronteggiare l'occupante e costruire la resistenza contro ogni forma di repressione. Ha inoltre evidenziato come il popolo palestinese abbia il diritto di esercitare tutte le forme di resistenza, inclusa quella armata, popolare ed economica, e che la resistenza è l'unica soluzione all'occupazione.
Ha denunciato l'accumulazione di ricchezza, di potere e influenza a scapito della lotta del popolo palestinese, affermando che l'unico a beneficiare di questa situazione è il nemico. Ha invitato Hamas e Fatah a compiere passi verso la riconciliazione e dare priorità alla lotta nazionale del popolo palestinese.
Ha denunciato la strada delle "trattative" e dei "colloqui di pace" che si snoda dagli accordi di Oslo e affermando che le masse popolari palestinesi devono giungere ad una rivalutazione collettiva di questo periodo al fine di apprenderne le lezioni e proseguire la marcia della lotta rivoluzionaria palestinese.
Ha sottolineato che affinché l'OLP possa adempiere al suo ruolo di salvaguardia e di elemento unificante del popolo, esso deve essere democratico e comprendere tutte le componenti del movimento nazionale palestinese, in modo pluralistico, sulla base di elezioni democratiche e di una rappresentanza proporzionale.
Il compagno Majdalawi ha reso omaggio alla dirigenza e alla storia del Fronte, chiedendo la libertà per il Segretario generale, il compagno Ahmad Sa'adat, detenuto nelle carceri dell'occupante, la libertà dei suoi compagni e di tutti i prigionieri palestinesi, e onorato l'eredità degli ex Segretari generali Abu Ali Mustafa e George Habash. Ha segnalato la forza e l'importanza del coinvolgimento dei giovani e delle donne in tutte le attività e a tutti i livelli del Fronte e del movimento palestinese.
Il compagno Musab al-Bashir, ex prigioniero liberato, ha parlato della lotta dei prigionieri, invitando tutte le forze a dare la priorità alla questione dei prigionieri palestinesi, e identificando il movimento dei prigionieri come un esempio di cessazione delle divisioni interne. Ha analizzato i crimini e gli abusi in atto e commessi contro i prigionieri all'interno delle carceri sioniste, sottolineando l'impegno del Fronte nel suo 43° anniversario in favore dei compagni incarcerati e di tutte le figlie e i figli imprigionati del popolo palestinese.
Le celebrazioni hanno previsto l'esecuzione di performance artistiche, il pronunciamento di discorsi e poesie e si sono concluse con una nuova canzone eseguita dall'artista palestinese Ahmed Assaf dal titolo "La spina dorsale del Fronte".

sabato 2 ottobre 2010

Il FPLP sospende la sua partecipazione al Comitato esecutivo dell'OLP in protesta contro il ritorno ai negoziati





Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha annunciato in una conferenza stampa il 25 settembre 2010, di sospendere la propria partecipazione al Comitato esecutivo dell'OLP in risposta al ritorno di Abu Mazen ai negoziati e all'illegittima "approvazione" da parte dello stesso Comitato di questa azione pericolosa.
 In una conferenza stampa tenuta a Ramallah, condotta dal vice Segretario generale, il compagno Abdel-Rahim Mallouh e dai compagni dell'Ufficio politico Khalida Jarrar e Omar Shehadeh, il Fronte ha messo in guardia sulle gravi conseguenze e ripercussioni della politica di concessioni e appeasement verso Stati Uniti e Israele.
Nel corso della conferenza stampa è stata rilasciata la seguente dichiarazione:

Dichiarazione politica rilasciata dal Comitato Centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Alle masse del nostro popolo palestinese che lotta in Palestina e della Diaspora...
Alle masse della nostra gloriosa Nazione Araba...


 In virtù della nostra piena responsabilità storica e nazionale e con un alto grado di coscienza dei grandi rischi per il nostro popolo per gli attuali sviluppi politici a livello arabo e palestinese, emettiamo oggi la seguente dichiarazione. Alla luce della scelta da parte della leadership dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina riguardo un ritorno ai negoziati diretti con il governo dell’entità sionista, sotto l'egida dell'imperialismo statunitense, il Comitato Centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha convocato una riunione straordinaria per discutere tali sviluppi, definendo i seguenti punti:


I. Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina si attiene dal 1993 ad un rigoroso e categorico rifiuto di Oslo e ha messo in guardia sin da subito della sua pericolosità e delle conseguenze disastrose per la causa palestinese, per il programma e la carta dell’OLP e per la lotta nazionale palestinese. La decisione di tornare alle trattative dirette, dopo un fallimento lungo quasi due decenni, è un affronto per il sangue del nostro popolo versato nell’Intifada di Al-Aqsa del 2000 ed esprime l'ostinazione della leadership dell'OLP nel portare avanti il percorso devastante di Oslo, nonostante i suoi effetti rovinosi sul nostro popolo. Questo sviluppo abbandona la causa palestinese nelle mani dell'imperialismo americano e del sionismo, rendendola dipendente dai loro dettami che mirano alla liquidazione degli inalienabili diritti storici e nazionali del nostro popolo, in particolare il diritto al ritorno dei rifugiati, il diritto all'autodeterminazione e il diritto di cittadinanza e residenza in terra palestinese, nei territori della Palestina occupati nel 1948. I negoziati diretti contribuiscono anche a rompere il crescente isolamento internazionale dell'entità sionista, a proteggere i suoi leader dalle responsabilità e conseguenze per i loro crimini e massacri, e per aggirare la crescente solidarietà internazionale con il nostro popolo e i suoi diritti. Essi forniscono una copertura alle pratiche dell'occupazione e alle politiche di costruzione degli insediamenti, confisca delle terre, deportazione, assedio, detenzione, prigionia ed assassinio. Intacca ulteriormente la nostra posizione nazionale e contribuisce ad approfondire la disastrosa divisione interna palestinese.
Di conseguenza, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, che ha mantenuto e rispettato l'OLP ed è stata parte di ogni svolta politica dell'organizzazione, e che considera la sua storia e potenzialità come quelle di un grande movimento nazionale bagnato con il sangue dei martiri, si rifiuta di accettare che l'OLP sia una copertura per le politiche che distruggono e minano la nostra causa nazionale. Rifiutiamo inoltre di accettare che le istituzioni dell'OLP siano trasformate in enti privi di indipendenza, militanza, democrazia, trasparenza e legittimità. Quindi:
I
l Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina sospende la sua partecipazione alle riunioni del Comitato esecutivo dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Noi proseguiremo, di fronte alle masse del nostro popolo e della nostra nazione, a mettere in guardia sulle gravi conseguenze e ripercussioni della politica di concessioni e sul ritorno ai negoziati diretti alle condizioni israelo-statunitensi, ivi incluse l'assenza delle Nazioni Unite e delle sue disposizioni e la loro sostituzione con un tavolo negoziale sponsorizzato dagli americani. Con il sostegno degli Stati Uniti, lo stato sionista tenta di imporre l'obbligo del riconoscimento di "Israele" come lo "Stato del popolo ebraico", come parte dell'agenda dei negoziati. Compiamo questo passo alla luce della continua costruzione degli insediamenti, del blocco e dell'assedio e delle persistenti pratiche e politiche egoistiche e di esclusione che non tengono conto dell'azione collettiva palestinese nel processo decisionale, e alla luce dello schiacciante rifiuto popolare alla decisione illegittima di tornare ai negoziati presa con solo un terzo dei membri del Comitato esecutivo.


II. La decisione di tornare al negoziato diretto mina gravemente le deliberazioni del Consiglio centrale. Si tratta di un abuso dell'OLP e della sua rappresentazione come identità nazionale militante palestinese e luogo di lavoro comune.
Invece di mantenere dinanzi al mondo una posizione di difesa nazionale, per rafforzare in particolare il punto di vista ufficiale arabo, al servizio della lotta nazionale e dei suoi obiettivi, il Comitato esecutivo ha fornito una decisione presa in anticipo. Questa decisione è stata presa in una riunione del Comitato esecutivo - organo dirigente dell'OLP - con la mancanza formale del quorum e con il rifiuto delle principali forze.
II
I. La decisione del Fronte Popolare di sospendere la propria partecipazione alle riunioni del Comitato esecutivo non significa che siamo impegnati in qualche tipo di struttura parallela o alternativa all'OLP come organismo nazionale in grado di comprendere tutto il popolo palestinese in patria e nella diaspora. Il Fronte non è solo contro l'utilizzo dell'OLP e delle sue istituzioni come un guscio vuoto per giustificare le concessioni, ma rifiuta anche qualsiasi negazione del fatto che l'OLP sia un grande successo nazionale del nostro popolo e delle fazioni della rivoluzione palestinese contemporanea, oltre che il prodotto di tanti dolorosi sacrifici. Proprio come nel passato, il Fronte Popolare non cesserà nel presente e nel futuro di lottare per riformare e ricostruire l'OLP su base nazionale e democratica, incluse le elezioni basate sulla rappresentanza proporzionale in Palestina e, per quanto possibile, nella diaspora. Affermiamo l'impegno della Dichiarazione del Cairo del marzo 2005 e del Documento per l’Accordo Nazionale del giugno 2006 (Documento dei Prigionieri) per porre fine al disastroso stato di divisione, ristabilire l'unità nazionale e consolidare la fermezza del nostro popolo nell'affrontare l'occupazione e le sue pratiche sul terreno. Questi sono i compiti principali di tutti i palestinesi nell'attuale fase nazionale.


