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martedì 7 settembre 2010

L'Aquila 17 mesi dopo il sisma - Una città che tira a campare

Il bilancio 17 mesi dopo il tragico 6 aprile 2009. Il capoluogo è disgregato fra incertezza, dubbi e sospetti. Le persone assistite sono oltre 50.000, la ricostruzione ancora lontana e il si respira un clima di attesa piena di incognite

L'AQUILA. Il tempo scorre inesorabile. Oggi, sei settembre 2010, sono passati 17 mesi da quel tragico sei aprile del 2009. Eppure per una serie di "coincidenze", almeno si spera tali siano, L'Aquila si ritrova più o meno a vivere come in quei giorni che seguirono una scossa che ha travolto vite umane e distrutto la città e tanti paesi del circondario. Oggi come 17 mesi fa abbiamo i centri storici chiusi, una città che, nell'ultimo fine settimana, si è svuotata e, soprattutto, la paura del terremoto non solo non è passata ma è tornata a condizionare i giorni e le notti degli aquilani. Tutto questo in un panorama carico di incertezze che vanno dalla ricostruzione, al lavoro, al ritorno a una vita che possa essere definibile normale.

I DATI. I numeri sono la fotografia di una situazione di assoluta disgregazione, di una città dispersa e che stenta a ritrovarsi. Il dato più impressionante è che fra il Comune dell'Aquila e i 54 Comuni del cratere ci sono quasi 56.000 persone assistite: chi nel progetto Case (i megapalazzoni che ogni giorno paiono sempre più tristi), le casette map (a parte lodevoli eccezioni vorrei trovare qualcuno che mi spieghi la differenza, almeno a guardarle dall'esterno, fra questi map e le baracche costruite nella Marsica, ma anche all'Aquila, dopo il sisma del 1915), altri ancora negli alberghi (si tratta di quasi tremila persone in particolare anziani soli). C'è poi uno sterminato numero di cittadini (quasi 26.000) che ha scelto di arrangiarsi alla meglio e "gode" della cosiddetta autonoma sistemazione.

AUTONOMA SISTEMAZIONE. L'autonoma sistemazione, ormai non lo nasconde più nessuno, sta diventando per molti non solo una integrazione al reddito ma una vera e propria risorsa di sopravvivenza. Fra 26.000 ci sarà una piccola percentuale di furbi (che sono purtroppo ineliminabili) ma la gran parte ha bisogno di quell'assegno che arriva a singhiozzo (i pagamenti sono fermi ad aprile 2010) per fare la spesa. Il Comune, che liquida materialmente la cifra, lamenta che non ha soldi per pagare regolarmente, il commissario Chiodi dice invece che i fondi ci sono. Conclusione: nessuno ci capisce e alla fine ci si rassegna. Come si sono rassegnati quelli che avevano chiesto l'indennizzo per i traslochi o per i mobili distrutti.

MAP. Anche sulle casette di legno c'è un piccolo giallo. Il Comune dice che ce ne sono molte libere. Cittadini denunciano che ce ne sono di libere anche fra quelle che apparentemente sono occupate da chi ha scambiato il map per la casetta di campagna. E poi stanno iniziando con sempre maggior frequenza le proteste di chi scopre difetti e problemi (almeno per questo c'è un numero verde a cui rivolgersi). Ma non solo: dopo l'entusiasmo iniziale ci si rende conto che la parola provvisorio assume un significato sempre più chiaro: sarà difficile restare per anni dentro quegli alloggi.

PUNTELLAMENTI. I puntellamenti sono stati l'unico grande affare di questi primi 17 mesi. Centinaia di milioni di euro che finiranno (perché anche per questi pagamenti i ritardi non mancano) nelle casse di decine e decine di ditte. Tutti i puntellamenti erano necessari? Forse no e prima poi anche su questo finirà per indagare la magistratura. E qualcuno dovrà spiegare perché si puntellano abitazioni destinate in futuro alla demolizione e non si trovano i soldi per mettere in sicurezza cento metri di strada che portano alle Grotte di Stiffe che è una risorsa per il turismo locale (l'articolo).

RISTRUTTURAZIONI. In questi ultimi mesi sono stati aperti centinaia di cantieri per la ristrutturazione delle case A e B. Mi capita sempre più spesso di trovare persone che mi avvicinano e mi soffiano all'orecchio: perché non andate a controllare come si stanno facendo quelle ristrutturazioni? E dietro la domanda ci sono sospetti che le cose si stiano facendo con superficialità. Naturalmente generalizzare non va bene e la maggioranza delle ditte sta sicuramente lavorando bene e onestamente. Però anche su questo ci si chiede: qual è l'istituzione o l'ufficio che dovrebbe controllare la bontà dei lavori soprattutto a garanzia della sicurezza di chi in quelle case ci deve tornare? Sempre più spesso poi i proprietari si sentono chiedere delle cifre aggiuntive rispetto a quanto preventivato. Chi paga?

COSTRUTTORI. Sulle pagine dei giornali da qualche settimana compare una insistente polemica fra i costruttori (in particolare nell'Ance, l'associazione che li rappresenta). Non ricordo nell'era avanti terremoto di aver mai scritto o letto di "scontri" fra costruttori. Che sarà successo? Forse l'Ance dovrebbe chiarire meglio se no è facile pensare che sia solo una questione di torte da spartire.

