giovedì 31 dicembre 2009

"Legato e picchiato in caserma" Milano, carabinieri sott'accusa



Indagato un appuntato del nucleo radiomobile. Altri coinvolti
Imbavagliato col nastro adesivo e preso a manganellate. Ha subito lesioni permanenti
Le mani legate dietro la schiena. La bocca incerottata con il nastro da pacco. Costretto a inginocchiarsi a terra. Poi giù botte. Pugni, manganellate. Il pestaggio prosegue anche quando l'uomo sta quasi per soffocare, perché il sangue che perde dalla bocca non può uscire. È il 12 agosto 2009.

In una stanza della caserma di via Montebello, sede del comando del nucleo radiomobile dei carabinieri, è notte fonda. L'uomo inginocchiato si chiama Luciano Ferrelli, 36 anni, originario di Foggia. Qualche precedente per droga, è stato l'autista-factotum di Giuseppe Aronna, il dentista dei vip con studio in via Montenapoleone arrestato nel 2007 - in manette anche Ferrelli - per una storia di carte di credito rubate e riutilizzate (venivano strisciate sul "pos" del professionista e trasformate in moneta sonante). Bene inserito nella Milano dei locali notturni, poi il declino personale, segnato soprattutto dall'abuso di sostanze stupefacenti.
La droga c'entra anche nella notte del 12 agosto.

Ferrelli è con altre due persone, un italiano e un nordafricano. Trattano l'acquisto di dosi di eroina in una delle piazze milanesi in mano ai pusher del Corno d'Africa: ma litigano per la qualità della "roba". Gli spacciatori, forse minacciati, forse preoccupati per il possibile arrivo della polizia, si allontanano a piedi.

Restano due auto. Ferrelli e i suoi amici ne prendono una, ma non fanno molta strada: vengono fermati da una pattuglia del Radiomobile dei carabinieri. Li portano nella caserma di via Montebello. Qui - stando a un'inchiesta avviata dalla Procura: si ipotizza il reato di lesioni gravi e gravissime per un appuntato che avrebbe agito in concorso con altri militari - Ferrelli è vittima di una violenta aggressione. Il pm Antonio Sangermano apre un fascicolo. Notifica un avviso di garanzia a un carabiniere in servizio al nucleo radiomobile: l'ipotesi di reato è l'articolo 583, 1° e 2° comma (lesioni gravi e gravissime). È lui che avrebbe preso di mira l'uomo. Forse, secondo le indagini affidate alla sezione di polizia giudiziaria della Procura - e ancora in corso - non da solo. Nell'avviso di garanzia (con invito a comparire davanti al magistrato) il pm Sangermano scrive che l'appuntato avrebbe agito "in concorso con altri pubblici ufficiali". Non sono escluse, nei prossimi giorni, altre iniziative.

Ma che è successo realmente nella pancia del comando del nucleo radiomobile dell'Arma? Per come li ha ricostruiti la Procura - e da come si può leggere nelle carte - i fatti hanno come triste epilogo l'immagine di un uomo - Luciano Ferrelli - "steso a terra, privo di forze e con numerose lesioni sul corpo". Le botte subite - è scritto nel rapporto dell'Istituto di medicina legale di Milano, allegato agli atti - gli hanno procurato "l'incapacità ad attendere alle mansioni originarie", con una "prognosi superiore a 40 giorni". Motivata con un "indebolimento permanente dell'organo della masticazione e della prensione", con una "deformazione dello spettro facciale mediante avulsione dell'incisivo anteriore con caratteristiche proprie dello sfregio permanente". Una volta ammanettato dietro la schiena e con la bocca tappata dal nastro da pacco, Ferrelli sarebbe stato costretto a inginocchiarsi e poi colpito con pugni al volto (gli è caduto un dente) e con una raffica di manganellate sulle spalle, sulle mani e sui piedi. Al pestaggio in caserma assistono anche gli altri due uomini fermati.

Negli interrogatori, uno, l'italiano, conferma tutto; l'altro, il nordafricano, è reticente. Alle prime luci dell'alba Ferrelli viene trasferito nel carcere di San Vittore con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale. Condannato per direttissima, è tuttora dietro le sbarre. In merito al presunto pestaggio Repubblica ieri ha contattato il comando del reparto operativo dei carabinieri, che ha ritenuto di non rilasciare dichiarazioni

la Repubblica

Egitto: la polizia aggredisce i manifestanti della Gaza Freedom March al Cairo

Ore 11.15 - Dopo i divieti opposti dal regime egiziano e l’impossibilità quindi per i 1400 attivisti di raggiungere la striscia di Gaza per manifestare oggi insieme ai palestinesi in occasione del primo anniversario del massacro di Piombo Fuso, l’obiettivo delle 42 delegazioni internazionali era quella di manifestare al centro del Cairo: per chiedere la fine dell’assedio israeliano – sostenuto dai governi occidentali – alla popolazione di Gaza; per denunciare l’atteggiamento complice del regime egiziano con le politiche israeliane; per ricordare i 1400 cittadini palestinesi, per la maggior parte civili, massacrati sotto le bombe israeliane esattamente un anno fa. L’indicazione venuta dalla riunione plenaria della Gaza Freedom March era di radunarsi davanti al Museo Egizio, nel centro della capitale, per dare forte visibilità alla protesta approfittando della presenza di decine di migliaia di turisti. Ma verso le 9,30, quando i vari gruppi di manifestanti si sono concentrati nel piazzale antistante al Museo Egizio, sono stati immediatamente aggrediti da uno schieramento enorme di forze di sicurezza in assetto antisommossa che ha diviso i manifestanti in piccoli gruppi, spingendoli violentemente contro un muro. Gli agenti hanno per lungo tempo schiacciato col loro peso i manifestanti inermi contro i muri, in molti casi li hanno picchiati con i bastoni, presi a calci e a pugni. Secondo le testimonianze dei manifestanti i poliziotti egiziani si sono accaniti soprattutto contro le donne che aprivano la manifestazione, alla quale non è stato permesso neanche di iniziare a sfilare in corteo.
"I poliziotti egiziani si sono scagliati contro di noi con bastoni e picchiando alla cieca" ci ha riferito Mila Pernice, del Forum Palestina, con la voce rotta dall'emozione. “nonostante il nostro atteggiamento pacifico ci hanno violentemente impedito di manifestare. Ci hanno prese a calci, trascinato per i capelli, prese a pugni e bastonate con i manganelli. Ci sono diversi feriti e ora siamo chiusi in un angolo della piazza completamente circondati da cordoni fittissimi di poliziotti in assetto antisommossa”

“Per ora gli italiani feriti sono almeno due, per fortuna in modo non grave. Ho visto donne anziane picchiate senza pietà. Nella nostra delegazione ci sono diversi medici che ora stanno cercando di allestire una postazione di primo soccorso qui nella piazza, ma è molto difficile perché i poliziotti continuano a spingerci e non gli interessa che ci sia gente a terra. Mentre parlo cerchiamo di tenere i poliziotti ad almeno un metro di distanza da una donna sdraiata a terra che ha perso conoscenza durante la prima carica. Avevamo scelto di far aprire la manifestazione alle nostre compagne per tranquillizzare le forze di sicurezza sui nostri intenti pacifici ma non è servito a nulla…” racconta in diretta su Radio Città Aperta Germano Monti del Forum Palestina.
Anche Maurizio Musolino del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila denuncia ai nostri microfoni la violentissima e ingiustificata repressione: “la situazione è difficilissima, stiamo cercando di raggruppare tutti gli italiani ma è complicato. Volevamo solo protestare affinché venga rimosso l’assedio a Gaza e per ricordare le responsabilità della comunità internazionale nel fatto che la Striscia da tre anni è diventato un immenso carcere a cielo aperto ma non ce lo stanno permettendo. Siamo circondati da una marea di agenti che continuano ad essere molto aggressivi.”

Dai manifestanti italiani al Cairo arrivano in continuazione sms in cui si dice "siamo circondati dalla polizia egiziana al museo egizio temiamo nuove cariche. Fate sentire la nostra voce telefonate a tv, giornali, politici e mobilitatevi noi vogliamo raggiungere Gaza."
Dall’Italia i coordinatori del Forum Palestina stanno protestando veementemente con l’Unità di Crisi della Farnesina e chiedendo l’immediato intervento del nostro personale diplomatico in Egitto a tutela dei 140 cittadini italiani la cui incolumità è seriamente a rischio.
Oggi pomeriggio a Roma il Forum Palestina ed altre organizzazioni hanno convocato una manifestazione di protesta davanti all’ambasciata dell’Egitto in via Salaria 267 a partire dalle 16 e fino alle 18. Anche a Londra oggi si terrà una manifestazione nei pressi dell’ambasciata egiziana mentre in Francia, a Parigi, le organizzazioni internazionaliste e pacifiste protesteranno oggi pomeriggio davanti al Ministero degli Esteri. Secondo alcune informazioni non confermate alcuni attivisti francesi questa mattina presto sarebbero riusciti a calare una grande bandiera palestinese da una delle Piramidi.

FPLP: RESISTENZA NECESSARIA



La resistenza e la fermezza del popolo di Gaza restano energiche e forti un anno dopo la criminale guerra e l’aggressione su Gaza, ha detto l’FPLP il 26 dicembre ’09 in un comunicato che ha ricordato il primo anniversario della strage. I massacri dell’occupante hanno spezzato la vita di circa 1500 Palestinesi e ne hanno feriti e sfollati decine di migliaia, distruggendo decine di migliaia di abitazioni che ancora oggi aspettano di essere ricostruite.


Il comunicato del Fronte ha dichiarato che «è chiaro a tutti, mese dopo mese, anno dopo anno, che le parole degli Stati Uniti su “pace” e “negoziazioni” non sono nient’altro che chiacchiere senza significato, promesse false e miseri tentativi di subordinazione del nostro popolo mentre l’occupante ruba la nostra terra, viola i nostri diritti, massacra il nostro popolo». Allo stesso tempo, il progetto del cosiddetto “processo di pace” nasconde solo i crimini dell’occupante e serve come meccanismo per gli occupanti sionisti e i loro strategici alleati a Washington per bloccare gli sforzi interni dei Palestinesi di porre fine alla divisione, ristabilire l’unità nazionale e sostenere i nostri diritti nazionali, ha affermato il Fronte.
Il comunicato ha continuato dicendo che i leader della macchina da guerra dell’occupazione hanno creduto di poter guadagnare sicurezza e vittorie politiche e rompere la volontà, la determinazione e la resistenza del nostro popolo e il nostro impegno per i diritti nazionali, attraverso un massiccio ricorso a massacri e barbarie. Tuttavia non hanno, in realtà, guadagnato alcuna vittoria politica e sicurezza, ed i loro tentativi di scardinare la resistenza in Libano e in Palestina sono completamente falliti.

