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lunedì 11 ottobre 2010

poliziotti greci condannati

Da la stampa.it

Alexandros Grigoropoulos fu assassinato nel 2008: la sua morte scatenò due mesi di proteste in tutto il Paese

Un tribunale greco ha condannato due poliziotti per l’uccisione del quindicenne Alexandros Grigoropoulos nel centro di Atene nel 2008, che provocò circa due settimane di proteste e disordini in tutto il Paese. Il tribunale ha riconosciuto l’agente Epaminondas Korkoneas colpevole di omicidio, e Vassilis Saraliotis complice. «Tutti siamo vittime e io muoio un giorno dopo l’altro», ha detto Korkoneas al termine del processo. Ora rischia l'ergastolo. I dettagli della sentenza sono attesi entro oggi.

Korkoneas aveva sostenuto di aver sparato in aria per avvertimento e che la morte del giovane sarebbe stata provocata dal rimbalzo di un proiettile. Ma il medico legale, pur rivelando che il colpo di pistola al torace che provocò la morte raggiunse la vittima di rimbalzo, per aver colpito una colonnina spartitraffico, ha sostenuto che l’arma era puntata ad altezza d’uomo, come affermato da alcuni testimoni, che hanno escluso anche qualsiasi provocazione da parte del giovane studente. Il processo si è tenuto ad Amfissa, circa 200 chilometri a ovest di Atene, per il timore di nuovi disordini.

giovedì 13 maggio 2010

Grecia: tempi critici e soffocanti

Di seguito, la traduzione italiana del testo del gruppo greco TPTG (Ta Paidia Tis Galarias) sulla situazione in Grecia all'indomani della manifestazione e degli scontri di piazza del 5 maggio.

***

GRECIA: TEMPI CRITICI E SOFFOCANTI

Ta Paidia Tis Galarias*

Quello che segue è il resoconto della manifestazione del 5 maggio e di quanto avvenuto nei giorni seguenti, accompagnato da alcune riflessioni di carattere generale sulla situazione critica che il movimento greco sta attraversando. Malgrado si collochi all'interno di una fase parossistica di terrorismo finanziario, che cresce in ampiezza di giorno in giorno attraverso la minaccia costante della bancarotta dello Stato e i reiterati appelli a “fare sacrifici”, la risposta del proletariato, alla vigilia del voto delle nuove misure di austerità in Parlamento, è stata impressionante. Si è trattato, probabilmente, della più grande manifestazione di lavoratori dai tempi della fine della dittatura (più imponente persino di quella del 2001 che portò al ritiro del progetto di riforma delle pensioni). Stimiamo che vi fossero almeno 200.000 manifestanti nelle strade del centro di Atene, e circa 50.000 di più nel resto del paese.

Vi sono stati scioperi pressoché in tutti i settori del processo di (ri)produzione. È riapparsa sulla scena una moltitudine proletaria simile a quella che aveva preso possesso delle strade nel dicembre 2008 (anche in questa occasione i media della propaganda ufficiale hanno parlato, in termini peggiorativi, di “giovani incappucciati”), ugualmente armata di asce, mazze, martelli, bottiglie molotov, pietre, bastoni, maschere e occhialini anti-gas. Nonostante in alcuni casi i manifestanti travisati siano stati accolti con grida di disapprovazione, allorché cercavano, talvolta con successo, di attaccare degli edifici, in generale si sono trovati in sintonia con questa marea variopinta, colorata di manifestanti inferociti. Gli slogan andavano dal rifiuto del sistema politico nel suo insieme – «Bruciamo il bordello parlamentare!» – alle parole d'ordine patriottiche – «Fuori dal FMI!» – o populiste – «Ladri!», o anche «La gente esige che gli imbroglioni vadano in prigione». Gli slogan aggressivi contro i politici in generale, nel corso della giornata, sono diventati via via preponderanti.

Alla manifestazione indetta dalla GSEE-ADEDY [confederazione sindacale che include sia il settore pubblico che quello privato], i partecipanti hanno riempito la piazza a migliaia. Il presidente della GSEE è stato accolto dai fischi e dagli ululati, quando ha iniziato a parlare. E quando la direzione del sindacato ha voluto ripetere la manovra che aveva già tentato una prima volta l'11 marzo scorso, per aggirare il grosso della manifestazione e prenderne la testa, solo in pochi l'hanno seguita...

La manifestazione convocata dal PAME (il “Fronte operaio” del KKE, il Partito comunista greco), è stata a sua volta imponente (oltre 20.000 persone) ed è arrivata in piazza Syntagma per prima. L'intenzione era quella di restarvi soltanto qualche istante, e di andarsene prima dell'arrivo del grosso del corteo. Tuttavia, i partecipanti alla manifestazione si sono fermati per lo più nella piazza, gridando slogan rabbiosi contro i politici. Secondo il leader del KKE, si sarebbe trattato di provocatori fascisti (di fatto egli ha accusato il LAOS, partito che raccoglie un mix di militanti dell'ultra-destra e di nostalgici della Giunta dei colonnelli) che, brandendo le bandiere del PAME, avrebbero incitato i militanti del KKE a entrare di forza nel palazzo del Parlamento, screditando in tal modo la lealtà costituzionale del partito! Malgrado questa accusa possieda un qualche fondamento, poiché alcuni fascisti sono stati effettivamente visti sul posto, la verità – secondo alcune testimonianze – è che i dirigenti del KKE hanno avuto non poche difficoltà a convincere i propri militanti ad abbandonare rapidamente la piazza, e a non gridare slogan contro il Parlamento. È forse troppo azzardato vedere in questo episodio un segno della disobbedienza montante verso le regole d'acciaio di questo partito monolitico; ma in tempi così incerti, nessun può davvero saperlo...

