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sabato 5 giugno 2010

Attacco alla Freedom Flotilla: il mondo è indignato … l’Italia no


Di seguito alcune fra le principali reazioni internazionali all’attacco israeliano di questa mattina contro la Freedom Flotilla diretta a Gaza, che ha provocato 19 morti e una cinquantina di feriti fra i pacifisti - civili e disarmati.   Turchia   Il Ministero degli Esteri: "Condanniamo queste pratiche disumane di Israele. Questo deplorevole incidente, che è avvenuto in acque internazionali e costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale, potrebbe portare a conseguenze irreparabili nelle nostre relazioni internazionali".  Il governo di Ankara ha convocato l'ambasciatore israeliano Gabby Levy e ha richiamato il suo ambasciatore in Israele.  Riunione di emergenza convocata dal vice-premier Bulent Airnc (il Primo Ministro Erdogan è assente perché impegnato in un viaggio ufficiale in vari Paesi dell’America Latina) a cui partecipano tra l'altro il ministro degli Interni, il vice comandante della Marina, e il capo delle operazioni dell'esercito.   Autorità Nazionale Palestinese   Il presidente Abu Mazen ha condannato il raid israeliano definendolo "un massacro", e ha decretato tre giorni di lutto nei Territori palestinesi.  L'ANP ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.  Il presidente Abu Mazen ha telefonato al presidente turco Abdullah Gul per fargli le proprie condoglianze per la morte di diversi cittadini turchi, uccisi durante l'assalto israeliano.   Saeb Erekat, Negoziatore capo palestinese    "Quello che abbiamo visto stamane è un crimine di guerra. Queste erano navi civili con a bordo civili e merci civili – farmaci, sedie a rotelle, generi alimentari, materiali da costruzione – destinati al milione e mezzo di palestinesi isolati sotto un assedio crudele e criminale da parte di Israele. E per questo, molti hanno pagato con la vita. Quello che Israele sta facendo a Gaza è sconvolgente: nessun essere umano informato e perbene può dire altrimenti.  Gli attivisti civili disarmati sono stati attaccati a bordo di navi straniere mentre erano in acque internazionali. Questo è un altro incidente che conferma che Israele agisce come uno Stato al di sopra della legge. La comunità internazionale deve agire in modo rapido e appropriato".   Hamas   Il portavoce, Sami Abu Zuhri: "Noi di Hamas consideriamo l’attacco israeliano contro la Freedom Flotilla un grande crimine e una enorme violazione del diritto internazionale. Nonostante il grande prezzo pagato dalle persone che si erano unite a questa flotta, consideriamo il loro messaggio arrivato.  Grazie a questi eroi di altri Paesi che hanno mostrato la loro solidarietà con Gaza, l’assedio israeliano adesso è una questione internazionale, e noi riteniamo che siano adesso gli occupanti, attraverso questo crimine, a essere sotto assedio".  Hamas ha denunciato l’attacco israeliano come "terrorismo di Stato organizzato".   Lega Araba   Ha condannato con forza l’azione terroristica di Israele. Il Segretario Generale, Amr Moussa, ha convocato una riunione dei Paesi membri – che si terrà domani, 1 giugno - per "discutere di questo crimine atroce commesso dalle forze israeliane contro civili disarmati che ha fato numerosi morti e feriti" e "adottare una posizione araba collettiva".   Egitto   Il Cairo condanna "le uccisioni per mano israeliana" e rilancia la richiesta di cancellare il blocco "illegittimo su Gaza"   Kuwait   Il governo del Kuwait si riunirà in sessione straordinaria per discutere sviluppi e conseguenze dell'attacco israeliano alla Freedom Flottilla, con la quale viaggiavano anche 16 cittadini kuwaitiani.  Il presidente del Parlamento ha definito l’attacco un “brutale crimine israeliano”.   Hezbollah   Il movimento di resistenza libanese ha definito l’attacco israeliano "un crimine contro l'umanità premeditato" che richiede un intervento della comunità internazionale. "Questo crimine mostra al mondo la brutalità di Israele e il modo con cui si comportano con i civili inermi", ha detto il deputato libanese Hassan Fadlallah.   Giordania   Il commento di Amman: "Prendere di mira i civili è un crimine odioso che noi condanniamo severamente. Non ci sono giustificazioni per Israele".  Il ministero degli Esteri ha convocato l’incaricato d’affari israeliano.   Libano   Il governo di Beirut ha espresso ferma condanna dell’attacco israeliano. Il Primo Ministro Sa’ad Hariri lo ha definito "un passo folle e pericoloso che esacerberà le tensioni nella regione", e ha invitato la comunità internazionale, e in particolare le grandi potenze "ad agire per porre fine a questa continua violazione dei diritti umani e a questa minaccia alla pace internazionale".   Organizazione della Conferenza Islamica   L’OIC ha chiesto il rilascio di tutti gli attivisti arrestati da Israele e la restituzione delle navi sequestrate. Chiede inoltre che vengano perseguiti i responsabili del raid contro la Freedom Flotilla.   L’Unione Europea   Ufficio della Baronessa Ashton, Alto Rappresentante UE per gli Affari Esteri: "L’Alto Rappresentante Catherine Ashton esprime il suo profondo rammarico per la notizia della perdita di vite umane e della violenza, ed estende le sue condoglianze alle famiglie delle vittime e dei feriti. A nome dell’Unione Europea, chiede una inchiesta esaustiva sulle circostanze in cui si è verificato l’accaduto.  Ribadisce la posizione dell’Unione Europea su Gaza – continuare la politica di chiusura è inaccettabile e politicamente controproducente … Chiede un’apertura immediate, prolungata, e incondizionata dei valichi per il flusso di aiuti umanitari, merci commerciali, e persone per e da Gaza.  La Ashton ha telefonato al ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, per richiedere formalmente l'apertura di un'inchiesta da parte di Tel Aviv s quanto è successo.   Spagna   Madrid, che ha la presidenza di turno dell’Unione Europea, ha convocato l’ambasciatore israeliano: "Vogliamo spiegazioni".   Francia   Il Ministro degli Esteri, Bernard Kouchner: "Sono profondamente scioccato dalle tragiche conseguenze dell’operazione militare israeliana contro la flotta di pace per Gaza. Nulla può giustificare l’uso della violenza di questo tipo, che condanniamo.  Deve essere fatta completa luce sulle circostanze in cui è avvenuto questo dramma, e ci auguriamo che si avvii senza indugio una inchiesta esaustiva".   