Il comunicato del Fronte ha anche detto che il massacro di Gaza ha chiaramente dimostrato al mondo intero le continue bugie delle dichiarazioni sioniste di “etica militare” o “democrazia” dal momento che ha usato armi proibite a livello internazionale, compreso il fosforo bianco, per far piovere distruzione e devastazione su Gaza, rilevando che i popoli del mondo hanno risposto con indignazione allo stato di occupazione e con solidarietà al popolo palestinese, proprio mentre la comunità internazionale ufficiale è rimasta silente e complice.
Ha notato che il rapporto delle Nazioni Unite del Giudice Goldstone che ha esaminato i crimini di guerra degli occupanti a Gaza ha messo allo scoperto i fatti dei crimini dell’occupazione, facendo appello alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite affinché giudichino i criminali di guerra per quello che hanno fatto e si prendano le loro responsabilità politiche, legali e morali.
Il comunicato del Fronte ha anche accolto in maniera positiva il popolo arabo e le forze progressiste internazionali nel mondo, esprimendo orgoglio e gratitudine per la loro persistente solidarietà e forza che continuano a sfidare i nemici di Palestina in sostegno dei diritti del nostro popolo.

Il compagno Dr. Maher Taher, membro dell’Ufficio Politico dell’FPLP e leader del suo ramo in esilio, ha aggiunto che la resistenza è necessaria per rompere l’assedio a Gaza, affermando che i movimenti per i diritti umani e i progetti umanitari sono importanti ma insufficienti, se sono gli unici interventi, a rompere l’assedio.
Il compagno Taher ha detto che i rapporti delle organizzazioni internazionali per i diritti umani sono stati importanti, dal momento che hanno confermato e documentato i maggiori crimini di guerra commessi davanti agli occhi e alle orecchie del mondo intero. Ha osservato che i governi arabi e la comunità internazionale ufficiale sono rimasti silenti e complici mentre un milione e mezzo di Palestinesi subisce l’assedio a Gaza, ma forze, gruppi ed istituzioni di coscienza hanno, dal Rapporto Goldstone, continuamente richiesto alle organizzazioni internazionali per i diritti umani di intervenire, alla gente comune di tutto il mondo di mettere in pratica massicce mobilitazioni di solidarietà.

Ha denunciato la complicità dei regimi arabi con l’assedio a Gaza, sostenendo che quel silenzio sui crimini di guerra israeliani li autorizza a continuare. Ha osservato anche che l’assedio non è semplicemente una questione umanitaria di crimine contro l’umanità e contro bambini, vecchi e malati, ma che l’assedio del popolo palestinese è anche un assedio politico.
Il compagno Taher ha detto che «il nemico israeliano vuole che il popolo palestinese sventoli bandiera bianca, abbandoni la resistenza e accetti i termini e le condizioni di Stati Uniti e Sionismo ma il popolo palestinese, a dispetto di tutto ciò, continuerà a lottare, a rifiutare di arrendersi e continuerà a sventolare la bandiera della resistenza, in qualsiasi circostanza».
traduzione a cura del CAU

Cagliari: sanità penitenziaria senza fondi per stipendi e farmaci

"Nel carcere di Buoncammino la sanità penitenziaria va avanti a pagherò". I medici, gli infermieri e i tecnici a convenzione continuano a non percepire i compensi dallo scorso mese di settembre, solo i detenuti indigenti ricevono i farmaci di fascia C, erogati dalla Asl con la speranza che prima o poi qualcuno saldi il conto. Una situazione drammatica, anche negli altri Istituti di pena, per i cittadini privati della libertà in gravi condizioni di salute e per gli operatori sanitari chiamati a pagare in prima persona le inefficienze del Governo".

Lo denuncia Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione "Socialismo Diritti Riforme" sottolineando che "il 2009 sarà ricordato in Sardegna come uno degli anni più difficili per i detenuti, non solo di Buoncammino, per i livelli di sovraffollamento, la carenza di agenti di Polizia Penitenziaria, le oggettive difficoltà a vedere garantiti i livelli di assistenza medica. Un anno - evidenzia - contrassegnato dalla continua incertezza sul definitivo passaggio alla Regione della Sanità Penitenziaria per il ritardo nella nomina dei componenti del Governo nella Commissione Paritetica, per la mancata riunione dell’organismo Stato-Regione (prima convocata e subito dopo invece annullata) e per l’impossibilità di utilizzare un milione di euro messi a disposizione dall’assessore regionale della Sanità Antonello Liori.
Non si può dimenticare che nel carcere di Buoncammino la situazione è particolarmente delicata per la presenza di detenuti sieropositivi, immunodepressi, infartuati e con diverse gravi patologie. Nella Casa Circondariale cagliaritana inoltre è attivo un centro clinico dove sono ricoverati oltre una trentina di detenuti con disturbi mentali e serie patologie oncologiche e cardio-vascolari. Al Cdt, inoltre trovano ospitalità i disabili".
"L’unica speranza, in assenza di certezze sul futuro che crea un clima di diffusa preoccupazione in tutto il personale e tra gli Agenti di Polizia Penitenziaria, è rappresentata - prosegue l’ex consigliera regionale socialista - da una proroga ministeriale che attraverso il Dipartimento della Amministrazione Penitenziaria preveda l’utilizzo dei soldi stanziati dalla Regione garantendo la continuità nell’assistenza, compresa la distribuzione gratuita generalizzata dei farmaci di fascia C, e il pagamento delle prestazioni.
Il Ministro Fitto deve riconvocare con urgenza la Commissione Paritetica in modo da definire nel dettaglio i criteri del passaggio alla Regione delle competenze e degli oneri della sanità penitenziaria. In proposito occorre definire con il Ministero e il Dap il numero dei detenuti da ospitare in Sardegna, peraltro in costante aumento per i trasferimenti dalla penisola. Da parte sua la Regione - conclude Caligaris - è impegnata ad assegnare, nell’ambito del Servizio Sanitario regionale, un ruolo specifico alla sanità penitenziaria che riconosca la specificità di chi opera all’interno delle carceri".

Gaza Freedom March: rifiutato l'ultimatum dell'Egitto,domani manifestazione a Roma



La Gaza Freedom March non rinuncia ai propri obiettivi. Domani manifestazione sotto l'ambasciata egiziana a Roma.
La Gaza Freedom March sta affrontando una sfida politica sul campo molto difficile. Per questo riteniamo che gli attivisti bloccati dalle autorità egiziane abbiamo in questo momento bisogno di tutto il nostro sostegno. A tale scopo è stata convocata una manifestazione giovedi 31 dicembre alle ore 16.00 davanti all’Ambasciata dell’Egitto a Roma in via Salaria 267. Una manifestazione analoga si terrà anche a Parigi.

La situazione sul campo è ancora molto difficile con le delegazioni bloccate al Cairo e il governo egiziano che ha lanciato “una polpetta avvelenata” sul percorso della Gaza Freedom March, ponendo un ultimatum per ieri sera per una delegazione ristretta e di carattere umanitario a cui sarebbe consentito l’ingresso a Gaza. Questa proposta era emersa anche nei colloqui che abbiamo avuto ieri pomeriggio alla Farnesina, segno evidente che era il punto su cui si erano attestate le autorità egiziane e le diplomazie dell’Unione Europea.

Questa proposta è stata oggetto di una discussione amplia e tumultuosa conclusasi in alcuni casi alle 2.00 di notte e che ha visto le delegazioni – inclusa quella italiana – rifiutare l’ultimatum. Purtroppo gli articoli comparsi questa mattina su Il Manifesto e Liberazione sono andati in stampa prima che la discussione giungesse alla conclusione di respingere la “polpetta avvelenata” lanciata dalle autorità egiziane. Ciò ha creato in Italia un po’ di confusione che ci vediamo costretti e rettificare con urgenza.
Questa mattina i pullman messi a disposizione dalle autorità egiziane sono stati “disertati” dagli attivisti della Gaza Freedom March che hanno scelto di tenere il punto politico sull’obiettivo della marcia: rompere l’assedio di Gaza e creare le condizioni affinchè il valico di Rafah non venga sigillato seppellendo un milione e mezzo di palestinesi dentro una prigione a cielo aperto.
Oggi è in corso una assemblea plenaria delle delegazioni al presidio in corso da giorni sotto l'ambasciata francese per discutere e decidere le iniziative nelle prossime ore e nei prossimi giorni.
I nostri compagni e le nostre compagne in queste ore sono stati costretti a discussioni e decisioni difficili ma che ci sentiamo di condividere pienamente. La battaglia sulla fine dell’assedio di Gaza è una battaglia di enorme valore politico e morale.
Invitiamo tutti ad accentuare le pressioni sul governo egiziano ormai pienamente corresponsabile dell’assedio di Gaza e contemporaneamente a dare vita ovunque sia possibile ad iniziative che ricordino i crimini di guerra commessi dalle truppe israeliane a Gaza un anno fa.
A Gaza è in gioco la libertà e la dignità di tutti

mercoledì 30 dicembre 2009

Una nuova discarica sul VESUVIO!! Mercoledi mobilitazione per l'emergenza che non finisce...

Il piano Pansa diceva che era assolutamente vietato costruire discariche in zone vulcaniche: ma qui siamo proprio sul cratere (guardate la foto)! Oltre al disastro ambientale, storico e paesaggistico... quando il vesuvio erutterà chi garantisce per la discarica!??

Il 30 dicembre è stata convocata, presso la struttura per l'emergenza rifiuti a palazzo Salerno (Napoli), la Conferenza di Servizio per l'utilizzazione della Cava Vitiello a Terzigno (Na), una nuova discarica 20 volte più grande di quella attuale.
La cava, situata nel cuore del Parco Nazionale del Vesuvio, avrà una "bocca" più grande di quella del Vesuvio e sarà in grado di contenere la "Monnezza" per oltre 10 anni, distruggendo per sempre il nostro territorio e condannando ad una morte lenta, ma inesorabile noi cittadini, con l'aumento di malattie come il cancro, malformazioni congenite e patologie cardiovascolari.

RIBELLIAMOCI TUTTI CONTRO QUESTA INFAMIA!!!
CONCENTRAMENTO ORE 12:00 - CIRCUMVESUVIANA BOSCOREALE
LA MANIFESTAZIONE SI TERRA' ALLE ORE 14 A PIAZZA DEL PLEBISCITO A NAPOLI

Bertolaso regala l'ultimo (?) imbroglio: la finta "chiusura dell'emergenza" senza che nessun parametro virtuoso sulla raccolta differenziata e il riciclo si sia messo in modo, mentre si continuano a gestire in maniera discrezionale gli affari su discariche e inceneritori, con un piano insostenibile per l'ambiente, mentre si prepara in pratica la prossima emergenza...

