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lunedì 29 marzo 2010

L'Aquila, torna il popolo delle carriole. E trova la Digos: "Manifestazione vietata"

"OGGETTO: Verbale di sequestro di una carriola, in pessimo stato di conservazione, con contenitore in ferro di colore blu, con legatura in ferro sotto il contenitore, e cerchio ruota di colore viola, e di due pale con manico in legno a carico di...". Questo il testo del verbale di sequestro della Digos che oggi è intervenuta contro il 'popolo delle carriole' tornato, come già annunciato dai comitati cittadini, nel centro storico dell'Aquila. In circa duecento persone sono arrivati nonostante il divieto della prefettura motivato dal silenzio elettorale.Il sequestro della carriole da parte delle forze dell'ordine è stato immediato. Una è stata tolta perfino dalle mani di un bambino dieci anni, Andrea. In tutto, gli uomini della Digos ne hanno sequestrate un quindicina per metterle dentro i furgoni. Venti carriole sono state solo respinte, non ammesse, e sono restate fuori dal centro storico.Era un'eventualità attesa e gli organizzatori hanno attuato una strategia diversiva. Sono entrati lo stesso al centro storico come normali cittadini, e una volta entrati hanno preso alcune carriole che avevano nascosto precentemente dentro un tendone a piazza Duomo.Poi hanno formato un corteo sulla via principale che si è diretto verso piazza Nove Martiri. La Digos è rimasta a guardare, ma ha provveduto a identificare tutti i manifestanti. La piazza è invasa dalle macerie e il popolo della carriole si è messo al lavoro sotto la lente di decine di telecamere prima di riunirsi in assemblea. Anche questa, vietata. "La Digos ha preso i nomi di decine di noi - dicono i manifestanti -. Vogliono denunciarci. Intimidirci. Noi ci autodenunceremo tutti come portatori delle carriole...".

fonte: La Repubblica

giovedì 4 marzo 2010

G8, talpe e società fantasma: così funziona il «sistema»


La cricca dei lavori pubblici è intervenuta ovunque fosse necessario e a qualunque costo pur di mantenere in piedi il sistema gelatinoso che ha consentito negli ultimi anni di mettere le mani su gare e appalti milionari al di là e al di fuori di ogni regola di mercato e trasparenza. I nuovi atti depositati dalla procura di Perugia - l’aggiunto Centrone e i sostituti Sottani e Tavernese - e allegati alla richiesta di misura di custodia cautelare per i funzionari pubblici Balducci, De Santis, Della Giovampaola e il costruttore Diego Anemone raccontano soprattutto gli ultimi mesi di attività della cricca, da quando sono cominciate a filtrare notizie molto vaghe sulle inchieste della procura di Roma e poi di Firenze.

Si tratta di contatti utili a monitorare e quindi neutralizzare le indagini in corso. E di accorgimenti societari per continuare ad accapparrarsi appalti senza figurare tra le ditte vincitrici. Uno dei capitoli degli allegati s’intitola: «La gravissima attività di inquinamento probatorio in atto con fuga di notizie e informazioni ricevute in tempo reale dagli indagati». Sappiamo già come il sistema fosse arrivato nel cuore della procura della Repubblica di Roma agganciando l’aggiunto Achille Toro, titolare del pool che indagava sui reati contro la pubblica amministrazione, e prima di lui entrambi i suoi figli Camillo e Stefano ripagati con assunzioni, posti di lavoro e false fatture.

Per sicurezza - dopo i giudici anche contabili e costituzionali, qualche giornalista - la cricca si era organizzata anche sul fronte degli investigatori, di chi fa materialmente le indagini, in questo caso la Guardia di Finanza a cui era stato delegato il filone romano sugli abusi per le piscine dei mondiali di nuoto. Tutto comincia con un telefono che resta nelle mani degli investigatori del Ros e che risulta intestato al Ministero dell’Interno, per la precisione a uno 007 dell’Aisi, al generale della Guardia di Finanza Francesco Pittorru. Il 4 febbraio scorso i magistrati fiorentini scrivono che Roberto Molinelli, dipendente di Anemone, «ha assunto il ruolo di intermediario tra lo stesso Anemone e il generale forse a seguito della pubblicazione degli articoli pubblicati a partire da dicembre 2008 circa i rapporti tra Balducci e Anemone».

