lunedì 30 novembre 2009

La Spezia: appello in vista della manifestazione xenofoba del 4/12

Il 4 dicembre a La Spezia prenderá vita un corteo razzista, una crociata anti-zingari. Prenderanno parte a tale iniziativa partiti razzisti come la lega nord e altre formazioni di destra, la prefettura ha dato il consenso perché tale iniziativa possa svolgersi mentre ogni contro manifestazione é vietata.Il dilagante qualunquismo e clima di caccia all'untore di questi tempi ha reso possibile che un corteo razzista e xenofobo possa prender vita nonostante le varie polemiche che comunque rimangono carta straccia di giornali e comunicati da partitini...Quando i regimi autoritari dell'inizio dello scorso secolo iniziarono a mostrare i muscoli e a smascherarsi iniziarono a prendersela con vari etnie tra cui gli zingari, con i diversi tra cui gli omosessuali e cosí via per arrivare alla catastrofe che si riveló con il passare degli anni.Si parte cosí, dagli emarginati tra gli emarginati e i diversi, si parte dagli zingari ed extracomunitari e le destre si rafforzano con l'illusione di far piazza pulita e riportare sicurezza e ordine,poi sará il turno della salvaguardia del buoncostume quindi passeranno a barboni, omosessuali, punks, ravers e le altre "tribú urbane", si passerá alla lotta alla cultura alternativa, alla chiusura dei luoghi di aggregazione dove si portano avanti determinati discorsi politico-sociali o semplicemente luoghi di ritrovo... il momento per agire era giá qualche anno fá ma ancora ora si puó fare qualcosa... autorganizzazione antirazzista/antifascista!

66 suicidi, 160 morti di carcere nel 2009: quanti di loro erano innocenti?


Il suicidio di Massimiliano Menardo, 36 anni, avvenuto l’altro venerdi scorso nel carcere di Sondrio porta a 66 il numero dei detenuti suicidi dall’inizio dell’anno, avvicinando sempre più al “record” storico di 69 casi registrati nel 2001, mentre il totale dei morti “di carcere” sale a 160.La combinazione data dal sovrannumero di carcerati e dalla scarsità di personale penitenziario sta determinando una situazione insostenibile, dove oramai le morti di detenuti hanno cadenza quasi quotidiana.

Mai come in questo momento appare necessaria e inderogabile una riflessione sulle cause che determinano il maggiore sovraffollamento delle carceri italiane nella storia della Repubblica, non certamente dovuto ad un aumento della criminalità (il Viminale riferisce un calo generalizzato dei reati), quanto piuttosto all’utilizzo della custodia cautelare come vera e propria “anticipazione della pena” (dovrebbe essere una misura eccezionale, invece i detenuti in attesa di processo sono oltre 31.000 - dati al 30 settembre), ma anche ad una minore concessione di misure alternative alla detenzione (fino al 2006 il numero di detenuti e quello degli ammessi a misure alternative era pressoché uguale, oggi abbiamo oltre 65.000 detenuti e 13.000 persone in misura alternativa - vedi allegati).


In altre parole, le carceri sono strapiene anche perché vi si trovano troppi imputati - il 40% dei quali è destinato ad essere assolto - (dal 2002 al 2007 lo Stato ha speso 212mln di euro come riparazione per le ingiuste detenzioni - vedi allegato) e troppi condannati con condanne minime (quasi 10mila hanno meno di 1 anno di pena residua) che potrebbero scontare in misura alternativa.

Premettendo che ogni decesso dietro le sbarre rappresenta di per sé un fatto inaccettabile per la civiltà del paese e per le nostre coscienze, viene da chiedersi quanti dei detenuti che muoiono ogni anno avrebbero potuto essere fuori dal carcere e, probabilmente, essere ancora vivi.

Le morti sono più frequenti tra i carcerati in attesa di giudizio, rispetto ai condannati, in rapporto di circa 60/40: mediamente, ogni anno in carcere muoiono 90 persone ancora da giudicare con sentenza definitiva e le statistiche degli ultimi 20 anni ci dicono che 4 su 10 sarebbero stati destinati ad una assoluzione, se fossero sopravvissuti.

In definitiva, ogni anno 30 - 35 dei morti in carcere erano probabilmente innocenti.A questi vanno naturalmente aggiunti i condannati che avrebbero potuto essere in misura alternativa, ma qui il calcolo diventa piuttosto difficile.

da Osservatorio Permanente sulle morti in carcere

Stefano Cucchi disse: tutta la notte m'hanno pestato i carabinieri»



«Mi hanno ammazzato di botte i carabinieri. Tutta la notte ho preso botte». «Perché?». «Per un pezzo di fumo». «Ti hanno fatto questo?», «». La lettera da cui è tratto questo dialogo, consegnata al senatore dell'Idv, Pedica, attivissimo sul caso Cucchi, è uno spaccato commovente di solidarietà tra ultimi. E forse è una prova dirimente sulla mancanza di pietà e sulla negazione dei diritti toccate a un ragazzo di 31 anni arrestato dai carabinieri, forse interrogato "a morte" (come titolò questo giornale), giudicato inadatto ai domiciliari da una giustizia che non s'accorse del suo viso gonfio di botte, seppellito nel buco nero della medicina penitenziaria, dietro a un muro di gomma presidiato dalla polizia carceraria che ha impedito contatti tra lui e la famiglia, tra lui e l'avvocato di fiducia. Stefano è morto paralizzato dentro un letto di ospedale con la schiena spaccata dalle botte, aveva indosso gli stessi vestiti di quando era stato arrestato, sei giorni prima. Di seguito la lettera appena depurata dai principali errori di lingua.«Sono ... detenuto nel centro clinico di Regina Coeli, medicina 2 stanza 6. Nella tarda notte, non ricordo il giorno esatto, nella stanza 6, arriva un ragazzo sulla barella. Vedevo che faticava a camminare. Mi sono alzato e mi sono immediatamente a sua disposizione... Prima l'ho fatto sedere sulla sedia, nel frattempo preparavo il suo letto, prendevo dalle sue mani le lenzuola, mi ha chiesto una coperta, sentiva molto freddo. Ho preso la mia coperta dal mio letto. Poi ho incominciato a fare il suo letto (...) Mi chiedeva se ci fossero biscotti. Ho preso un piatto di carta... ne ha mangiati due o tre. Poi mi ha chiesto una sigaretta. L'ho presa a un mio amico e ha fumato. Poi gli domando "Chi t'ha picchiato?" (...) Lo vedevo rosso viola sul suo viso... Mentre fumava vedevo che non stava bene, e finita la sigaretta mi guarda, dice buona notte e si addormenta. Durante la notte nella nostra cella si sentivano urli forte. Mi sono rialzato, nel frattempo si alzava un altro mio amico. Ci siamo avvicinati, lui disse io sto male ma non chiamate nessuno. Vedevo che era molto impaurito e aveva un tono di voce affaticato. E riprende a dormire. (...) La mattina si è alzato, io mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto "ti serve qualcosa?". Lui poverino mi risponde con stanchezza... L'ho portato vicino al tavolo, si è seduto e ha fatto colazione con caffé e latte con biscotti. Dopo aver finito mi chiedeva una sigaretta e un caffé. Io rispondo "certo amico". Lui si presenta con il nome di Stefano. Io rispondo molto piacere. Ritornando al suo letto, mettendosi sotto le coperte, io gli ridomando; "Chi ti ha picchiato?" Lui mi risponde per due volte: "I carabinieri". Io vedevo che stava di nuovo male, abbiamo chiamato il dottore della sezione... Il dottore è arrivato dicendo portatelo nella infermeria. Io ho risposto non può camminare. Il dottore è entrato nella nostra cella, l'ha visto, lo ha toccato, è uscito subito e ha chiamato il suo superiore medico che lo tocca ai fianchi e Stefano fece un urlo, "Hai". Il dottore dice che deve andare immediatamente all'ospedale. Stefano ha sentito la parola ospedale. Era molto impaurito ma il dottore insiste che dave andare urgente. Il medico esce dalla cella... Nel frattempo Stefano mi chiama: "Non voglio andare in ospedale!". Gli dicevo per favore devi andare come dice il dottore ma lui mi rispondeva "No! No! No!".... Nel frattempo Stefano mi richiama mi disse "dammi il numero di telefono dei tuoi familiari se hai bisogno di qualche cosa". Io rispondo "pensa prima a curarti, non preoccuparti di me". Poi prima di andare via gli ho dato una busta di biscotti e due mele. Quando l'hanno portato via, io e il mio amico ci siamo parlati in arabo dicendo che non si può fare questo così su una persona umana, dio non vuole così (...) Pace amico mio».

Ieri pomeriggio, in quattro sezioni di Regina Coeli i detenuti hanno battuto le sbarre per Stefano e perché non passi sotto silenzio la morte di Simone La Penna, deceduto la mattina prima in medicheria.


Checchino Antonini
da Osservatorio sulla Repressione

[Anti-WTO] Ginevra: le strade ci appartengono


Sabato 28 Novembre 2009 c'è stato il via delle prime azioni anti-WTO, diesci anni dopo la battaglia di Seattle, che ha riunito tra 4 e 5000 persone di cui tra i 500 e i 1000 autonomi e compagni dei quartieri popolari. Se il summit comincia ufficialmente lunedì 30 novembre, le reti anticapitaliste non hanno aspettato e hanno aperto le ostilità su questo nuovo summit della dominazione, dello sfruttamento e del Capitale.