Grecia   Il governo di Atene ha convocato l'ambasciatore d'Israele per ottenere spiegazioni.  La Grecia ha inoltre annunciato di avere annullato un'esercitazione congiunta dell'aviazione con Israele, in seguito all'assalto. Lo ha detto un portavoce del ministero della Difesa, che precisato che le manovre 'Minoan 2010' erano iniziate il 25 maggio e avrebbero dovute terminare il 3 giugno.  Annullata anche la visita del capo di Stato maggiore dell’Aviazione israeliana prevista per domani 1 giugno.   Svezia   Il governo di Stoccolma ha convocato l'ambasciatore israeliano.   Danimarca   Convocato l'ambasciatore israeliano per avere "chiarimenti".   Norvegia   Oslo ha condannato l’attacco israeliano, definito "inaccettabile".   Germania   Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, si è dichiarato "molto preoccupato per quanto accaduto".   Belgio   Il ministro degli Esteri belga, Steven Vanackere, ha detto che l’attacco israeliano "sembra essere stato piuttosto sproporzionato" e la quantità di forza usata "estremamente deplorevole".   Paesi Bassi   Il governo ha chiesto "spiegazioni" al governo israeliano.   Austria   Vienna convoca l'ambasciatore israeliano.   Le Nazioni Unite   Rober Serry, Coordinatore Speciale dell'Onu per il processo di pace in Medio Oriente, e Filippo Grandi, Commissario generale dell'UNRWA: "Siamo scioccati dalle notizie sull’uccisione e il ferimento di persone a bordo delle navi che trasportavano forniture per Gaza, avvenuta apparentemente in acque internazionali. Condanniamo la violenza e chiediamo che cessi. La situazione si sta ancora sviluppando e siamo in attesa di conferme su quanto accaduto.  Vogliamo chiarire che tragedie di questo tipo sono interamente evitabili, se Israele ascolterà i ripetuti inviti della comunità internazionale a porre fine al suo controproducente e inaccettabile blocco di Gaza".   Il Segretario Generale Ban Ki-Moon si è detto "sconvolto", ha condannato le uccisioni provocate dall’attacco israeliano, aggiungendo che "è vitale andare a fondo con le indagini" sui quanto accaduto.   Navi Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani  "Onde promuovere una riconciliazione politica a lungo termine, esorto il governo a garantire che venga condotta un’inchiesta indipendente dei recenti eventi, e che tutti coloro la cui responsabilità della violazione dei diritti umani dovessero venire accertata vengano chiamati a risponderne".   Lo Special Rapporteur delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi, Richard Falk, ha chiesto un boicottaggio internazionale e sanzioni contro Israele per il suo "comportamento omicida".   Tony Blair, rappresentante per il Medio Oriente del "Quartetto"   Si è detto "scioccato" dall'accaduto, e ha chiesto che venga aperta un'inchiesta.   Iran   Il presidente Mahmoud Ahmadinejad: "L’azione disumana del regime sionista contro il popolo palestinese e l’impedire l’arrivo di aiuti umanitari alla popolazione di Gaza non è una dimostrazione della forza del regime, ma è un segno della sua debolezza, e tutto ciò porta questo regime sinistro e falso più vicino che mai alla fine".   Stati Uniti   La Casa Bianca ha espresso il suo "profondo rammarico" per l'attacco israeliano, e ha detto che sta "esaminando le circostanze" di quanto accaduto.   Pakistan   Il governo di Islamabad ha espresso una dura condanna all'uso "sfrontato della forza" da parte di Israele, nonché preoccupazione per i tre pakistani che partecipano alla missione umanitaria. "L'uccisione di membri di questa missione umanitaria, che comprende anche donne, è brutale, disumana e costituisce una palese violazione delle leggi internazionali", hanno detto il ministero degli Esteri.   Parlamento Europeo   L'attacco israeliano, avvenuto in acque internazionali, è stato definito "ingiustificato" nonché "una chiara ed inaccettabile violazione del diritto internazionale, in particolare della Quarta Convenzione di Ginevra", dal presidente del Parlamento Europeo, Jerzy Buzek, in una nota diffusa a Bruxelles.   Desmond Tutu   Il premio Nobel per la pace, l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, a nome di tutto il gruppo degli "Elders", giudica "inscusabile" l'assalto israeliano.   Sudafrica   "Forte Condanna" dell’attacco israeliano è stata espressa dal Dipartimento Relazioni Internazionali e Cooperazione di Pretoria, che parla di "clamorosa violazione del diritto internazionale che merita il più alto livello di condanna internazionale".   Amnesty International   Amnesty International ha chiesto al governo israeliano di aprire un'inchiesta ''immediata, credibile e indipendente'' sull'accaduto.   Russia   Mosca ha parlato di "violazioni enormi del diritto internazionale", e ha condannato l'attacco israeliano, esprimendo preoccupazione.   Bosnia   Il presidente bosniaco, Haris Silajdzic, ha denunciato fermamente l'attacco delle forze israeliane.   Qatar   L’emiro del Qatar, sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, fra i primi leader arabi a condannare l’assalto israeliano , lo ha definito un “atto di pirateria”, e ha parlato di “crimine contro i civili”.   Iraq   Il movimento di Muqtada al Sadr ha indetto una manifestazione di protesta contro Israele per oggi a Baghdad.   E il governo italiano?   Il Sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica   "Non ho ancora elementi sufficienti per capire cosa sia successo ma la questione era nota da giorni. Questa vicenda si può classificare come una voluta provocazione: aveva un fine preciso, politico. Possiamo discutere sulla reazione israeliana, ma pensare che tutto avvenisse senza una reazione di una qualche natura era una dilettantesca interpretazione di chi ha provocato questa vicenda. Credo che in operazioni di guerra così delicate queste azioni spettacolari servano solo a peggiorare la situazione e a rendere ancora più impraticabile la strada del dialogo. Mi pare che sia in atto una voluta provocazione per vedere fino a che punto Israele reagisce. Poi, sul merito della reazione israeliana, non do giudizi perché ancora non conosco bene i fatti ma sperare che Israele non reagisse era un'illusione. Il principio della rappresaglia israeliana è un principio conosciuto nel mondo".   Il ministro degli Esteri Franco Frattini ha "deplorato in modo assoluto l'uccisione di civili" nell'assalto israeliano. "E' un fatto assolutamente grave, serve un'inchiesta", ha detto.   