Il generale Pittorru viene indicato nelle conversazioni indicato come “via Merulana” o “Torre” ed è chiaro che il suo compito è quello di acquisire informazioni presso i colleghi su come evolvono le inchieste. La sera del 5 genanio 2009, ad esempio, Roberto Molinelli dice ad Anemone: «Ciao Diego... eh, senti... via Merulana ha chiamato, ha detto ti manda i suoi saluti e testualmente gli dica “va tutto bene”». Sono contatti assai frequenti, verifiche quasi settimanali, segno che la tensione nella cricca sta crescendo. Tanti, troppi e milionari i fronti su cui è impegnata, dal G8 alla Maddalena ai Mondiali di nuoto ai 150 anni dell’Unità d’Italia, oltre mille milioni di euro di opera pubbliche. Il 12 gennaio 2009 Molinelli parla con Anemone e gli dice: «Ha chiamato quella persona... è appena rientrata, ribadisce che va tutto bene, è tutto a posto, e comunque se lo vuoi incontrare mi ha detto di fargli sapere come e quando, mi ha detto di chiederlo a te».

È un crescendo di incontri a cui partecipa anche Balducci e che si infittiscono quando le inchieste fanno passi avanti, ad esempio nel maggio 2009 quando la procura di Roma fa sequestrare 19 impianti per i mondiali di nuoto tra cui il Salaria Village di Anemone e di Balducci. O quando escono inchieste sui giornali. Il 21 maggio anche l’ex numero 1 del Sismi il generale della Guardia di Finanza Niccolò Pollari cerca un incontro con balducci tramite il suo segretario. Ieri Pollari ha smentito di aver mai chiesto un incontro al responsabile dei lavori pubblici Angelo Balducci. Come che sia, non c’è dubbio che il gruppo Anemone in tutte le sue forme abbia cercato nei mesi scorsi di assumere informazioni e di controllare gli esiti degli accertamenti.

Si è occupato di questo anche il commercialista del gruppo Stefano Gazzani, l’uomo dei conti all’estero. Per tutti, come sempre, c’era un ritorno. La figlia del generale Pittorru, Claudia Pittorru, ad esempio dovrebbe essere stata assunta presso il Salaria sport village della premiata ditta Anemone-Balducci. Scrivono i magistrati di Firenze nella nopta del 4 febbraio 2010: «Fino al momento non è stato possibile accertare quale attività in atto svolga la citata Claudia Pittorru anche se non è da escludere, in base ad una serie di intercettazioni, che almeno a partire dal febbraio 2010 la stessa sia stata assunta presso il Salaria sport village».

Appartiene alla prassi del «sistema gelatinoso» l’attività di mimetismo delle aziende. Nel gennaio 2010, il mago delle società Stefano Gazzani, un po’ il Mills del gruppo Anemone, quello per cui Bankitalia mesi fa aveva segnalato movimenti sospetti di contanti e spesso in viaggio per San Marino, informa l’avvocato P.L. che «martedì sarà costituita una nuova società». L’avvocato si mostra entusiasta e suggerisce un nome, Casal Monastero. «La potrei pure chiamare Casal Monastero srl, se non do fastidio a nessuno» scherza il commercialista. L’avvocato incalza: «Chi ci mettete dentro, chi ci mettete soci, amministratore e ste cose. L’importante è che sia del giro ma non sia riconducile al gruppo». La chiameranno Cogecal. È il modo per camuffare le società. E partecipare indisturbati alle gare d’appalto.

di Claudia Fusani

lunedì 1 marzo 2010

Aquila, rivolta delle carriole contro le macerie

Gli occhi piangono, le labbra sorridono quando finalmente, alle 11 e 45 la pressione del corteo costringe ad aprire le transenne e gli aquilani sciamano dentro piazza Palazzo, al centro della quale, le macerie formano il tumulo in cui sono sepolte le speranze della città.