IV. Il Fronte Popolare, pur affermando che l'OLP è l'unico rappresentante legittimo del nostro popolo, ovunque esso si presenti, invita le masse del nostro popolo, le fazioni, le forze politiche, i leader delle comunità e le personalità indipendenti a formare e sostenere il più ampio movimento popolare per fermare i negoziati e per la fine del percorso disastroso rappresentato dagli accordi di Oslo. Chiediamo la convocazione di una conferenza internazionale con pieni poteri sotto l'egida delle Nazioni Unite, con le risoluzioni internazionali e la legittimità come riferimento, al fine di dare seguito ai diritti dei palestinesi e costringere l'entità sionista ad applicare le risoluzioni dell'ONU, in particolare la risoluzione 194, assicurando il ritorno dei profughi alle loro case da cui furono scacciati, lo smantellamento degli insediamenti e la rimozione dei coloni. Invitiamo a lavorare duramente per ripristinare l'unità nazionale e per sviluppare una strategia per l'azione politica che sostenga i nostri principi nazionali e ponga fine alla dipendenza dai negoziati che, attraverso una dolorosa esperienza, si sono dimostrati inutili nella migliore delle ipotesi e devastanti e pericolosi nella peggiore.


Unità, fermezza e resistenza fino alla vittoria!
Gloria ai martiri, salute ai feriti, libertà per i prigionieri e vittoria per il nostro popolo!


Comitato Centrale Generale
Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Settembre 2010

domenica 12 settembre 2010

FPLP: I negoziati diretti sono una pericolosa conseguenza di Oslo


 
Il PFLP ha rilasciato una dichiarazione il 1 settembre 2010, dicendo che i negoziati diretti che stanno avnedo luogo a Washington, DC sono un flagrante tradimento degli interessi nazionali palestinesi e richiamano tutti gli individui, le forze e le istituzioni a prendersi le prorpie responsabilità nel combattere qualsiasi tentativo di menomare i diritti del popolo palestinese o legare la causa palestinese a una direzione di negoziati illegittimi che costituiscono una copertura per i crimini dell'occupante. 

In un comunicato rilasciato dall'Ufficio Politico del Fronte, si afferma che"l'incontro e la cena di gala alla Casa Bianca che lancia i negoziati bilaterali diretti riporta alla mente lo stesso prato della Casa Bianca il 13 settembre 1993 quando furono firmati gli accordi di Oslo, con soltanto un cambio degli attori e delle comparse che li circondavano."Gli accordi di Oslo, ha detto il Fronte, hanno finito per essere un disastro per il popolo palestinese e questi negoziati pongono la stessa minaccia. 

Il comunicato ha sottolineato che i negoziati stanno avendo luogo alle condizioni e obiettivi degli israeliani e degli statunitensi, non soggetti a nessuna precondizione e con nessun riferimento o struttura internazionale o legittimante, incluse le fondamentali risoluzioni delle Nazioni Unite sulla Palestina che hanno riconosciuto il bisogno dell'indipendenza, autodeterminazione e diritto al ritorno dei profughi della Palestina 

Il comunicato dle Fronte ha anche confermato la fedeltà ai diritit nazionali palestinese- il diritto a resistere, a porre fine all'occupazione e agli insediamenti, alla libertà dei prigionieri, all'indipendenza e al ritorno- e ammonendo contro la minaccia alla democrazia palestinese rappresentata dalla repressione all'opposizione ai negoziati e dal comportamento delle forze di sicurezza dell'Autorità nazionale palestinese. Ha sottolineato che questi negoziati giocano con il sacrificio del nostro popolo- i martiri, i feriti, e i prigionieri- e sacrificano i diritti del nostro popolo, la sicurezza dell'intera regione e la solidarietà internazionale con la nostra causa all'altare dell'illusione e dei biechi interessi egoistici fidandosi della false promesee e le assicurazioni del governo statunitense. 

Il comunicato del Fronte si è concluso con un appello al popolo palestinese ovunque esso sia, alla nazione araba, e a tutte le forze progressiste internazionali a mobilitarsi e a sfidare i piani e le condizioni israelo-statunitensi, sconfiggere questi negoziati e sostenere la resitenza, l'unità e la fermezza palestinesi come la scelta democratica del popolo palestinese per liberare la propria terra e riprendersi i diritti negati alla libertà, indipendenza e ritorno. 