Fonti: BBC News, Repubblica.it, al Jazira English, Agence France Presseda www.osservatorioiraq.it/modules.php?name=News&file=article&sid=9341 
 

martedì 2 febbraio 2010

DUE UFFICIALI ISRAELIANI INDAGATI PER L'UTILIZZO DI FOSFORO BIANCO A GAZA


Secondo quanto riporta il quotidiano Haaretz, un generale ed un colonnello dell'esercito israeliano, impegnati durante l'operazione Piombo Fuso nella striscia di Gaza, sono stati indagati per aver avallato la decisione di utilizzare bombe al fosforo bianco durante combattimenti in una zona densamente popolata.
L'episodio in questione si è verificato il 15 gennaio 2009, due giorni prima della fine dell'operazione, a Tel al-Hawa quartiere meridionale della città di Gaza.

Come ha ammesso un portavoce dell'esercito israeliano, nel corso di un conflitto a fuoco tra militanti di Hamas armati con potenti missili anticarro, i due graduati avevano deciso di utilizzare munizioni al fosforo bianco per rendere più difficile la visibilità ai combattenti di Hamas meglio posizionati rispetto alle forze di difesa israeliane.
L'episodio è stato denunciato dalla associazione delle Nazioni Unite UNRWA che si occupa di assistenza sanitaria alla popolazione civile palestinese in quanto un proprio convoglio era rimasto intrappolato negli scontri ed un suo operatore umanitario aveva riportato gravissime ustioni proprio a causa dell'utilizzo del fosforo bianco.
La stessa fonte dell'esercito israeliano ha difeso l'operato dei militari affermando che Israele non ha mai violato le convenzioni internazionali sulla guerra utilizzando tale tipo di armi solo in zone scarsamente abitate e che le munizioni al fosforo bianco sono in dotazione a moltissimi eserciti delle potenze occidentali.

Gaza dopo i raid
In seguito a questa denuncia ed a moltissime altre presentate da organizzazioni non governative, il Capo di Stato Maggiore Israeliano, ossia il generale Gabi Ashkenazi, al termine dell'operazione Piombo Fuso, aveva istituito cinque commissioni di inchiesta che hanno indagato su 150 presunti episodi di comportamento scorretto da parte di soldati contro civili e proprietà palestinesi. Erano stati ascoltati 500 militari e 100 palestinesi le cui testimonianze hanno portato all'apertura di 86 procedimenti penali tuttora in corso.

Anche l'Onu aveva istituito una commissione guidata da Richard Goldstone accertando dodici nuovi casi di presunte violazioni dei diritti umani da parte dell'esercito israeliano. Proprio grazie al rapporto di questa commissione consegnato al governo israeliano a settembre 2009, è stata istituita una nuova inchiesta che ha portato alla denuncia dei due ufficiali.

venerdì 29 gennaio 2010

GAZA rimane senza corrente

E mentre il 27.1.10  in tutto il mondo Occidentale si proclama la “Giornata della Memoria” in ricordo dell’Olocausto contro gli Ebrei... l’Unione Europea chiude i finanziamenti per il rifornimento di Petrolio che serve ad alimentare la centrale Elettrica di Gaza, mentre tutte le Organizzazioni umanitarie sono concentrate su Haiti i nostri Politici fanno finta di dimenticare l’Olocausto che da 60 anni viene fatto nei confronti del Popolo Palestinese.