«Finalmente ci siamo svegliati»: la zona rossa è violata con un gesto liberatorio di massa. Donne e bambini, carriole e passeggini, anziani con le piccozze, ragazze e ragazzi con le tute da imbianchini, guanti da lavoro, secchi di metallo e di plastica, signore e signori con gli abiti della domenica. Gente di ogni orientamento politico: «Io sarei di centro destra – sento raccontare – ma far sentire la nostra voce è giusto». Le forze dell’ordine hanno resistito per un po.’ Ma non avrebbe avuto alcun senso contrastare con la forza quella spinta pacifica, atto d’amore per la città. Mattia Lolli e Alberto Puliafito si abbracciano con i lucciconi agli occhi: Mattia è un ragazzo aquilano, impegnato nel centro sociale 3.32. Alberto, invece, viene da Torino, ma è all’Aquila da 8 mesi per documentare la condizione umana del dopo-terremoto. Spiega la sua commozione: «Finalmente gli aquilani reagiscono e esprimono quello che vogliono, fino adesso sono rimasti tramortiti perché qui c’è un lutto non elaborato. Nelle tendopoli nessuno si è occupato di questo».

In base agli accordi con la questura, i manifestanti avrebbero dovuto fermarsi sul corso, era consentito l’ingresso nella zona rossa solo a tre gruppi di 15 persone accompagnati dai tecnici, perché - aveva spiegato il sindaco Massimo Cialente - «tutte le piazze della città sono a rischio». Cioè – commenta una signora – «Esattamente il contrario del messaggio che è passato nell’informazione Tv, secondo cui i problemi del terremoto sono risolti». Il corteo era partito poco prima per percorrere il tratto breve del Corso su cui è consentito camminare, lo slogan : «Fuori gli sciacalli da l’Aquila». C’è la corsa ai detriti che da dieci mesi occupano la piazza antica, comincia la raccolta differenziata, perché, proclama Sara Vegni al megafono, «noi non siamo abusivi»: i coppi vengono separati dal cemento, le pietre dal ferro e dal legno, plastica e rifiuti finiscono in altri recipienti. Si formano due lunghe catene umane che arrivano fino al Duomo dove sono organizzati i cassonetti: da un lato passano di mano in mano i secchi vuoti, dall’altra quelli pieni di terra. Al centro camminano le carriole accolte dagli applausi. Fra i primi ad entrare nella zona rossa c’era Federica Beniamino che aveva un negozio di abbigliamento nel centro storico e ha perso tutta la merce quando la ditta incaricata della demolizione è entrata senza avvertirla e ha sepolto tutto. Gabriele Fiorenza ha scelto di esporre sotto il municipio il suo cartello: «Mangio, dormo ma non vivo, rivoglio la mia casa, la mia città» e in dialetto: «l’Aquila bella me». Un altro cartello: 500 milioni per il G8, 2 milioni 700mila per il progetto Case, neanche 1000 euro per le case vere».

A raccogliere le macerie ci sono anche Antonio Perrotti, architetto, funzionario della Regione, animatore del «Comitatus Aquilanus» e Francesco Salvati di Legambiente. Scoppia la polemica perché Perrotti accusa: «Siete stati 10 mesi nella Dicomac (la struttura della Protezione civile, Ndr). Vi svegliate solo ora?».

Ai lati del corteo sorridono i vigili del fuoco: «Io sono un terremotato dell’Irpinia, si figuri se non li capisco» - commenta uno. E l’altro, che viene dall’Emilia Romagna: «Sono contento di vedere gli aquilani qui, sapesse come è brutto lavorare nella città deserta». Enzo Bianchi è del «comitato cittadino per i cittadini» - racconta della riunione che si è tenuta due sere fa, a cui hanno partecipato tutti i comitati, con gente di tutte le età: «Eravamo ancora titubanti, ancora in ostaggio, come in ostaggio è la nostra città. La Costituzione prevede sussidiarietà e invece, qui, le realtà locali non hanno contato nulla. Ci è stato tutto regalato. Ma nei regali c’è l’altra faccia della medaglia». L’altra faccia della medaglia è che «Berlusconi, finiti i costosi spot, non ha più vantaggio ad occuparsi dell’Aquila. La mia casa ha pochi danni, ho iniziato a giugno ad occuparmene, ma ancora non siamo riusciti ad avviare i lavori». «Dalle tende gli aquilani sono andati agli alberghi, perché mancano ancora all’appello 40mila aquilani sparsi nella regione e, se l’economia non riprende, non torneranno più». L’incognita dell’economia rende molto pessimista Francesco Nurzia 34 anni, che sta alla cassa del celebre caffè: «Credevo in Berlusconi ora non credo più in nessuno. Lui pensava a coprire i problemi delle veline. 200 milioni spesi per il G8: cosa si sarebbe potuto fare a l’Aquila con 200 milioni?». Nurzia presenta alla cronista de l’Unità un comunista doc, Alberto Aleandri: «Titolare della Aleandri bricolage,140 dipendenti. E’ stata la prima azienda a riaprire, ho riassunto tutti, nessuno è in cassa integrazione».