Il compagno Jamil Mizher, membro del comitato centrale del PFLP, ha detto alla TV Al-Alam che questi negoziati sono "un profitto netto per l'occupante" dato che sia Israele che gli Stati Uniti si uniranno "per minacciare il lato palestinese a fare concessioni su Gerusalemme, i nostri confini e il diritto dei profughi al ritorno oltre al fatto che rifiutano di porre fine alla costruzione di insediamenti e rigetano tutte le leggi e le risoluzioni internazionali. Inoltre, ha detto Mizher, "questi negoziati aiutano a rompere lisolamento dell'occupante e minano gli sforzi internazionali di isolare l'occupante, particolarmente gli sforzi per portare i leader dello stato occupante ad un processo per crimini di guerra presso una corte internazionale".

giovedì 22 luglio 2010

L'Ufficio politico del FPLP lancia per ottobre una mobilitazione in favore del compagno Sa'adat

L'Ufficio politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il 18 luglio 2010, ha rilasciato una dichiarazione in cui si chiede la più grande solidarietà e sostegno possibili in favore del compagno Ahmad Sa'adat, il Segretario generale del FPLP, per metà ottobre 2010, quando dal suo ininterrotto isolamento nelle carceri dell'occupante sarà nuovamente sottoposto a giudizio.

La dichiarazione del Fronte rende noto che il compagno Sa'adat ha trascorso più di un anno e mezzo in isolamento, nel mentre il sistema carcerario e i servizi di sicurezza sionisti lo dichiaravano una continua "minaccia alla sicurezza", giustificandone in questo modo la separazione dai compagni di prigionia, le persistenti limitazioni alle visite dei familiari e il divieto di accesso ai giornali e media, a libri e documenti. Il FPLP ha dichiarato che tutti i diciassette prigionieri palestinesi sotto isolamento sono a rischio a causa della brutalità e crudeltà del sistema carcerario, sollecitando a tal proposito un ampio sostegno contro l'uso dell'isolamento come arma per colpire i prigionieri palestinesi.

Il FPLP lancia una giornata di azione, di lotta e solidarietà contro l'isolamento e in aiuto dei prigionieri palestinesi, con alla testa il compagno Sa'adat. Invita tutte le forze progressiste, tutti i partiti e movimenti di liberazione palestinesi e arabi, e tutti gli amici del Fronte e del popolo palestinese nel mondo affinché organizzino eventi, azioni mediatiche e di solidarietà politica a sostegno del compagno Sa'adat, chiedendo la liberazione dei prigionieri palestinesi e denunciando l'orrore della condizione di isolamento. Invita inoltre tutte le sezioni del Fronte e i suoi sostenitori dentro e fuori della Palestina a trasformare il giorno dell'udienza del compagno Sa'adat in una giornata di mobilitazione e di solidarietà popolare insieme al movimento dei prigionieri.

Oltre a ciò, la dichiarazione dell'Ufficio politico ha chiesto alle autorità internazionali per i diritti umani e, in particolare, alle Nazioni Unite con i suoi organismi, Segretario generale incluso, che si assumano le proprie responsabilità perché i prigionieri palestinesi siano protetti e rinuncino alla loro ostinata cecità dinanzi ai crimini dell'occupazione israeliana contro i prigionieri. 
 

venerdì 9 luglio 2010

FPLP: “L’allentamento” dell’assedio su Gaza è una nuova manovra dell’occupante

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha respinto il 6 luglio scorso l’ultima manovra delle autorità d’occupazione, il "nuovo elenco" di materiali cui è proibito l’ingresso nella Striscia di Gaza. 
Il Fronte in un comunicato ha fatto notare che ad oltre 3.000 articoli necessari al soddisfacimento dei bisogni vitali primari, e relativi a prodotti farmaceutici, agricoli e industriali, viene negato l'ingresso dall’assedio imposto dagli occupanti, con l’aiuto e la complicità della cosiddetta "comunità internazionale". 

Il Fronte ha osservato che questa è soltanto una nuova manovra per proseguire nella punizione collettiva di un milione e mezzo di palestinesi e fornire una copertura all'assedio in corso.
I Palestinesi di Gaza, ha riferito il FPLP, sono privati dei loro più elementari bisogni umani fondamentali, compreso il loro diritto a vivere dignitosamente, a poter lavorare e godere della libertà di movimento e circolazione per le persone e le merci.
Il Fronte giudica questa manovra solo come un tentativo di sfuggire al malcontento pubblico e alla condanna internazionale per il crimini dello stato di occupazione, compresi il blocco dei convogli internazionali in corso e l'assalto criminale alla Flotta della Libertà. 