Chi si deve ringraziare se da ieri gli Ospedali di Gaza sono rimasti senza corrente elettrica bloccando tutti i macchinari necessari per effettuare le operazioni da bisturi, i generatori che servono a mantenere in vita persone in coma, al milione e mezzo di persone che sono allo stremo e adesso gli si toglie pure quel pò di calore delle lampadine dato che il calore UMANO gli è stato per sempre negato, ai bambini martoriati e che adesso devono studiare o fare i compiti alla luce delle candele, d’inverno fa freddo e quelle persone non hanno nulla con che scaldarsi se non bruciando i loro mobili dato che a Gaza manca pure la legna.

Il vice presidente dell’Energia Palestinese Kenan Obeid ha mandato un appello ai Paesi Arabi affinchè si premurino a mandare aiuti in Gaza dato che la situazione peggiora di ora in ora, mentre in Europa si festeggia a suon di Champagne e Caviale il giorno della Memoria dimenticando l’Olocausto dei Palestinesi. Anche qui c’è in gioco Petrolio e Gas che gli Israeliani e gli Egiziani hanno rubato ai Palestinesi grazie a molti Paesi facenti parte della EU e dell’ONU che non hanno preso nessuna iniziativa per far smettere questo Genocidio... un grazie particolare va al nostro pseudo ministro Franco Frattini che ha chiaramente dichiarato da che parte stà.

Viene da vomitare quando sento certi discorsi uscire dalla bocca di personaggi che predicano Pace e uguaglianza nel Mondo e nello stesso tempo chiudono gli occhi davanti alla realtà di un Genocidio pianificato e commesso, chiaro è ..che il Popolo Palestinese stà facendo la stessa fine dei Pellerossa Americani che alla fine furono rinchiusi in una Riserva dopo essere stati decimati e lasciati morire di fame e di freddo o come quegli Ebrei che furono chiusi nel Ghetto di Varsavia per ordine di Sionisti che indossavano la Divisa delle SS e lasciati crepare come animali feriti. Ma tanta sarà la pioggia sin quando tutto sarà bagnato e tanta sarà la clemenza che voi politici chiederete... nessuno vi sentirà.

venerdì 22 gennaio 2010

Gaza, come una prigione a cielo aperto

Una prigione a cielo aperto. E' l'immagine della Striscia di Gaza che restituiscono gli attivisti napoletani che hanno partecipato alla Freedom March programmata per lo scorso 31 dicembre. Un gruppo partito per osservare da vicino “il pezzo di pianeta più complesso che esiste”. Per portare, ad un anno dall'operazione Piombo Fuso che provocò 1400 morti tra i civili palestinesi, solidarietà e aiuti economici. Raccontano la loro sei giorni al Cairo in una delle aule autogestite dell'Università 'L'Orientale'. Iniziano con una denuncia: “Gaza è ancora sotto assedio”. E propongono un comitato per boicottare i prodotti egiziani e israeliani.
Nell'Aula R5 dell'Orientale si ascolta la testimonianza di Flavia Lepre. Parole di commento alle immagini da lei stessa girate in Egitto. “Ci siamo trovati subito in una situazione difficile, con un clima molto teso. Ci hanno trasportato in un albergo a molti chilometri di distanza dal centro della città. Era pieno di poliziotti anche in borghese. Era difficile comunicare tra noi. Quasi una condizione di clandestinità”. Giorni duri fatti di scontri anche fisici con le autorità egiziane. Con il clima sempre più acceso fino all'esplosione provocata dal divieto egiziano di marciare verso Gaza. “Ci sono stati alcuni scontri. Alla mia compagna di stanza hanno rotto il naso”. E conclude: “Sono delusa, non abbiamo realizzato il nostro obiettivo politico principale ovvero entrare tutti insieme a Gaza. Però questo testimonia che quella città è ancora sotto assedio”.
Tracce della Gaza Freedom March sono sparse anche nella blogosfera napoletana. Sul sito dell'associazione Ya Basta, Vilma e Vittorio hanno pubblicato un diario di viaggio, scritto a quattro mani poche ore dopo il loro ritorno dall'Egitto. Anche loro intervengono nell'aula R5. Raccontano dell'arrivo, dell'incontro con gli altri attivisti. E degli scontri del 29 dicembre in Tahreer Square. “In piazza appena vengono aperti i primi striscioni arrivano decine di poliziotti. Il tutto si svolge velocemente. Accerchiano i manifestanti. Alcuni vengono trascinati via”. Momenti concitati, violenti. “Ci sono anche due feriti italiani. Le forze dell'ordine spintonano, schiacciano verso le balaustre, picchiano finché non riescono a trascinare tutti sul marciapiede”. Poi il ritorno a Napoli, e la consapevolezza che sulla questione mediorientale “non bisogna mai smettere di discutere, di guardare la realtà per quello che è. Cercando di stare fuori da ogni dogma”.
Un impegno che il Cau, il Collettivo Autorganizzato Universitario di Napoli, ha messo ai primi posti del proprio impegno politico. Incontri e dibattiti, proiezioni di documentari e iniziative di solidarietà. Un lavoro che ha dato vita a un dossier sulla Palestina liberamente scaricabile dal loro sito. Trenta agili pagine zeppe di dati e interviste, cronologie e manifesti. Dove si parla dell'uso del fosforo bianco, dell'assedio di Gaza. Senza tralasciare i risvolti psicologici del conflitto, con riferimenti a studi scientifici che sanzionano l'aumento del disagio psicologico e delle patologia mentale tra israeliani e palestinesi. Un sorta di anatomia politica della questione palestinese.
Il prossimo 26 gennaio inizieranno in città una seri di incontri con Ronnie Barkan, attivista israeliano di Anarchists against the wall che si batte da anni per la causa palestinese. Ad ospitare le discussioni la sede dell'ONG CISS
di Carmine Saviano
(repubblica-napoli 21 gennaio 2010)