14h, place neuve, un buon migliaio di persone si sono già rassemblate e il corteo partirà verso le 15h con 5000 persone, dopo l'arrivo, ad esempio, dei leader paesani contestatari provenienti dalla Corea del Sud bloccati per un pò alla frontiera.
Seguiranno più di tre ore di guerriglia, di saccheggio di sedi della assicurazioni, di banche, di boutique di lusso (Louis Vuitton, Rolex, etc.), di auto di lusso (enormi BMW, Mercedes, porches etc.) di cui almeno tre bruciate, di scontri con la polizia, etc.
Quello che è interessante da notare è la determinazione degli autonomi a tenere la strada. Malgrado la prima scissione del corteo a causa di violenti attacchi laterali della polizia, appoggiati molto rapidamente da cannoni ad acqua blindati, un buon migliaio di persone si è raggruppato in un parco con l'obiettivo di rendersi direttamente alla sede dove si terrà il vertice del WTO. Malgrado la violenta risposta dei poliziotti antisommossa, differenti cortei sono passati attraverso i quartieri popolari vicini, dove svariate centinaia di giovani abitanti proletari hanno raggiunto l'azione.
Malgrado il massiccio armamento poliziesco (impiego massivo di granate lacrimogene, quattro cannoni ad acqua blindati, flashball, fucili con proiettili in gomma), i rivoluzionari si sono tenuti attivi fino alle 18h
La repressione poliziesca aveva una tattica chiara: lasciare i più offensivi andare avanti, attaccare lateralmente, scindere al massimo i gruppi per dividere i cortei e isolare i militanti-attivisti. Per questo, piuttosto che posizionarsi in linee fisse e armate pesantemente, la polizia ha utilizzato la tattica di piccoli gruppi (30 guardie al massimo) che intervengono lateralmente o alle spalle (niente scudi, solo flashball e manganelli). In avanti gli agenti respingono i rivoltosi a colpi di gas, e i piccoli gruppi mobili di poliziotti a intervento rapido spuntano al momento del reflusso.
Nonostante queste tattiche poliziesche si siano rivelate paurosamente efficaci, è interessante notare la determinazione degli autonomi di raggrupparsi sempre per attaccare nuovamente verso la direzione della sede del WTO, poi di tenersi in strada (soprattutto nel quartiere della stazione) e infine di adottare loro stessi la tattica dei piccoli gruppi mobili logorando la polizia e attaccandosi ai bersagli capitalisti in tutto il centro della città.
Militarmente parlando, non c'è un reale vincitore. Non è che verso le 18:30 che i poliziotti controllano finalmente il territorio, passando al setaccio tutta la città.
Insomma la polizia svizzera, a differenza dei poliziotti francesi in occasione, ad esempio della NATO, non cerca l'intimidazione spettacolare e il controllo totale di ogni minimo movimento della popolazione, ma d'intervenire strettamente al momento delle azioni.
I così detti "pacifisti", che si cerca di distinguere dai partigiani dell'azione diretta, contrariamente al dire dei media, sono rimasti solidali, denunciando esclusivamente il dispositivo poliziesco e la sua violenza d'intervento senza distinzioni (gas sui binari dei tram, nei negozi, bambini feriti verso la stazione, al momento della repressione globale, da flashball ). La Brigata dei Clown Attivisti e la Batucada hanno aiutato a dissolvere completamente questa divisione di Stato tra "pacifisti" e "casseurs". Allo stesso modo la popolazione non ha cercato d'interporsi contro i rivoltosi.
La cosa che va più sottolineata è la riuscita del legame con i quartieri popolari.
Il tempo di un pomeriggio, la rabbia mischiata alla gioia, siamo riusciti a deviare i flussi del quotidiano, abbiamo dato una nuova consistenza alla lotta di strada dei così detti "banlieusards", abbiamo incrinato le fibre di questo falso reale.
Avanziamo e scopriamo subito queste strade che credevamo di conoscere bene, queste vie che in altri momenti sono quelle della quotidianità, castrante e assassina della Macchina, che risuonano dei nostri passi rassegnati e che ora blocchiamo con la nostra forza d'attacco.
Scopriamo immediatamente l'importanza di una via troppo stretta o troppo larga, di stradine e di ostacoli, dell'importanza strategica e tattica di quell'incrocio. E sappiamo quindi l'importanza della nostra azione a scardinare questi flussi: vediamo infine, creandolo, l'urbanismo rivoluzionario

DISTRUGGI QUELLO CHE TI DISTRUGGE

NIENTE GIUSTIZIA, NIENTE PACE

G. - Un rabbioso
da Indymedia Lombardia

CasaPound, conto alla rovescia

Iervolino: "Tutti via da Materdei"
Verso lo sgombero dei due centri sociali. La Rete: perché anche noi?

Conto alla rovescia sulla prima linea. Per l´ex convento di salita San Raffaele e l´ex scuola Schipa, occupati rispettivamente dagli attivisti di CasaPound e dagli aderenti alla Rete antifascista, lo sgombero appare ormai vicinissimo. «Questa storia deve finire perché non ci sono più margini di trattativa», ha dichiarato ieri il questore Santi Giuffré a "Repubblica".
Gli ha fatto eco l´assessore Marcello D´Aponte: «Abbiamo completato il censimento di tutte le strutture occupate - ha detto l´esponente della giunta Iervolino - i tempi sono strettissimi, l´ordinanza di sgombero volontario sarà pronta nei prossimi giorni». Il provvedimento dunque dovrebbe riguardare anche gli altri immobili comunali occupati. Prima verrà chiesto di liberare spontaneamente gli edifici, in caso di rifiuto potrebbero intervenire le forze dell´ordine.
Ma la volontà del Comune di estendere l´ordinanza al di là delle due strutture di Materdei viene contestata dalla Rete antifascista, che replica a D´Aponte e prepara un corteo contro gli sgomberi per venerdì prossimo: «Colpisce - si legge in una nota - come le migliaia di persone che il 30 settembre si sono mobilitate contro i neofascisti e i razzisti siano equiparate a 30 persone, compresi i "camerati" da Roma a Salerno, parlando semplicemente di "due gruppi" e di "opposti estremismi"». Venerdì la Rete scenderà in piazza partendo proprio da Materdei, il quartiere ritrovatosi al centro delle tensioni degli ultimi giorni, per dire no agli sgomberi.
«Sarà una manifestazione pacifica e molto ampia - assicura la Rete - promossa da un ampio gruppo di forze, da Antigone ad Assopace, ai centri sociali ai movimenti». A D´Aponte risponde anche il commissario provinciale di Rifondazione, Antonio D´Alessandro: «I recenti atti di violenza da parte di gruppi neofascisti non devono penalizzare anche le strutture che da anni rappresentano un punto di riferimento in diversi quartieri». (30 novembre 2009)

Dario Del Porto

domenica 29 novembre 2009

Il caso facebook-Forum antizingari:prime denunce della Digos

La polizia ha aperto le indagini sui post su Facebook che istigano all’odio razziale e ha intercettato quelli con le espressioni più violente, prime 15 segnalazioni alla procura. Ma a rischiare sono molti di più per le “citazioni” naziste, espressioni razziste e istigazione all’odio razziale
Forum contro gli zingari, in arrivo le denunce27 novembre 2009
La polizia ha aperto le indagini sui post su Facebook che istigano all’odio razziale e ha intercettato quelli con le espressioni più violente. Il forum era stato aperto da un cittadino che ha promosso una manifestazione pacifica contro la comunità nomade presente in città
Una denuncia per il reato di istigazione all’odio razziale nei confronti di una quindicina di autori di messaggi apparsi sul forum su Facebook «basta zingari alla Spezia» è stata depositata in Procura dalla Digos della Spezia. I messaggi richiamano esplicitamente l’ideologia nazista, incitano alla violenza e alla discriminazione, invocando spedizioni punitive con lanciafiamme ed altro contro un campo nomadi oggetto di numerose polemiche. La Procura - come ha anticipato stamani il Secolo XIX - aveva avviato un controllo, per identificare la rispondenza fra i nomi che compaiono e l’identità reale degli autori dei post. In accordo con la Procura, dalla Questura spezzina è partita anche una segnalazione per il salvataggio ed il congelamento dei dati, oltre che per la chiusura del gruppo, in cui compaiono gli slogan violenti. I fan del gruppo sono 4265 (oltre 2000 quelli del forum che chiedeva la chiusura del gruppo antizingari). I promotori del forum hanno organizzato per il 4 dicembre alle 21 una manifestazione di protesta contro la presenza dei rom alla Spezia. Molti i commenti contro l’intervento di riqualificazione del campo, che ospita 50 persone, deciso dal Comune con una spesa di 145mila euro.
«Vagoni piombati». «Sterilizziamoli», «Ci vogliono quelli della X Mas», «Sangue sangue, rissa rissa», «Gli zingari sono diversamente umani», «Uccidiamoli», «Vanno eliminati», «Basta negri, zingari, rumeni, tutti al rogo», «Serve la risoluzione finale»: sono alcuni dei «post» razzisti pubblicati sul forum «Basta zingari alla Spezia» su Facebook che ha attirato l’attenzione della Digos. Alcuni messaggi si richiamano ad Hitler ed all’ideologia nazista.
La reazione violenta (per ora solo sulla bacheca di internet) è nata dopo dopo due aggressioni a cittadini spezzini ad opera di romeni e nomadi. Nel mirino dei contestatori anche la giunta spezzina di centro sinistra, con il sindaco Massimo Federici, apostrofato con epiteti offensivi per aver stanziato quasi 150 mila euro per risanare un campo abitato da una cinquantina di Rom. Sul forum anche gli interventi di Giacomo Gatti (An), che rende note le posizioni del centro destra contro la riqualificazione del campo nomadi spezzini, raccogliendo notevoli consensi. Adesioni sono arrivate da Lega Nord e da gruppi di destra, che annunciano la propria partecipazione alla manifestazione del 4 dicembre. Ci sono anche fan giovanissimi.