L'assedio ha provocato numerosi appelli e azioni internazionali per il boicottaggio e il perseguimento legale delle autorità di occupazione per i loro crimini di guerra e costoro stanno di conseguenza cercando di mettere a tacere questo oltraggio, ha osservato il Fronte.

Inoltre, il Fronte ha stroncato gli sforzi israelo-statunitensi che spingono verso negoziati indiretti o diretti, i quali servono solo come copertura dell'imposizione sionista dei fatti sul territorio palestinese. Questi negoziati sono utili solo agli occupanti e creano illusioni sulla "pace", mentre l'occupazione prosegue nel tentativo di liquidazione della causa palestinese. Al contrario, ha dichiarato il Fronte, dobbiamo rafforzare l'unità interna e sollecitare un più alto livello di solidarietà araba e internazionale con il popolo palestinese.

Il compagno Kayed al-Ghoul, membro del Comitato Centrale del FPLP, ha parlato il 6 luglio 2010 invocando una entità unificata nazionale per difendere il nostro popolo a Gerusalemme, sotto attacco della campagna di pulizia etnica e sionizzazione dell’occupante che cerca di isolare la città dal mondo palestinese e arabo.

Martedì mattina, durante un sit-in presso il Consiglio Legislativo di Gaza in solidarietà con il popolo di Gerusalemme, ha invitato tutte le forze palestinesi a costruire una campagna di solidarietà con Gerusalemme, con particolare riguardo alla minaccia di deportazione dei membri del Consiglio Legislativo palestinese, e nel richiedere il blocco di tutti i negoziati con il regime di occupazione, ha evidenziato come tali trattative siano sfruttate allo scopo di coprire la campagna di furto della terra, di liquidazione e di trasferimento attuata contro il nostro popolo.
Il compagno al-Ghoul ha invitato il popolo palestinese e quelli arabi ad agire per fermare i crimini sionisti e sostenere la città di Gerusalemme e la sua popolazione, che incarnano il rifiuto palestinese della presenza sionista sulla nostra terra. 

Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

sabato 5 giugno 2010

Il FPLP condanna le criminali uccisioni perpetrate dai pirati israeliani e saluta gli eroi della Freedom Flotilla

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina condanna l'ennesimo massacro israeliano, avvenuto il 31 Maggio 2010 in alto mare, in acque internazionali, con la brutale aggressione della Flotta internazionale della Libertà diretta a Gaza. Il terrorismo di stato dei pirati israeliani, ha dichiarato il Fronte, ha attaccato con armi da fuoco e commandos le navi della solidarietà internazionale cariche di aiuti umanitari. Il Fronte ha spiegato che questo ultimo crimine contro l'umanità commesso dallo stato occupante, denota il suo disprezzo per il diritto internazionale.

Il Fronte saluta tutti i membri della Freedom Flotilla, in particolare i martiri e i feriti, affermando che questi sono martiri del popolo e della causa palestinese, della lotta dei popoli di tutto il mondo per la liberazione, la giustizia e la libertà, che diverranno immortali nella nostra lotta e che i prigionieri sono come i prigionieri della nostra nazione arabo-palestinese, prigionieri della libertà nelle mani di uno stato di occupazione e terrore.

Ha invitato il movimento palestinese in Palestina e in esilio e tutte le forze progressiste di tutto il mondo a continuare e intensificare le loro azioni alle ambasciate e consolati israeliani in tutto il mondo, emulando l'esempio del popolo turco che ha occupato l'ambasciata israeliana di Ankara e chiesto l'immediata cessazione di ogni negoziato diretto o indiretto con il regime assassino.

Il Fronte ha chiesto che tutte le nazioni arabe sospendano i loro rapporti con lo stato di occupazione e taglino i rapporti diplomatici, richiedendo un'azione internazionale ufficiale seria per portare i capi criminali dello stato di occupazione a giudizio nelle corti internazionali e punirli severamente per i loro delitti. Inoltre, il Fronte ha dichiarato che il governo degli Stati Uniti e tutti quelli che si rendono silenziosamente complici hanno la responsabilità di questo crimine come di tutti i crimini che questo stato di occupazione infligge di continuo al popolo arabo-palestinese.