Ma i comitati dei cittadini non si sono arresi: difendiamo la nostra terra! Partecipiamo tutti...

La rete dei movimenti, dei comitati e delle associazioni dell'area vesuviana

Rete Campana Salute e Ambiente

Comunicato: nuove azioni razziste della Lega Nord a Milano.

La Lega Nord, in questi ultimi giorni del 2009, ha depositato la “Mozione relativa ai controlli riguardanti la clandestinità e la verifica della residenza degli stranieri”, che dovrà essere posta in discussione nei nove Consigli di Zona di Milano, nelle prime settimane del 2010.
In concreto, la Lega Nord vorrebbe che si attuasse “una politica di controllo delle residenze degli stranieri, delle condizioni igienico sanitarie e di verifica dei contratti di affitto stipulati ...contro la presenza e lo sfruttamento degli stranieri senza permesso di soggiorno”.
Questa proposta di controllo metodico e sistematico delle abitazioni in cui vivono i cittadini immigrati dissimula, al contrario, il vero obbiettivo politico e razzista della Lega Nord, che sarebbe quello di dare la caccia agli immigrati, anche attraverso possibili forme di denuncia e delazione che coinvolgano direttamente i cittadini milanesi (es. proposta di un telefono verde).
La Lega Nord vorrebbe dare impulso ad una ennesima campagna razzista che evochi la paura per il disordine sociale, associando immigrazione a criminalità, che gridi al ricorso di ulteriori misure di controllo territoriale, agitando il conflitto contro gli immigrati a partire dai quartieri milanesi.
Altra finalità della Lega Nord sarà di esercitare pressione sul Consiglio del Comune di Milano, affinché la Giunta Moratti accetti di istituzionalizzare misure di controllo nei confronti degli immigrati.
Se a Milano esiste una questione casa, questa è connessa alla grave situazione di crisi economica patita dalle famiglie dei lavoratori, e dipende principalmente dall'assenza di una politica abitativa pubblica, dalle migliaia di alloggi sfitti pubblici e privali, dalla permanente emergenza sfratti, dalle liste di attesa per le case dell'Aler.
Il sovraffollamento ed il degrado di certe abitazioni date in locazione ai cittadini immigrati e italiani, è da riferirsi alla speculazione messa in atto da certi proprietari di casa, che affittano a condizioni economiche esagerate e che lucrano sulla pelle degli stessi immigrati, per poi denunciarne il pericolo sociale.
A Milano, come a Coccaglio, dopo l'approvazione delle “Disposizioni in materia di sicurezza”, lo scorso luglio 2009, da parte del governo Berlusconi, l'obbiettivo della Lega Nord è di “fare pulizia” dei cittadini immigrati.
La vera ragione di questa operazione di controllo territoriale, mascherata da una pretestuosa indagine abitativa, sta nella politica razzista ed elettoralistica della Lega Nord e nella cultura identitaria che viene teorizzata e messa in pratica, sia in ambito locale che nazionale.
Il cittadino immigrato è discriminato e segregato perché non viene riconosciuto identico, e non è codificabile nei registri di sangue e di suolo della cosiddetta comunità locale.
Denunciamo questi comportamenti razzisti e discriminatori, che hanno come finalità la divisione tra i lavoratori per provenienza nazionale.

CUB IMMIGRAZIONE

Ultime notizie dalla Gaza Freedom March



Ieri martedi 29 dicembre, le varie delegazioni internazionali hanno dato vita a manifestazione sotto le proprie ambasciate di appartenenza. Gli attivisti statunitensi sono stati completamente circondati. La delegazione italiana (Forum palestina, Action for Peace) riunita praticamente in assemblea sotto la legazione diplomatica, si è nuovamente incontrata con il 1° Segretario dell'Ambasciata italiana al Cairo avanzando la proposta di far passare la delegazione per fare arrivare gli aiuti raccolti per le strutture e la popolazione palestinese di Gaza. Tra questi si sottolinea l'impegno preso in Italia con l'ospedale palestinese Al Awda di Jabalya che ha coinvolto decine di città e di associazioni.
Oggi è previsto un incontro con il Sindacato dei Giornalisti egiziani nella cui sede sta attuando lo sciopero della fame Hedy Epstein - 84 anni, ebrea sopravvissuta ai campi di sterminio. Successivamente è previsto un SIT IN insieme al sindacato degli avvocati convocato per ricordare il primo anniversario del massacro dei palestinesi operato dalle truppe israeliane a Gaza. Due giorni fa la manifestazione degli avvocati egiziani era stata dispersa dalla polizia.
Mentre le autorità egiziano stendono oggi il tappeto rosso per ricevere il premier israeliano Netannyahu, usano il pugno di ferro contro gli attivisti internazionali ed egiziani. Netnayahu è in Egitto per discutere sullo scambio dei prigionieri e degli accordi economici con cui Israele di fatto condiziona pesantemente l'Egitto. Secondo Mila Pernice del Forum Palestina per l'Egitto aver tenuto sequestrati al Cairo gli attivisti della Gaza Freedom March durante la visita di stato di Netanyahu può rivelarsi un boomerang.
Tra i vari presidi sotto le ambasciate e negli appuntamenti in giro per la capitale egiziana si segnala la presenza della giornalista israeliana Amira Hass, mentre nei media arabi - Al Jazeera soprattutto - cominciano a trapelare commenti critici sull'atteggiamento delle autorità egiziane contro gli attivisti internazionali giunti da ben 42 paesi per recarsi a Gaza in solidarietà con la popolazione palestinese ad un anno dal massacro dell'Operazione Piombo Fuso realizzato dalla truppe israeliane.
Sembra invece essersi sbloccata la situazione per il Convoy to Gaza di Viva Palestina che sta muovendo verso la Siria per essere poi imbarcato verso l'Egitto.
[Da: radio città aperta] Gaza Freedom March: l'ambasciata USA trattiene attivisti. Arrestati 16 israeliani e 3 spagnoli.
Un gruppo di circa 30 cittadini statunitensi, sono stati trattenuti in tre separate aree di isolamento all'interno dell'Ambasciata degli Stati Uniti nel complesso di Garden City. In una intervista telefonica con Aishah Schwartz, direttore del Muslimah Writers Alliance, Marina Barakau - una delle organizzatrici della Gaza Freedom March - ha dichiarato che "i cittadini americani e 1.400 sostenitori della Gaza Freedom March arrivati in Egitto da oltre 43 paesi del mondo, stanno chiedendo che l'assedio illegale di Gaza venga rimosso". "Ci chiediamo anche come sia possibile che un presunto governo democratico possa partecipare di volentieri alla detenzione dei suoi cittadini presso le proprie ambasciate, e inoltre chiediamo che tutti i dovuti sforzi siano esercitati per assicurare il nostro immediato rilascio", ha aggiunto Barakau che poi ha dichiarato di aver contattato il coordinatore del gruppo legale, Sally Newman. Nello stesso momento, tre membri del gruppo statunitense che è stato trattenuto hanno avuto un incontro con un funzionario negli uffici dell'Ambasciata.
Sempre a proposito della repressione delle forze di sicurezza egiziane nei confronti degli attivisti internazionali in Spagna c'è apprensione per la sorte di tre attivisti valenciani che sono stati arrestati domenica a El Arish. I tre insieme ad altri spagnoli e ad attivisti di altre nazionalità avevano cercato di arrivare da El Arish alla frontiera con Gaza con i mezzi di trasporto pubblico, ma erano stati bloccati dai poliziotti egiziani. I tre valenciani non si sono dati per vinti e si sono incamminati verso la frontiera a piedi, ma dopo alcune ore hanno bloccato il traffico sull'arteria stradale in segno di protesta contro il divieto egiziano e quindi sono stati arrestati. Racconta Manuel Tapial, uno dei coordinatori della delegazione iberica, che ad El Arish in più occasioni i poliziotti hanno bloccato e fermato gli attivisti che cercano in ogni modo di depistare gli inseguitori cercando di disperdersi nella città e di prendere qualche mezzo di trasporto diretto a Rafah. "Ieri mattina quando abbiamo tentato di uscire dall'hotel abbiamo trovato le porte sbarrate dall'esterno" ha denunciato Tapial ai media spagnoli.
Dall'altro lato della frontiera ieri la polizia di Tel Aviv ha arrestato 16 attivisti israeliani di organizzazioni dell'estrema sinistra che cercavano di avvicinarsi al confine per entrare nella Striscia di Gaza e partecipare alle manifestazioni contro l'assedio israeliano previste il 31 dicembre prossimo. I 16 attivisti sono entrati senza permesso in un territorio di confine che Israele considera ‘zona militare', e sono stati portati nel commissariato di Sderot per essere interrogati e denunciati. Negli ultimi giorni le dimostrazioni dei gruppi israeliani antiapartheid si sono moltiplicate e alcune decine di attivisti sono arrivati a manifestare molto vicino al confine con Gaza. Racconta sull'edizione online dello Yediot Ahronot Adar Grievsky del gruppo ‘Anarchici contro il Muro': "Abbiamo iniziato a camminare lungo la spiaggia verso Gaza, ma vicino a Zikim la Polizia e l'Esercito ci hanno impedito di continuare verso la Striscia. Un anno dopo il massacro di 1400 persone Israele continua a spargere distruzione e sofferenze a Gaza negando alla sua popolazione la possibilità di ricostruirsi le case perché impedisce l'arrivo dei materiali da costruzione" ha detto l'attivista al giornale che poi ha denunciato che uno degli attivisti arrestati è stato malmenato dalla Polizia.

Un treno merci prende fuoco. E’ lo stesso treno deragliato a Viareggio!

Martedì 22 dicembre alle 17.30 circa, lungo la linea ferroviaria tirrenica, all’altezza di Gavorrano-Giuncarico (Gr), una delle cisterne di un treno merci che trasportava Gpl, stava viaggiando con le ruote completamente avvolte dal fuoco...
Martedì 22 dicembre alle 17.30 circa, lungo la linea ferroviaria tirrenica, all’altezza di Gavorrano-Giuncarico (Gr), una delle cisterne di un treno merci che trasportava Gpl, stava viaggiando con le ruote completamente avvolte dal fuoco, quando un automobilista lo ha notato ed ha immediatamente avvisato i vigili del fuoco. Il treno che viaggiava in direzione sud è stato fermato prima della stazione di Grosseto. I vigili hanno spento il fuoco e raffreddato i freni del carro.