venerdì 1 gennaio 2010

Gaza Freedom March, la polizia egiziana carica i manifestant


Diverse persone, tra cui almeno due attiviste italiane, sono rimaste ferite in una pesante carica effettuata questa mattina dalla polizia egiziana al Cairo.
Gli agenti di sicurezza sono intervenuti per disperdere un sit-in che i pacifisti della Gaza Freedom March stavano tentando di organizzare nella piazza del museo egizio del Cairo.
“La polizia - ha raccontato Laura Pernice del Forum Palestina - ci ha prima diviso in due gruppi e poi ci ha violentemente riunito tutti in un unico gruppo. Agenti in tenuta anti-sommossa hanno trascinato i pacifisti con violenza. Ho visto donne trascinate per i capelli, hanno dato pugni e calci e spaccate le telecamere. Ci sono alcuni feriti nella delegazione, ho visto volti sanguinanti”.

“Per ora gli italiani feriti sono almeno due, per fortuna in modo non grave. Ho visto donne anziane picchiate senza pietà. Nella nostra delegazione ci sono diversi medici che ora stanno cercando di allestire una postazione di primo soccorso qui nella piazza, ma è molto difficile perché i poliziotti continuano a spingerci e non gli interessa che ci sia gente a terra. Mentre parlo cerchiamo di tenere i poliziotti ad almeno un metro di distanza da una donna sdraiata a terra che ha perso conoscenza durante la prima carica. Avevamo scelto di far aprire la manifestazione alle nostre compagne per tranquillizzare le forze di sicurezza sui nostri intenti pacifici ma non è servito a nulla”, ha raccontato in diretta a Radio Città Aperta Germano Monti, un altro attivista italiano.
Al momento, i circa 400 manifestanti internazionali sono ancora nella piazza, circondati da 2/3 file di agenti in tenuta antisommossa. La situazione resta molto tesa.

 "Volevamo solo protestare affinché venga rimosso l'assedio a Gaza e per ricordare le responsabilità della comunità internazionale nel fatto che la Striscia da tre anni è diventato un immenso carcere a cielo aperto ma non ce lo stanno permettendo. Siamo circondati da una marea di agenti che continuano ad essere molto aggressivi", ha detto Maurizio Musolino, del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila.
Da giorni gli attivisti della Gaza Freedom March chiedono senza successo alle autorità egiziane il permesso di poter entrare a Gaza.
Da osservatorio Iraq

giovedì 31 dicembre 2009

Egitto: la polizia aggredisce i manifestanti della Gaza Freedom March al Cairo

Ore 11.15 - Dopo i divieti opposti dal regime egiziano e l’impossibilità quindi per i 1400 attivisti di raggiungere la striscia di Gaza per manifestare oggi insieme ai palestinesi in occasione del primo anniversario del massacro di Piombo Fuso, l’obiettivo delle 42 delegazioni internazionali era quella di manifestare al centro del Cairo: per chiedere la fine dell’assedio israeliano – sostenuto dai governi occidentali – alla popolazione di Gaza; per denunciare l’atteggiamento complice del regime egiziano con le politiche israeliane; per ricordare i 1400 cittadini palestinesi, per la maggior parte civili, massacrati sotto le bombe israeliane esattamente un anno fa. L’indicazione venuta dalla riunione plenaria della Gaza Freedom March era di radunarsi davanti al Museo Egizio, nel centro della capitale, per dare forte visibilità alla protesta approfittando della presenza di decine di migliaia di turisti. Ma verso le 9,30, quando i vari gruppi di manifestanti si sono concentrati nel piazzale antistante al Museo Egizio, sono stati immediatamente aggrediti da uno schieramento enorme di forze di sicurezza in assetto antisommossa che ha diviso i manifestanti in piccoli gruppi, spingendoli violentemente contro un muro. Gli agenti hanno per lungo tempo schiacciato col loro peso i manifestanti inermi contro i muri, in molti casi li hanno picchiati con i bastoni, presi a calci e a pugni. Secondo le testimonianze dei manifestanti i poliziotti egiziani si sono accaniti soprattutto contro le donne che aprivano la manifestazione, alla quale non è stato permesso neanche di iniziare a sfilare in corteo.
"I poliziotti egiziani si sono scagliati contro di noi con bastoni e picchiando alla cieca" ci ha riferito Mila Pernice, del Forum Palestina, con la voce rotta dall'emozione. “nonostante il nostro atteggiamento pacifico ci hanno violentemente impedito di manifestare. Ci hanno prese a calci, trascinato per i capelli, prese a pugni e bastonate con i manganelli. Ci sono diversi feriti e ora siamo chiusi in un angolo della piazza completamente circondati da cordoni fittissimi di poliziotti in assetto antisommossa”