Il Fronte si impegna a portare avanti l'esempio di questi attivisti, gli ultimi martiri della grande lotta popolare per la liberazione e il ritorno e per la giustizia nei confronti di un invasore e occupante. Essi continueranno a vivere, il FPLP lo promette solennemente, nella determinazione e resistenza del popolo palestinese per conoscere la giustizia e la libertà e la fine dei crimini dello stato terrorista.

martedì 4 maggio 2010

«Basta tasse», il Fplp lancia rivolta anti-Hamas

«Basta tasse». Il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FplP) guida la protesta a Gaza contro l'aumento delle tasse deciso di recente dal governo di Hamas per sostenere la sua sempre più pesante struttura amministrativa e le sue forze di sicurezza (in totale 40 mila dipendenti).
Al rigido blocco di Gaza in atto da tre anni e all'offensiva «Piombo fuso» lanciata da Israele tra la fine del 2008 e il gennaio 2009 (1.400 palestinesi uccisi, migliaia i feriti), si sono aggiunti qualche giorno fa i prelievi fiscali approvati dal premier islamico Ismail Haniyeh per fare fronte al prosciugamento delle casse di Hamas. Le contestazioni avvengono mentre Gaza piange l'uccisione di Ahmed Dib, un giovane di 21 anni, ferito mortalmente ieri mattina non lontano da Shujaiyeh dal fuoco delle postazioni militari israeliane mentre, assieme ai volontari dell'International solidarity movement, prendeva parte ad una manifestazione a ridosso della «zona cuscinetto» imposta dallo Stato ebraico, l'area agricola lungo il confine, larga fino a 300 metri, dove i palestinesi non possono più entrare. La protesta però non si ferma e oggi è prevista una nuova manifestazione nel distretto di Rafah, a sud di Gaza.
La reazione del movimento islamico alle proteste contro gli aumenti non si è fatta attendere e martedì sono scattati gli arresti per una dozzina di militanti della sinistra marxista palestinese, minoritaria ma molto attiva nella Striscia. I fermati in gran parte sono stati liberati ieri ma l'avvertimento è chiarissimo. Per un portavoce del FplP, Jamil Mazher, la retata ha avuto lo scopo di bloccare la distribuzione di volantini di protesta contro l'incremento delle tasse sulle sigarette, del costo delle licenze commerciali e di molte altre imposte dirette.
«Questi aumenti sono inaccettabili - ha spiegato Mazher - la vita della popolazione civile è sempre più difficile a causa dell'assedio israeliano. La povertà dilaga così come la disoccupazione e aver deciso incrementi delle tasse in questo momento non è concepibile». Il FplP ha avvertito Hamas che l'aumento delle pressioni economiche, unito alle restrizioni delle libertà politiche e individuali, potrebbero scatenare una rivolta popolare. Da parte sua il movimento islamico ridimensiona l'accaduto e parla di aumenti «modesti» delle tasse che non colpiscono i poveri e ammonisce le opposizioni dal «turbare l'ordine pubblico».
Il FplP allo stesso tempo punta l'indice anche contro il governo di Ramallah, guidato da Salam Fayyad e riconosciuto e sponsorizzato dai paesi occidentali. Da Damasco l'ex guerrigliera Leila Khaled, icona della sinistra palestinese, ha chiesto lo scioglimento dell'Autorità nazionale (Anp) di Abu Mazen.
«L'Anp - ha protestato Khaled durante una manifestazione in sostegno dei detenuti politici - minaccia il progetto nazionale palestinese. Il nostro popolo ha lottato e lotta da decenni per la sua libertà e la sua terra e non certo per avere soltanto un'autorità amministrativa». Rivolgendosi infine all'Anp e ad Hamas, Khaled ha denunciato «coloro che siedono a Ramallah e Gaza e impediscono l'unità nazionale palestinese».
Fonte: IL Manifesto

venerdì 16 aprile 2010

Compagna Jarrar: la strategia politica palestinese deve sostenere la resistenza del nostro popolo

da FPLP - www.pflp.ps/english/?q=comrade-jarrar-palestinian-political-strategy-must
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
La compagna Khalida Jarrar, membro dell'Ufficio Politico del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, ha chiesto che venga sviluppata una strategia unitaria che rafforzi la resistenza palestinese e respinga il percorso fallimentare e pericoloso dei negoziati con l'occupante.
 
In un'intervista rilasciata l'8 aprile 2010 al Jerusalem News Net, la compagna Jarrar ha sottolineato l'importanza della lotta politica a livello internazionale, sottolineando come gli Stati Uniti siano un alleato strategico dell'occupante israeliano, e che i tentativi di sostituire al diritto internazionale le loro pretese e imposizioni ai palestinesi devono essere respinti totalmente. Ha chiarito che tali condizioni avvantaggiano solo l'occupante e che il popolo palestinese non ha nulla da guadagnare nel partecipare a simili messinscene.
 