La settantina di fascisti che fronteggiavano le forze anti-sommossa insultavano i politici («Politici, figli di puttana!»), cantavano l'inno nazionale e lanciavano pietre contro il palazzo del Parlamento, probabilmente con l'intenzione, rivelatasi vana, di evitare un escalation di violenza. Tuttavia, sono stati rapidamente riassorbiti dall'enorme ondata di manifestanti che nel frattempo aveva raggiunto la piazza.

Ben presto, una moltitudine di lavoratori (elettrici, postali, impiegati municipali etc,) ha cercato in tutti i modi di entrare nel palazzo del Parlamento, ma le migliaia di poliziotti in tenuta anti-sommossa schierati sul piazzale antistante l'entrata glielo hanno impedito. Un altro gruppo di lavoratori, uomini e donne dall'età più disparate, ha preso a insultare e minacciare i poliziotti che si trovavano davanti alla Tomba del Milite Ignoto. Per quanto la polizia sia riuscita, grazie a un massiccio contrattacco, con tanto di lancio di gas lacrimogeni, a disperdere la folla, altri gruppi di manifestanti continuavano ad affluire davanti al Parlamento, mentre i primi gruppi che erano stati costretti a battere in ritirata, si riorganizzavano in via Panepistimiou e in corso Syngrou. Qui, questi gruppi hanno iniziato a distruggere ogni cosa e hanno attaccato le forze anti-sommossa che si trovavano nelle strade adiacenti.

Nonostante la maggior parte dei grandi stabili del centro fossero stati protetti con imposte metalliche, i manifestanti sono riusciti ad attaccare alcune banche ed edifici pubblici. Si è potuto assistere a una vasta distruzione di proprietà, soprattutto in corso Syngrou. Qui, infatti, le forze di polizia non avevano sufficienti effettivi per reagire tempestivamente a questo gruppo di manifestanti, poiché avevano ricevuto l'ordine di dare priorità alla protezione del Parlamento e all'evacuazione delle vie Panepistimiou e Stadiou, lungo le quali i manifestanti riconfluivano senza sosta verso il Parlamento stesso. Alcune automobili di lusso, un ufficio del Ministero delle Finanze e uno della Prefettura di Atene sono stati incendiati. Qualche ora più tardi, questa parte della città sembrava ancora una zona di guerra. Gli scontri si sono susseguiti per quasi tre ore. È impossibile raccontare tutto quello che è accaduto per le strade. Riportiamo un solo episodio: alcuni insegnanti, insieme ad altri lavoratori, sono riusciti a circondare degli agenti del gruppo Delta – un nuovo corpo anti-sommossa che si sposta in moto – e hanno dato loro una buona dose di legnate, mentre i poliziotti gridavano: «Per favore, no! Siamo lavoratori anche noi!».

I manifestanti che erano stati respinti verso via Panepestimiou, intanto, tornavano a gruppi verso il Parlamento, dove hanno a lungo fronteggiato la polizia. Qui si sono nuovamente mescolati e si sono fermati. Un impiegato municipale di mezza età, che teneva delle pietre tra le mani, ci ha raccontato, commosso, come la situazione gli ricordasse i primi anni dopo la fine della dittatura, e la manifestazione del 1980 – alla quale partecipò – che commemorava gli avvenimenti del Politecnico e nel corso della quale la polizia uccise una donna di 20 anni, la lavoratrice Kanellopoulou.

Di lì a poco, sono arrivate, tramite i telefoni cellulari, le terribili notizie battute dalle agenzie di stampa estere: 3 o 4 persone morte nell'incendio di una banca. C'era stato in effetti qualche tentativo di dar fuoco a delle banche, ma nella maggior parte dei casi, i manifestanti si erano fermati, poiché vi erano dei crumiri barricati all'interno. Solo lo stabile della Marfin Bank è stato dato effettivamente alle fiamme. Nondimeno, soltanto pochi minuti prima della tragedia, non erano affatto degli “hooligans mascherati” che gridavano «crumiri!» all'indirizzo degli impiegati della banca, ma dei gruppi organizzati di scioperanti, che li apostrofavano e li insultavano affinché lasciassero l'edificio.

Date le dimensioni e la densità della manifestazione, il fracasso, i canti, evidentemente una certa confusione – naturale in situazioni come questa – rende difficile riferire con precisione ciò che è accaduto in quel tragico frangente. L'ipotesi che appare più plausibile (mettendo insieme i frammenti d'informazione raccolti da alcuni testimoni), è quella che in questa banca posta nel cuore della città, il giorno dello sciopero generale, circa 20 impiegati siano stati costretti dal loro padrone a lavorare, chiusi a chiave nell'edificio «per garantire la loro sicurezza», e che tre di essi siano morti per asfissia. Inizialmente, una bottiglia molotov è stata lanciata attraverso un buco fatto nel vetro di una finestra al pianterreno. Quando alcuni impiegati sono usciti sul balcone, dei manifestanti hanno gridato loro di uscire e hanno cercato di estendere l'incendio. Ciò che a quel punto è accaduto, e come in un istante l'edificio sia andato a fuoco, non sappiamo dire.