RICOSTRUZIONE. La ricostruzione pesante come è noto è ferma. E la gente che ha le case nei centri storici (la maggioranza) non sa quando potranno essere aperti i cantieri. E' un clima di incertezza totale e oggi, nonostante gli sforzi, non c'è un amministratore a qualsiasi livello, in grado di dare una indicazione credibile, che sia una. Non viene tra l'altro ancora disciplinata la questione fra indennizzo e contributo. Che non è cosa di secondo piano visto che sono in gioco le modalità degli appalti. Insomma la confusione è tanta e la parola d'ordine è: tirare a campare. Chi può.

6 settembre 2010

lunedì 30 agosto 2010

L'Aquila: festa della perdonaza, tensione tra cittadini e polizia per gli striscioni di protesta

Hanno urlato "Vergogna", "3,32 io non ridevo", "Bravo Letta", complimenti. Hanno dato le spalle al corteo e hanno interrotto gli applausi che fino a un attimo prima avevano salutato il passaggio della teca di Celestino V seguita dai vigili del fuoco. I cittadini aquilani hanno contestato così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, venuto a rappresentare il Governo al corteo della Perdonanza Celestiniana.

Prima del passaggio del corteo c'erano stati spintoni e tensioni tra i cittadini e le forze dell'ordine in piazza Duomo dove il popolo delle carriole svata aspettando il passagio del corteo della Perdonanza.

In piazza i cittadini hanno esposto una serie di striscioni "Cialente vergogna", "Molinari vergogna", "Letta, vedi di andartene" (scritto in dialetto), "Il gran rifiuto della cricca". Le forze dell'ordine hanno cercato di far rimuovere gli striscioni ma la popolazione ha resistito. Per un momento ci sono stati anche spintoni tra la polizia e folla.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta al suo arrivo in piazza non ha voluto commentare gli striscioni ma si è informato con il sindaco su quanti fossero i contestatori. Il sottosegretario abruzzese ha detto che "Il futuro dell'Aquila sarà degno della sua tradizione. Il presidente Berlusconi tornerà presto all'Aquila"

I cittadini hanno poi difeso gli striscioni con un cordone umano che ha fronteggiato la polizia. Il sindaco Cialente, appena arrivato in piazza, ha cercato una mediazione e ha detto "Non sono il questore non ho responsabilità sugli striscioni tolti, cercherò di mediare. Stiamo calmi, non roviniamo la Perdonanza".

La gente al passaggio di Cialente ha urlato: "Portate via la polizia".

In piazza anche il presidente della Regione Gianni Chiodi. I manifestanti hanno consegnato anche a lui una copia dei volantini che vengono distribuiti. Alcune persone stanno raccontando al presidente di essere stati spintonati dalle forze dell'ordine.

Distribuiti anche dei volantini con la scritta Nessuna passerella per chi rideva quella notte.

"Il corteo della Perdonanza", recitano i volantini, "rischia di trasformarsi nell'ennesima passerella mediatica sulla nostra città. si ha infatti notizia della probabile presenza di esponenti del Governo, gli stessi contro cui abbiamo manifestato a Roma accolti dalle manganellate della polizia. Gli stessi che prima ci hanno colpevolmente tranquillizzato, amici e sodali delle cricche che quella notte ridevano sui nostri lutti pensando ai loro soldi. La presenza di esponenti del Governo sarebbe una provocazione per tutta la città che reagirebbe al grido di "Alle tre e 32 io non ridevo". Invitiamo tutti i cittadini che hanno perso molto con il terremoto ma non la dignità e il rispetto per sè stessi a essere presenti al corteo della Bolla per far sentire forte la propria voce di dissenso verso chi la propria dignità l'ha venduta da tempo al miglior offerente".

fonte: il Centro
 
Video degli spintoni della polizia ai cittadini aquilani : http://ilcentro.gelocal.it/laquila/multimedia/2010/08/28/video/spintoni-tra-polizia-e-manifestanti-per-gli-striscioni-contro-letta-e-la-cricca-25941232/1
 
foto degli scontri: http://ilcentro.gelocal.it/laquila/multimedia/2010/08/28/fotogalleria/perdonanza-in-piazza-duomo-tensione-tra-cittadini-e-polizia-per-gli-striscioni-di-protesta-25941141/10

martedì 9 marzo 2010

L'Aquila - Libera! la zona rossa

Anche questa domenica erano tantissimi gli aquilani che sono entrati nella zona rossa per portare via le macerie della loro città.

Armati di carriole, pale, picconi non hanno accettato l'entrata solo di una delegazione e si sono aperti il passo sfondando il cordone di forze dell'ordine e spostando le transenne che volevano impedire l'accesso.

Tra gli slogan e gli striscioni, "Riammessa la Polverini, riammesso Formigoni ora riammettiamo anche L'Aquila", "LiberiAmo l'Aquila" hanno ribadito le loro richieste: certezza sui tempi della ricostruzione e la possibilità di disporre di una normativa che faciliti lo smaltimento dei circa 4,5 milioni di tonnellate di macerie.
Alcuni manifestanti avevano addosso una fascia tricolore con la scritta "Carriole!".