sabato 27 febbraio 2010

G8 L’Aquila: 500milioni di spese - L’Espresso:"regali ad imprenditori e banche"

Ora il bubbone sembra ingrossarsi e dirigersi direttamente su Palazzo Chigi e contemporaneamente convergere verso L’Aquila, Abruzzo. Ora si capisce anche il grande vantaggio del segreto di Stato sul G8.
A fare trasparenza sulle opere della Protezione civile ci ha pensato prima l’inchiesta di Firenze che ha scoperchiato un modus operandi ed oggi contribuisce anche una preziosa inchiesta del settimanale L’Espresso.

Fatture alla mano (145) Primo Di Nicola enumera gran parte degli appalti affidati per i tre giorni di Sumit de L’Aquila con i capi di Stato, un evento costato 500 milioni di euro e coperto dal segreto di Stato. Prima d’ora, infatti, non è stato possibile sapere chi ha ricevuto gli appalti ad affidamento diretto.

L’Espresso però fa di più e pubblica un video nel quale si illustra l’apertura di una busta che si dice essere stata sigillata nel 2007 e che contiene nomi di persone che avrebbero poi ricevuto appalti o consulenze nel giro della Protezione civile.

Una vera e propria bomba che non potrà non dare ulteriore lavoro ai magistrati Romani e abruzzesi.

I COSTI DEL G8
Per la precisione il vertice G8 –secondo quanto riporta L’Espresso- è costato oltre mezzo miliardo di euro (512.474.178) tra i fondi spesi per la Maddalena e quelli per L’Aquila.

Si sono spesi 24 mila euro in asciugamani, 22 mila 500 euro in ciotoline Bulgari d’argento, altri 350 mila per televisori Lcd e al plasma e 10 mila euro per i bolliacqua del the.

Per non parlare delle poltrone, Frau, noleggiate per l’evento ad un costo di 373 mila euro.

La spesa di oltre mezzo miliardo di euro si divide in due: per dotare l’isola sarda di alberghi, sale conferenze, porti e giardini erano già stati spesi 327 milioni 500 mila euro, fondi che ora gli atti dell’inchiesta della Procura di Firenze, mentre per l’appuntamento abruzzese sono stati spesi altri 184 milioni 974 mila.

«L’IMPRENDITORE VENUTO DAL NULLA AMICO DI GIANNI CHIODI»
Tra le segnalazioni di fornitori fatte dall’Espresso figura anche Giulio Pedicone, titolare della Pedicone Holding e della Las Mobili, azienda abruzzese che fabbrica attrezzature per uffici.

La Las, scrive il settimanale, è stata chiamata fornire mobili per circa 300mila euro.

«Altrettanto sicuro però è che della Pedicone Holding, titolare del 64 per cento della Las, dal 2007 è sindaco supplente Gianni Chiodi, commercialista con studio a Teramo in società con Carmine Tancredi, a sua volta cugino di Paolo, senatore del Pdl, ma soprattutto presidente della Regione Abruzzo dal dicembre 2008 e commissario delegato all’emergenza terremoto e alla ricostruzione».

Un imprenditore –si legge nell’articolo- cresciuto in fretta ed evidentemente in buoni rapporti con l’attuale governatore della Regione Chiodi.

Ieri Repubblica aveva già svelato un altro legame con Palazzo Chigi e precisamente che il genero di Gianni Letta, Stefano Ottaviani, aveva vinto con la ditta Relais le jardin l’appalto per il catering per oltre un milione di euro.

«Altro caso in cui i legami con la presidenza del Consiglio contano eccome è quello di Mario Catalano», si legge ancora su L’Espresso, «famoso come scenografo di "Colpo grosso", la prima scollacciatissima trasmissione andata in onda sulle tv private negli anni Ottanta, Catalano è già stato premiato dal Cavaliere a inizio legislatura con una ricca consulenza a Palazzo Chigi dove cura l’immagine del premier e gli eventi pubblici in cui è coinvolto».