LA VICENDA E LE PRIME INDAGINI
Decine di denunce per istigazione all’odio razziale e incitamento alla xenofobia, congelamento dei dati finora esposti sul blog con proposta di chiusura del sito. E’ appena partita l’indagine della magistratura spezzina sulle frasi contenute nel forum su Facebook “Basta zingari alla Spezia” e già arrivano i primi risultati. La Digos ha già individuato almeno una ventina di persone, tra quelle che hanno postato i messaggi più caldi ed estremisti che adesso rischiano una condanna sino a un anno e sei mesi di reclusione e una multa fino a sei mila euro. La svolta è avvenuta dopo che il consiglio comunale della Spezia si era pronunciato per impedire la manifestazione contro i nomadi, proposta dal forum, e ancora prevista per venerdì prossimo, alle ore 21 in piazza Europa, proprio davanti a palazzo civico. Da un lato la questura ha ribadito che - allo stato attuale - non ci sono gli estremi per vietare il raduno, dato che l’autorizzazione è pervenuta in maniera regolare, addirittura in netto anticipo rispetto alla data scelta: sette giorni di preavviso, anziché i tre previsti dalla legge. Dall’altro , però, la Digos si è messa a monitorare il blog, individuando le frasi più xenofobe e quelle che incitano all’odio razziale, e risalendo agli autori dei messaggi. Sono post del tipo «bruceremo tutti gli zingari», «Vi ammazzeremo», «Ripristiniamo i lagher», «Adolf Hitler ce l’ha insegnato, uccidere ebrei e zingari non è reato», e altre affettuosità dicendo, nonostante i promotori abbiano ribadito più volte le finalità pacifiche della manifestazione.

sabato 28 novembre 2009

Comunicato 12 dicembre.Toscana Antifascista

12 dicembre 1969 - 12 dicembre 2009
L'ANTIFASCISMO NON SI PROCESSA
LIBERTA' PER GLI ARRESTATI
A 40 anni dalla strage impunita di Piazza Fontana, che segnò l´inizio della strategia della tensione e l´uso dei teoremi giudiziari e dei gruppi neofascisti come manovalanza reazionaria, saremo in piazza a manifestare perché oggi è necessario ribadire che l´antifascismo è una pratica quotidiana di aggregazione, impegno e socialità, antidoto ad un clima generale fatto di "pacchetti sicurezza" e campagne di odio alimentate ormai da anni da un ceto politico screditato che attraverso la criminalizzazione di gruppi etnici, settori sociali ed esperienze politiche di base, cerca consensi e legittimità.
In un paese in profonda crisi politica, economica e culturale, sono infatti la repressione, l´intolleranza e l´odio per un presunto diverso che stanno prevalendo. Si scaricano così tensioni sociali sulle categorie più deboli come gli immigrati e si reprime ogni forma di resistenza sul territorio. Un paese dove si muore pestati nelle celle, dove le carceri scoppiano, dove vige la caccia al rom, dove un gruppo di squadristi con a capo il padrone fa irruzione in una fabbrica occupata dai lavoratori senza stipendio da mesi - come all´Eutelia di Roma - e dove continuano a morire tre lavoratori al giorno. Un paese dove 5 studenti sono arrestati per rapina per non avere pagato 500 fotocopie. Un paese dove gli immigrati sono soggetti a leggi speciali, con carceri speciali, extragiudiziali come CPT e CIE, continuamente vessati nei loro diritti ed affetti, forza lavoro da sfruttare attraverso il ricatto. Un paese dove immigrati, omosessuali e trans sono vittime continuamente di aggressioni fasciste. Dove il ruolo della donna è relegato tra la "velina" e la brava casalinga.Non può stupire quindi che si legalizzino le ronde dei "cittadini" e che i nuovi gruppi fascisti siano protetti e finanziati in tutta Italia, usati nel tentativo di intercettare consenso e disagio tra i giovani e nei quartieri popolari.
Questo sta accadendo anche in Toscana: 7 persone arrestate tra Pistoia e Livorno per i danneggiamenti della sede di Casapound Pistoia, 1 ragazzo arrestato per aver messo un petardo a Firenze ed 11 antifascisti accusati di tentata rissa perquisiti con cani antiesplosivo e costretti al prelievo del DNA semplicemente per aver risposto ad una chiamata d´aiuto di una ragazza minacciata da un gruppo di neofascisti. Appare chiara la strumentalizzazione di queste operazioni di Procure e polizie toscane, in cui si continua a costruire teoremi, usando categorie come quella del terrorismo per isolare e indicare al pubblico disprezzo compagni antifascisti e militanti politici, per ridurre al silenzio tutto un movimento forte e radicato, garantendo invece legittimità, soldi e agibilità a gruppuscoli fascisti. Una regione in cui 90 militari dell´Arma fanno irruzione nelle case occupate dal Movimento di Lotta per la Casa dove vivono rifugiati politici ed immigrati, spaccando tutto e denunciando gli abitanti con il solo scopo intimidatorio, mentre in galera vengono lasciati morire ragazzi come Yassin, 17 anni, suicida a Firenze nel carcere minorile. Dove altri ragazzi 17enni sono invece colpiti da denunce, avvisi orali, intimidazioni per frenarne l´impegno e l´attività politica.Una regione dove però esiste ancora un tessuto sociale e popolare antifascista ed antirazzista, che rifiuta i fascisti, che rifiuta i CIE, che parla di unità oltre i colori della pelle, dove le mobilitazioni per la libertà degli antifascisti arrestati sono partecipate e diffuse.
Il 12 dicembre la Toscana antifascista ed antirazzista sarà in piazza perché di fronte a tutto questo non si può più stare in silenzio!!!! Saremo in piazza contro arresti, perquisizioni, inchieste e teoremi, per la libertà delle persone arrestate, per dire che continueremo le nostre lotte sul territorio, nelle scuole e nei posti di lavoro e contro la costruzione di un CIE in Toscana; saremo in piazza perché per noi sicurezza significa un posto di lavoro sicuro, una casa per tutti, una scuola pubblica, per rafforzare reti e relazioni sociali capaci di rispondere alla gravità di quanto sta accadendo.

12 DICEMBRE 2009 MANIFESTAZIONE REGIONALE ORE 15.30 Piazza San Marco - Firenze

TOSCANA ANTIFASCISTA
Per adesioni: corteo12.12firenze@hotmail.it

Presidio anti-fascista a Materdei(Napoli)

Oggi, sabato 28 novembre alle 17,30 nella piazza della metropolitana materdei, presidio antifascista per ribadire la ferma opposizione all'inaugurazione della sede di casapound in salita san raffaele.dopo le aggressioni squadriste di ieri occorre mantenere alta la vigilanza.
napoli e' antifascista!

Aggressione ai compagni della RETE ANTIFASCISTA NAPOLETANA

DI SEGUITO IL COMUNICATO DELLA RETE ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA NAPOLETANA DEL 27/11/2009
Si chiarisce in termini sempre più gravi quello che è successo oggi a Materdei:
Una piccola piazza Navona!
Questo è successo… Esattamente come quando fu aggredito il movimento dell’Onda studentesca a Roma lo scorso anno.
6-7 attivisti della rete antirazzista stavano attacchinando i manifesti delle attività della ex-schipa occupata. Manifesti già attacchinati anche nei giorni scorsi. In questa situazione hanno avuto la spiacevole sorpresa di scoprire che il gruppo neofascista Casapound domani proponeva “un’inaugurazione pubblica” al quartiere. Ma evidentemente hanno voluto “festeggiarla” subito con le loro pratiche…
Dei sei-sette studenti alcuni attacchinavano e altri seguivano coi motorini per monitorare la situazione viste le aggressioni già registrate su quel territorio. Ma contavano sulla simpatia del quartiere, dopo le tante iniziative e l’empatia ricevuta con l’occupazione della ex-Schipa in cui si è quasi attrezzata la ludoteca in sei giorni… Inoltre il comitato di quartiere si è nuovamente schierato contro gli squadristi di Casapound in settimana costringendo la Municipalità a prendere posizione. Probabilmente tutto questo ha acuito l’odio e il risentimento dei “fascisti del terzo millennio”. Ma nessuno poteva aspettarsi di ricevere un vero e proprio agguato!!
Infatti all’altezza di piazzetta Materdei è sbucata dal vicolo una squadra di 15 persone con caschi e mazze tricolori, nella triste re-miniscenza di piazza Navona, urlando “il quartiere è nostro!”…
Gli studenti sono stati aggrediti con spranghe e mazze! Con se non avevano niente se non il secchio e la scopa per attacchinare. Il tutto è avvenuto in pieno giorno in mezzo al quartiere e quindi tanta gente ha potuto vedere coi suoi occhi quello che è successo e come sono andate le cose!
Solo quando sono riusciti a ricompattarsi tra loro dopo la sorpresa iniziale, gli aggressori hanno perso la baldanza e gli attivisti si sono potuti allontanare.
Ma uno degli studenti della Rete, L.T. di 19 anni, ha subito diverse botte con le mazze e in questo momento è all’Ospedale Cardarelli. I medici gli hanno riscontrato un grumo di sangue nei polmoni e un principio di enfisema (una bolla d’aria che comprime il polmone prodotta probabilmente dagli “urti” delle mazze…)
Tutto questo non è più tollerabile!!
Rete antifascista e antirazzista napoletana

La repressione non ci fermerà!!!

Il 25 novembre, a Milano, durante la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, la polizia ha caricato brutalmente e più volte le compagne che tenevano un presidio in cui denunciavano le violenze e gli stupri sulle donne immigrate rinchiuse nei C.I.E., perché si rifiutavano di togliere uno striscione che diceva: " NEI CENTRI DI DETENZIONE PER IMMIGRATI LA POLIZIA STUPRA". Se questo striscione è stato difeso ed è ancora libero, la polizia è riuscita a catturarne un altro, un po’ più sintetico e più piccolo, insieme ad un megafono. Insomma è vietato scrivere in grande e dire ad alta voce che i Cie sono dei luoghi di tortura per tutti i reclusi, e che se i reclusi sono donne tortura vuole dire anche abusi sessuali da parte dei guardiani. Ed è vietato, anzi, vietatissimo, farlo durante la “giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.

Milano non è stata l’unica città in cui il 25 novembre è stato dedicato alla condizione delle donne nei Cie. Iniziative simili ci sono state in maniera coordinata anche a Bologna, a Roma, a Catania e altrove. Nei prossimi giorni vi racconteremo anche queste iniziative più nei dettagli: per ora sappiate solo che, proprio mentre fuori dal Centro di Ponte Galeria si svolgeva il presidio in solidarietà con le recluse, un prigioniero dell’area maschile ha provato ad impiccarsi tre volte, fino ad essere portato via dalle guardie. Ora è ancora in infermeria, o in isolamento, non sappiamo.