"E' inaudito - ha dichiarato Sara Vegni del comitato 3e32 - che ogni domenica bisogna fare questo rituale, questa pantomima per poter fare una cosa che ci spetta di diritto".

Sabato sera si era svolta una partecipata fiaccolata per ricordare le vittime dell'illegalità. Momenti di forte commozione davanti alla Casa dello studente per ricordare i ragazzi morti il 6 aprile.

giovedì 4 marzo 2010

G8, talpe e società fantasma: così funziona il «sistema»


La cricca dei lavori pubblici è intervenuta ovunque fosse necessario e a qualunque costo pur di mantenere in piedi il sistema gelatinoso che ha consentito negli ultimi anni di mettere le mani su gare e appalti milionari al di là e al di fuori di ogni regola di mercato e trasparenza. I nuovi atti depositati dalla procura di Perugia - l’aggiunto Centrone e i sostituti Sottani e Tavernese - e allegati alla richiesta di misura di custodia cautelare per i funzionari pubblici Balducci, De Santis, Della Giovampaola e il costruttore Diego Anemone raccontano soprattutto gli ultimi mesi di attività della cricca, da quando sono cominciate a filtrare notizie molto vaghe sulle inchieste della procura di Roma e poi di Firenze.

Si tratta di contatti utili a monitorare e quindi neutralizzare le indagini in corso. E di accorgimenti societari per continuare ad accapparrarsi appalti senza figurare tra le ditte vincitrici. Uno dei capitoli degli allegati s’intitola: «La gravissima attività di inquinamento probatorio in atto con fuga di notizie e informazioni ricevute in tempo reale dagli indagati». Sappiamo già come il sistema fosse arrivato nel cuore della procura della Repubblica di Roma agganciando l’aggiunto Achille Toro, titolare del pool che indagava sui reati contro la pubblica amministrazione, e prima di lui entrambi i suoi figli Camillo e Stefano ripagati con assunzioni, posti di lavoro e false fatture.

Per sicurezza - dopo i giudici anche contabili e costituzionali, qualche giornalista - la cricca si era organizzata anche sul fronte degli investigatori, di chi fa materialmente le indagini, in questo caso la Guardia di Finanza a cui era stato delegato il filone romano sugli abusi per le piscine dei mondiali di nuoto. Tutto comincia con un telefono che resta nelle mani degli investigatori del Ros e che risulta intestato al Ministero dell’Interno, per la precisione a uno 007 dell’Aisi, al generale della Guardia di Finanza Francesco Pittorru. Il 4 febbraio scorso i magistrati fiorentini scrivono che Roberto Molinelli, dipendente di Anemone, «ha assunto il ruolo di intermediario tra lo stesso Anemone e il generale forse a seguito della pubblicazione degli articoli pubblicati a partire da dicembre 2008 circa i rapporti tra Balducci e Anemone».

Il generale Pittorru viene indicato nelle conversazioni indicato come “via Merulana” o “Torre” ed è chiaro che il suo compito è quello di acquisire informazioni presso i colleghi su come evolvono le inchieste. La sera del 5 genanio 2009, ad esempio, Roberto Molinelli dice ad Anemone: «Ciao Diego... eh, senti... via Merulana ha chiamato, ha detto ti manda i suoi saluti e testualmente gli dica “va tutto bene”». Sono contatti assai frequenti, verifiche quasi settimanali, segno che la tensione nella cricca sta crescendo. Tanti, troppi e milionari i fronti su cui è impegnata, dal G8 alla Maddalena ai Mondiali di nuoto ai 150 anni dell’Unità d’Italia, oltre mille milioni di euro di opera pubbliche. Il 12 gennaio 2009 Molinelli parla con Anemone e gli dice: «Ha chiamato quella persona... è appena rientrata, ribadisce che va tutto bene, è tutto a posto, e comunque se lo vuoi incontrare mi ha detto di fargli sapere come e quando, mi ha detto di chiederlo a te».

È un crescendo di incontri a cui partecipa anche Balducci e che si infittiscono quando le inchieste fanno passi avanti, ad esempio nel maggio 2009 quando la procura di Roma fa sequestrare 19 impianti per i mondiali di nuoto tra cui il Salaria Village di Anemone e di Balducci. O quando escono inchieste sui giornali. Il 21 maggio anche l’ex numero 1 del Sismi il generale della Guardia di Finanza Niccolò Pollari cerca un incontro con balducci tramite il suo segretario. Ieri Pollari ha smentito di aver mai chiesto un incontro al responsabile dei lavori pubblici Angelo Balducci. Come che sia, non c’è dubbio che il gruppo Anemone in tutte le sue forme abbia cercato nei mesi scorsi di assumere informazioni e di controllare gli esiti degli accertamenti.

Si è occupato di questo anche il commercialista del gruppo Stefano Gazzani, l’uomo dei conti all’estero. Per tutti, come sempre, c’era un ritorno. La figlia del generale Pittorru, Claudia Pittorru, ad esempio dovrebbe essere stata assunta presso il Salaria sport village della premiata ditta Anemone-Balducci. Scrivono i magistrati di Firenze nella nopta del 4 febbraio 2010: «Fino al momento non è stato possibile accertare quale attività in atto svolga la citata Claudia Pittorru anche se non è da escludere, in base ad una serie di intercettazioni, che almeno a partire dal febbraio 2010 la stessa sia stata assunta presso il Salaria sport village».