“Per ora gli italiani feriti sono almeno due, per fortuna in modo non grave. Ho visto donne anziane picchiate senza pietà. Nella nostra delegazione ci sono diversi medici che ora stanno cercando di allestire una postazione di primo soccorso qui nella piazza, ma è molto difficile perché i poliziotti continuano a spingerci e non gli interessa che ci sia gente a terra. Mentre parlo cerchiamo di tenere i poliziotti ad almeno un metro di distanza da una donna sdraiata a terra che ha perso conoscenza durante la prima carica. Avevamo scelto di far aprire la manifestazione alle nostre compagne per tranquillizzare le forze di sicurezza sui nostri intenti pacifici ma non è servito a nulla…” racconta in diretta su Radio Città Aperta Germano Monti del Forum Palestina.
Anche Maurizio Musolino del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila denuncia ai nostri microfoni la violentissima e ingiustificata repressione: “la situazione è difficilissima, stiamo cercando di raggruppare tutti gli italiani ma è complicato. Volevamo solo protestare affinché venga rimosso l’assedio a Gaza e per ricordare le responsabilità della comunità internazionale nel fatto che la Striscia da tre anni è diventato un immenso carcere a cielo aperto ma non ce lo stanno permettendo. Siamo circondati da una marea di agenti che continuano ad essere molto aggressivi.”

Dai manifestanti italiani al Cairo arrivano in continuazione sms in cui si dice "siamo circondati dalla polizia egiziana al museo egizio temiamo nuove cariche. Fate sentire la nostra voce telefonate a tv, giornali, politici e mobilitatevi noi vogliamo raggiungere Gaza."
Dall’Italia i coordinatori del Forum Palestina stanno protestando veementemente con l’Unità di Crisi della Farnesina e chiedendo l’immediato intervento del nostro personale diplomatico in Egitto a tutela dei 140 cittadini italiani la cui incolumità è seriamente a rischio.
Oggi pomeriggio a Roma il Forum Palestina ed altre organizzazioni hanno convocato una manifestazione di protesta davanti all’ambasciata dell’Egitto in via Salaria 267 a partire dalle 16 e fino alle 18. Anche a Londra oggi si terrà una manifestazione nei pressi dell’ambasciata egiziana mentre in Francia, a Parigi, le organizzazioni internazionaliste e pacifiste protesteranno oggi pomeriggio davanti al Ministero degli Esteri. Secondo alcune informazioni non confermate alcuni attivisti francesi questa mattina presto sarebbero riusciti a calare una grande bandiera palestinese da una delle Piramidi.

Gaza Freedom March: rifiutato l'ultimatum dell'Egitto,domani manifestazione a Roma



La Gaza Freedom March non rinuncia ai propri obiettivi. Domani manifestazione sotto l'ambasciata egiziana a Roma.
La Gaza Freedom March sta affrontando una sfida politica sul campo molto difficile. Per questo riteniamo che gli attivisti bloccati dalle autorità egiziane abbiamo in questo momento bisogno di tutto il nostro sostegno. A tale scopo è stata convocata una manifestazione giovedi 31 dicembre alle ore 16.00 davanti all’Ambasciata dell’Egitto a Roma in via Salaria 267. Una manifestazione analoga si terrà anche a Parigi.

La situazione sul campo è ancora molto difficile con le delegazioni bloccate al Cairo e il governo egiziano che ha lanciato “una polpetta avvelenata” sul percorso della Gaza Freedom March, ponendo un ultimatum per ieri sera per una delegazione ristretta e di carattere umanitario a cui sarebbe consentito l’ingresso a Gaza. Questa proposta era emersa anche nei colloqui che abbiamo avuto ieri pomeriggio alla Farnesina, segno evidente che era il punto su cui si erano attestate le autorità egiziane e le diplomazie dell’Unione Europea.

Questa proposta è stata oggetto di una discussione amplia e tumultuosa conclusasi in alcuni casi alle 2.00 di notte e che ha visto le delegazioni – inclusa quella italiana – rifiutare l’ultimatum. Purtroppo gli articoli comparsi questa mattina su Il Manifesto e Liberazione sono andati in stampa prima che la discussione giungesse alla conclusione di respingere la “polpetta avvelenata” lanciata dalle autorità egiziane. Ciò ha creato in Italia un po’ di confusione che ci vediamo costretti e rettificare con urgenza.
Questa mattina i pullman messi a disposizione dalle autorità egiziane sono stati “disertati” dagli attivisti della Gaza Freedom March che hanno scelto di tenere il punto politico sull’obiettivo della marcia: rompere l’assedio di Gaza e creare le condizioni affinchè il valico di Rafah non venga sigillato seppellendo un milione e mezzo di palestinesi dentro una prigione a cielo aperto.
Oggi è in corso una assemblea plenaria delle delegazioni al presidio in corso da giorni sotto l'ambasciata francese per discutere e decidere le iniziative nelle prossime ore e nei prossimi giorni.
I nostri compagni e le nostre compagne in queste ore sono stati costretti a discussioni e decisioni difficili ma che ci sentiamo di condividere pienamente. La battaglia sulla fine dell’assedio di Gaza è una battaglia di enorme valore politico e morale.
Invitiamo tutti ad accentuare le pressioni sul governo egiziano ormai pienamente corresponsabile dell’assedio di Gaza e contemporaneamente a dare vita ovunque sia possibile ad iniziative che ricordino i crimini di guerra commessi dalle truppe israeliane a Gaza un anno fa.
A Gaza è in gioco la libertà e la dignità di tutti