A proposito di cose vietate e celerini, anche a Venezia la polizia ha mostrato i muscoli per evitare che i passanti potessero ammirare troppo a lungo tre pupazzi che stavano a rappresentare i tanti migranti morti in mare per colpa delle politiche assassine dei governi. Niente cariche vere e proprie ma spintoni e qualche manganellata, il tutto sotto gli occhi severi degli inviati del ministro Maroni

Siamo a fianco delle compagne e dei compagni pestati dagli sbirri a Milano, solidali con tutt* coloro che ogni giorno subiscono la violenza e i soprusi delle forze dell'ordine.

Caso Battisti


Coraggio, ormai ci siamo. Ancora qualche mese, forse appena qualche settimana, e poi Cesare Battisti sarà estradato in Italia: e il mondo finalmente sarà un luogo più sicuro per tutti. Un giardino fiorito dove portare i figli a giocare, senza più dover temere le insidie degli empi Proletari Armati per il Comunismo.
Sul serio, fa bene al cuore sapere che non c’è luogo al mondo dove un terrorista possa nascondersi all’occhio di una Giustizia implacabile. Anche se dopo tante chiacchiere forse abbiamo perso un po’ di vista la vicenda in sé. Forse è meglio tornare ai fondamentali: perché merita di scontare l’ergastolo, Cesare Battisti?Per aver ucciso il maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro? Questo almeno secondo il pentito Mutti, ex compagno di Battisti. In cambio del nome dell’assassino, Mutti ottenne uno sconto di pena. Quando poi nuove prove costrinsero Mutti ad ammettere che Santoro lo aveva ucciso lui, Battisti rimane collegato all’omicidio in qualità di “copertura”. Uhm.
Per aver ucciso il macellaio Sabbadin? Anche questo risulterebbe dalla testimonianza del pentito Mutti. A un certo punto però un altro ex compagno, Diego Giacomin, confessa di aver ucciso Sabbadin insieme a Mutti. E anche stavolta quella di Battisti rimane una “copertura armata”.
Per aver ucciso il gioielliere Pierluigi Torregiani? Eh, ma in questo caso ha un alibi: stava facendo la “copertura armata” ai due che lo stesso giorno ammazzavano Sabbadin. In questo caso Battisti è stato condannato in qualità di co-ideatore e co-organizzatore.
Per aver ferito il figlio di Torregiani, che è quel signore sulla sedia a rotelle che spesso viene intervistato in qualità di parente delle vittime, e vittima egli stesso? Ma a ferirlo fu proprio il padre, che rispose al fuoco dei Proletari Armati. Battisti nemmeno c’era (stava coprendo, secondo Mutti, gli assassini di Sabbadin).
Allora per aver ucciso l’agente Digos Andrea Campagna… in questo caso almeno è stato riconosciuto come esecutore materiale… sì, ma sempre in base alla testimonianza di Mutti, (altro giro, altro sconto di pena). E dire che anche in questo caso c’è un reo confesso, Giuseppe Memeo. Aveva un complice, biondo, alto 1 metro e 90. L’identikit preciso di Cesare Battisti, cotonato, e con 30 cm. di tacco.
E allora, insomma, siamo sicuri che se lo merita un ergastolo, Cesare Battisti? Altroché. Almeno per i motivi che vado ad elencare.
1. Perché ha scommesso sugli asili politici sbagliati: il Sudamerica e soprattutto la Francia, con quella Dottrina Mitterand che all’inizio sembrava il bengodi, ma a ben vedere non era che la capricciosa concessione di un sovrano illuminato. Morto il re, fine della Dottrina. Se Battisti si fosse studiato un po’ meglio il mondo, se avesse scelto come asilo un Paese davvero serio, ad es., il Giappone… oggi probabilmente gestirebbe una fiorente attività di import-export, e ogni tanto si farebbe anche fare qualche intervista telefonica in Rai. Peggio per lui, doveva pensarci prima: ergastolo.
2. Perché ha fatto lo scrittore e diciamolo, un ex terrorista che fa lo scrittore non ce la conta giusta. Specie lo scrittore noir. Insomma, non ha l’aria di una cosa seria. Vuoi mettere con Zorzi e il suo import-export? è roba da adulti, un modo per dire lasciatemi stare, non faccio più politica, faccio soldi. Oppure un bell’impegno nel sociale, tipo che so, attivista di Nessuno Tocchi Caino… ecco, se prima ammazzavi la gente e poi ti trovi un posto a Nessuno Tocchi Caino, è chiaro che lo fai perché sei pentito del male che hai fatto, perché vuoi salvare tante meritevoli vite umane, e questo noi italiani lo capiamo: siamo cattolici, perdio, anche Pannella. Cioè alla fine cosa vuoi che sia la complicità in quattro omicidi, per giunta comprovata in processi farsa… quello che ci premeva, Cesare, è che tu ti facessi un pianto, che ci chiedessi scusa. Ma i noir, come si fa a chieder scusa coi noir? E allora ergastolo, tie’.
3. Perché può farsi tutti i romanzi e tutti gli scioperi della fame che vuole, ma in fin dei conti resta sempre e solo un ladruncolo, Cesare Battisti. Uno che se lo arrestano, cosa fa? Scappa! Che razza di comportamento. Proletario, proprio. Un terrorista di classe non si comporta così. Un terrorista di classe per prima cosa vende qualche ex compagno in cambio di uno sconto di pena. Vedi Mutti: ha ammazzato più o meno le stesse persone che ha ucciso Battisti, e in otto anni si è sistemato, altro che ergastolo. Oppure si ficca in qualche meritevole Onlus, e facendo due conti… se Fioravanti per una novantina di omicidi si è fatto 26 anni, a Battisti con quattro morti e qualche altra rapina quanti mesi avrebbero dato? Giusto il tempo di buttar giù un noir di tema carcerario. Che poi come minimo glielo avrebbe pubblicato Mondadori. Ecco, si vede da queste piccole cose che non è uomo di mondo, Battisti. E allora basta, ergastolo. Niente di personale, ma te lo meriti tutto.
A questo punto però io ho una proposta. Visto che ormai lo abbiamo preso, e con tutto il baccano che ha fatto è difficile che lo libereremo mai più (è diventato un simbolo, e coi simboli non si scherza); visto che i vecchi processi non si possono rifare… non potremmo aprirne altri, e condannarlo per qualcosa di più importante, come per esempio la bomba alla stazione di Bologna? Rifletteteci bene. A lui non costerebbe un giorno solo in più, ma in compenso il suo sacrificio ci aiuterebbe a crescere i nostri bambini. Sì, perché questa cosa della liberazione di Fioravanti e Mambro alla lunga si rivelerà destabilizzante. Come si fa a crescere dei bimbi rispettosi della legge, in un Paese dove uno che si è preso 8 ergastoli gira per strada… secondo me persino Fioravanti e la Mambro hanno qualche difficoltà.


F. MAMBRO: Non devi picchiare i tuoi compagni con la catena del motorino.

BAMBINO: Perché?

F. MAMBRO: Perché non è giusto.

BAMBINO: Sì, ma concretamente cosa rischio? Mi togliete l'uso della playstation per cinque minuti con la condizionale?