La macabra serie di fatti che sono seguiti all'incendio è stata probabilmente già riportata a sufficienza: i manifestanti che cercano di soccorrere le persone rimaste intrappolate all'interno, i pompieri che ci mettono troppo tempo a fare uscire alcuni impiegati, il sorridente banchiere miliardario inseguito da una folla inferocita.

(In seguito, il Primo ministro ha riferito in Parlamento sull'accaduto, denunciando l'«irresponsabilità politica» di chi si oppone alle misure di austerità e provoca morte, mentre i “provvedimenti salutari” del governo «difendono la vita»).

Il ribaltamento della situazione ha avuto successo. Ne è immediatamente seguita un'imponente operazione delle forze anti-sommossa: la folla è stata dispersa e inseguita e l'intero centro della città è rimasto accerchiato fino a tarda notte. L'enclave libertaria di Exarchia è stata posta in stato d'assedio; uno squat anarchico è stato sgomberato e diversi occupanti sono stati arrestati; un locale frequentato da immigrati è stato devastato. Una nube di fumo persistente ha continuato a incombere sulla città, lasciando un misto di amarezza e di inebetimento.

Le conseguenze dell'accaduto sono diventate visibili l'indomani: gli avvoltoi dei media hanno strumentalizzato la tragica morte dei 3 impiegati, presentandola come una “tragedia personale”, separata dal suo contesto reale (meri corpi umani astratti dalle loro relazioni sociali); alcuni si sono spinti a chiedere la criminalizzazione della resistenza e della protesta in quanto tali. Il governo, nel frattempo, ha preso tempo, spostando l'attenzione su altre questioni, e i sindacati si sono sentiti sollevati da ogni obbligo di indire uno sciopero, il giorno stesso in cui le misure del governo venivano approvate.

In questo clima di paura e di delusione, nel pomeriggio alcune migliaia di persone si sono ugualmente riunite davanti al Parlamento, nel corso di una manifestazione organizzata dai sindacati e dalle organizzazioni di sinistra. La rabbia era ancora palpabile. Alcuni pugni si sono levati, bottiglie d'acqua e petardi sono stati lanciati contro le forze antisommossa, si sono gridati slogan contro la polizia e il Parlamento. Una donna attempata ha chiesto agli altri manifestanti di cantare: «Che se ne vadano!» (i politici); un giovane, dopo avere pisciato in una bottiglia, l'ha lanciata contro la polizia. Anche qualche anti-autoritario era presente, e quando è scesa la notte e i sindacati e la maggior parte delle organizzazioni di sinistra hanno abbandonato il campo, alcune persone, del tutto ordinarie, a mani nude, hanno deciso di rimanere. Caricati con violenza dalla polizia in assetto anti-sommossa, inseguiti e calpestati dagli squadroni di piazza Syntagma, giovani e vecchi, spaventati ma furiosi, si sono dispersi nelle vie adiacenti.

L'ordine era finalmente ristabilito. Tuttavia, nei loro occhi si poteva leggere non soltanto la paura, ma anche l'odio. Non c'è dubbio, torneranno...

Passiamo ora a qualche riflessione di carattere più generale:

1) Severe misure contro gli anarchici e gli anti-autoritari sono già state prese, e si profila un loro ulteriore inasprimento. La criminalizzazione di un intero movimento politico-sociale, che coinvolge anche le organizzazioni dell'estrema sinistra, è sempre stata utilizzata dallo Stato come strategia di diversione, e a maggior ragione sarà utilizzata oggi, nel momento in cui i tre morti della Marfin Bank hanno creato un clima favorevole alla manovra. Tuttavia, la demonizzazione degli anarchici non indurrà le centinaia di migliaia di persone che hanno sfilato in corteo, né coloro che sono rimasti a casa – ma che sono comunque coinvolti – a dimenticare il FMI e il “pacchetto di salvataggio” che il governo ha imposto. La persecuzione del nostro movimento non aiuterà le persone a pagare le fatture, né garantirà loro un avvenire che rimane incerto. Il governo sarà presto costretto a criminalizzare la resistenza tout court; anzi si può dire che abbia già cominciato a farlo, come testimoniano gli avvenimenti del 6 maggio.

2) Lo Stato farà un piccolo sforzo, tirando le orecchie a qualche uomo politico per placare “l'emozione popolare” ed evitare che si trasformi in “sete di sangue”. Alcuni casi flagranti di “corruzione” saranno forse puniti, e alcuni uomini politici sacrificati, per confondere le acque.

3) Vi è un costante riferimento a una “deriva costituzionale”, che viene tanto dal LAOS (estrema destra) quanto dal KKE, in uno spettacolo di recriminazioni che rivela i crescenti timori, da parte della classe dirigente, di un aggravarsi della crisi politica e della crisi di legittimità delle istituzioni. Vengono riciclati diversi scenari (un “partito degli uomini d'affari”, un regime sul modello della Giunta dei colonnelli), che riflettono le paure profonde di un sollevamento proletario, ma che in realtà sono utilizzate per spostare la questione della “crisi del debito” dalle strade all'arena politica – sotto forma della domanda banale: «chi è la soluzione?», anziché «qual è la soluzione?».