Appartiene alla prassi del «sistema gelatinoso» l’attività di mimetismo delle aziende. Nel gennaio 2010, il mago delle società Stefano Gazzani, un po’ il Mills del gruppo Anemone, quello per cui Bankitalia mesi fa aveva segnalato movimenti sospetti di contanti e spesso in viaggio per San Marino, informa l’avvocato P.L. che «martedì sarà costituita una nuova società». L’avvocato si mostra entusiasta e suggerisce un nome, Casal Monastero. «La potrei pure chiamare Casal Monastero srl, se non do fastidio a nessuno» scherza il commercialista. L’avvocato incalza: «Chi ci mettete dentro, chi ci mettete soci, amministratore e ste cose. L’importante è che sia del giro ma non sia riconducile al gruppo». La chiameranno Cogecal. È il modo per camuffare le società. E partecipare indisturbati alle gare d’appalto.

di Claudia Fusani

domenica 14 febbraio 2010

L’Aquila, piano C.A.S.E. : i liquami scaricati nell’Aterno

Pubblichiamo il dossier presentato alla conferenza stampa di oggi, 12 febbraio, realizzata presso le Casematte e realizzato da Libera – associazioni, nomi e numeri contro le mafie – e da Legambiente.

Gli scarichi degli insediamenti del PROGETTO CASE realizzati a L’Aquila dal Dipartimento di Protezione civile subito dopo il sisma del 6 aprile 2009, attualmente scaricano i liquami nei corsi d’acqua senza alcuna depurazione.
Come Presidio di Libera L’Aquila, in queste settimane, abbiamo effettuato una serie di sopralluoghi dopo che ci era pervenuta, attraverso il Comitato 3e32, la segnalazione di un cittadino che denunciava gli scarichi a cielo aperto dell’insediamento di Bazzano.

Abbiamo così verificato che lo scarico delle fogne senza depurazione è reale almeno per i nuovi insediamenti di Bazzano, Sant’Elia, Paganica, Camarda e Assergi. Più precisamente: il nuovo quartiere di Bazzano scarica direttamente nel fiume Aterno; quelli di Camarda e Paganica nel fiume Vera (affluente dell’Aterno), mentre l’insediamento di Assergi scarica, allacciandosi alle opere di scolo delle acque del ponte autostradale, nel fiume Raiale (affluente del Vera).
Per gli altri insediamenti non abbiamo ancora dati certi, ma da una prima ricognizione la situazione non risulta diversa e lo stesso discorso vale anche per gli insediamenti dei MAP. Spesso le nuove fogne si allacciano alle condotte preesistenti, a loro volta prive di adeguati impianti di depurazione.
Precisiamo che, per il solo Progetto CASE, stiamo parlando di nuovi alloggi appena realizzati e che ospitano migliaia di persone, i cui liquami finiscono nelle acque del fiume Aterno senza depurazione.

Così in Abruzzo l’emergenza del terremoto si è aggiunta a un’altra già preesistente, quella ambientale del fiume Aterno, il cui bacino è da sempre assediato dagli scarichi fuori norma di molti paesi, nuclei industriali e persino della Facoltà di ingegneria ambientale dell’Università dell’Aquila.
Proprio per “fronteggiare la crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno”, il 9 marzo 2006, la Protezione civile era intervenuta con l’emanazione della OPCM 3504 e con la nomina di un Commissario delegato, il dott. Arch. ADRIANO GOIO.

Tre anni dopo, nei giorni immediatamente successivi al terremoto, risultavano aperti solo alcuni cantieri per la realizzazione di depuratori, come quelli di Bazzano e Fossa, ma nessuno di loro sembra ancora in funzione. Risulta che alcuni altri interventi parziali sono stati finora eseguiti sulle condotte fognarie preesistenti, ma dalle nostre ricognignozioni tali condotte non risultano ancora completate o allacciate a depuratori.
Il caso del depuratore di Bazzano – inizio lavori gennaio 2009 e ultimazione prevista per il 21 gennaio 2010 – è emblematico. Come racconta Primo Di Nicola su L’ espresso di oggi, lo stesso sarebbe stato ultimato in fretta e furia proprio per consentire a Berlusconi di presentare gli alloggi del quartiere simbolo di Bazzano il 29 settembre scorso, giorno del suo compleanno. Ma lo stesso depuratore si presenta come ultimato ma non attivo – pare – solo per i ritardi dell’Enel che da 7 mesi ancora non fornisce l’energia elettrica. “Ciononostante – si legge nell’articolo – il consorzio Forcase incaricato da Bertolaso di realizzare le abitazioni dei terremotati ha iniziato a scaricare senza preavviso nella condotta del depuratore. Morale: Goio ha chiuso con dei palloni l’accesso all’impianto e solo per carità di patria, per non creare altri dispiaceri ai terremotati bisognosi di quegli alloggi, ha autorizzato il consorzio a scaricare la fogna direttamente nel fiume. Solo negli ultimi giorni Goio ha autorizzato la reimmissione della fogna nel depuratore, che però continua a non funzionare.” A tal proposito, precisiamo che nell’ultimo nostro sopralluogo effettuato ieri pomeriggio, i liquami del quartiere di Bazzano continuavano a essere scaricati, sempre senza depurazione, direttamente nel fiume Aterno.