F. MAMBRO: I prepotenti fanno una brutta fine.

BAMBINO: Ahahah, mamma, sei un vero spasso.
da leonardo il 11/24/2009

venerdì 27 novembre 2009

A Rovato è caccia al migrante.Botte e spedizioni punitive

da Osservatorio sulla Repressione


Dopo giorni di benzina sul fuoco, in Franciacorta la situazione dei migranti vira pericolosamente verso l'allarme rosso. Martedì sera alcune decine di persone, incappucciate e col volto coperto da sciarpe, hanno infatti deciso di dare corpo al terribile fantasma che da giorni aleggia sull'ovest bresciano: la caccia al migrante.Sfruttando la marcia silenziosa, apolitica e composta organizzata a Rovato dagli amici della giovane coppia brutalmente aggredita nel fine settimana da un 24enne cittadino di origine marocchina (almeno duemila le persone in corteo), il gruppo ha deciso di passare direttamente alla violenza indiscriminata e squadrista. Almeno tre gli episodi registrati: il primo al bar "Mandarino" di corso Bonomelli, di proprietà di alcuni cittadini cinesi e punto di ritrovo di diverse comunità migranti. Dal fondo del corteo un petardo è esploso a pochi passi dalla porta del bar: in pochi istanti sui visi di una ventina di persone - praticamente tutte di fuori paese, dicono a Rovato - sono comparse sciarpe, cinghie, aste di bandiera e cappucci. La barista - italiana, per quel che vale - del bar è stata picchiata con un'asta al braccio. La donna. R.B., con l'aiuto degli avventori è comunque riuscita a chiudere la porta. «Sono stata un anno e mezzo senza lavoro - ha affermatola la barista - Un cittadino cinese me l'ha dato, mentre dagli italiani che manifestavano contro la violenza ho ricevuto botte».Stesso copione per un operatore di una tv locale, buttato contro un furgone in sosta perché "sorpreso" a filmare il tentato assalto razzista. Organizzatori e gente comune in corteo hanno subito stigmatizzato l'accaduto, mentre qualcuno ha abbandonato addirittura la sfilata. La marcia comunque è poi ripartita, ma a pochi passi dalla conclusione in piazza Cavour, una nuova aggressione, stavolta ancora più grave: la stessa ventina si è staccata dal corteo e si è lanciata in una vera e propria caccia al migrante nei vicoli del vecchio Castello, un'area popolata da numerosi migranti di diverse nazionalità. Ad avere la peggio due fratelli di 35 e 36 anni, operai kosovari appena rientrati dal lavoro, aggrediti a calci e pugni mentre parcheggiavano la loro autovettura in vicolo Rose. Un petardo ha mandato i vetri dell'auto in frantumi, mentre i due sono stati costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso dell'ospedale di Chiari. In tarda serata, infine, un'altra esplosione: una bomba carta non lontano dal centro sociale "28 Maggio 1974" di Rovato.
Completamente sorprese le forze dell'ordine: lontano da qualunque solleticazione poliziesca, va comunque registrato che qualche carabiniere di paese, una manciata di vigili e alcuni poliziotti in borghese non sono certamente lo schieramento che si è soliti vedere per un corteo di duemila persone e con una tensione così palpabile nell'aria. SuI fatti di Rovato sarebbero comunque in corso indagini della Digos e dei carabinieri, volte a individuare gli autori delle aggressioni squadristiche ed ad impedire azioni analoghe nel resto di una settimana che si preannuncia estremamente calda.
Sempre martedì sera decine di antirazzisti e migranti hanno presidiato il comune di Coccaglio, teatro della tristemente nota ordinanza xenofoba "White Christmas".
Infatti "White Christmas" è il nome che l'amministrazione comunale di Coccaglio ha scelto per lanciare una caccia al migrante porta a porta iniziata lo scorso 25 ottobre – e che terminerà il giorno di Natale.Il sindaco Franco Claretti ha dichiarato a mezzo stampa di voler “iniziare a fare un po' di pulizia”, nonostante Coccaglio sia un paese dove l'immigrazione non ha mai rappresentato un problema di “sicurezza” o di “ordine pubblico”.Si tratta, evidentemente, di un'iniziativa di stampo neorazzista, presentata nella convention milanese dei sindaci leghisti il 24 ottobre alla presenza del ministro Maroni, il quale l'ha portata ad “esempio” che altre realtà locali dovrebbero imitare, come peraltro hanno già fatto alcuni comuni limitrofi (Castrezzato e Castelcovati).Il caso di Coccaglio è un esempio di come governo, istituzioni e mass media, per nascondere i veri problemi che affliggono il Paese (crisi del sistema di produzione, cassa integrazione, licenziamenti di massa ecc.), si fanno complici dell'affermazione di una nuova forma di razzismo. Un razzismo diffuso a livello sociale e culturale, ora alimentato e potenziato dai recenti dispositivi legislativi, che lo istituzionalizzano.
All'interno del consiglio comunale, presieduto dal sindaco leghista Franco Claretti, gli attivisti del Comitato Antirazzista dell'Ovest Bresciano hanno esposto uno striscione ironico: "Baldassare, Melchiorre e Gesù Bambino: anche il presepe è clandestino". «Dopo i fatti di Rovato - hanno detto gli attivisti del Comitato durante la diretta di Radio Onda d'Urto - il clima è ancora più teso in tutto l'ovest bresciano: la destra soffia strumentalmente sulle paure della gente, fingendo di non vedere che la vera emergenza del territorio si chiama occupazione. I tanti migranti che i razzisti vari continuano a definire "ciondolanti per le strade dei nostri Comuni senza fare niente" si trovano in questa condizione perché le loro aziende li hanno licenziati, così come sta succedendo a tanti autoctoni».
Per spezzare questo cortocircuito mediatico ed istituzionale, sabato, a Coccaglio, saranno decine le realtà politiche, sociali e sindacali che si ritroveranno per la manifestazione contro razzismo e sessimo "United colours of Christmas". Il ritrovo è fissato per le ore 14.30 di fronte alla stazione ferroviaria della linea Brescia-Bergamo. L'appello della manifestazione, presente sul sito del c.s. "28 Maggio" (http://www.28maggio.org/ ), raccoglie giorno dopo giorno sempre più adesioni.

PZ, redattore Radio Onda D'urto

giovedì 26 novembre 2009

Processo Eternit.Bagnoli operai non dimentica i suoi morti!!!

Bagnoli operaia non dimentica i suoi morti!
Processo Eternit:finalmente padroni alla sbarra!

Proponiamo a tutto il movimento,ai lavoratori occupati e disoccupati,agli studenti,agli intellettuali,alle forze sindacali,alle associazioni e ai comitati civici e di base,alle forze politiche democratiche e progressiste,di organizzare dal 1 al 10 dicembre nell’area flegrea un’ampia mobilitazione popolare a sostegno dei lavoratori ex Eternit e loro famiglie impegnati nel processo di Torino,e dei familiari di tutte le vittime da lavoro,per la tutela della salute contro ogni forma di sfruttamento.


Il 10 dicembre a Torino si apre il processo a carico dei padroni della multinazionale dell’amianto,Eternit. Devono rispondere di aver procurato morte e malattie gravi ai loro dipendenti avendoli esposti all’amianto senza protezioni e avvertimenti dei pericoli,pur essendo ben consapevoli della sua nocività. Circa 3.000 lavoratori e familiari di lavoratori deceduti sono impegnati nel processo,di questi oltre 400 sono di Bagnoli e quartieri limitrofi:fino a 20 anni fa circa è stato infatti in piena attività uno stabilimento Eternit in via L.Cattolica.,che nei periodi di massima espansione ha occupato fino a mille unità lavorative. Tra l’altro dopo la dismissione delle attività industriali,l’amianto che costituiva la materia prima delle produzioni,è stato lasciato per un quindicennio nel più completo abbandono,esposto al logoramento del tempo e delle intemperie.
Diversi motivi,a nostro avviso,rendono importante il processo.;
-in primo luogo va sottolineata la resistenza dei lavoratori e delle loro famiglie che hanno rifiutato il risarcimento economico proposto dai padroni che se accettato avrebbe di fatto depotenziato il processo penale;
-dopo anni di arretramenti è,forse,concretamente possibile spuntare un risultato positivo per il mondo del lavoro. Pur non sopravvalutando l’azione legale nè il ruolo della magistratura che resta nella maggior parte dei casi un problema per ì lavoratori,abbiamo bisogno come il pane in questa fase di fatti che galvanizzino il movimento di lotta;
-è un’occasione per fare il punto pubblicamente sul filo che unisce le morti da malattie professionali agli infortuni sul lavoro e che lega inquinamenti storici,antichi a quelli nuovi,moderni,in buona sostanza per rilanciare a livello di massa la critica allo sfruttamento capitalistico.
Bagnoli è interessata non solo per la presenza di un impianto Eternit che ha fatto strage di lavoratori nella sua storia di oltre 50 anni,ma anche perché è sede di una bonifica delle aree industriali tanto strombazzata dalle classi dominanti quanto fallimentare,dove ad oggi il ‘nuovo’ sviluppo si è concretizzato da un lato nell’assalto al danaro pubblico da parte di affaristi più o meno famosi,dall’altro in uno squallido ‘arraffamento’ di porzioni e risorse del territorio,leggi privatizzazione,da parte di un personale di potere nato e sviluppatosi all’ombra delle amministrazioni di centro sinistra dell’ultimo quindicennio, pomposamente autodefinitosi imprenditoriale,nella realtà dai sospetti rapporti sociali e certamente parte clientelare del sistema politico-affaristico vigente.
La realtà è quella che si legge quotidianamente nelle cronache cittadine:sprechi,ruberie,fallimenti che si alternano a enfatici annunci di ormai prossimi paradisiaci cambiamenti. Ultima ’palla’ del genere è il forum delle culture previsto nel 2013.
Bagnoli dunque è sede di un’opera di bonifica retaggio della centenaria presenza industriale che ha una pesante attualità nel mare e nelle spiagge impraticabili per l’enorme presenza di ipa -idrocarburi policiclici aromatici-micidiali materiali cancerogeni. Con una proliferazione abnorme di antenne x la telefonia mobile e il degrado più totale nelle notti estive a causa di un altissimo inquinamento acustico derivante dalle discoteche all’aperto situate nel centro urbano del quartiere,e di un traffico caotico che impedisce qualsiasi mobilità. Per questo come Assise x Bagnoli e ass.ne Iskra,siamo impegnati in una campagna denominata ‘Bagnoli inquinata:la salute prima di tutto ’ che vuole legare in un unico discorso alternativo le problematiche relative agli inquinamenti storici a quelli nuovi,moderni.
In occasione del processo di Torino vogliamo rilanciare questa battaglia collocandola nel contesto generale del movimento che si batte x sconfiggere morti e infortuni sul lavoro,le malattie professionali,gli inquinamenti,a tutela della salute contro lo sfruttamento.
10 dicembre una delegazione della zona sarà a Torino per presenziare all’avvio del processo e partecipare al corteo nazionale ‘basta morti da lavoro’.
ISKRA BAGNOLI-RETE ANTICAPITALISTA CAMPANA

APPELLO PER UNA MOBILITAZIONE GENERALE, IN TUTTE LE PRINCIPALI CITTA', IN OCCASIONE DEL 12 DICEMBRE, QUARANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

Nelle righe sottostanti abbiamo provato a riassumere alcuni concetti fondamentali per la costruzione di alcune parole d'ordine da inserire in un manifesto comune che possa contenere i percorsi che le realtà stanno costruendo intorno alla data del 12 dicembre. Quest'appello vuole essere uno spunto di riflessione iniziale necessario per ragionare su una strategia comune di risposta all'attacco che la repressione e i suoi agenti stanno mettendo in campo. Ovviamente questo manifesto dovrà integrarsi con i percorsi specifici legati al 12 dicembre che le realtà hanno portato avanti nelle diverse città e a seconda dei ragionamenti specifici.
L’evidente impossibilità di uscire rapidamente dalla crisi economica e la non volontà di dare risposte alle esigenze sociali sempre più diffuse e stringenti, porta i padroni a rendere sfacciato il volto brutale e repressivo dello Stato.
Si assiste ad un proliferare di teorie repressive (tolleranza zero, "broken windows") che i vari Stati e Governi di turno si preoccupano di codificare.
In una fase di crisi come quella attuale l’esigenza di costruire paradigmi ossessivi di controllo diviene sempre più improrogabile.
In quest’ottica inquadriamo l’approvazione di leggi schiettamente reazionarie, nel tentativo di realizzare una ridefinizione dei rapporti sociali. Il pacchetto sicurezza, unitamente ad una vera e propria strategia della paura, costituisce uno dei principali capisaldi del disegno strategico repressivo.
Sarebbe impossibile riuscire a elencare tutti gli avvenimenti degli ultimi tempi.
Possiamo cercare però di individuare delle tendenze di carattere generale che partono dal continuo ricatto e il controllo sui posti di lavoro e arrivano fino al proliferare di accuse per reati associativi.