Il treno è lo stesso deragliato a Viareggio il 29 giugno scorso!
Il carico è lo stesso: Gpl (Gas di petrolio liquefatto) La partenza è la stessa: Trecate (Novara) La destinazione è la stessa: Gricignano di Aversa (Caserta)
La ditta del Gpl è la stessa: Sarpom (Società per azioni raffineria padana olii minerali)
Il transito da Viareggio è lo stesso: 22.16 (il 22 dicembre, avendo 14 ore di ritardo, è transitato dalla stazione di Viareggio alle ore 12.30 circa; la sera del deragliamento avvenuto alle ore 23.48 aveva circa un’ora e mezzo di ritardo) La società incaricata della spedizione è la stessa: Fs logistica L’impresa ferroviaria è la stessa: Trenitalia
Il gestore delle infrastrutture è lo stesso: Rete ferroviaria italiana (Rfi)
Il numero del treno non è lo stesso (da 50325 - quello deragliato a Viareggio - a 50329). Forse per opportunità le Ferrovie lo hanno modificato ? Forse per necessità la proprietà delle cisterne non sembra essere la tedesca Gatx, bensì una società privata francese ?
Il treno di Grosseto ha preso fuoco il 22 dicembre, lo stesso giorno in cui moriva, dopo 6 mesi, Elisabeth, 32^ vittima della strage di Viareggio.
Poteva essere una strage fotocopia di quella del 29 giugno
Dopo i 32 morti di Viareggio non è stato fatto ancora nulla per la sicurezza nel trasporto ferroviario. Moretti & C. continuano a giocare con la vita delle persone.
In questi mesi sono morti sui binari ancora ferrovieri e lavoratori delle ditte di appalto.
I viaggiatori e i pendolari sono costretti a sacrifici, sofferenze e rischi per il diritto alla circolazione ed alla mobilità. I vertici aziendali hanno ancora voglia di scherzare su panini, coperte, piazzale Loreto …
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteoli, si permette di dire che simili dichiarazioni sono dovute al fatto che i lorsignori sono solo un po’ stressati. Alla faccia dello stress: Moretti ha una retribuzione di circa 1.200.000 euro. E il cassaintegrato o il disoccupato da cosa dovrebbe essere affetto !?
Ricordiamo solo che il ministro dei trasporti egiziano, a seguito di un incidente ferroviario che il 17 ottobre scorso causò la morte di 17 persone, si è dimesso. Forse, nel paese degli eredi dei faraoni il buon senso e la responsabilità di certi signori è ben altra cosa da quella nostrana.

Related Link: http://www.assemblea29giugno.info





flash sulla mobilitazione per Gaza

Il convoglio Vivapalestina (150 mezzi, 400 persone) lascerà Aqaba (Giordania) e tornerà in Siria, per imbarcarsi su un ferry messo a disposizione dal governo turco e diretto a El Arish; prima di accettare hanno ricevuto rassicurazioni che potranno entrare nella Striscia con uomini e mezzi, ma chissà...in ogni caso questo non potrà avvenire prima di tre-quattro giorni.

Gli altri attivisti internazionali (1000 persone circa) sono bloccati al Cairo. Agli italiani del forum palestina hanno sequestrato un pullman, oggi hanno protestato per strada, a quanto pare accennando alcuni blocchi stradali.
In Italia, dopo le numerose iniziative di ieri, a Roma stamattina c'è stata una manifestazione davanti all'ente del turismo egiziano e a Torino nel pomeriggio alcune agenzie di viaggi del centro sono state visitate, lanciando il boicottaggio delle mete turistiche egiziane. Siamo andati anche anche alla Etli in via delle Orfane 5, l'agenzia di viaggi della CGIL, che hanno detto che "sono sensibili".


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28/12 Situazione tesa al Cairo per la delegazione della Freedom March.

Nel frattempo un'altra operazione di polizia ha interrotto la commemorazione che stava avvenendo a Al Kasr Nil, principale ponte di collegamento con Zamalek, contro l’invasione israeliana a Gaza. Lo scorso 27 dicembre iniziava a Gaza l’operazione piombo fuso. Con un’ azione simbolica e non violenta la delegazione della Freedom March ha voluto ricordare queste morti legando centinaia di lacci con i nomi delle persone uccise nell’operazione militare dello sorso anno.
Intorno alle 17.00 di ieri diversi attivisti si sono incontrati sul Lungo Nilo. L'idea era quella di noleggiare alcune feluche e andare sul fiume e ricordare gli oltre 1400 morti dell'Operazione Piombo Fuso mettendo delle candele in acqua per ognuna delle vittime. La solerte polizia egiziana era già sul posto. Prima ha proibito l'accesso agli imbarchi e poi ha circondato con numerosi agenti in borghese gli attivisti impedendo loro di muoversi.
Sul marciapiede sono state accese candele e si è iniziato a fare slogan.
La polizia ha chiuso il Presidio con le transenne facendo aumentare intanto il numero dei poliziotti presenti. A chi guardava, fossero giornalisti, fotografi o curiosi, è stato detto di allontanarsi o di stare nello spazio “delimitato”. I manifestanti si ono un poco alla volta allargati sul marciapiede continuamente circondati dalle forze dell'ordine. L'iniziativa è dura un paio d'ore.
Nel fattempo un nutrito gruppo di partecipanti francesi alla Marcia si è dato appuntamento davanti all'Ambasciata francese per aspettare invano le corriere prenotate.
I promotori dell’iniziativa si sono detti rattristati e sconcertati per l’atteggiamento della polizia egiziana e continuano a chiedere che la delegazione possa raggiungere Gaza.

lunedì 28 dicembre 2009

Campania: protocollo d’intesa per le cure sanitarie ai detenuti


La salute nelle carceri: il passaggio delle competenze dall’amministrazione penitenziaria alle Aziende sanitarie locali sta richiedendo una serie di atti e di protocolli d’intesa indispensabili a fissar regole certe per garantire al meglio i bisogni assistenziali della popolazione carceraria. Questo l’oggetto della conferenza stampa che l’assessore alla sanità Mario Santangelo, terrà lunedì 28 alle 10,30 nella sede dell’assessorato al quinto piano di Palazzo Santa Lucia a Napoli a margine della sigla dell’accordo di programma che sarà sottoscritto dall’assessore alla sanità, dal provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria della Campania, Tommaso Contestabile, e dal dirigente regionale della giustizia minorile Sandro Forlani.

Palazzo Santa Lucia vara lo schema di accordo di programma per la realizzazione di forme di collaborazione tra ordinamento sanitario e ordinamento penitenziario e della giustizia minorile e per la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia degli interventi sanitari mirati all’attuazione delle linee di indirizzo del decreto del 1 aprile del 2008.
L’accordo si compone di cinque parti: la prima dedicata a definire le finalità dell’accordo di programma, la seconda dedicata ai compiti e alla composizione dell’osservatorio permanente sulla Sanità penitenziaria, la terza dedicata alla collaborazione tra ordinamento sanitario e penitenziario, la quarta dedicata alle convenzioni per l’utilizzo dei locali e per le prestazioni medico-legali in favore del personale del corpo di polizia penitenziaria e la quinta per il monitoraggio e l’attuazione dell’accordo di programma.
Viene invece rinviato ad un futuro provvedimento l’istituzione, la composizione, la regolamentazione, l’organizzazione e il funzionamento dell’Osservatorio permanente sulla Sanità penitenziaria che sarà costituito da rappresentanti della Regione, delle Aziende sanitarie locali, dell’amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile competenti territorialmente. L’osservatorio dovrà inoltre procedere alla attivazione di uno specifico gruppo di lavoro relativo agli Ospedali psichiatrici giudiziari e d eventualmente altri gruppi specifici su altri nodi da sciogliere.

La norma
Articolo 4 - Osservatorio permanente sulla Sanità penitenziaria della Regione Campania.


Per la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia degli interventi sanitari mirati all’attuazione di quanto previsto dalle Linee di indirizzo di cui agli Allegati A e C del Dpcm 1 aprile 2008 sarà istituito presso l’Assessorato alla Sanità della Regione Campania l’osservatorio permanente sulla Sanità penitenziaria della Regione Campania.


Articolo 5 - Compiti

- monitorare e valutare gli interventi attuativi di tutte le norme, gli accordi e le iniziative mirate all’attuazione di quanto previsto dalle Linee di Indirizzo, citate in premessa, di cui agli Allegati A e C, parte integrante del Dpcm 1 aprile 2008, a quanto indicato nel presente Accordo e a tutto quanto sarà emanato in materia;
- definire modalità organizzative e di funzionamento del servizio sanitario presso ciascun istituto di pena, prevedendo modelli differenziati in rapporto alla tipologie dell’istituto, ma integrati nella rete dei servizi sanitari regionali per garantire continuità assistenziale anche in termini di equità e qualità;
- provvedere ad acquisire conoscenze epidemiologiche sistematiche sulle patologie prevalenti;
- provvedere ad acquisire conoscenze in ordine alle condizioni ed ai fattori di rischio specifici che sono causa o concausa delle manifestazioni patologiche;
- attivare un sistema informativo alimentato da cartelle cliniche possibilmente informatizzate;
predisporre linee guida sia per la prevenzione e la cura di patologie che comportano interventi a lungo termine di presa in carico della persona, con caratteristiche di elevata intensità e complessità assistenziale quali la tossicodipendenza e patologie correlate, Hiv, le malattie mentali, con il concorso di più figure professionali, sanitarie e sociali, sia per la programmazione di interventi terapeutici tratta mentali, anche individualizzati, nei confronti delle persone detenute che siano portatrici di particolari problematiche di disagio (ad esempio programmi di prevenzione del rischio suicidario e programmi di risocializzazione);
- proporre sistemi di valutazione della qualità, riferita soprattutto all’appropriatezza degli interventi, al corretto uso di farmaci, agli approcci diagnostici terapeutici e riabilitativi basati su prove di efficacia;
- proporre programmi di formazione continua, con particolare riferimento all’analisi fisico e mentale e alle specifiche variabili che influenzano lo stato di salute fisico e mentale, a favore del personale sanitario e sociosanitario che opera all’interno degli istituti per adulti e per minori, oltre che dei detenuti e dei minorenne sottoposti a provvedimento penale;
- proporre modalità organizzative idonee a garantire, quando necessario, il ricovero dei detenuti e degli internati nelle strutture del Servizio Sanitario Regionale, di cui alla legge 296/1993, ovvero nelle strutture residenziali extraospedaliere, nel rispetto delle esigenze di sicurezza;
- proporre adeguati sistemi di valutazione e controllo in ordine all’appropriatezza dei ricoveri in ambito intramurario presso i Centri clinici dell’amministrazione penitenziaria.