Ricordiamo che la Protezione civile, dopo una ordinanza del 14 dicembre 2005, nel marzo 2006 con l’ordinanza 3504 aveva creato un Commissariato delegato a “fronteggiare la crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno”.
Come Associazione Libera, anche alla luce delle precedenti inchieste del nostro Presidio di L’Aquila e delle notizie che stanno emergendo dall’ inchiesta della Procura di Firenze sulle modalità operative del Dipartimento di Protezione civile, è d’obbligo porre alcune domande anche sul tema dell’emergenza inquinamento del fiume Aterno.

Chiediamo di sapere – dopo 4 anni e nonostante il ricorso agli ampi poteri previsti dalla decretazione d’urgenza – a che punto sono i lavori per l’emergenza Aterno, quando si prevede la loro ultimazione, quanto è costato finora tale commissariamento, quali sono le ditte impegnate nei lavori, quali sono le modalità di assegnazione di incarichi e appalti.

Cogliamo questa occasione per lanciare nuovamente un appello:
- alla popolazione e alle associazioni affinchè tengano alta la guardia su tutto ciò che sta avvenendo all’interno dei comuni del cratere;
- alle forze politiche affinchè facciano sentire la loro voce per una maggiore trasparenza e per l’accesso agli atti;
- agli operatori dell’ informazione affinchè si impegnino nel reperire e nel divulgare le informazioni.

Tenere i riflettori accesi su ciò che sta accadendo all’interno del cratere è molto importante. Ricordo l’importanza delle segnalazioni della stampa sulle imprese a rischio al lavoro nel Progetto CASE e i successivi ritiri dei certificati antimafia.
Ma anche nel caso che stiamo trattando oggi, ricordiamo che le anticipazioni del Presidio di Libera, l’articolo di oggi su L’espresso e la stessa convocazione di questa conferenza stampa ha già prodotto importanti risultati.
Questa mattina, su questo tema, è stata presentata una interrogazione parlamentare e altre interrogazioni sono state preannunciate da consiglieri regionali. Nelle ultime ore, infine, pare che l’Enel si sia decisa ad allacciare l’energia elettrica al depuratore di Bazzano mentre, contemporaneamente si registra una accelerazione dei lavori sulle condutture delle fognature.

Related Link: http://www.3e32.com/main/?p=2463#more-2463

Aquilani in corteo sfondano zona rossa: "Io non ridevo"


Erano in 300 almeno e hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie: i manifestanti hanno forzato un posto di blocco all'altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a Piazza Palazzo, considerata inaccessibile - Hanno portato per le strade il loro dissenso contro gli appalti del G8 e quanto sta trapelando dall'inchiesta fiorentina in merito

«Io non ridevo» e «Riprendiamoci la nostra città»: gli aquilani sono scesi in piazza per protestare contro le intercettazioni del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e dei suoi “amici” e le loro risate la notte del sisma nel capoluogo abruzzese.

Pacificamente, senza violenza né voglia di scontri, i manifestanti hanno forzato un posto di blocco all’altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a Piazza Palazzo, considerata inaccessibile. Hanno portato per le strade il loro dissenso contro gli appalti del G8 e quanto sta trapelando dall’inchiesta fiorentina in merito.
Erano in 300 almeno e hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie. Gli stessi cumuli su cui una decina di persone sono salite, rivendicando la propria rabbia per non avere più a disposizione la loro città. Simbolicamente ogni persona ha preso con sè una pietra da quelle macerie residue dai crolli del terremoto di Aprile.
«Non possono portarci via 700 anni di storia – ha commentato Giusi Pitari, tra i manifestanti – è ora di riprenderci la nostra città, siamo indignati – ha proseguito – anche di fronte all’assenza dei nostri rappresentanti istituzionali».

Stefano Cencioni è stato tra i primi a salire sul cumulo di macerie in piazza Palazzo con indosso una maglietta bianca con scritto: ‘Alle 3:32 non ridevo così’. «Non ridevamo, non ridevamo quella notte – ha urlato ai manifestanti – perchè tra questi vicoli sono morte delle persone, e queste macerie ne sono la testimonianza». Cencioni ha precisato che il suo «non è uno sfogo contro il sistema della Protezione Civile che tanto ha dato a questa città». «Ho conosciuto volontari – ha detto – che hanno lasciato le loro attività anche in Sicilia e in Valle d’Aosta per venire ad aiutarci». Molte sono state però le critiche rivolte al capo della Protezione Civile sollecitate da quei comitati cittadini vicini al Movimento ‘3e32′ che fin da subito non hanno risparmiato critiche al sistema del Dipartimento.
Alla fine della manifestazione, i comitati cittadini hanno lasciato uno striscione su una delle fontane di piazza Duomo con scritto: «solo apparenza, poca sostanza».



venerdì 12 febbraio 2010

PARLIAMO DELLA NOTTE DEL 6 APRILE 2009, QUELLA DEL TERREMOTO !!!