Ha spiegato che il ritorno ai negoziati "diretti" o "indiretti" rappresenta una concessione alle pressioni e ai diktat statunitensi e israeliani, incoraggiandoli solamente a proseguire nelle loro crescenti pratiche di insediamento, confisca di terra, demolizione di case e arresti, che autorizza e offre una copertura alla loro attuale guerra contro il nostro popolo.
 
Inoltre, ha sostenuto l'urgenza che i leader politici palestinesi si impegnino nella costruzione della resistenza, dell'unità e della coesione nazionale palestinese sulla base dell'appoggio alla resistenza del nostro popolo e su chiari contenuti nazionali. I leader palestinesi, ha sottolineato, hanno il dovere di sostenere e rafforzare la tenacia del nostro popolo in continuo scontro con un'occupazione criminale, coloniale e razzista.
 
La compagna Jarrar ha riferito che la riconciliazione interna palestinese resta ad un punto morto, seguitando a mettere in difficoltà il nostro popolo nonostante la sua perseveranza nella lotta contro l'occupante. Ha invocato elezioni per un nuovo Consiglio Nazionale Palestinese che includa tutte le forze, come richiesto nella dichiarazione del Cairo del 2005, che stabilisce un piano per una Organizzazione per la Liberazione della Palestina inclusiva e democratica, per la realizzazione dell'unità tra le forze palestinesi e per una profonda revisione politica che respinga i negoziati e rafforzi la resistenza.

venerdì 19 marzo 2010

FPLP: La posizione degli Stati Uniti in merito a insediamenti e negoziati è una copertura per i crimini dell'occupazione

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina condanna qualsiasi forma di trattativa con la forza occupante e sostiene che ciò di cui necessita il popolo palestinese sono i fatti e non le parole con gli occupanti. Il 13 marzo 2010, il FPLP ha emesso un comunicato stampa in cui dichiara che le posizioni degli Stati Uniti sulla costruzione degli insediamenti, definiti come un "passo negativo" o "non costruttivo", non convincono più nessuno riguardo la volontà dell'amministrazione statunitense di rispettare il diritto internazionale e i diritti umani, ribadendo inoltre che le cosiddette "trattative" nulla fanno per richiamare gli organismi internazionali alla loro responsabilità di tutela dei diritti fondamentali dei palestinesi e ricordando che gli Stati Uniti rimangono un fondamentale partner strategico del regime sionista.

Il FPLP mette in guardia tutte le forze palestinesi dal prestare fede a tali dichiarazioni, rilevando come esse non siano accompagnate da alcuna azione utile a fermare l'espansione degli insediamenti, gli attacchi su Gerusalemme e le aggressioni contro il nostro popolo. Ha chiesto che tutte le forze che pretendono di rappresentare il popolo palestinese rifiutino qualsiasi forma di negoziato con l'occupante e che agiscano invece impegnandosi nello sforzo unitario e di difesa dei nostri diritti e rivendicazioni nazionali, tra cui l'autodeterminazione, il diritto al ritorno, la sovranità, l'indipendenza e Gerusalemme.
Il Fronte ha ribadito il suo totale rifiuto a piegarsi ai dettami del governo statunitense oppure ad accettarlo come referente, confermando che le sue false promesse e ingannevoli iniziative vengono completamente respinte. Ha chiesto che la presidenza dell'Autorità Palestinese ritiri immediatamente la propria disponibilità a partecipare ai cosiddetti "negoziati indiretti", in palese violazione della decisione assunta dal Consiglio Centrale dell'OLP e della volontà del popolo palestinese.

La compagna Khalida Jarrar, membro dell'Ufficio politico del FPLP, ha dichiarato che la leadership palestinese dovrà ritenersi responsabile di qualunque ritorno ai cosiddetti negoziati "indiretti" o "diretti", aggiungendo che ciò rappresenterebbe una violazione delle disposizioni del Consiglio Centrale Palestinese oltre che della volontà del popolo palestinese. Il Fronte ha sostenuto che chiederà conto di ciò nel prossimo incontro del Consiglio Centrale.
La dichiarazione del Fronte conferma che i sacrifici del nostro popolo e la nostra rivoluzione non saranno sacrificati sull'altare del cosiddetto "processo di pace" e delle "trattative", che fin dal loro inizio sono state un fallimento e nulla più che una copertura per i piani delle forze occupanti, e chiedono invece che tutti agiscano nell'interesse del nostro popolo e respingano queste politiche di dipendenza e sottomissione.

da FPLP - www.pflp.ps

Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare





giovedì 31 dicembre 2009

FPLP: RESISTENZA NECESSARIA



La resistenza e la fermezza del popolo di Gaza restano energiche e forti un anno dopo la criminale guerra e l’aggressione su Gaza, ha detto l’FPLP il 26 dicembre ’09 in un comunicato che ha ricordato il primo anniversario della strage. I massacri dell’occupante hanno spezzato la vita di circa 1500 Palestinesi e ne hanno feriti e sfollati decine di migliaia, distruggendo decine di migliaia di abitazioni che ancora oggi aspettano di essere ricostruite.