Articolo 9 - Aree ed attività di collaborazione

Entro 90 giorni dalla sottoscrizione del presente atto le Aziende sanitarie e le Direzioni Penitenziarie degli Istituti devono assumere un impegno formale che comprenda:l’individuazione degli ambienti idonei da dedicare alle attività sanitarie
il supporto necessario a garantire il corretto svolgimento delle attività e la continuità dei percorsi sanitari Nel rispetto della reciproca collaborazione e nelle more del raggiungimento della piena ed autonoma operatività da parte delle Asl agli II.PP. supporteranno le Asl relativamente alle attività tecnologiche e strumentali (per es. utilizzo di telefono, fax, pc, mezzi di trasporto) ed amministrative (rilevazione presenze personale).

da Ristretti Orizzonti

Bomba esplode nel centro di Atene

Un ordigno artigianale è esploso stanotte fuori dalla sede delle Assicurazioni nazionali, in centro ad Atene, causando danni all’edificio e ad alcune auto parcheggiate ma nessun ferito. Lo ha reso noto la polizia.

ù«C’è stata una telefonata d’avvertimento ad un giornale circa 15 minuti prima della deflagrazione - ha detto la polizia - ma non è stata fatta nessuna rivendicazione». La polizia ha precisato che la bomba era stata collocata vicino all’ingresso della sede della società assicuratrice, situata vicino all’hotel Leda Marriott.
ùL’attentato è l’ultimo di una serie, tutti attribuiti a gruppi anarchici e di sinistra, che hanno colpito la Grecia da quando, nel dicembre 2008, un ragazzo venne ucciso dalla polizia durante una manifestazione.

Ultime dalla Palestina...


Anche oggi i contatti telefonici con la delegazione del Forum Palestina sono stati molto fitti, sia per coordinare il collegamento con l'unità di crisi della Farnesina e con l'ambasciata italiana sia per avere notizie sull'evolversi della situazione al Cairo.


Alla Farnesina sono arrivate moltissime telefonate da singoli cittadini, da politici, da giornalisti a sostegno della Gaza Freedom March e i funzionari ci tengono informati dei passi che si stanno facendo per sbloccare la situazione. La trattativa con il governo egiziano è ancora tutta aperta: l'Egitto tuttavia ha confermato ufficialmente la sua volontà di non lasciar partire il gruppo per Gaza (domani sembra sia prevista una visita di Netanyahu al Cairo), perciò dobbiamo continuare a sostenere la degazione e continuare a fare pressione sulle autorità egiziane e su quelle italiane.

Oggi la delegazione del Forum Palestina (che è arrivata al Cairo il 25 dicembre sera) si è divisa i compiti: mentre una parte aveva incontri con l'ambasciata italiana al Cairo, con le autorità egiziane e con rappresentanti delle altre delegazioni, altri membri della delegazione hanno fatto visita all'ospedale "Palestina" del Cairo (dove già si erano recati a marzo in occasione della prima riuscita missione a Gaza); nonostante l'asfissiante presenza delle forze di sicurezza egiane, la delegazione ci racconta di un clima combattivo e determinato. In questo momento la delegazione francese di Europalestine sta tenendo una manifestazione di protesta di fronte all'ambasciata francese, mentre gli italiani si preparano a partire nella notte per Al-Arish.

Chi non è riuscito a partire si è dato appuntamento domani a Roma alle 11.00 in via Bissolati 19, davanti all'Ufficio del turismo egiziano: sono già tanti quelli che hanno assicurato la loro presenza. Domani sarà l'occasione per darci altri appuntamenti. E' importante in questo momento far sentire la nostra voce alle autorità egiziane partendo da un punto di forza; loro stanno appoggiando il blocco israeliano contro Gaza e lo stanno ampliando con la costruzione di un nuovo muro, noi ci battiamo per la fine dell'embargo!

domenica 27 dicembre 2009

Un anno da "piombo fuso"... noi non dimentichiamo, noi non perdoniamo!


Il 27 dicembre 2008 i cieli di Gaza si riempivano di scie bianche luminose: incominciava "Piombo Fuso", una delle più sanguinose operazioni militari che il criminale stato d'Israele abbia mai condotto contro il popolo di Palestina. Quelle scie nel cielo erano le bombe al fosforo bianco usate deliberatamente dall'aviazione israeliana contro la popolazione civile. A questi primi feroci bombardamenti segue, il 3 gennaio 2009, l'invasione di terra che continua a seminare morte e distruzione.
Tutti i fidi sostenitori dei sionisti correvano a censurare le immagini provenienti dalla Striscia, a tentare di nascondere ai nostri occhi quali orribili barbarie venivano commesse, condannando a parole ogni forma di violenza, proprio mentre restavano fermi per dare a Israele il tempo di colpire...
Continuando a raccontarci che Israele si stava solo difendendo da Hamas e dai suoi razzi Quassam – senza precisare che questi razzi, forma disperata di resistenza contro l'occupazione militare della propria terra, negli ultimi otto anni avevano fatto all'incirca 15 morti israeliani, contro le migliaia di palestinesi morti e feriti nello stesso periodo, senza contare i quasi 1500 palestinesi barbaramente uccisi e i 5.000 feriti solamente nei 21 giorni dell'operazione...
Mentre i governi imperialisti di tutto il mondo chiudevano gli occhi (e chi, come i carabinieri italiani, anche il valico di Rafah, contribuendo ad imprigionare la popolazione di Gaza sotto i bombardamenti), forti erano anche le proteste: a Roma un corteo di più di 100.000 persone attraversava le strade della città per chiedere la fine dell'aggressione israeliana, ad Astakos i compagni greci bloccavano una nave carica di armi diretta in Israele, nel Regno Unito si occupavano le facoltà, mentre tutto il mondo arabo scendeva in piazza venendo brutalmente represso dai regimi collaborazionisti.
In quei giorni di massacro furono palesi le politiche genocide dell'imperialismo sionista, che da 61 anni occupa la terra di Palestina perpetrando una sistematica e scientifica strage del suo popolo. Genocide sì: perché alle fasi di attacco “diretto” con azioni militari indiscriminate (bombardamento di scuole, moschee, edifici ONU...), e con armi non convenzionali (bombe al fosforo, bombe DIME, uranio impoverito – strumenti di morte che provocano mutilazioni, malattie a lungo termine, o che devastano il territorio, contaminando persino le falde acquifere...), si aggiunge l'occupazione e l'embargo, un'opera di stermino quotidiano, fatta di lutto, miseria, disoccupazione, checkpoint, assassini mirati, raid notturni, sindromi post-traumatiche, depressioni, suicidi, uso di sostanze stupefacenti per sopportare la realtà...
Oggi, ad un anno dalla strage di mano israeliana e complicità occidentale, noi non vogliamo soltanto ricordare: vogliamo anche far ricordare ai sionisti e ai loro sponsor italiani che la rabbia è ancora viva, che il fuoco della resistenza del popolo palestinese brucia più del loro fosforo. Che non ci rassegneremo a considerare la Palestina un'emergenza umanitaria, ma una questione politica che richiede tutto il nostro impegno, convinti come siamo che non ci potrà mai essere nessuna pace, in Palestina e nel mondo intero, se prima non ci sarà giustizia!

FINO ALLA VITTORIA!


Rete Studenti (Salerno),Collettivo Autorganizzato Universitario (Napoli),Coordinamento II Policlinico (Napoli), Collettivo Politico di Scienze Politiche (Firenze), Collettivo 20 Luglio (Palermo), Politecnico 09 (Bologna), Collettivo Lavori in Corso (Roma), Resistenza Universitaria-Laboratorio politico della Sapienza (Roma), Assemblea di Scienze Politiche (Milano)


Giustizia: "pena inumana" e mille detenuti denunciano l’Italia


"L’Italia sta violando i diritti umani nelle carceri senza porsi il problema del rimedio". Lo denuncia Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, che annuncia come già mille detenuti, da agosto ad oggi, abbiano chiesto il sostegno dell’associazione nella procedura di ricorso alla Corte europea dei diritti umani contro le condizioni di vita che sono costretti a subire negli istituti di pena italiani.

"Mille richieste di indennizzo, dunque, contro lo Stato italiano - spiega Gonnella - per violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, quello che vieta le torture e le pene inumane o degradanti". E aggiunge Gonnella "i primi ricorsi sono stati già formalmente depositati".

"La situazione delle carceri è fuori dalla legalità interna - dice ancora il presidente di Antigone - nonche della legalità internazionale. Non sono rispettate le leggi nazionali; la quasi totalità delle celle non è a norma rispetto al Regolamento del 2000 approvato dall’allora Presidente della Repubblica Ciampi. Non sono rispettate le norme internazionali. Sono palesemente violati gli standard europei sui metri quadri a disposizione per ogni detenuto. E per questo a luglio l’Italia è stata condannata a risarcire un detenuto bosniaco di mille euro perché per mesi ha vissuto in meno di 3 metri quadri. Ipotesi configurata dai giudici europei come tortura".
Proprio in occasione del Natale "Antigone" ha visitato numerose strutture penitenziarie riscontrando situazioni gravi anche negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg).
A Napoli, nell’Ospedale psichiatrico giudiziario, sono 127 gli internati che trascorrono gran parte della loro giornata chiusi all’interno di celle spoglie. È utilizzato il letto di contenzione. "Tra i casi più gravi - racconta Gonnella - quello di un ragazzo immigrato di appena 21 anni, che si trovava seminudo (con solo uno slip e un pullover) in una cella liscia priva di ogni cosa, letto incluso e con il blindato chiuso. La cella era sporca di escrementi. Dal registro ci risulta sia stato legato al letto di coercizione per almeno tre giorni di seguito, appena giunto in Opg, e poi portato in una cella liscia". Nella Casa circondariale di Piacenza ci sono 398 detenuti per una capienza regolamentare di 200 posti (tasso di sovraffollamento del 199%). A Bari i detenuti sono 612, per una capienza regolamentare di 295 posti (tasso di sovraffollamento del 207%). Alla Dozza di Bologna i detenuti sonno 1.177 detenuti in una struttura nata per contenerne 483. "Scandaloso - commenta Gonnella - il numero di 4 educatori, mentre dovrebbero essere almeno 21". Il tasso di sovraffollamento è del 243%.
Nell’Opg di Reggio Emilia gli internati sono 295 per una capienza regolamentare di 120 posti (sovraffollamento del 245%). Nella Casa di reclusione di Alessandria San Michele i detenuti sono 384 per una capienza regolamentare di 173 posti (tasso di sovraffollamento del 221%). "Ci auguriamo - conclude Gonnella - che il Governo non risponda a questo gravissimo vulnus allo stato di diritto raccontando per l’ennesima volta le frottole del piano carceri".