4) Detto questo, è tempo di approcciare le questioni più cruciali. È ormai chiaro che il giochetto rivoltante che consiste nel trasformare la paura/colpa del debito nella paura/colpa della resistenza e del sollevamento (violento) contro il terrorismo del debito, è già cominciato. Se la lotta di classe si intensifica, le condizioni potranno assomigliare sempre di più a quelle di un'autentica guerra civile.

La questione della violenza è diventata centrale. Così come valutiamo la gestione della violenza da parte dello Stato, siamo costretti ad analizzare la violenza proletaria: il movimento deve affrontare il problema della legittimazione della violenza e del suo contenuto in termini pratici.

Per quel che riguarda il movimento anarchico e anti-autoritario, e la sua tendenza insurrezionalista, che è preponderante, la tradizionale glorificazione “machista” e feticizzata della violenza sussiste da troppo tempo ed è stata troppo importante, perché oggi ce la si possa lasciare alle spalle. La violenza fine a sé stessa, in tutte le sue varianti (inclusa la lotta armata propriamente detta) non ha smesso di diffondersi negli ultimi anni, soprattutto dopo la rivolta del dicembre 2008, allorché un certo grado di decomposizione nichilista ha fatto la sua apparizione (vi abbiamo fatto riferimento nel nostro testo Le passage rebelle d’une minorité prolétarienne...), estendendosi al movimento stesso. Alla periferia di questo movimento, ai suoi margini, sono apparsi in numero crescente dei giovanissimi, portatori di una violenza nichilista senza limiti (il “nichilismo di dicembre”) e propugnatori di una “distruzione” che può coinvolgere anche il “capitale variabile” (i crumiri, gli “elementi piccolo-borghesi, i “cittadini rispettosi della legge”). Che una tale degenerazione nasca dalla rivolta e dai suoi limiti, piuttosto che dalla crisi in quanto tale, è di un'evidenza palmare.

Alcune condanne di questi atteggiamenti avevano già allora iniziato a farsi sentire, e così pure una certa auto-critica (alcuni gruppi anarchici arrivarono a designare gli autori di quegli atti con l'epiteto di “canaglie para-statali”), ed è molto probabile che gli anarchici e gli anti-autoritari organizzati (gruppi o squat) cercheranno di isolare, sia politicamente che operativamente, queste tendenze. Tuttavia, la situazione è molto più complessa, e va oltre la capacità di (auto)critica teorica e pratica del movimento. A posteriori, si può sostenere che i tragici avvenimenti di cui abbiamo riferito, con tutte le loro conseguenze, si sarebbero potuti verificare già all'epoca della rivolta del dicembre 2008. Se ciò non è accaduto, non è stato solamente frutto del caso (la stazione di servizio che si trovava accanto a un palazzo in fiamme e che non è esplosa, il fatto che gli scontri più violenti, quelli di sabato 7 dicembre, si siano svolti di notte, quando la maggior parte degli edifici erano vuoti); ma è stato anche in virtù della creazione di una sfera pubblica proletaria (per quanto limitata) e di diverse comunità di lotta impegnate a costruire un proprio percorso, non soltanto per mezzo della violenza, ma anche attraverso i propri contenuti e discorsi, e con altri mezzi di comunicazione.

Sono state queste comunità preesistenti (studenti, tifosi di calcio, immigrati, anarchici) a trasformarsi in comunità di lotta, talvolta attorno a delle tematiche di rivolta che hanno potuto dare alla violenza un ruolo significativo. Comunità come quelle emergeranno ancora, adesso che non è più soltanto una minoranza di proletari a essere coinvolta? Emergeranno delle forme pratiche di auto-organizzazione nei luoghi di lavoro, nei quartieri e nelle strade, in misura tale da determinare le forma e il contenuto della lotta, e collocare, di conseguenza, la violenza in una prospettiva di liberazione?

Si tratta di questioni complesse e urgenti, alle quali potremo trovare una risposta soltanto nella lotta.

* Ta Paidia Tis Galarias (I ragazzi della galleria), è un gruppo-rivista greco di area comunista radicale, attento ai conflitti di classe internazionali e alla critica serrata alle ideologie (http://www.tapaidiatisgalarias.org/).
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Les Mauvais Jours Finiront - http://mondosenzagalere.blogspot.com/

sabato 8 maggio 2010

Grecia: comunicato di un impiegato della banca bruciata.

Dai media greci apprendiamo che tre impiegati di una banca di Atene sono rimasti uccisi a causa di un incendio appiccato dai manifestanti. Non si tratterebbe di un attacco attuato da gruppi di guerriglia, attivi nella distruzione dei luoghi del capitale ma non dei suoi lavoratori, bensì di un rogo scaturito dal lancio di molotov da parte dei manifestanti. Sono i primi morti in questa ondata di furia collettiva in risposta alle misure del governo, programmate per riparare a un fallimento del bilancio nazionale generato dai poteri finanziari e politici.