mercoledì 30 dicembre 2009

Ultime notizie dalla Gaza Freedom March



Ieri martedi 29 dicembre, le varie delegazioni internazionali hanno dato vita a manifestazione sotto le proprie ambasciate di appartenenza. Gli attivisti statunitensi sono stati completamente circondati. La delegazione italiana (Forum palestina, Action for Peace) riunita praticamente in assemblea sotto la legazione diplomatica, si è nuovamente incontrata con il 1° Segretario dell'Ambasciata italiana al Cairo avanzando la proposta di far passare la delegazione per fare arrivare gli aiuti raccolti per le strutture e la popolazione palestinese di Gaza. Tra questi si sottolinea l'impegno preso in Italia con l'ospedale palestinese Al Awda di Jabalya che ha coinvolto decine di città e di associazioni.
Oggi è previsto un incontro con il Sindacato dei Giornalisti egiziani nella cui sede sta attuando lo sciopero della fame Hedy Epstein - 84 anni, ebrea sopravvissuta ai campi di sterminio. Successivamente è previsto un SIT IN insieme al sindacato degli avvocati convocato per ricordare il primo anniversario del massacro dei palestinesi operato dalle truppe israeliane a Gaza. Due giorni fa la manifestazione degli avvocati egiziani era stata dispersa dalla polizia.
Mentre le autorità egiziano stendono oggi il tappeto rosso per ricevere il premier israeliano Netannyahu, usano il pugno di ferro contro gli attivisti internazionali ed egiziani. Netnayahu è in Egitto per discutere sullo scambio dei prigionieri e degli accordi economici con cui Israele di fatto condiziona pesantemente l'Egitto. Secondo Mila Pernice del Forum Palestina per l'Egitto aver tenuto sequestrati al Cairo gli attivisti della Gaza Freedom March durante la visita di stato di Netanyahu può rivelarsi un boomerang.
Tra i vari presidi sotto le ambasciate e negli appuntamenti in giro per la capitale egiziana si segnala la presenza della giornalista israeliana Amira Hass, mentre nei media arabi - Al Jazeera soprattutto - cominciano a trapelare commenti critici sull'atteggiamento delle autorità egiziane contro gli attivisti internazionali giunti da ben 42 paesi per recarsi a Gaza in solidarietà con la popolazione palestinese ad un anno dal massacro dell'Operazione Piombo Fuso realizzato dalla truppe israeliane.
Sembra invece essersi sbloccata la situazione per il Convoy to Gaza di Viva Palestina che sta muovendo verso la Siria per essere poi imbarcato verso l'Egitto.
[Da: radio città aperta] Gaza Freedom March: l'ambasciata USA trattiene attivisti. Arrestati 16 israeliani e 3 spagnoli.
Un gruppo di circa 30 cittadini statunitensi, sono stati trattenuti in tre separate aree di isolamento all'interno dell'Ambasciata degli Stati Uniti nel complesso di Garden City. In una intervista telefonica con Aishah Schwartz, direttore del Muslimah Writers Alliance, Marina Barakau - una delle organizzatrici della Gaza Freedom March - ha dichiarato che "i cittadini americani e 1.400 sostenitori della Gaza Freedom March arrivati in Egitto da oltre 43 paesi del mondo, stanno chiedendo che l'assedio illegale di Gaza venga rimosso". "Ci chiediamo anche come sia possibile che un presunto governo democratico possa partecipare di volentieri alla detenzione dei suoi cittadini presso le proprie ambasciate, e inoltre chiediamo che tutti i dovuti sforzi siano esercitati per assicurare il nostro immediato rilascio", ha aggiunto Barakau che poi ha dichiarato di aver contattato il coordinatore del gruppo legale, Sally Newman. Nello stesso momento, tre membri del gruppo statunitense che è stato trattenuto hanno avuto un incontro con un funzionario negli uffici dell'Ambasciata.
Sempre a proposito della repressione delle forze di sicurezza egiziane nei confronti degli attivisti internazionali in Spagna c'è apprensione per la sorte di tre attivisti valenciani che sono stati arrestati domenica a El Arish. I tre insieme ad altri spagnoli e ad attivisti di altre nazionalità avevano cercato di arrivare da El Arish alla frontiera con Gaza con i mezzi di trasporto pubblico, ma erano stati bloccati dai poliziotti egiziani. I tre valenciani non si sono dati per vinti e si sono incamminati verso la frontiera a piedi, ma dopo alcune ore hanno bloccato il traffico sull'arteria stradale in segno di protesta contro il divieto egiziano e quindi sono stati arrestati. Racconta Manuel Tapial, uno dei coordinatori della delegazione iberica, che ad El Arish in più occasioni i poliziotti hanno bloccato e fermato gli attivisti che cercano in ogni modo di depistare gli inseguitori cercando di disperdersi nella città e di prendere qualche mezzo di trasporto diretto a Rafah. "Ieri mattina quando abbiamo tentato di uscire dall'hotel abbiamo trovato le porte sbarrate dall'esterno" ha denunciato Tapial ai media spagnoli.
Dall'altro lato della frontiera ieri la polizia di Tel Aviv ha arrestato 16 attivisti israeliani di organizzazioni dell'estrema sinistra che cercavano di avvicinarsi al confine per entrare nella Striscia di Gaza e partecipare alle manifestazioni contro l'assedio israeliano previste il 31 dicembre prossimo. I 16 attivisti sono entrati senza permesso in un territorio di confine che Israele considera ‘zona militare', e sono stati portati nel commissariato di Sderot per essere interrogati e denunciati. Negli ultimi giorni le dimostrazioni dei gruppi israeliani antiapartheid si sono moltiplicate e alcune decine di attivisti sono arrivati a manifestare molto vicino al confine con Gaza. Racconta sull'edizione online dello Yediot Ahronot Adar Grievsky del gruppo ‘Anarchici contro il Muro': "Abbiamo iniziato a camminare lungo la spiaggia verso Gaza, ma vicino a Zikim la Polizia e l'Esercito ci hanno impedito di continuare verso la Striscia. Un anno dopo il massacro di 1400 persone Israele continua a spargere distruzione e sofferenze a Gaza negando alla sua popolazione la possibilità di ricostruirsi le case perché impedisce l'arrivo dei materiali da costruzione" ha detto l'attivista al giornale che poi ha denunciato che uno degli attivisti arrestati è stato malmenato dalla Polizia.