I Padroni non si smentiscono mai: Tentato sgombero del Consorzio Occupato

E' accaduto qualcosa di grave ieri, nella giornata di Natale. E' successo qualcosa che ci conferma tutte le nostre certezze e considerazioni nei confronti di una certa classe para-padronale e dei suoi accoliti. E' accaduto davvero quello che non sarebbe dovuto accadere, specialmente a Natale, specialmente in considerazione dei fatti e delle gravi condizioni in cui versano gli operai. Come tutti sappiamo, i 31 operai non firmatari, iscritti alla FLAICA CUB, del Consorzio Unico di Bacino Napoli 1, non avendo appunto firmato il nuovo contratto precario, rivendicando il diritto di conservare il vecchio impiego a tempo indeterminato, da 5 giorni occupano in protesta nei confronti della direzione aziendale, gli uffici dello stesso Consorzio, richiedendo non solo la sicurezza contrattuale ma anche il pagamento degli stipendi delle tre ultime mensilità lavorate ( ancora non corrisposti ). Si tratta di 31 famiglie, precipitate improvvisamente in uno stato di difficoltà in prossimità delle festività natalizie: una tragedia sociale. I padroni, dal canto loro, in questa vicenda, avevano fino a ieri mantenuto un basso profilo nella vertenza, cercando di comparire il meno possibile, quasi ignorando il presidio, glissando quelle che erano le possibilità di tenere un serio tavolo di conciliazione sull'oggetto del contendere.
Poi appunto, quasi come un fulmine a ciel sereno, l'azione di ieri, che non può non essere considerata non premeditata, che ha dimostrato un'attenzione latente e tutt'altro che disinteressata nei confronti della lotta dei lavoratori. Veniamo ai fatti: nella mattinata di ieri, ripetiamo, nella giornata di Natale, per via di una concomitanza di eventi, il caso ha voluto che si trovasse nel presidio esclusivamente un lavoratore; si trattava di uno stato temporaneo, del tutto ragionevole vista la data particolarmente problematica. Vista l'occasione, una parte del personale che lavora negli uffici, credendo probabilmente di poter cogliere l'occasione giusta per liberarsi del presidio, ha cominciato a telefonare a chi di dovere, istruendolo su quanto stava accadendo. In brevissimo tempo, arrivava altro personale sul posto, il quale, con approccio cortese e con apparente spirito di compiatimento per le vicende degli operai, prendeva a dialogare con l'unico lavoratore in presidio, tentando con l'inganno di farlo allontanare dal posto, invitandolo ad uscire fuori dai locali a "chiacchierare". Il lavoratore, che mai si sarebbe aspettato un tentativo talmente infame da parte di chi in fin dei conti, non vi aveva alcun interesse diretto, si è inizialmente lasciato ammaliare dalle parole gentili di questi nuovi interlocutori, che si sono presentati oltretutto portando con loro pasticcini e rustici, probabilmente avanzi dal cenone della sera precedente ( beati loro che il cenone l'hanno fatto !). Una parola consolante, una pacca sulla spalla, un incoraggiamento adulatorio: questi gli strumenti per far sì che l'operaio abbassasse le difese e si lasciasse condurre verso la porta per "chiacchierare" più liberamente, magari fumando una sigaretta. Dietro questa parvenza di cortesia interessata, si celava lo scopo che noi tutti temevamo, quello di buttare fuori il presidio. Ed infatti, repentinamente il personale di guardia prendeva posizione alle spalle del lavoratore con fare circospetto, pronto a sbarrargli la strada per il ritorno non appena egli avrebbe messo l'ultimo passo fuori dalla porta. Ma qualcosa, per fortuna, non è andato, il lavoratore, assistendo a tali movimenti concitati, mangiata la foglia, con metà di sè stesso già fuori dall'uscio, pianta l'altro piede per terra impedendo di fatto di chiudere l'ingresso, vanificando tale infame tentativo. La risposta del presidio non si è fatta aspettare: in men che non si dica una decina di lavoratori si sono presentati sul posto, reinfoltendo il presidio e, nonostante la comprensibilissima stanchezza, ribadendo la volontà di non abbandonare l'occupazione. Ancora una volta i lavoratori hanno saputo reagire con prontezza a chi cerca di logorarli nel fisico e nello spirito, davanti a tali atti nonostante tutto, si rende palese la necessità per tutti di mantenere la guarda costantemente alta.
In considerazione di quanto accaduto ieri ma anche per delineare le prospettive a brevissimo termine della lotta, i lavoratori ed i militanti annunciano per domenica 27 dicembre 2009 una pubblica assemblea presso i locali del Consorzio Occupato, alle ore 19.00.
Sono invitati a partecipare i movimenti, i sindacati, le associazioni, i partiti ed in generale tutti i cittadini sensibili alla vertenza
FLAICA Uniti CUB - CASERTA; CSOA TEMPO ROSSO; CSOA SPARTACO; COLLETTIVO STUDENTESCO NO PASARAN; LABORATORIO MILLEPIANI; CSA 28DICEMBRE;

sabato 26 dicembre 2009

Il FPLP richiede che i dimostranti della Gaza Freedom March siano lasciati liberi di entrare a Gaza!!



traduzione a cura del Collettivo Autorganizzato Universitario

Un portavoce del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), il 22 dicembre ’09, ha detto che i 1300 e più dimostranti internazionali che stanno tentando di violare l’assedio a Gaza attraverso la “Gaza Freedom March” programmata per Capodanno devono essere lasciati liberi di entrare a Gaza, sottolineando che qualsiasi blocco del loro viaggio è un atto d’assedio contro il popolo palestinese, e che il popolo palestinese di Gaza sta aspettando di accogliere queste voci di solidarietà provenienti da molte parti del mondo.

La compagna Rayya Amin dell’Ufficio di propaganda dell’FPLP ha detto: “Richiediamo al Governo egiziano di permettere alla Gaza Freedom March – e a tutte le delegazioni in solidarietà con il nostro popolo – di attraversare il valico di Rafah. Il divieto di entrare a Gaza per chi porta solidarietà internazionale e aiuto umanitario irrigidisce l’assedio e le sofferenze del nostro popolo a Gaza un anno dopo la terrificante aggressione sionista che ha devastato il nostro popolo”.

La compagna ha richiesto l’apertura permanente del valico di Rafah sotto la sovranità egiziana e il controllo palestinese, il libero passaggio di persone, aiuti, medicinali e beni, ed ha evidenziato come il popolo palestinese di Gaza abbia visto i popoli del mondo sostenere i Palestinesi contro l’aggressione e l’occupazione sioniste, sebbene le istituzioni internazionali ufficiali rimangano in silenzio e complici dell’assedio al nostro popolo.

La compagna Amin ha inoltre detto che i popoli del mondo sostengono il popolo palestinese nella sua resistenza contro il sionismo e l’imperialismo statunitense, e la Gaza Freedom March è un esempio delle massicce proteste che si sollevano in Unione Europea, negli Stati Uniti e in altri Paesi i cui governi stanno attivamente partecipando all’assedio e alla guerra contro il nostro popolo – spinte dalla determinazione, dalla capacità di ripresa e dalla resistenza del popolo palestinese che sta fronteggiando le atrocità dell’occupazione e i crimini di guerra.

Il compagno Abu Ahmad Fuad, membro dell’Ufficio Politico dell’FPLP, ha prima denunciato la costruzione fatta dal governo egiziano di un muro d’acciaio lungo il suo confine con Gaza, che si estende per 20 metri sotto il terreno, come un’azione inaccettabile ed ingiustificabile contro il popolo palestinese che intensifica l’assedio a Gaza.

Il compagno ha in particolare notato che il muro è stato costruito con il supporto militare ed economico degli Stati Uniti, affermando che ciò fa parte della strategia imperialista statunitense nella regione contro il popolo palestinese e arabo. Questo muro, ha poi sottolineato, è portatore di dolore e devastazione non solo per il popolo a Gaza, ma per l’intero popolo palestinese, ed è il tentativo di costruire un muro d’acciaio tra il popolo arabo d’Egitto e la Palestina.

Il compagno ha infine posto l’attenzione sul fatto che il popolo egiziano è sempre stato al fianco dei suoi fratelli e sorelle arabi palestinesi, e che non sosterrà mai questa ulteriore estensione dell’assedio a Gaza.


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Info sulla Gaza Freedom March…


Migliaia di delegazioni provenienti da tutto il mondo arriveranno al confine con Israele per rompere simbolicamente l’assedio a Gaza. ll Governo Egiziano ha fatto sapere proprio in questi giorni, alle ambasciate delle 42 nazioni cui appartengono i volontari della Gaza Freedom March che la Marcia non è autorizzata.
Di conseguenza, pur non potendo impedire l'arrivo in Egitto di cittadini stranieri, impedirà ogni violazione delle leggi e della sicurezza del Paese, se necessario anche procedendo ad arresti.


Facciamo in modo che questo storico evento riesca! Cominciamo a liberare Gaza dall'assedio! Con la Palestina nel cuore, fino alla vittoria!

Per maggiori informazioni, per aderire alla Marcia e fare pressioni sull’ambasciata egiziana in Italia, affinché la Gaza Freedom March possa riuscire:

sono presenti alcuni comunicati sul sito del Cau: http//cau.noblogs.org



cinque palestinesi uccisi dai militari israeliani

Cinque palestinesi uccisi. E' il bilancio di due operazioni dell'esercito israeliano, la prima nella Striscia di Gaza, la seconda a Nablus, in Cisgiordania.
Tre morti al valico di Erez. I tre uomini stavano cercando di scavalcare la barriera di sicurezza che separa il nord della Striscia dal territorio israeliano all'altezza del passaggio di Erez. Un quarto palestinese è rimasto ferito. Un portavoce militare ha detto che i tre erano sospettati di un tentativo di infiltrarsi in Israele. Secondo Hamas però si tratta di tre civili che si erano avvicinati al reticolato di confine per raccogliere rottami di metallo.
Due palestinesi membri del del partito Fatah del presidente Mahmud Abbas (Abu Mazen) sono stati uccisi stamani dal fuoco di soldati israeliani durante un'incursione dell'esercito a Nablus, in Cisgiordania. Ghassan Abu Sheikh e Nader Zaghlul sono stati colpiti dai colpi delle armi automatiche dei militari, che erano entrati nella città vecchia di Nablus, un settore autonomo nel nord della Cisgiordania. La moglie di Zaghlul è rimasta ferita. I soldati israeliani sono giunti a bordo di una dozzina di jeep e hanno circondato le due abitazioni dove si trovavano i due palestinesi, che, secondo le fonti, non figuravano sull'elenco degli attivisti ricercati dall'esercito. L'incursione è giunta dopo che un colono israeliano è stato ucciso giovedì scorso nello stesso settore mentre era alla guida della sua auto, in un attacco rivendicato dal gruppo Imad Mughnieh delle Brigate dei martiri di Al Aqsa, legate al Fatah.
La condanna dell'Anp. Ha accusato di sabotare gli sforzi di pace. Nabil Abu Rudeina, portavoce del presidente dell' Anp Abu Mazen (Mahmud Abbas), ha affermato che queste uccisioni sono la prova che «Israele non è interessato alla pace è sta invece cercando di far esplodere la situazione».