L’attacco sferrato dallo Stato nel tentativo di restringere gli spazi di agibilità è sempre più evidente. Ne è prova anche la sempre più diffusa linea repressiva di sgombero dei posti occupati che sembra prendere piede in numerose città italiane (in primis Catania, Roma e Torino). Se a questo si aggiunge l’ondata repressiva abbattutasi sugli antifascisti toscani e veronesi, sugli studenti milanesi, sui compagni romani, catanesi, parmensi o le pesantissime condanne ai manifestanti per il G8 di Genova (ovviamente solo per citare i casi più noti), si percepisce nitidamente la necessità di una riflessione in grado di uscire dagli ambiti locali.


Ultimo terminale di questa strategia repressiva è il foraggiamento (politico ed economico) di gruppi e gruppuscoli di neofascisti, gettati nelle nostre strade , nei quartieri, nelle facoltà e nelle fabbriche -come accaduto recentemente agli operai dell'Eutelia, attaccati dai fascisti durante l'occupazione della loro fabbrica- con il compito di sempre: ostacolare lo sviluppo di prospettive antisistemiche. Oggi come ieri, al tempo delle “stragi di stato”, i fascisti cercano di saldare lo squadrismo di sempre con l'attività di servizio ai nuovi paradigmi delle politiche securitarie: i soggetti deboli sono altrettante figure su cui proiettare la rabbia sociale in tempo di crisi per distoglierla dai veri responsabili della crisi stessa. La dose di populismo ribellistico camuffa a malapena la strategia reazionaria in difesa dei poteri forti e dei grandi interessi economici. Un'attività che spesso si traduce in violenza diretta contro gli ultimi e contro i movimenti sociali!

La reattività dimostrata dai compagni in tutta Italia sulla questione dimostra come, sempre più, il problema dei fascisti si pone con urgenza.
Crediamo perciò necessario provare a costruire un dibattito che dia la possibilità di rilanciare, nelle varie città, la data del 12 dicembre. C’è la necessità di dare un segnale forte di unità in difesa delle nostre lotte e contro il fascismo, il razzismo, il sessismo e l’omofobia.
Pensiamo che questa data possa essere utile anche per dare respiro a riflessioni più ampie che partendo dalle stragi e da Pinelli, arrivino fino a Stefano Cucchi e ai fatti del San Paolo di Milano. Una riflessione, in breve, sulla repressione, sull’antifascismo e sulla capacità dello Stato di assolvere se stesso.
Lanciamo un appello a tutte le realtà politiche affinché si riescano ad individuare delle parole d’ordine condivise, semplici, immediate, ma in grado di unire e di dare una risposta non più frammentaria all’attacco contro i movimenti. E a costruire un percorso comune verso il 12 dicembre.
- Contro l'impunità dello Stato e dei suoi agenti. Da Pinelli a Carlo, arrivando a Federico Aldovrandi e Stefano Cucchi: gli omicidi di Stato non fermeranno le nostre lotte e alimentano solo la nostra rabbia!
- La strategia repressiva a livello europeo colpisce ogni aspetto delle vite e delle lotte. L'attacco investe immigrati, lavoratori, studenti, precari e disoccupati utilizzando sia gli strumenti offerti dal pacchetto sicurezza, sia attraverso campagne tese alla criminalizzazione e all'isolamento di chi ogni giorno lotta. Contro la repressione l'unica risposta reale è l’unità!
- Le riforme dell'istruzione e del mercato del lavoro, le leggi anti-immigrazione e la distruzione dello stato sociale sono il piano generale su cui si muove l'attacco. E' necessario rispondere uniti contro chi sfrutta ed opprime.
- Fermiamo l’ondata repressiva e securitaria. Blocchiamo l’insediamento dei neofascisti nelle nostre città.
Lo Stato li assolve, i padroni li sostengono. Oggi più che mai l'antifascismo non può essere delegato!
- Gli spazi occupati, gli spazi restituiti alla popolazione nelle città , nei quartieri, nelle università sono il primo obiettivo: sgomberi, intimidazioni e minacce sono all'ordine del giorno. Ma gli spazi occupati non si toccano: la resistenza continua!

Rete Anti-Capitalista Campana

martedì 24 novembre 2009

POTENZA-Al coro "siamo tutti nazi-fascisti" insulti alle ragazze che manifestano

POTENZA – al coro “siamo tutti nazi-fascisti” insulti alle ragazze che manifestano- Comunicato Rete Studenti Medi -di tonio.claps il novembre 20, 2009 alle 08:07


Tensione alle stelle, insulti, scontri che per fortuna sono rimasti a livello verbale. Al termine del corteo studentesco di martedì scorso, un gruppo di giovani di estrema destra, appartenenti all’associazione Salerno Futurista-Casa Pound, dopo aver ripetutamente cantato cori come Siamo tutti nazi-fascisti, ha continuamente infastidito diverse ragazze responsabili della Rete degli Studenti, minacciandole e offendendole, poiché colpevoli di essere donne.È quanto denuncia la Rete degli studenti medi di Potenza che ricorda come avvenimenti simili siano avvenuti anche in occasione di una precedente manifestazione di inizio ottobre. Allora la Rete degli studenti, sindacato responsabile dell’evento, aveva deciso di non prendere alcun provvedimento a riguardo, accettando le scuse dei diretti interessati del Blocco studentesco, associazione studentesca cittadina di estrema destra. La Rete degli studenti si chiede chi abbia invitato i ragazzi estremisti di Salerno. Così come rimane forte dice l’associazione lo sconcerto nel vedere che il presidente della Consulta provinciale di Potenza, organismo scolastico apartitico, moderi un dibattito alla presenza del consi gliere regionale del Pdl Antonio Tisci e dei movimenti politici Movimento generazionale lucano, Il Sentiero e Giovane Italia. Già qualche giorno prima il mondo studentesco è stato vittima della sopraffazione della politica, grazie all’acquiescenza di alcuni rappresentanti. Lo scorso 14 novembre è stata convocata una riunione presso il Municipio, durante la quale le istituzioni cittadine hanno cercato di convincere tutti gli studenti a manifestare contro la chiusura della caserma in città. Fortunata mente gli studenti hanno respinto queste ingerenze, manifestando ed esprimendosi liberamente. Il forte clima di tensione voluto e portato avanti dalle associazioni estremiste di destra non fa altro che ostacolare queste libertà.

Ci avevano provato anche a Salerno i fascisti di Casa Pound ad intrufolarsi allo scorso corteo indetto dall'UDS, ma in seguito all'intervento della Digos e di alcuni compagni della RETE STUDENTI SALERNO-UNIVERSITA' sono stati prontamente allontanati.


RICORDIAMO CHE 4 DELLE MERDE CHE SI SONO RESI PROTAGONISTI DEGLI ATTI DI POTENZA SARANNO SOTTOPOSTI AD UN PROCESSO PER APOLOGIA DI FASCISMO E PER LA DEVASTAZIONE DEL C.S.A. ASILO POLITICO IL 16 MARZO 2010 PRESSO IL TRIBUNALE DI SALERNO.

FASCISTI CAROGNE TORNATE NELLE FOGNE!!!!!!

Fermiamo i rastrellamenti !

“L'ALTRiTALIA” di Eboli (SA), con cortese richiesta di pubblicazione e diffusione.

Quanto sta accadendo nella piana del Sele in questi giorni merita una segnalazione, sollecita alcune domande e impone alcune proposte (domande già da noi avanzate ufficialmente fin da oltre un mese, ma alle quali nessuno ha ritenuto dover dare risposta).

La segnalazione.
Dopo il sequestro dell'area di San Nicola Varco e il conseguente allontanamento dei migranti che in quella zona alloggiavano si sono verificati alcuni sconcertanti episodi:
· le forze dell’ordine hanno tratto in arresto alcune decine di migranti che avevano trovato accoglienza presso una struttura del comune di Sicignano degli Alburni, messa a disposizione dal sindaco;
· stesso episodio si è verificato per alcune decine di migranti che avevano trovato accoglienza nella ex-scuola di Torre Barriate (località del comune di Eboli nei pressi di Santa Cecilia), struttura aperta e gestita da volontari della Caritas diocesana salernitana per conto del Comune di Eboli;
· le istituzioni locali (amministrazioni comunali, assessorato regionale, strutture dei piani di zona) - secondo quanto dichiarato dall’assessore Sgroia del Comune di Eboli - stanno approntando “piani d'emergenza” per i migranti “regolari”, individuando alloggi dove accoglierli e predisponendo progetti per il rimpatrio.

Le domande.

1. Al Prefetto chiediamo:
Era la Prefettura uno dei partner del progetto regionale?
Il progetto prevedeva:
· una bonifica del sito di San Nicola Varco, attraverso l'installazione di servizi igienici,
· il potenziamento dell'assistenza sanitaria,
· l' attivazione di programmi per il rientro agevolato in patria dei migranti,
· la ricerca di soluzioni alloggiative, attraverso l'uso di strutture abitative di proprietà pubblica o il sostegno alla locazione di alloggi privati.
Era sua responsabilità, per il rispetto della legalità, verificare se i datori di lavoro che avevano firmato contratti stagionali a lavoratori stranieri effettivamente li impiegavano nelle proprie aziende?
Era sua responsabilità, per il rispetto della legalità, verificare se i datori di lavoro dei migranti fornivano un alloggio adeguato ai propri dipendenti, come previsto dalla legge Bossi-Fini?
Perché, prima di procedere al sequestro dell’area di San Nicola Varco, non si è accertato dello stato di attuazione del progetto e perché non ha avviato le procedure per il rispetto delle normative da parte dei datori di lavoro?
2. Ai Magistrati del Tribunale di Salerno chiediamo:
Erano a conoscenza dell'epidemia influenzale in corso?
Per quanto condivisibili le motivazioni di ordine sanitario che avrebbero indotto al decreto di sequestro, si rendevano conto di quali conseguenze il loro atto comportava sia per la salute dei migranti di San Nicola Varco “sgomberati” e messi in mezzo ad una strada senza un alloggio per quanto misero e illegale, sia per la diffusione dell'epidemia?