Nella corposa ordinanza di custodia cautelare dei pm di Firenze sui presunti reati compiuti dagli indagati nel nuovo scandalo che ha investito in pieno la Protezione Civile, ci sono anche accenni al terremoto del 6 aprile che ha colpito L'Aquila.
Per il momento, da quanto riporta il quotidiano La Repubblica, non emergono ancora ipotesi di reato riconducibili ai fatti specifici, ma un modus operandi e un clima del gestire la tragedia abruzzese alquanto inquietante.

«Già il 6 aprile», il giorno del terremoto, scrive Repubblica, «in una conversazione tra gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell'impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e il cognato Gagliardi si capisce che c'è attesa per le mosse di Balducci sugli appalti: «Alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c'è un terremoto al giorno». «Lo so», e ride. «Per carità, poveracci». «Va buò». «Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto».
Mentre il mondo è sconvolto dalle prime immagini che arrivano dal centro Abruzzo, trasformatosi in un vero inferno, c'è già chi intuisce il grosso affare che si cela dietro.

L'ordine è quello di organizzarsi in fretta, perchè l'occasione ghiotta e si sa che un terremoto di quelle proporzioni avviene si e no ogni trecento anni.
E poi ancora, sempre secondo quanto riporta il quotidiano del gruppo L'Espresso, «l'11 aprile 2009, a pochi giorni dal sisma, Balducci, in una lunga conversazione con Anemone "fa pesare il fatto che si è fatto promotore per l'inserimento delle imprese di Anemone nei lavori post terremoto ("Ti rendi conto? Chi oggi al posto mio si sarebbe mosso?") ed esce allo scoperto pretendendo in cambio che il figlio Filippo goda di qualche ulteriore beneficio ("Tra qualche giorno compie 30 anni e io mi chiedo come padre: che ho fatto per lui? Un ****")". Filippo troverà una sistemazione».

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ROMA. E' stato arrestato la mattina del 10 febbraio Angelo Balducci, ex vice del capo della Protezione civile Guido Bertolaso.

Balducci, oggi presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici è stato «soggetto attuatore» delle opere per il G8 sardo della Maddalena poi trasferito a L'Aquila.
L'arresto è arrivato nell'ambito di un'operazione dei carabinieri del Ros proprio sugli appalti per il G8 della Maddalena, coordinata dalla procura di Firenze.

Diverse le ordinanze di custodia cautelare in carcere. Al momento sono in corso le perquisizioni anche a Roma per un indagine che, anche secondo quanto confermato da fonti investigative, coinvolgerebbe anche i vertici della Protezione civile.

CHI E’ ANGELO BALDUCCI
Angelo Balducci non è stato al fianco di Bertolaso nel corso dell'emergenza post sisma a L'Aquila ma era stato nominato soggetto attuatore delle opere per il G8 alla Maddalena con ordinanza della Protezione civile del 2008; successivamente è stato sostituito nell'incarico.
Non è mai stato un dirigente della protezione civile. In passato aveva avuto incarichi per gli interventi legati al 150/o anniversario dell'Unità d'Italia e per la ricostruzione del teatro Petruzzelli di Bari.
E' stato, inoltre, provveditore alle opere pubbliche di Lazio e Sardegna e nel luglio 2004 Commissario Straordinario per la gestione dell'emergenza Gran Sasso e la messa in sicurezza dei laboratori.
Proprio per il ruolo che ricopre attualmente il 10 settembre scorso aveva partecipato ad una giornata di studio a L'Aquila dal titolo «Quale avvenire per il territorio aquilano dopo il sisma del 6 aprile 2009?».
Si ricorderà anche la più nota apparizione nel 2006 quando a Pescara partecipò (era il 4 aprile) insieme all'ex sindaco Luciano D'Alfonso al taglio del nastro della nuova piazza della Rinascita.
L'ex primo cittadino lasciò a lui l'onore di usare le forbici e inaugurare Piazza Salotto.
Qualche mese dopo, a novembre, partecipò sempre a Pescara anche ad un convegno dal titolo “Le Opere Pubbliche: investimenti, procedure, realizzazioni e benefici per la collettività”, organizzato dall'allora ministro per le infrastrutture Antonio Di Pietro.

QUELL' INCHIESTA DELL’ESPRESSO
Da quanto si apprende l'inchiesta di oggi potrebbe essere scaturita da una inchiesta giornalistica del dicembre del 2008 che aveva analizzato l’assegnazione dei lavori del G8 alla Maddalena.

Il settimanale svelò un presunto legame tra chi ha concorso ad affidare gli appalti, Angelo Balducci appunto, ex capo della struttura di missione, e alcune società che li hanno vinti.
Al centro dell’intreccio c'erano Anemone, una srl di Grottaferrata che ha costruito il palazzo delle conferenze nell’ex arsenale della Maddalena (lavori per 58 milioni di euro), e Nuove Infrastrutture, una srl di Fano alla quale è stato affidato l'appalto per un albergo in cui si sarebbero dovuti riuniranno i capi di Stato (59 milioni di euro).