Natale nei CIE: si impicca una reclusa trans a Milano



Ieri nel reparto trans di via Corelli, riaperto da pochissimo, una reclusa si è impiccata.

Una mezzoretta fa ci è arrivata una telefonata da dentro uno dei Cie qui del nord Italia: gira voce, ci hanno detto, che in via Corelli sarebbe morto un recluso, suicida. E proprio mentre cominciavamo a fare qualche verifica abbiamo rintracciato in rete questo lancio di agenzia:«Un trasessuale brasiliano di 34 anni, bloccato domenica scorsa perché irregolare, si è impiccato nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano. Per uccidersi ha usato un lenzuolo, fissato alle sbarre della finestra della sua stanza al Cie. Il cadavere è stato scoperto intorno all 15,30 da un altro immigrato trattenuto nel centro, che ha dato l’allarme. Secondo la prima ricostruzione, il transessuale sarebbe entrato nella sua stanza attorno alle 14 e da quel momento nulla di strano è stato notato fino alla tragica scoperta del suo gesto. Liberato dalla stretta del lenzuolo, il trans è stato subito portato in infermeria dove sono iniziate, senza esito, le manovre rianimatorie. Quando è arrivata l’ambulanza, il rianimatore non ha potuto fare altro che constatare la morte. Ignota al momento la causa del suicidio. La polizia tiene a sottolineare che in questi giorni il Cie non è particolarmente affollato.»Aggiornamento ore 23.oo. E già. Nel reparto trans di via Corelli, riaperto da pochissimo, una reclusa si è impiccata. Era stata catturata cinque giorni fa e, dai racconti che siamo riusciti a raccogliere fino ad adesso, prima di uccidersi avrebbe chiesto senza essere ascoltata di essere trasferita in un’altra sezione.
da Macerie - 25.12.09

giovedì 24 dicembre 2009

Solidarietà al Csoa Zapata

Pubblichiamo l'appello del csoa Zapata sul grave episodio di violenza che li ha visti testimoni.
Domenica sera a Genova è successa una tragedia, un giovane ragazzo cileno, Stefano Eduardo, è morto accoltellato, probabilmente da un coetaneo nel quartiere di Sampierdarena. Il contesto in cui è maturata la tragedia è ancora molto incerto.
Sicuramente domenica sera lo Zapata era chiuso, verso le 20.00 un gruppo di 20/30 ragazzi latinoamericani ha fatto irruzione nel centro sociale assalendo con coltelli, bottiglie e pietre una quindicina di ragazzi che si trovavano al suo interno per un compleanno.
Cosa sia successo dopo non è ancora chiaro a nessuno, quello che certamente sappiamo è che ancora una volta a Genova, è morto un ragazzo e, in questo momento terribile, ci sentiamo innanzitutto vicini al dolore della famiglia e degli amici.
Questa tragedia, in parte purtroppo annunciata, è il frutto del completo abbandono da parte della città di Genova e delle sue istituzioni e autorità di una generazione intera di giovani latinoamericani nel ponente della nostra città.
Da quasi 4 anni lo Zapata è luogo di riferimento di centinaia di giovani latinoamericani. Il percorso con le organizzazioni della strada latine, quelle che questura e giornali chiamavano, e non hanno mai smesso di chiamare,“baby gang”, è cominciato nel 2006.
In quell'anno, dopo un lungo periodo di scontri, i 3 gruppi più numerosi decisero di cessare le ostilità, di uscire allo scoperto, di dimostrare alla città che le loro organizzazioni erano invece una via d'uscita dalla guerra fra poveri, una sorta di società di mutuo soccorso, una risposta collettiva e solidale alla loro condizione di precarietà e marginalità senza prospettive. In questi 4 anni assieme allo Zapata ed alle organizzazioni della strada sono stati organizzati centinaia di eventi (tornei di calcio, assemblee, incontri pubblici, feste, manifestazioni) sia a Sampierdarena, sia in tutta Genova.

In questi anni, con poche forze, sono stati costruiti progetti di partecipazione (musicali, sportivi, sociali, che hanno portato alla nascita di gruppi musicali, di squadre di calcio, etc.), momenti di confronto e di crescita collettiva, coinvolgendo le scuole, l'università, i servizi sociali, il sert, il consultorio, il teatro Modena, i CIV, qualche assessore, etc.

Abbiamo sempre inteso il percorso con i ragazzi sudamericani all’insegna della fine di ogni violenza cieca e inutile, concretizzando nel quotidiano, allo Zapata e in tutta la città, quel percorso di pace siglato alla Sala Chiamata del Porto di Genova nel Giugno del 2006.
Alla luce di questo, non possiamo che prendere le distanze da quanto accaduto e ribadire quanto andiamo dicendo da anni, perché non è mai accettabile perdere la vita a 17 anni in questa maniera: chi risolve le proprie liti con un coltello non è più “fiero” o coraggioso, ma anzi è più vile e codardo.

A chiunque speculerà su questa tragedia per chiedere sgomberi o interventi repressivi che interrompano un percorso di autogestione, socialità, lotta e integrazione, che dura da sedici anni, rispondiamo che rivendicheremo e difenderemo sempre il progetto finora compiuto.

Tutto questo lavoro è stato fatto, a parte la rete di soggetti intelligenti e coraggiosi che sopra citavamo, nel deserto più assoluto.

Da parte delle istituzioni cittadine sono arrivate sostanzialmente solo qualche pacca sulle spalle, il finanziamento di qualche piccolo progetto e molte promesse mai mantenute.

Ma cosa molto più grave è che le stesse istituzioni cittadine non abbiano dato alcuna attenzione né tanto meno risposte a chi, migrante o italiano che sia, vive e lavora nei quartieri del ponente genovese.

Invece di cogliere il problema sollevato, di investire risorse ed energie su di esso e di aiutare chi lavorava e lavora (non solo noi per fortuna) per inventare alternative e renderle praticabili ad un numero di ragazzi e ragazze sempre maggiore, Genova è rimasta alla finestra, contenta che qualcuno si occupasse del problema e mugugnosa rispetto alle chances di successo di questo percorso.

Non si può più stare alla finestra e la tragica morte di Stefano è solo la più terribile delle dimostrazioni.

La lega e l'assessore Scidone vorrebbero risolvere il problema riempiendo Sampierdarena di telecamere, di ronde e di alpini, noi pensiamo che non servirebbero a nulla, che chi vuole si accoltellerebbe lo stesso, che i cittadini non si sentirebbero più sicuri ma solo più controllati.

Pensiamo che sia invece necessario uscire una volta per tutte dalle ambiguità, investire su una nuova stagione che veda il ponente genovese (territorio che da sempre ha richiamato uomini e donne di altri luoghi, persone che venivano a lavorare nelle sue grandi fabbriche o nel porto e che ora lavorano nell'edilizia o assistendo anziani) rivendicare la sua natura meticcia, farne un elemento di forza e di orgoglio come è stato in passato.

Invece di spendere miliardi di euro nella gronda di ponente o di pensare a ronde, alpini e telecamere il comune dovrebbe pensare allo stato di vivibilità dei suoi quartieri, investire su percorsi di partecipazione, costruire spazi e servizi per italiani e migranti, costruire spazi verdi, finanziare chi lavora dal basso nei quartieri, dare possibilità di studio e lavoro.

Noi, con tutte le nostre forze, continueremo a costruire, giorno dopo giorno, progetti dal basso, di partecipazione ed autogestione, di lotta politica per uscire dallo scontro fra poveri... Genova dovrà scegliere se è ancora accettabile stare alla finestra.

Per adesioni: zapata@dirittinrete.org


Csoa Zapata

Razzismo sparso...



Aggressione extracomunitari durante festa Lega, il pm: c'era odio razziale

I quattro simpatizzanti del Carroccio secondo l'accusa e la Digos inveirono contro due camerieri extracomunitari
VENEZIA (23 dicembre) - C'era «odio razziale» nell'aggressione ai danni di due camerieri extracomunitari compiuta da quattro simpatizzanti della Lega il 13 settembre scorso nel corso della festa della Padania a Venezia. Lo ha stabilito il pm Emma Rizzato nel formulare l'accusa a chiusura delle indagini. si parla dell'aggravante dell'odio razziale con i reati di lesioni, danneggiamento e furto.

L'aggressione. Per i quattro - Fabio Vitali, Efrem Bellussi, Giampietro Finazzi e Luca Paris - tutti bergamaschi scatterà inevitabilmente, davanti al Gip, la richiesta di rinvio a giudizio. Secondo quanto ricostruito dalla Digos e come riferisce oggi La Nuova Venezia, i simpatizzanti della Lega il 13 settembre sarebbero entrati al ristorante la Bricola mentre si recavano al comizio di Umberto Bossi e degli altri leader del Carroccio. Qui avrebbero prima inveito contro due cameriere, un marocchino ed un albanese, per poi passare alle vie di fatto ferendone uno in modo serio.

[Treviso] Razzismo nel bus - Due sorelle senegalesi, 9 e 13 anni, cacciate e insultate. «Siete zingare»
 
TREVISO — Razzismo in autobus, denunciato autista dell’Actt. Domenica pomerig­gio sulla linea che da Treviso porta a Villorba due ragazzine di origine senegalese non ave­vano i soldi per pagare i bi­glietti. L’autista le avrebbe of­fese dicendo loro che «si com­portavano come zingare». A mediare, un adulto presente in bus, che avrebbe pagato il biglietto. Ieri mattina i genito­ri delle ragazzine si sono pre­sentati in questura per denun­ciare il fatto. Giacomo Colla­don, direttore dell’Actt, pro­mette «provvedimenti se sarà dimostrato l’episodio».

Tutto è iniziato domenica pomeriggio. Neve sulle stra­de, voglia di fare regali nel­l’aria. Due sorelline residenti a Villorba di nove e tredici an­ni hanno chiesto ai genitori di poter andare in centro a Treviso per comperare qualco­sa per le amichette. Mamma e papà hanno dato loro qualche euro e il permesso di prende­re il bus per recarsi verso il ca­poluogo di Marca. Dopo qual­che ora, le due sorelline han­no deciso di tornare a casa. Erano circa le ore 18 quando sono salite sulla linea 1 del­­l’Actt in Piazza San Leonardo.