3. All'assessore regionale chiediamo:
Era o no la promotrice del progetto di intervento umanitario e, come tale, responsabile di quanto previsto e sopraelencato?
Visto che si era al 10 novembre, perché non si era già attivata per verificare
· quanti migranti avessero realmente aderito al programma di rimpatrio?
· quanti alloggi erano stati approntati o trovati per i migranti in vista dello sgombero programmato per la fine dell'anno?
· l’opportunità di approntare un piano straordinario di intervento sanitario in considerazione dell’epidemia influenzale?
4. All’assessore comunale chiediamo:
Era un partner del progetto di intervento umanitario a San Nicola Varco?
E allora perché non ha fatto in modo che la struttura di Torre Barriate fosse davvero utilizzabile, ristrutturata e adeguata per l'accoglienza quando fosse avvenuto lo sgombero di San Nicola Varco?
E perché non ha individuato altri alloggi nelle proprietà disponibili del comune di Eboli?
Perché rincorrere sempre emergenze, quasi fossero calamità naturali imprevedibili, e non programmare gli interventi per tempo?
Perché aver creato illusioni di permessi di soggiorno per motivi umanitari?
Perchè nei mesi trascorsi dalla firma del progetto ad oggi non è stato fatto nulla per svuotare gradualmente l’area, invece di arrivare all’improvviso a mettere per strada 800 persone?

E infine alcune proposte imposte dall'emergenza:
1. sospendere i rastrellamenti;
2. utilizzare tutte le strutture abitative di proprietà pubblica presenti nella Piana del Sele - non solo nel territorio del comune di Eboli, ma anche in quelli vicini - in cui accogliere i migranti;
3. utilizzare i container collocati nell'area di San Nicola Varco, spostandoli in altre sedi;
4. allertare i servizi di Prevenzione Collettiva dei Distretti Sanitari per un programma di vaccinazione anti-influenzale con l'aiuto della Croce Rossa Italiana, di Medici Senza Frontiere e di quanti già operano nell’assistenza sanitaria (come l’Associazione “L’ALTRiTALIA”).

E, al di là dell’emergenza,
1. attivare in tempi brevissimi gli ostelli per gli stagionali in forma stabile e regolamentata, utilizzando tutte le strutture confiscate alla camorra;
2. contrastare quotidianamente il caporalato e il lavoro nero nella Piana del Sele, che sono la vera illegalità e che abbassano il livello dei diritti di tutti i lavoratori.

 Associazione “L'ALTRiTALIA” – EBOLI (SA)

lunedì 23 novembre 2009

Speculazione e Terremoto dell'Irpinia. Per non dimenticare!!!!


23 novembre 1980,ore 19:34 per televisione stanno mandando in onda la replica dell’incontro di calcio Inter-Juventus,all’improvviso una forte scossa di terremoto,un sussulto durato poco più di un minuto ma sembrano un’eternità e in effetti lo sono.Dopo si verrà a sapere che il magnitudo è di 6.9 sulla scala Richter parte da 30 chilometri di profondità,colpisce 5 province ed interessa diverse regioni.
Dalle prime frammentarie notizie si sa che la zona maggiormente colpita è l’Irpinia e l’intera
Campania.
Fin da subito si ha la sensazione della gravità ed infatti i numeri lo confermano:
2.914 morti, 8.848 feriti, 280.000 sfollati. Non piu' di un minuto ma di Sant'Angelo dei Lombardi, Lioni, Torella dei Lombardi, Conza della Campania, Teora, Laviano, Baronissi non rimane piu' nulla. A Balvano il terremoto non si ferma nemmeno davanti alla messa che si sta celebrando nella chiesa di S.Maria Assunta. Non si ferma e schiaccia 77 persone, 66 sono bambini e ragazzini che stanno pregando. A Napoli, in Via Stadera, nel quartiere di Poggioreale la scossa inghiotte un palazzo: 52 morti. Dei 679 comuni che costituiscono le otto provincie di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno e Foggia cui passa addosso il sisma, ben 506, il 74%, sono danneggiate. Il terremoto dell'Irpinia costa al Paese 30 miliardi di euro. Una cifra riferita a stime del 1980 che se prova a fare i conti con l'inflazione alza e di molto gli effetti economici. Per quelli umani c'e' gente che ancora piange.
Dopo quella tragedia in Italia viene costituita la Protezione Civile,ma 29 anni fa i soccorsi furono maledettamente lenti,gli alpini li avevamo visti solo per televisione durante le parate del 2 giugno ed ora li avevamo li a portata di mano.
Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi” affermava il Presidente della Repubblica Sandro Pertini all’edizione straordinaria del TG2 del 27 novembre.
Al di là del patrimonio edilizio, già fatiscente e datato a causa dei terremoti del 1930 e 1962, un altro elemento che aggrava gli effetti della scossa è il ritardo dei soccorsi. I motivi principali sono due: la difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso nelle zone dell'entroterra, dovuta al cattivo stato della maggior parte delle infrastrutture, e la mancanza di un'organizzazione come la Protezione Civile che fosse capace di coordinare risorse e mezzi in maniera tempestiva e ottimale. Il primo a far presente questa grave mancanza è il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il 25 novembre nonostante il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani e altri ministri e consiglieri il capo dello Stato si reca in elicottero sui luoghi della tragedia, ritrovando l'allora Ministro degli Esteri e potentino Emilio Colombo. Di ritorno dall'Irpinia, in un discorso in tv rivolto agli italiani, denuncia con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi che arriveranno in tutte le zone colpite solo dopo cinque giorni. Le dure parole del presidente della Repubblica causano l'immediata rimozione del prefetto di Avellino Attilio Lobefalo, e le dimissioni dell'allora Ministro dell'Interno Virginio Rognoni.
A Laviano, paese in cui i morti per il sisma furono un quinto della popolazione (300 deceduti su 1500 abitanti), le prime case in legno (una ventina) con servizi compresi arrivarono già nel febbraio 1981. Il 25 aprile 1981, a 122 giorni dal terremoto, gli alloggi in legno tipo chalet realizzati dal Gruppo Rubner - che si insediò in Irpinia con uno stabilimento di produzione a Calitri - diventano 150, per un totale di 450 persone ricoverate. La ricostruzione fu, però, anche uno dei peggiori esempi di speculazione su di una tragedia. Infatti, come testimonia tutta una serie di inchieste della magistratura, per le quali sono state coniate espressioni come Irpiniagate, Terremotopoli o il terremoto infinito durante gli anni si sono inseriti interessi loschi che hanno dirottato i fondi verso aree che non ne avevano diritto, moltiplicando il numero dei comuni colpiti: 36 paesi in un primo momento, che diventano 280 in seguito a un decreto dell'allora presidente del Consiglio Arnaldo Forlani nel maggio1981, fino a raggiungere la cifra finale di 687
Più di 70 centri sono stati integralmente distrutti o seriamente danneggiati e oltre 200 hanno avuti consistenti danni al patrimonio edilizio. Centinaia di opifici produttivi e artigianali sono stati cancellati con perdita di migliaia di posti di lavoro e danni patrimoniali per decine di migliaia di miliardi.
Il numero dei comuni colpiti, però, è stato alterato per losche manovre politiche e camorristiche lievitando nel corso degli anni. Alle aree colpite, infatti, venivano destinati numerosi contributi pubblici (stime del 2000 parlano di 58.640 miliardi nel corso degli anni), ed era interesse dei politici locali far sì che i territori amministrati venissero inclusi in quest'area. La ricostruzione, nonostante l'ingente quantità di denaro pubblico versato, è stata per decenni incompleta. A Torre Annunziata esistono due quartieri, Penniniello e il Quadrilatero delle Carceri, distrutti dal terremoto del 1980, ma malgrado le ingenti somme di denaro che si continuano a stanziare – 10 milioni di euro per il primo nel Il 7 aprile 1989, con la Legge n.128, Oscar Luigi Scalfaro viene messo a capo della Commissione parlamentare d'inchiesta sull'attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti dai terremoti del novembre 1980 e del febbraio 1981 della Campania e della Basilicata: è un organismo bicamerale con gli stessi poteri della magistratura, costituito da venti deputati e altrettanti senatori con il compito di accertare quanto realmente lo Stato ha speso, sino a quel momento, per la ricostruzione delle aree terremotate. Nella "relazione conclusiva" che verrà stilata, la somma totale dei fondi stanziati dal Governo italiano raggiungerà la cifra di 50.620 miliardi di lire, così suddivisi: 4.684 per affrontare i giorni dell'emergenza; 18.000 per la ricostruzione dell'edilizia privata e pubblica; 2.043 per gli interventi di competenza regionale; 8.000 per la ricostruzione degli stabilimenti produttivi e per lo sviluppo industriale; 15.000 per il programma abitativo del comune di Napoli, e le relative infrastrutture; 2.500 per le attività delle amministrazioni dello Stato; 393 residui passivi2007 1,5 milioni di euro per il secondo nel 2009– ancora non è stata completata la loro ricostruzione. Questi quartieri oggi sono diventati un cancro che ha contaminato l'intera città, divenendo la principale roccaforte della camorra (il Quadrilatero delle Carceri è ancora oggi il quartier generale del clan Gionta) ed una delle più agguerrite piazze di spaccio della regione Campania.
Circa l'inchiesta del filone Mani Pulite denominata "Mani sul terremoto", pubblicata su Panorama nel 1992, Daniele Martini scrive: «in Irpinia la Guardia di Finanza scoprì fienili trasformati in piscine olimpiche mai ultimate, o in ville. Individuò finanziamenti indirizzati a imprenditori plurifalliti e orologi con brillanti regalati con grande prodigalità ai collaudatori dello Stato»Nel marzo del 1987 alcuni giornali, tra cui l'Unità e L'Espresso, rivelarono che le fortune della Banca Popolare dell'Irpinia erano strettamente legate ai fondi per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia del 1980. Tra i soci che traevano profitto dalla situazione c'era la famiglia di De Mita con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni che si erano rivalutate grazie al terremoto. I titoli erano posseduti anche da altri parenti. Seguì un lungo processo che si concluse nell'ottobre del 1988 con la sentenza: «Secondo i giudici del tribunale romano chiamato a giudicare sulla controversia, era giusto scrivere che i fondi del terremoto transitavano nella banca di Avellino e che la Popolare è una banca della Dc demitiana». Appresa la sentenza, l'Unità pubblicò il 3 dicembre un articolo in prima pagina dal titolo eloquente: «De Mita si è arricchito con il terremoto». Nell'inchiesta Mani sul terremoto saranno coinvolte 87 persone tra cui l'on. Ciriaco de Mita(allora Presidente del Consiglio), l'on. Paolo Cirino Pomicino il sen. Salverino De Vito, l'on. Vincenzo Scotti, l'on. Antonio Gava l'on. Antonio Fantini, l'on. Francesco De Lorenzo, l'on. Giulio Di Donato e il commissario on. Giuseppe Zamberletti.Nonostante l'ingente numero di persone coinvolte, l'inchiesta terminerà con la prescrizione della maggior parte dei capi di imputazione e la totale assoluzione degli altri imputati.