Seguono i commenti e una dichiarazione tratti da http://www.occupiedlondon.org/blog/ - sito anarchico di riferimento per la traduzione in inglese delle lotte e delle azioni in grecia - Traduzione di informa-azione

Le tragiche morti di questa notte lasciano poco spazio ai commenti; siamo tutti davvero scioccati e profondamente rattristati da questo evento. A coloro che insinuano che queste morti possano essere state deliberatamente causate dagli anarchici, possiamo solo rispondere così: noi non prendiamo le strade, rischiando la nostra libertà e le nostre vite fronteggiando la polizia, con lo scopo di uccidere altre persone. Gli anarchici non sono assassini, e nessun tentativo di lavaggio del cervello, ad opera del primo ministro Papandreou, dei media nazionali e internazionali, deve riuscire a convincere chiunque del contrario.

Detto ciò, con gli sviluppi della vicenda che si susseguono freneticamente, vogliamo pubblicare la dichiarazione di un impiegato della Marfin Bank, nella cui filiale incendiata hanno trovato una tragica morte i tre impiegati.


[I compagni di occupiedlondon chiedono di diffondere il comunicato il più possibile]

“Mi sento in dovere, nei confronti dei miei colleghi oggi ingiustamente morti, di comunicare alcune obbiettive verità. Sto facendo pervenire questo messaggio a tutte le agenzie di stampa. Chiunque abbia ancora un po' di coscienza dovrebbe renderlo pubblico. I restanti possono continuare a fare il gioco del governo.

I vigili del fuoco non hanno mai rilasciato una licenza all'edificio in questione. L'approvazione per la sua operatività è avvenuta sottobanco, come avviene praticamente per tutti gli esercizi commerciali e le ditte in Grecia.

L'edificio in questione non è in possesso di alcun dispositivo di sicurezza, né installato né pianificato, non ci sono irrigatori dal soffitto, uscite di emergenza o idranti. Ci sono solo alcuni estintori portatili che, di certo, non sono in grado di contenere l'incendio di un edificio con standard di sicurezza obsoleti.

Nessuna filiale della Marfin Bank ha dipendenti addestrati a gestire un incendio, nemmeno all'uso corretto dei pochi estintori di cui siamo in possesso. I manager usano come pretesto il costo elevato di tali addestramenti per non attuare le misure basilari per la protezione dei propri dipendenti.

Non c'è mai stata un'esercitazione di evacuazione dell'edificio, né una dimostrazione dei vigili del fuoco per istruire lo staff su come reagire a simili situazioni. Le uniche forme di addestramento attuate alla Marfin Bank hanno riguardato l'evacuazione dei “pezzi grossi” dai propri uffici in caso di attacchi terroristici.

L'edificio in questione, nonostante la vulnerabilità della conformazione e dei materiali, dai pavimenti ai soffitti, non è dotato di rifugi antincendio. Materiali altamente infiammabili come carta, plastica, cavi, mobilio. L'edificio è obbiettivamente costruito in modo inadatto ad ospitare una banca.

Nessun membro della sicurezza interna è a conoscenza di tecniche di primo soccorso o antincendio, nonostante siano incaricati della gestione della sicurezza dell'edificio. Gli impiegati della banca devono improvvisarsi addetti alla sicurezza o pompieri in base agli umori di Mr. Vgenopoulos [proprietario di Marfin Bank].

I dirigenti della banca hanno proibito ai dipendenti di abbandonare il lavoro, sebbene questi lo avessero chiesto dalle prime ore della mattina. I dirigenti intimavano di chiudere gli accessi e confermavano, via telefono, che l'edificio doveva restare chiuso [con i dipendenti dentro], arrivando anche a bloccare gli accessi internet per evitare che i dipendenti potessero comunicare con l'esterno.

Da giorni oramai è in atto la volontà di ricattare i dipendenti della banca riguardo le mobilitazioni di questi giorni, con l'offerta verbale “o resti a lavorare o sei licenziato”.

I due poliziotti in borghese, stanziati regolarmente per la prevenzione delle rapine, oggi non si sono presentati presso la filiale, nonostante la direzione avesse rassicurato i dipendenti del contrario.

In fine signori [della banca], fate la vostra autocritica e smettetela di fingere di essere scioccati. Siete responsabili per quanto accaduto, e in un qualunque stato di diritto (come quelli che usate di volta in volta come esempi chiave negli show televisivi) verreste arrestati per le vostre scelte sopracitate. Oggi i miei colleghi hanno perso la vita per malizia: la malizia di Marfin Bank e di Mr.Vgenopoulos in persona, che ha esplicitamente dichiarato che chi non si fosse presentato a lavoro [nel giorno dello sciopero generale del 5 maggio] avrebbe potuto restare a casa anche quelli successivi perché licenziato.