Inoltre 52 milioni 666 mila euro sono stati utilizzati da Bertolaso per investimenti in «infrastrutture tecnologiche» e il resto, circa 130milioni, in «spese di funzionamento » ossia per forniture e servizi, dalla ristorazione alle bandierine per le auto.

«Altri 43 milioni 807 mila euro se ne sono andati invece per rimborsare gli interventi fatti da altre amministrazioni, come la Guardia di Finanza che ha ospitato la sede del G8, o il Provveditorato alle opere pubbliche per il Lazio, Abruzzo e Sardegna che ha curato l’adeguamento della scuola sottufficiali e del minuscolo aeroporto di Preturo assieme alla realizzazione della strada per Coppito», scrive Primo Di Nicola nella sua inchiesta.

LO SHOW MEDIATICO
Tra le grosse commesse primeggiano «Selex e Seicos (Finmeccanica) per le forniture tecnologiche relative alla sicurezza (oltre 18 milioni di euro) con la centrale di coordinamento delle forze schierate, Telecom per gli apparati telefonici (12 milioni) e Limelite per la realizzazione dell’area giornalisti (altri 2 milioni)? E poi: Studio Ega per l’accoglienza e prenotazioni alberghiera delle delegazioni (2 milioni e mezzo); Tecnarr per l’allestimento della sala conferenze (quasi 2 milioni); Semeraro per gli arredi (1 milione 700 mila euro); Composad per i frigoriferi e altri arredamenti (1 milione 500 mila euro); Jumbo grandi eventi per le prenotazioni e il trasporto delle delegazioni (1 milione 200 mila euro). Per non parlare della D and d lighting & truck, sponsorizzatissima a Palazzo Chigi per soddisfare tutte le esigenze sceniche e televisive del premier: al G8 è stata premiata con una commessa di un milione 700 mila euro per la fornitura di attrezzature tecniche».
«IL REGALO A CARLO TOTO»
«Una "spesa infrastrutturale" di Bertolaso», continua l’articolo, «viene considerata la copertura (anche con fondi extra budget G8, non è chiaro) di una lacuna da sempre lamentata dai guidatori sull’autostrada Roma-Aquila- Pescara da anni gestita in concessione da Carlo Toto, l’ex proprietario di AirOne. Il problema? Su questa autostrada era pressoché impossibile ascoltare Isoradio, la rete Rai con le notizie in tempo reale sul traffico. Ma alla vigilia del G8 ecco entrare in azione Bertolaso».

Ma la Protezione civile a sue spese ha reso perfetta la ricezione di Isoradio.

L’ALTRO REGALO ALLE BANCHE
Circa 23 milioni sono serviti per gli interventi nella scuola sottufficiali delle Fiamme Gialle.

Nella caserma, come si sa, son stati fatti lavori imponenti di ristrutturazione e adeguamento.

Migliorie che sono rimaste al proprietario della struttura. «La caserma non è di proprietà dello Stato», conclude L’Espresso, «con le cartolarizzazioni volute dal vecchio governo Berlusconi per reperire denaro fresco per le casse pubbliche, è stata venduta nel 2004 e appartiene ora a un pool di banche e istituzioni finanziarie come Immobiliare Sgr spa, Imi, Barclays Capital, Royal Bank of Scotland e persino Lehman Brothers. A loro lo Stato paga ogni anno 13 milioni di euro di affitto. Un canone ragguardevole, che nel 2009 si è arricchito anche dei vantaggi conseguenti ai faraonici lavori di adeguamento pretesi dall’impresa B&B Berlusconi-Bertolaso sulla struttura».

25/02/2010

L’INCHIESTA INTEGRALE DE L’ESPRESSO :

IL VIDEO :


domenica 14 febbraio 2010

Aquilani in corteo sfondano zona rossa: "Io non ridevo"


Erano in 300 almeno e hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie: i manifestanti hanno forzato un posto di blocco all'altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a Piazza Palazzo, considerata inaccessibile - Hanno portato per le strade il loro dissenso contro gli appalti del G8 e quanto sta trapelando dall'inchiesta fiorentina in merito

«Io non ridevo» e «Riprendiamoci la nostra città»: gli aquilani sono scesi in piazza per protestare contro le intercettazioni del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e dei suoi “amici” e le loro risate la notte del sisma nel capoluogo abruzzese.