Carceri sovraffollate, detenuti protestano in tutta Italia

ROMA - Genova, Pescara e Lucca: scoppia qui la protesta, quasi simultanea, dei detenuti contro le cattive condizioni delle carceri. A San Donato, il penitenziario di Pescara, nel pomeriggio i detenuti hanno protestato contro il sovraffollamento della struttura battendo con oggetti, probabilmente pentole e scope, contro le inferriate che proteggevano le finestre delle celle. Le loro grida, soprattutto la parola "sovraffollamento", si sono sentite fino a via Alento, una delle strade che costeggiano il penitenziario. Alcuni hanno bruciato stracci, da una finestra si è vista una fiamma che è stata spenta quasi subito.
Ieri sera, fino alle 22,30 circa, una protesta molto simile c'era stata anche tra i carcerati della Casa circondariale di Lucca. "Per circa un'ora - ha raccontato il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), Donato Capece - hanno battuto suppellettili contro inferriate e porte, per richiamare l'attenzione dell'amministrazione penitenziaria sul problema del sovraffollamento". E un'analoga protesta è nata anche nel carcere di Marassi, a Genova, dove durante la notte è stato sventato un tentativo di suicidio. Un detenuto del circuito di Alta sicurezza è stato trovato svenuto a terra, con una busta di plastica che gli avvolgeva la testa e una bomboletta di gas per fornellini accanto. Secondo quanto scrive il segretario regionale Uil Penitenziari Liguria, Fabio Pagani, una volta ripresi i sensi ha motivato il gesto come un atto di protesta contro "le critiche condizioni detentive". A Genova le proteste erano cominciate già venerdì sera.
"Quelli di Genova Marassi e Lucca - ha detto Donato Capece (Sappe) in una nota - sono penitenziari con molte criticità. Lucca, con una capienza regolamentare di 82 posti, ospita più di 200 detenuti e Marassi, con 430 posti letto, ne ha 780. A Lucca poi mancano 40 agenti rispetto all'organico previsto e a Marassi ben 165. E' ovvio che in questo contesto di sovraffollamento, qualsiasi cosa può generare problemi, soprattutto di sicurezza a chi lavora come i poliziotti penitenziari".
Donato Capece ha quindi chiesto ufficialmente un incontro al ministro della Giustizia Angelino Alfano. "L'auspicio - scrive Capece - è che il ministro incontri a breve il Sappe e le altre organizzazioni sindacali per alcune proposte da inserire nell'annunciato Piano Carceri, il cui esame è dato per imminente al Consiglio dei Ministri. La situazione - continua la nota di Capece - è sempre più incandescente, con quasi 66mila detenuti a fronte dei 42mila posti regolamentari, e gli agenti costretti a turni pesanti in termini di stress e sicurezza. Per questo diciamo al ministro: incontriamoci per trovare soluzioni condivise".
Tra le proposte del sindacato c'è l'assunzione urgente di 5mila unità di polizia penitenziaria, "la realizzazione di carceri 'leggere'", anche in quelle strutture destinate ai Centri di identificazione ed espulsione che non sono ancora operative, "la possibilità di recupero di spazi" e l'ipotesi "di riutilizzare le strutture per la custodia attenuata". Da rivalutare anche "le misure alternative, come l'utilizzo del braccialetto elettronico", e "un ragionamento sulla depenalizzazione di alcuni reati minori".
(22 novembre 2009) repubblica
Indymedia Lombardia

Appalti per la ricostruzione due arresti in Abruzzo: ex assessore Forza Italia

Due persone sono state arrestate dai carabinieri di Pescara in relazione a episodi corruttivi nell'ambito degli appalti per la ricostruzione post sismica. I due avrebbero agito da mediatori tra privati e pubblica amministrazione con l'intento di pilotare l'aggiudicazione di un appalto, per trarne profitto. L'importo dell'appalto è di circa 15 milioni nell'ambito della ricostruzione post terremoto a L'Aquila. Indagini ancora in corso.
Sono Claudio D'Alesio, 50 anni residente a Pescara, imprenditore, amministratore delegato della Fira servizi, e Italo Mileti, 59 anni, ex assessore comunale di Pescara. A disporre l'arresto è stato il gip Luca De Ninis su richiesta del sostituto procuratore Gennaro Varone. L'operazione, denominata Ground zero, è del Nucleo investigativo del reparto operativo di Pescara. L'accusa è di millantato credito per illecita intermediazione verso pubblici ufficiali. I due avrebbero agito da mediatori tra privati e pubblica amministrazione con l'intento di pilotare l'aggiudicazione di un appalto, per trarne profitto. L'importo dell'appalto è di circa 15 milioni nell'ambito della ricostruzione post terremoto a L'Aquila.
Indagini ancora in corso. Secondo l'accusa Mileti e D'Alesio, per conto di un imprenditore abruzzese, avrebbero esercitato pressione su uffici amministrativi abruzzesi per pilotare l'aggiudicazione dell'appalto relativo alla costruzione degli uffici della Asl dell'Aquila. I fondi sarebbero stati quelli della ricostruzione e in particolare una grossa quota dei 50 milioni di euro che la Asl ha ottenuto come risarcimento per i danni subiti dal terremoto. I fatti sono accaduti a Pescara tra luglio e settembre. I due sono stati arrestati per evitare che il disegno venisse portato a termine e per evitare l'inquinamento delle prove. I due potrebbero essere interrogati mercoledì. Mileti si trova in carcere a Chieti e D'Alesio a Pescara. Nel quadro dell'inchiesta vi sarebbero altri indagati.
Secondo l'accusa Mileti e D'Alesio avrebbero svolto per conto di un imprenditore abruzzese pressioni su pubblici ufficiali per pilotare l'aggiudicazione della gara d'appalto per la costruzione della nuova sede degli uffici amministrativi dell'Asl dell'Aquila. I fondi sarebbero stati quelli della ricostruzione ed in particolare una grossa quota dei 50 milioni di euro ottenuti dalla Asl come risarcimento per i danni subiti dal terremoto. I fatti sarebbero accaduti a Pescara tra luglio e settembre. I due sono stati arrestati per evitare che il disegno criminoso venisse portato a termine e per evitare la reiterazione del reato. Mileti e D'Alesio saranno interrogati, molto probabilmente, mercoledì. Mileti è attualmente in carcere a Chieti, mentre D'Alesio a Pescara.

Battipaglia. Proteste all'ALcatelLucent


Protesta di alcuni lavoratori della AlcatelLucent di Battipaglia che minacciano di darsi fuoco se la multinazionale francoamericana non modificherà i suoi piani.
Alcatel-Lucent ha deciso di vendere le attività manifatturiere mantenendo solo la ricerca dello stabilimento di Battipaglia.
In totale rischiano il posto 225 lavoratori su 2.300 dipendenti sparsi in varie sedi del nostro paese.
fonte: Giornalino dei Call center e TLC cubtlc@libero.it

domenica 22 novembre 2009

Toscana: Le intimidazioni e le minacce non fermano la mobilitazione antifascista

(22 novembre 2009)

Ancora una volta la compagna Katiuscia e il Comitato familiari e amici di Alessandro Della Malva, membro del Partito dei CARC e detenuto a Pistoia perché antifascista e comunista, sono stati oggetto di un tentativo di minaccia.

Il giorno seguente l’affollatissima assemblea che il Comitato ha organizzato e tenuto a Colle Val d’Elsa, la compagna Katiuscia è stata fermata in strada, dopo che avevano affisso i manifesti con regolare autorizzazione comunale, da poliziotti in borghese che le hanno chiesto i documenti e identificata. Al suo rientro a casa ha trovato la serratura della porta manomessa.

L’assemblea antifascista riunitasi il giorno 19 a Massa denuncia tutto questo e afferma che ancora una volta l’obiettivo che la repressione aveva nei confronti di Katiuscia e di tutti i giovani antifascisti che si stanno mobilitando per ricacciare indietro i fascisti nel nostro paese è miseramente fallito. E’ fallito a Pistoia dove i compagni antifascisti sono stati minacciati con scritte murali. E’ fallito a Prato dove un giovane compagno è stato minacciato dalla polizia: il fronte antifascista si rafforza, le mobilitazioni si moltiplicano e la bandiera dell’antifascismo sventola sempre più alta!

L’assemblea esprime la massima solidarietà alla compagna Katiuscia e al Comitato di Colle Val D’Elsa e si impegna a denunciare l’accaduto nei luoghi di lavoro, nelle strade e a tenere alta la mobilitazione per la liberazione dei compagni arrestati e agli arresti domiciliari.

Chiede alle forze politiche e istituzionali che hanno espresso la loro disponibilità a intervenire in merito agli arresti, di prendere ufficialmente posizione e condannare questi tentativi di intimidazione verso gli antifascisti. Esprime la più ampia solidarietà ad Alessandro della Malva, a Yuri, Mannu e a tutti gli altri antifascisti detenuti agli arresti domiciliari a Livorno e lancia forte l’appello alla mobilitazione per il giorno 27 novembre alle ore 9 in occasione del processo al tribunale di Massa .

L’antifascismo non si processa!
Ora e sempre Resistenza!

 Fronte Studenti in Lotta Massa-Carrara

Esprimiamo la nostra massima solidarietà

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