Il primo intreccio, sosteneva L'Espresso, era a Grottaferrata: lì in via 4 Novembre numero 32 ha sede Anemone srl, di proprietà di Luciano Anemone. Nella stessa via e nello stesso numero civico, ha però sede anche un’altra srl, Erretifilm, che si occupa di produzioni cinematografiche e che, nel bilancio 2007, l’ultimo disponibile, ha dichiarato un fatturato pari a zero. Erretifilm, secondo la ricostruzione del settimanale, è partecipata da Vanessa Pascucci, titolare del 25 per cento delle quote, e da Rosanna Thau, che ha il 50 per cento. La Thau è la moglie di Angelo Balducci.

LA LUNGA LETTERA A BERTOLASO
In una lunga lettera indirizzata a Bertolaso Balducci smentiva categoricamente le accuse mosse dal settimanale. Anche sui legami di parentela scrisse che i fatti riportati dall'Espresso «non corrispondono alla realtà in quanto è documentalmente provato il contrario sulla base della certificazione camerale».

«Per completezza di informazione», spiegò l'ingegnere, «va detto, inoltre, che c’è identità dello studio professionale commerciale utilizzato dalla ditta Anemone e un componente della famiglia dell’Ing. Balducci. Per quanto precede risulta palese che la semplice circostanza che due o più soggetti si avvalgano del medesimo professionista non costituisce affatto elemento sintomatico di collegamenti di sorta né tantomeno di curiosi legami di affari»

PERQUISIZIONI NELLA SEDE DELLA PROTEZIONE CIVILE
I carabinieri del Ros stanno perquisendo in questo momento la sede della Protezione Civile a Roma per acquisire tutta la documentazione relativa agli appalti delle opere del G8 alla Maddalena.

Nella sede è presente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Guido Bertolaso.

Da quanto si apprende le indagini sarebbero partite da un'intercettazione fatta in un'altra indagine, sulla trasformazione urbanistica dell'area di Castello a Firenze, coinvolto tra gli altri Salvatore Ligresti.

In quell'inchiesta il costruttore di origine siciliana, presidente onorario di Fondiaria Sai, e' indagato insieme con il suo braccio destro Fausto Rapisarda, con gli ex assessori comunali Graziano Cioni (sicurezza sociale) e Gianni Biagi (urbanistica), con due architetti progettisti. Per tutti l´ipotesi di reato formulata è concorso in corruzione. Ed e' proprio uno dei due architetti indagati per la vicenda di Castello, il fiorentino Marco Casamonti, l'anello di congiunzione con Angelo Balducci, ex vice del capo della Protezione civile e attuale presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici. Casamonti, titolare dello studio Archea, uno dei progettisti dell'hotel a cinque stelle che alla Maddalena avrebbe dovuto ospitare i capi di stato e di governo. E' intercettando lui che spunta il nome di Balducci che viene così intercettato a sua volta.

Casamonti questa mattina è stato perquisito: per lui l'accusa e' di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

BERTOLASO INDAGATO
Secondo quanto riferito dall'Ansa anche il capo del Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso è indagato nell'inchiesta svolta dalla magistratura di Firenze sugli interventi eseguiti alla Maddalena in vista del G8 dello scorso anno, poi spostato all'Aquila.
In manette sono finiti anche Fabio De Santis, successore di Balducci come "soggetto attuatore" delle opere del G8 della Maddalena; Mauro Della Giovampaola e Diego Anemone, imprenditore romano che si era occupato delle opere per il G8 e per i Mondiali di nuoto a Roma dell'anno scorso.

BERTOLASO SI E' DIMESSO
Bertolaso indagato si è dimesso «per non intralciare l'operato degli organi inquirenti, ho immediatamente messo a disposizione del presidente del Consiglio tutti i miei incarichi. Voglio essere interrogato».
Naturalmente il premier gli ha rinnovato la fiducia...



giovedì 4 febbraio 2010

L'Aquila - Il complice silenzio delle istituzioni locali

Dopo quasi 10 mesi dal terremoto è avvenuto il passaggio di consegne tra la Protezione Civile e gli enti locali. Lo scenario attuale è quello di 8.000 persone ancora in albergo fuori L’Aquila, 17.000 cassaintegrati, in mobilità o disoccupati in più e una ricostruzione che stenta a partire.Gli ultimi giorni di Bertolaso a L’Aquila sono stati caratterizzati dagli stessi metodi e le stesse contraddizioni di quasi un anno di commissariamento. Con un secco “decido io” il Capo Dipartimento ha imposto la costruzione di una mensa con tanto di chiesa e convento a Piazza d’Armi, come al solito senza curarsi della volontà della comunità e delle istituzioni locali. Nel frattempo la Protezione Civile è diventata (con Decreto Legge approvato a dicembre) una S.p.A. con poteri sempre più ampi e sempre più fuori da ogni controllo. Ad esempio sarà ora possibile per la Presidenza del Consiglio intervenire tramite la Protezione Civile e il potere di ordinanza nei generici casi di “emergenza sociale, economica o ambientale”. La nuova S.p.A. si occuperà inoltre di grandi eventi e gestione di appalti. Un ruolo sempre più privatistico e politico, molto lontano da quello originario di prevenzione delle catastrofi naturali, messa in sicurezza del territorio ed autoprotezione dei cittadini che a nostro avviso la Protezione Civile dovrebbe svolgere. Difficile non ripensare a quella commissione grandi rischi del 30 marzo sciolta dopo appena 28 minuti con un irresponsabile “gli aquilani possono stare tranquilli”. Difficile non pensare agli 8 milioni presi dai fondi del decreto Abruzzo per le assunzioni all’interno della Protezione Civile, mentre i vigili del fuoco sono sottopagati, privi di mezzi e risorse e forse anche per questo il 5 aprile ce n’erano solo 15 in servizio a L’Aquila.