Pacificamente, senza violenza né voglia di scontri, i manifestanti hanno forzato un posto di blocco all’altezza dei Quattro cantoni, nel cuore della zona rossa, per entrare a Piazza Palazzo, considerata inaccessibile. Hanno portato per le strade il loro dissenso contro gli appalti del G8 e quanto sta trapelando dall’inchiesta fiorentina in merito.
Erano in 300 almeno e hanno raggiunto piazza Palazzo, la stessa in cui un mese fa era stato celebrato un Consiglio comunale tra cumuli di macerie. Gli stessi cumuli su cui una decina di persone sono salite, rivendicando la propria rabbia per non avere più a disposizione la loro città. Simbolicamente ogni persona ha preso con sè una pietra da quelle macerie residue dai crolli del terremoto di Aprile.
«Non possono portarci via 700 anni di storia – ha commentato Giusi Pitari, tra i manifestanti – è ora di riprenderci la nostra città, siamo indignati – ha proseguito – anche di fronte all’assenza dei nostri rappresentanti istituzionali».

Stefano Cencioni è stato tra i primi a salire sul cumulo di macerie in piazza Palazzo con indosso una maglietta bianca con scritto: ‘Alle 3:32 non ridevo così’. «Non ridevamo, non ridevamo quella notte – ha urlato ai manifestanti – perchè tra questi vicoli sono morte delle persone, e queste macerie ne sono la testimonianza». Cencioni ha precisato che il suo «non è uno sfogo contro il sistema della Protezione Civile che tanto ha dato a questa città». «Ho conosciuto volontari – ha detto – che hanno lasciato le loro attività anche in Sicilia e in Valle d’Aosta per venire ad aiutarci». Molte sono state però le critiche rivolte al capo della Protezione Civile sollecitate da quei comitati cittadini vicini al Movimento ‘3e32′ che fin da subito non hanno risparmiato critiche al sistema del Dipartimento.
Alla fine della manifestazione, i comitati cittadini hanno lasciato uno striscione su una delle fontane di piazza Duomo con scritto: «solo apparenza, poca sostanza».



sabato 2 gennaio 2010

L'Aquila, crollo in casa dichiarata agibile, feriti marito e moglie nel loro letto

Brutta avventura l'ultimo dell'anno per due giovani sposi di Pratola Peligna
L'abitazione, lesionata dal sisma, poi era stata ispezionata dalla Protezione civile
Cadono calcinacci dal soffitto: il marito ferito leggermente
"Ci avevano detto che era tutto a posto nonostante le evidenti lesioni su soffitto e pareti"

PRATOLA PELIGNA (L'Aquila) - La loro casa era stata dichiarata agibile dopo il terremoto che ha colpito L'Aquila lo scorso sei aprile, ma ieri sono rimasti feriti per il crollo del soffitto della camera da letto. La brutta avventura è capitata a due giovani sposi di Pratola Peligna, in provincia dell'Aquila. Una storia per certi versi collegabile alla protesta di molti aquilani che vengono sfrattati dalle nuove case antisismiche per tornare nelle loro precedenti abitazioni giudicate agibili nonostante alcune perplessità. Il fatto è avvenuto alle 7,30 dell'ultimo dell'anno quando la coppia stava per alzarsi per andare a lavoro. "Ci avevano detto che era tutto a posto - afferma il giovane rimasto ferito - nonostante fossero evidenti numerose lesioni sia sul soffitto che sulle pareti". Solo qualche graffio per la donna, mentre il marito, colpito in pieno dai calcinacci, ha riportato ferite al volto e su tutto il corpo con una prognosi di 20 giorni. L'abitazione era stata lesionata dal sisma, ma nel mese di maggio era stata dichiarata agibile dopo la verifica eseguita dagli addetti della Protezione civile. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Sulmona (L'Aquila) che hanno stilato un rapporto sull'accaduto e sulle possibili cause che avrebbero provocato il distacco dell'intonaco dal soffitto.
(1 gennaio 2010)
Jenner Meletti


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