La tredicenne si è subito comperato il biglietto a bor­do. La bambina di nove anni, invece, non aveva denaro a sufficienza. Ne sarebbe nato un litigio furioso con l’auti­sta, che ad un certo punto si sarebbe fermato di fronte al­l’Ippodromo di Sant’Artemio e avrebbe detto alle ragazzine che «voi zingare siete così, fa­te sempre le furbe», invitan­dole quindi a scendere in stra­da. Faceva buio e freddo, le due bambine erano disperate. La più grande gli avrebbe chiesto di multarla, ma di non lasciarla lì, nel nulla di smog e cemento che divide Treviso a Villorba. Ma era inu­tile. A quel punto si sarebbe messo in mezzo un adulto, di professione insegnante nella stessa scuola frequentata dal­la 13enne. Il docente avrebbe tirato fuori quelle monetine per pagare il ticket a bordo (del valore di un euro e mez­zo).

Dopo due giorni di riflessio­ne, ieri mattina i genitori han­no deciso di presentarsi in questura per denunciare l’epi­sodio con una querela forma­le. «Le mie figlie mi hanno giurato tra le lacrime che non sarebbero mai più salite su un bus, erano disperate», han­no spiegato gli immigrati agli agenti. L’Actt ieri ha verificato l’epi­sodio, che vede per protagoni­sta un autista-controllore da 14 anni in servizio, stimato dall’azienda. Secondo la ver­sione fornita dall’autista al di­rettore Colladon, pare che il viaggio fosse iniziato in Piaz­za dei Signori e che la ragazzi­na più piccola abbia provato a non pagare il biglietto: la so­rellina maggiore sosteneva in­fatti che non aveva l’età per pagare (che però è di tre an­ni). Nessun riferimento inve­ce alle offese e al tentativo di farle scendere in strada: la si­gnora che ha dato i due euro li avrebbe infatti pagati subi­to. «Il giorno dopo il padre si è presentato in ufficio da noi, dicendo che avevamo offeso le sue figlie», chiude Colla­don. «Sarà la magistratura a chiarire l’accaduto, se servi­ranno provvedimenti li pren­deremo ».

[GE] Morte portuale: rabbia, blocchi e sciopero sino al 26

I portuali dicono basta: sciopero sino al 26
muore lavoratore di 37 anni. città e porto bloccati per ore
Una tragica beffa durante il carico sul traghetto “GNV” con i 1570 passeggeri bloccati da 20 ore per un incendio su un’altra nave. Nave bloccata, due ore di indagini rapide e la partenza mentre esplode la protesta con blocco sino a sera di 21 navi e 9.000 passeggeri. Tensioni, incendiati cassonetti, poi un vertice in Prefettura e il console della Compagnia portuale sblocca il traffico passeggeri. Tir e operazioni commerciali bloccate sino al 26 dicembre. Ripartiti i traghetti

Il dramma del porto, muore giovane camallo

Protesta dura, città e porto bloccate per ore sciopero sino al 26 quando sarà generaleAugusto Boschi-Marcello Zinola

Un tragico incidente durante il carico sul traghetto “GNV” Suprema, sul quale si erano imbarcati i 1.570 passeggeri già bloccati da 20 ore per un incendio su un’altra nave. Ma dopo due ore di indagini rapide la Suprema salpa ed esplode la protesta dei lavoratori della Culmv con blocco fino a tarda sera di 21 navi e 9.000 passeggeri. Tensioni, incendiati cassonetti, poi un vertice in Prefettura e il console della Compagnia portuale sblocca il traffico passeggeri. Tir e operazioni commerciali bloccate sino al 26 dicembre.

IL BLOCCO DI PORTO E CITTÀ La rabbia dei portuali di Genova per una nuova morte sul lavoro ha bloccato dalle 15 il porto di Genova e quindi, a cascata, il traffico autostradale e quello del ponente cittadino quando 21 navi, tra cui sei traghetti con 9.000 passeggeri in attesa di imbarco e di sbarco sono stati bloccati in partenza e arrivo. La difficile mediazione di un vertice serale in Prefettura ha reso possibile un accordo: partono i traghetti dei passeggeri,con le auto private ma il traffico commerciale resterà fermo sino al 26, Tir compresi, quando lo sciopero proclamato al momento dai portuali genovesi sarà nazionale e di due ore mentre. E intanto, in segno di solidarietà, la vigilia di Natale, per dieci minuti (dalle 12 alle 12-10) si fermeranno tutti i trasporti genovesi.

LA TRAGEDIA Un portuale della Culmv, Gianmarco Desana, di 37 anni, è stato schiacciato da un semirimorchio mentre lo «rizzava» al pavimento del garage del traghetto «La Suprema» nelle concitate fasi della partenza per Palermo. La fretta per fare ripartire il traghetto e liberare oltre 1.500 persone bloccate da ore e ore per l’incendio che la scorsa notte aveva messo fuori uso un altro traghetto GNV potrebbero essere state alla base dell’incidente: il mezzo in corso di rizzaggio era il penultimo ad essere caricato. Desana ha subito due colpi, al torace e alla testa, è morto all’ospedale dopo i tentativi di rianimazione sul posto e durante il trasporto. La reazione è stata durissima con in testa i portuali più giovani e arrabbiati. Ma non solo.

LA PROTESTA: HANNO FATTO RIPARTITE LA NAVE SENZA INDAGINI ADEGUATE Ad accendere gli animi di rabbia è stata anche il modo frettoloso in cui è stata fatta partire la nave: l’hanno fatta ripartire quasi di nascosto, dicono i colleghi di lavoro. Che tipo di indagini hanno fatto? Il pm Francesco Pinto, della procura di Genova, ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. E mentre il traghetto salpava la protesta arrivava al culmine, proseguendo in serata, con cassonetti e pallet ammonticchiati e incendiati, traghetti bloccati, 9.000 passeggeri a rischio, il nodo autostradale e il traffico cittadino in crisi. Tensioni ai valichi portuali anche con i passeggeri - molte le famiglie con figli al seguito - e poi il vertice, drammatico e duro in prefettura con le autorità portuali, la cosiddetta utenza portuale, il presidente della Regione, l’autorità portuale, il sindacato e la compagnia portuale.

Tocca dopo un’ora tesissima al console Antonio Benvenuti portare a mediazione, non facile, a chi dice basta da ore e da mesi, soprattutto ai più giovani e anche sindacalmente e politicamente meno gestibili. Di mediazioni loro non ne vogliono sapere, vogliono non sfogare la loro rabbia ma sfruttare la giornata prenatalizia: gli altri tornano a casa in vacanza, il nostro collega non ci tornerà più. Chi vale di più, la vacanza o la vita di un uomo?

BURLANDO, SITUAZIONE PESANTISSIMA -Il console non ha vita facile, il mondo del porto sarà anche cambiato, ma nel Dna dei portuali rimane la determinazione anche se le generazioni cambiano. E la discussione è lunga. Poi, lentamente, i portelloni dei traghetti si aprono, le auto iniziano a scendere e salire. In autostrada la coda e il traffico sono ancora bloccati oltre le 22 in direzione Genova, a partire da Pegli e da Bolzaneto.

Non è il ghiaccio, è la rabbia per il sangue che ha macchiato ancora una volta un posto di lavoro e, ancora una volta, il porto.Claudio Burlando dopo il vertice è teso e preoccupato: «Non scherziamo con il fuoco, la situazione è pesantissima».
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Muore portuale, la rabbia dei colleghi: "Sciopero fino al 26"

La reazione dei sindacati Cgil Cisl Uil è stata immediata e chiara: "Faremo sciopero fino al 26 dicembre - dicono - Ancora una volta un lavoratore non farà rientro a casa e questo significa che non c'è sicurezza. Il portuale di 37 anni, socio della Culmv, la Compagnia unica dei lavoratori portuali è rimasto schiacciato tra i semirimorchi di due camion, durante le manovre di rizzaggio dei mezzi. La vittima si stava occupando dell''emergenza "Suprema": il traghetto in cui, due gorni fa, c'era stato un principio di incendio che aveva fatto evacuare più di 1500 persone che erano dirette a Palermo. Ieri sera il vertice che ha portato alla decisione delo sciopero. I sindacati Cisl Cgil hanno espresso rabbia e indignazione: "Non è possibile morire sul posto di lavoro. Ennesima prova che non si tutelano abbastanza i lavoratori".
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Genova, morte Desana: porto paralizzato, bloccate 21 navi e 9 mila viaggiatori

Dopo circa un’ora di vertice in prefettura sul blocco del porto di Genova saranno liberati imbarchi e sbarchi
Dopo circa un’ora di vertice in prefettura sul blocco del porto di Genova saranno liberati imbarchi e sbarchi. Si è raggiunto un tentativo di mediazione: permettere ai passeggeri dei traghetti di partire con le loro auto al seguito, mentre lo scalo commerciale resterà fermo, con i varchi chiusi, fino a tutto il primo turno del 26 dicembre, come chiesto dai lavoratori.
E questo ciò che il console della Culmv Antonio Benvenuti ha ottenuto poco più tardi dai suoi camalli, che hanno tolto i picchetti ai traghetti e liberato il varco di passo Nuovo per permettere il transito delle auto per imbarchi e sbarchi.
La situazione resta comunque critica dopo l’escalation di rabbia delle ultime ore. Cassonetti in fiamme, pneumatici bruciati ai varchi: dopo la morte del camallo Gianmarco Desana il porto di Genova è paralizzato.

I portuali hanno levato gli scudi e protestano per la tragica fine del loro collega, schiacciato mentre rizzava un semirimorchio nel garage del traghetto Suprema, la nave gemella venuta in soccorso della Superba, bloccata per un principio di incendio con oltre 1.500 passeggeri a bordo.
Al momento il terminal è paralizzato, 15 mercantili, 6 traghetti con 9000 persone sono ferme a Genova. I camalli intendono portare avanti la rivolta lasciando sbarcare solo i passeggeri in arrivo e impedendo tutte le partenze.
«Vogliamo che dormiate sulla nave all’asciutto»: hanno detto i manifestanti ai passeggeri increduli e dubbiosi sulle sorti dei loro viaggi: dovrebbero essere garantite le navi in parenza per Palermo e Porto Torres, ma senza auto al seguito.
La situazione al porto ha sfiorato momenti di vera e propria guerriglia, con lancio di oggetti, tra i lavoratori in protesta e gli agenti della Polmare intervenuti per sedare la tensione. Un poliziotto è stato colpito alla testa.
Filt-Cgil, la Fit-Cisl e Uiltrasporti hanno quindi proclamato lo sciopero immediato dei lavoratori del porto di Genova fino al primo turno del 26 dicembre. Oltre alla partecipazione all’agitazione i lavoratori portuali di Palermo devolveranno due ore del proprio stipendio di gennaio alla famiglia della vittima.
Mercoledì 24 dicembre dalle 12 alle 12.10 fermi tutti i trasporti (treni, metro, bus).

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