Il comunicato del Fronte ha dichiarato che «è chiaro a tutti, mese dopo mese, anno dopo anno, che le parole degli Stati Uniti su “pace” e “negoziazioni” non sono nient’altro che chiacchiere senza significato, promesse false e miseri tentativi di subordinazione del nostro popolo mentre l’occupante ruba la nostra terra, viola i nostri diritti, massacra il nostro popolo». Allo stesso tempo, il progetto del cosiddetto “processo di pace” nasconde solo i crimini dell’occupante e serve come meccanismo per gli occupanti sionisti e i loro strategici alleati a Washington per bloccare gli sforzi interni dei Palestinesi di porre fine alla divisione, ristabilire l’unità nazionale e sostenere i nostri diritti nazionali, ha affermato il Fronte.
Il comunicato ha continuato dicendo che i leader della macchina da guerra dell’occupazione hanno creduto di poter guadagnare sicurezza e vittorie politiche e rompere la volontà, la determinazione e la resistenza del nostro popolo e il nostro impegno per i diritti nazionali, attraverso un massiccio ricorso a massacri e barbarie. Tuttavia non hanno, in realtà, guadagnato alcuna vittoria politica e sicurezza, ed i loro tentativi di scardinare la resistenza in Libano e in Palestina sono completamente falliti.

Il comunicato del Fronte ha anche detto che il massacro di Gaza ha chiaramente dimostrato al mondo intero le continue bugie delle dichiarazioni sioniste di “etica militare” o “democrazia” dal momento che ha usato armi proibite a livello internazionale, compreso il fosforo bianco, per far piovere distruzione e devastazione su Gaza, rilevando che i popoli del mondo hanno risposto con indignazione allo stato di occupazione e con solidarietà al popolo palestinese, proprio mentre la comunità internazionale ufficiale è rimasta silente e complice.
Ha notato che il rapporto delle Nazioni Unite del Giudice Goldstone che ha esaminato i crimini di guerra degli occupanti a Gaza ha messo allo scoperto i fatti dei crimini dell’occupazione, facendo appello alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite affinché giudichino i criminali di guerra per quello che hanno fatto e si prendano le loro responsabilità politiche, legali e morali.
Il comunicato del Fronte ha anche accolto in maniera positiva il popolo arabo e le forze progressiste internazionali nel mondo, esprimendo orgoglio e gratitudine per la loro persistente solidarietà e forza che continuano a sfidare i nemici di Palestina in sostegno dei diritti del nostro popolo.

Il compagno Dr. Maher Taher, membro dell’Ufficio Politico dell’FPLP e leader del suo ramo in esilio, ha aggiunto che la resistenza è necessaria per rompere l’assedio a Gaza, affermando che i movimenti per i diritti umani e i progetti umanitari sono importanti ma insufficienti, se sono gli unici interventi, a rompere l’assedio.
Il compagno Taher ha detto che i rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani sono stati importanti, dal momento che hanno confermato e documentato i maggiori crimini di guerra commessi davanti agli occhi e alle orecchie del mondo intero. Ha osservato che i governi arabi e la comunità internazionale ufficiale sono rimasti silenti e complici mentre un milione e mezzo di Palestinesi subisce l’assedio a Gaza, ma forze, gruppi ed istituzioni di coscienza hanno, dal Rapporto Goldstone, continuamente richiesto alle organizzazioni internazionali per i diritti umani di intervenire, alla gente comune di tutto il mondo di mettere in pratica massicce mobilitazioni di solidarietà.

Ha denunciato la complicità dei regimi arabi con l’assedio a Gaza, sostenendo che quel silenzio sui crimini di guerra israeliani li autorizza a continuare. Ha osservato anche che l’assedio non è semplicemente una questione umanitaria di crimine contro l’umanità e contro bambini, vecchi e malati, ma che l’assedio del popolo palestinese è anche un assedio politico.
Il compagno Taher ha detto che «il nemico israeliano vuole che il popolo palestinese sventoli bandiera bianca, abbandoni la resistenza e accetti i termini e le condizioni di Stati Uniti e Sionismo ma il popolo palestinese, a dispetto di tutto ciò, continuerà a lottare, a rifiutare di arrendersi e continuerà a sventolare la bandiera della resistenza, in qualsiasi circostanza».
traduzione a cura del CAU

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