sabato 26 dicembre 2009

Il FPLP richiede che i dimostranti della Gaza Freedom March siano lasciati liberi di entrare a Gaza!!



traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario

Un portavoce del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), il 22 dicembre ’09, ha detto che i 1300 e più dimostranti internazionali che stanno tentando di violare l’assedio a Gaza attraverso la “Gaza Freedom March” programmata per Capodanno devono essere lasciati liberi di entrare a Gaza, sottolineando che qualsiasi blocco del loro viaggio è un atto d’assedio contro il popolo palestinese, e che il popolo palestinese di Gaza sta aspettando di accogliere queste voci di solidarietà provenienti da molte parti del mondo.

La compagna Rayya Amin dell’Ufficio di propaganda dell’FPLP ha detto: “Richiediamo al Governo egiziano di permettere alla Gaza Freedom March – e a tutte le delegazioni in solidarietà con il nostro popolo – di attraversare il valico di Rafah. Il divieto di entrare a Gaza per chi porta solidarietà internazionale e aiuto umanitario irrigidisce l’assedio e le sofferenze del nostro popolo a Gaza un anno dopo la terrificante aggressione sionista che ha devastato il nostro popolo”.

La compagna ha richiesto l’apertura permanente del valico di Rafah sotto la sovranità egiziana e il controllo palestinese, il libero passaggio di persone, aiuti, medicinali e beni, ed ha evidenziato come il popolo palestinese di Gaza abbia visto i popoli del mondo sostenere i Palestinesi contro l’aggressione e l’occupazione sioniste, sebbene le istituzioni internazionali ufficiali rimangano in silenzio e complici dell’assedio al nostro popolo.

La compagna Amin ha inoltre detto che i popoli del mondo sostengono il popolo palestinese nella sua resistenza contro il sionismo e l’imperialismo statunitense, e la Gaza Freedom March è un esempio delle massicce proteste che si sollevano in Unione Europea, negli Stati Uniti e in altri Paesi i cui governi stanno attivamente partecipando all’assedio e alla guerra contro il nostro popolo – spinte dalla determinazione, dalla capacità di ripresa e dalla resistenza del popolo palestinese che sta fronteggiando le atrocità dell’occupazione e i crimini di guerra.

Il compagno Abu Ahmad Fuad, membro dell’Ufficio Politico dell’FPLP, ha prima denunciato la costruzione fatta dal governo egiziano di un muro d’acciaio lungo il suo confine con Gaza, che si estende per 20 metri sotto il terreno, come un’azione inaccettabile ed ingiustificabile contro il popolo palestinese che intensifica l’assedio a Gaza.

Il compagno ha in particolare notato che il muro è stato costruito con il supporto militare ed economico degli Stati Uniti, affermando che ciò fa parte della strategia imperialista statunitense nella regione contro il popolo palestinese e arabo. Questo muro, ha poi sottolineato, è portatore di dolore e devastazione non solo per il popolo a Gaza, ma per l’intero popolo palestinese, ed è il tentativo di costruire un muro d’acciaio tra il popolo arabo d’Egitto e la Palestina.

Il compagno ha infine posto l’attenzione sul fatto che il popolo egiziano è sempre stato al fianco dei suoi fratelli e sorelle arabi palestinesi, e che non sosterrà mai questa ulteriore estensione dell’assedio a Gaza.


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Info sulla Gaza Freedom March…


Migliaia di delegazioni provenienti da tutto il mondo arriveranno al confine con Israele per rompere simbolicamente l’assedio a Gaza. ll Governo Egiziano ha fatto sapere proprio in questi giorni, alle ambasciate delle 42 nazioni cui appartengono i volontari della Gaza Freedom March che la Marcia non è autorizzata.
Di conseguenza, pur non potendo impedire l'arrivo in Egitto di cittadini stranieri, impedirà ogni violazione delle leggi e della sicurezza del Paese, se necessario anche procedendo ad arresti.


Facciamo in modo che questo storico evento riesca! Cominciamo a liberare Gaza dall'assedio! Con la Palestina nel cuore, fino alla vittoria!

Per maggiori informazioni, per aderire alla Marcia e fare pressioni sull’ambasciata egiziana in Italia, affinché la Gaza Freedom March possa riuscire:

sono presenti alcuni comunicati sul sito del Cau: http//cau.noblogs.org



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