Un impiegato di Marfin Bank"

Dichiarazione originale in greco:

domenica 2 maggio 2010

Primo maggio greco: scontri ad Atene e Salonicco

Grecia. Primo maggio carico di tensione quello greco: cortei in diverse città elleniche, i più partecipati ad Atene ed a Salonicco. Un primo maggio che inevitabilmente è stato catalizzatore dello scontento che serpeggia nel corpo sociale greco dinnanzi all'esplodere della crisi... che ha portato il governo socialista di Papandreou a varare durissime misure economiche di austerity, in parallelo alla preghiera di salvataggio rivolta all'Europa. Ad Atene ci sono stati scontri con la polizia: giovani manifestanti hanno prima attaccato l'hotel Grande Bretagne, individuato come uno dei simboli di una crisi che viene spinta e premuta addosso ai ceti più precari e popolari, spostandosi poi in piazza Syntagma, dove hanno assaltato un camioncino della rete tv Ert, finendo infine sotto il ministero degli esteri, dinnanzi al quale alle pietre dei ragazzi la polizia ha risposto sparando lacrimogeni. Tensione anche a Salonicco: scontri tra giovani e polizia dopo l'attacco rivolto a banche e negozi.

Turchia. Primo maggio 2010 storico per la Turchia: oltre 100mila persone hanno sfilato per le strade di Istanbul, riempendo anche quella piazza Taksim negata per 32 anni dalle autorità governative ed ottenuta sotto il fuoco degli scontri durissimi verificatesi nel primo giorno di maggio degli ultimi anni. In piazza Taksin, il primo maggio 1977, uomini di gruppi paramilitari di estrema destra spararono sulla folla, massacrando 37 persone e ferendone centinaia. Oltre 20mila i poliziotti che hanno blindato le strade limitrofe la manifestazione.
tratto da www.infoaut.org

sabato 17 aprile 2010

Aggiornamenti Grecia

Giovedì 15 Aprile 2010 – Occupazione della “Creta TV”, azioni diffuse in solidarietà in tutto il Paese; 4.000 compagni stanno dimostrando ad Atene.
La scorsa notte, durante il notiziario della sera, 70 anarchici hanno occupato gli studi della “Creta TV” ad Heraclion, Creta. Sopra c’è il video dell’azione, con i sottotitoli in inglese.
Azioni diffuse in solidarietà in tutto il Paese. Ieri degli anarchici hanno occupato la redazione di un giornale locale a Volos, nella Grecia Centrale. La foto qui sopra recita: “la polizia ti parla attraverso le TV. Fecce, ladri, giornalisti. Giù le mani dai nostri compagni!”.
Dei compagni hanno occupato gli uffici del partito di governo (il PASOK) ad Heraclion. La foto qui sopra recita: “lo Stato, il Capitale, i Media sono i veri terroristi, non i combattenti e i rivoluzionari”.
Inoltre, a Tessalonica è stato affisso uno striscione che recita: “lo Stato è l’unico terrorista. Libertà per i 6 compagni!”
Intanto oggi, 15 Aprile 2010, è il giorno in solidarietà a Marios Zervas, arrestato attraverso prove false durante l’ultimo sciopero del mese scorso, e in attesa di processo. Per il pomeriggio sono state organizzate proteste in più di dieci città in tutto il Paese.
Aggiornamento delle 20:00 (ore italiane): più di 4.000 compagni stanno dimostrando ad Atene in solidarietà a Marios Zervas, che fu arrestato senza alcuna ragione un mese fa durante il grande sciopero generale, e che da allora si trova in prigione, senza essere stato processato. Marios venne fermato e accusato senza nessuna prova durante il corteo dello sciopero generale. Mario ha… i dreadlocks, che lo hanno reso molto sospetto agli occhi degli sbirri, i quali hanno deciso di arrestarlo fuori dal corteo e di accusarlo di aver partecipato agli scontri, mentre non esiste nessun’ altra prova a parte la testimonianza dei poliziotti.

martedì 13 aprile 2010

Grecia - Aggiornamento sull'arresto dei 6 compagni anarchici

Aggiornamenti e dettagli sull'arresto dei 6 compagni greci accusati di appartenere ad un'organizzazione terroristica, indicata dalla polizia come "Lotta Rivoluzionaria".

fonte: www.occupiedlondon.org/blog/  - 11.04.10

Informazioni 'trapelate' dalla polizia suggeriscono che le cosiddette 'unità Anti-Terrorismo' sono alla ricerca di altre dieci persone da arrestare.
In queste ore, domenica sera,  oltre 500 compagni stanno partecipando ad un'assemblea aperta presso il Politecnico occupato di Atene  e stanno decidendo in merito alle azioni immediate di solidarietà.
In precedenza, nella giornata, si sono tenuti due presidi solidali davanti alla case che hanno subito l'irruzione, a Exarchia e Petralona, mentre la polizia era ancora all'interno delle case alla ricerca di "elementi di prova". Scontri lievi si sono avuti con le forze antisommossa durante i due presidi. Oggi, le notizie sull'arresto dei compagni e sulle incursioni delle loro case da parte della polizia hanno dominato i mezzi di comunicazione della Grecia... proprio in queste ore, di domenica sera, il governo greco ha accettato di prendere un prestito dal Fondo Monetario
Internazionale ...

A questo indirizzo web 2 video (in sequenza) sull'arresto dei compagni in Grecia. Sono estratti dai telegiornali nazionali che espongono i compagni e le loro abitazioni, proponendo gli elementi per una prima forca mediatica.