Negli ultimi giorni è piovuto un turbine di accuse addosso a Bertolaso a livello nazionale ed internazionale, dopo i suoi commenti su Haiti e sulla gestione “patetica” dell’emergenza da parte degli Usa. Secondo Bertolaso gli Stati Uniti starebbero sfruttando il terremoto di Haiti come vetrina propagandistica sul piano mediatico. Venerdì 29 gennaio Bertolaso è tornato a L’aquila, per la cerimonia del passaggio di consegne tenutasi al DICOMAC, a cui erano presenti anche Berlusconi, Chiodi, Cialente e la Pezzopane. Durante la cerimonia il presidente Berlusconi ha annunciato, davanti a decine di giornalisti e telecamere, che Bertolaso (che aveva sempre ripetuto di essere un tecnico lontano dalla politica) si avvia a diventare ministro. L’annuncio è stato accolto da un’ovazione da parte della platea composta da finanzieri, militari e membri della Protezione Civile.

Sempre al DICOMAC il giorno dopo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario da parte del ministro Alfano, è stato impedito l’ingresso ai genitori dei ragazzi della casa dello studente, che manifestavano contro la legge sul processo breve che probabilmente bloccherà anche i processi sui crolli.
Tutto sommato in 10 mesi le cose non sono cambiate poi così tanto. Continuiamo ad assistere ad abusi di potere, prevaricazione sulle istituzioni locali, mancanza di trasparenza, oscuramento del dissenso, della partecipazione dei cittadini, mentre per la ricostruzione si muove poco o nulla. Il tutto viene mostrato davanti al resto del paese come un miracolo e come un grande successo politico.

Tutto ciò può avvenire anche grazie al complice silenzio delle istituzioni locali. Durante la cerimonia di venerdì Cialente, Chiodi e Pezzopane, ancora una volta, hanno dato prova di totale sottomissione alla strumentalizzazione ed alla presa in giro da parte del governo. Non sarebbe costato molto far sentire in un’occasione così importante una minima voce critica su quanto è accaduto in questi mesi a L’Aquila, invece come al solito non hanno fatto altro che prodigarsi per ringraziare il Presidente ed il Commissario. Non possiamo che provare indignazione per questo pesante silenzio, grazie al quale il governo può convincere il resto d’Italia che a L’Aquila è stato tutto risolto e che abbiamo avuto fin troppo (come ha sostenuto tranquillamente Tremonti). E’ una responsabilità grave che le istituzioni locali si assumono anche come cittadini e che ci porta ad affermare che non possiamo assolutamente sentirci rappresentati da chi non ha nemmeno il coraggio di dire la verità.

Comitato 3e32

sabato 2 gennaio 2010

L'Aquila, crollo in casa dichiarata agibile, feriti marito e moglie nel loro letto

Brutta avventura l'ultimo dell'anno per due giovani sposi di Pratola Peligna
L'abitazione, lesionata dal sisma, poi era stata ispezionata dalla Protezione civile
Cadono calcinacci dal soffitto: il marito ferito leggermente
"Ci avevano detto che era tutto a posto nonostante le evidenti lesioni su soffitto e pareti"

PRATOLA PELIGNA (L'Aquila) - La loro casa era stata dichiarata agibile dopo il terremoto che ha colpito L'Aquila lo scorso sei aprile, ma ieri sono rimasti feriti per il crollo del soffitto della camera da letto. La brutta avventura è capitata a due giovani sposi di Pratola Peligna, in provincia dell'Aquila. Una storia per certi versi collegabile alla protesta di molti aquilani che vengono sfrattati dalle nuove case antisismiche per tornare nelle loro precedenti abitazioni giudicate agibili nonostante alcune perplessità. Il fatto è avvenuto alle 7,30 dell'ultimo dell'anno quando la coppia stava per alzarsi per andare a lavoro. "Ci avevano detto che era tutto a posto - afferma il giovane rimasto ferito - nonostante fossero evidenti numerose lesioni sia sul soffitto che sulle pareti". Solo qualche graffio per la donna, mentre il marito, colpito in pieno dai calcinacci, ha riportato ferite al volto e su tutto il corpo con una prognosi di 20 giorni. L'abitazione era stata lesionata dal sisma, ma nel mese di maggio era stata dichiarata agibile dopo la verifica eseguita dagli addetti della Protezione civile. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Sulmona (L'Aquila) che hanno stilato un rapporto sull'accaduto e sulle possibili cause che avrebbero provocato il distacco dell'intonaco dal soffitto.
(1 gennaio 2010)
Jenner Meletti


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