Sulle accuse formalizzate ai 6 compagni arrestati ad Atene

fonte: After tre Greek Riots, 12.04.10

Secondo i media le accuse contro i 6 arrestati sono:

-partecipazione ad un'organizzazione terroristica,
-tentato omicidio in concorso,
-fornitura, fabbricazione e possesso di materiale incendiario / bombe in concorso,
-concorso in attacco esplosivo in e tentativo di provocare un'esplosione e 4 fatti specifici:
- danneggiamenti provocati da esplosivi
- possesso illegale ed utilizzo di armi da fuoco

Tutti i reati sono da collegare all'organizzazione Lotta Rivoluzionaria, azioni che partono dal 2003.
Attualmente i 6 compagni si trovano a Evelpidon (Tribunali di Atene), mentre all'esterno si sta svolgendo un presidio solidale. 2 compagni solidali sono stati fermati per resistenza ed insulti alle autorità.
Cariche da parte delle forze antisommossa.
Related Link: http://www.informa-azione.info/

giovedì 11 marzo 2010

Grecia, il paese bloccato per lo sciopero generale

GRECIA-RASSEGNA STAMPA:

Grecia paralizzata oggi, per la seconda volta in poco più di una settimana, da uno sciopero generale contro il piano di austerità varato la scorsa settimana dal governo, per porre rimedio al deficit delle finanze pubbliche.

Fermi aerei, treni, navi e trasporti urbani; chiusi ospedali, uffici, scuole e banche; impedita da giorni la raccolta dell'immondizia; black-out, oggi, anche nel mondo dell'informazione.

Lo sciopero di 24 ore, dichiarato congiuntamente dalla confederazione sindacale dei dipendenti pubblici, Adedy, da quella del settore privato, Gsee, e dal sindacato comunista Pame, bloccherà i principali centri cittadini, con manifestazioni e marce cui prenderanno parte anche agenti di polizia e vigili del fuoco. Alla protesta aderiscono anche insegnanti, studenti e il movimento anarchico. Continuano intanto, nella capitale e in altre città, le occupazioni di edifici pubblici.

La tensione ad Atene è molto alta, dopo le animate proteste di piazza dei giorni scorsi, ma soprattutto dopo che ieri, nel quartiere di Dafni, si è registrata una sparatoria fra poliziotti e due presunti membri del gruppo armato Lotta Rivoluzionaria.

Il conflitto a fuoco è costato la vita ad al 35enne Lambros Foundas che, secondo le informazioni diffuse dalle autorità, era già stato coinvolto in passato in azioni di matrice anarco-insurrezionalista. Anche per questo, nella capitale, sono stati schierati oggi circa 2mila agenti in tenuta antisommossa.

Lo sciopero coincide con la fine della missione a Berlino, Parigi e Washington del premier socialista Giorgio Papandreu, andato all'estero per chiedere sostegno alle sue politiche economiche. La Borsa ha ieri valutato positivamente i colloqui internazionali del primo ministro, con un forte aumento del 2,62%. I sondaggi segnalano tuttavia una crescente opposizione popolare a gran parte delle misure contenute nel pacchetto anticrisi.

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Non si ferma la lotta dei lavoratori greci. Oggi il paese bloccato per il nuovo sciopero generale proclamato dai due più grandi sindacati del paese, Adedy e Gsee.


Lunedì e martedì era stata la volta dei dipendenti delle agenzie delle entrate e degli operatori ecologici. Oggi, cortei in tutto il paese potrebbero far scendere in strada fino a un milione di lavoratori del settore pubblico e privato, infuriati per le durissime misure prese dal governo socialista del premier Giorgos Papandreou.

Lo sciopero, il secondo in due settimane, paralizzerà gran parte dei servizi e dei trasporti. Banche, scuole, ospedali lavoreranno a ranghi ridotti, dove sarà possibile. Fermi gli aerei, dalla mezzanotte di mercoledì per 24 ore, per l’annunciata partecipazione dei controllori di volo allo sciopero. Navi in porto e treni in stazione bloccheranno poi anche il trasporto commerciale, oltre a quello delle persone.

«Le misure del governo», ha detto un rappresentante del sindacato del pubblico Adedy, «impoveriranno ancora di più i salari più bassi d’Europa, prolungheranno la recessione e aumenteranno la disoccupazione», già oggi sopra il 10%. I sindacati contestano i tagli alla spesa sociale, alle pensioni e ai salari dei dipendenti pubblici - fino al 20% reale, denuncia il sindacato -, oltreché l’aumento dell’Iva del 2%, la misura più odiata. Meglio sono stati accettati i rincari per alcol e tabacchi. In qualche modo bisognerà rientrare del debito, salito a quasi 300 miliardi di euro, con un rapporto deficit-pil al 12,7% e un’inflazione salita a febbraio al 2,8%.

Dalle cronache il paese sembra comunque spaccato. Alcuni lamentano la differenza di trattamento goduta dai dipendenti pubblici rispetto ai colleghi privati. E alcuni sondaggi confermano che dietro il premier Papandreou c’è, ancora, il 52% della popolazione. Nonostante, ed è un risultato in parte contraddittorio, il 65% consideri le misure di austerità «ingiuste».

LIBERAZIONE

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ATENE (Reuters) - Oggi la Grecia sarà probabilmente paralizzata dal secondo sciopero nazionale in due settimane contro il piano di austerità deciso dal governo.

L'astensione dal lavoro di 24 ore bloccherà aeroporti e scuole, ospedali e siti turistici, come l'Acropoli, ma difficilmente fermerà i piani del premier George Papandreou per tagliare la spesa e alzare le tasse per porre freno a un deficit enorme e ripristinare la fiducia nell'economia greca oggi in crisi.

Sotto la pressione dei mercati e dei partner dell'Unione Europea, il governo ha presentato la scorsa settimana un nuovo pacchetto-austerity da 4,8 miliardi di euro, che comprende l'aumento dell'Iva, riduzioni ai salari dei dipendenti pubblici e il congelamento delle pensioni.

"I lavoratori alzeranno il pugno e grideranno con una sola voce: non pagheremo per la crisi", ha detto in un comunicato il sindacato del settore privato Gsee. "Nessuno, nulla terrorizzerà i lavoratori".

Il Gsee e il suo omologo del settore pubblico, Adedy - insieme i due sindacati rappresentano metà della forza lavoro del Paese, composta da 5 milioni di lavoratori - dicono che il piano di austerità sostenuto dalla Ue danneggerà solo i poveri e aggraverà i problemi economici della Grecia.

Il livello di partecipazione allo sciopero e alle manifestazioni sarà attentamente valutato dall'estero. I politici Ue, le agenzie di rating e i mercati finanziari hanno accolto positivamente l'ultimo pacchetto-austerity ma lo vogliono vedere applicato rapidamente e in pieno. Perché ciò accada, serve il sostegno dell'opinione pubblica.

I sondaggi di opinione mostrano che l'opposizione alle tasse e ai tagli è in crescita, e i sindacati, da quello dei tassisti a quello della nettezza urbana, hanno protestato già nelle scorse settimane. Ma i sondaggi indicano anche che la maggior parte dei greci ritengono che alcune misure per stringere la cinghia siano necessarie e pensano che il governo andrà avanti.

"In Grecia sarà tutto fermo, ma la maggioranza della popolazione comprende che non c'è altra opzione", dice il sondaggista Costas Panagopoulos, di Alco. "Non credo che uno sciopero e le manifestazioni possano intaccare davvero le politiche del governo".L'opposizione ai tagli finora è stata relativamente disciplinata, ma i greci sono inclini a scendere in piazza in proteste che possono diventare anche violente.

La polizia dice che è pronta a tutte le eventualità dopo gli scontri che hanno accompagnato il corteo anti-austerity della scorsa settimana. Circa 1.500 agenti saranno presenti oggi nel centro di Atene, con altri rinforzi pronti a intervenire, ha annunciato la polizia.

Il sindacato comunista Pame inizierà le proteste con una manifestazione alle 10 ora locale, poi ci sarà un corteo fino al parlamento organizzato da Gsee e Adedy.

Anche i giornalisti e la tv di Stato saranno in sciopero.

Il sindacato Adedy ha annunciato che sta organizzando nuove proteste per aprile e maggio.

venerdì 5 marzo 2010

GRECIA- "Guerra alla guerra": occupato il ministero delle finanze

Lo stato della Grecia e' sull'orlo del fallimento.
Se fallisce la Grecia a ruota seguono le altre nazioni dell'europa e in prima posizione l'italia.
La tensione è forte in Grecia all'indomani delle durissime misure anti deficit decise dal governo di Giorgio Papandreou.
Trecento manifestanti del Fronte di lotta sindacale comunista (Pame) hanno occupato il ministero delle Finanze ad Atene in segno di protesta, annunciando di voler restare nell'edificio fino a venerdì, giorno dello sciopero generale. Sono riusciti a entrare all'alba, quindi, saliti su un terrazzo, hanno srotolato lo striscione "Sollevatevi, perché le misure non siano applicate". Altri manifestanti hanno impedito ai dipendenti di entrare nel ministero.

la protesta va avanti: il Partito comunista Kke e il Pame hanno annunciato per venerdì una mobilitazione in tutto il Paese e convocato uno sciopero generale di 24 ore contro il pacchetto di austerità. Anche i due principali sindacati, Adedy (dipendenti pubblici) e Gsee (settore privato) hanno annunciato per venerdì una sospensione dal lavoro di tre ore in tutto il Paese contro le misure «antisociali e antioperaie» decise da governo. In un comunicato si afferma che «le misure non passeranno» e si invitano i greci ad astenersi dal lavoro dalle 12 alla fine del turno (solitamente le 15) concentrandosi davanti al Parlamento per protestare. Adedy sta inoltre esaminando la possibilità di anticipare uno sciopero nazionale indetto per il 16 marzo, per coordinarlo con Gsee. Le manifestazioni sono già cominciate ad Atene, davanti al Parlamento, a Salonicco e in altre città, convocate soprattutto dal Pame. Il quotidiano comunista Rizospastis annuncia «Guerra alla guerra»: una risposta alla frase del premier Papandreou secondo cui «il Paese è in guerra» contro la crisi e la speculazione. Per il quotidiano «la guerra è quella sferrata dal governo del partito Pasok contro il popolo, in nome della borghesia»

giovedì 4 marzo 2010

GRECIA: 300 SINDACALISTI OCCUPANO MINISTERO FINANZE

http://www.agi.it/estero/notizie/201003041152-est-rt10077-grecia_300_sindacalisti_occupano_ministero_finanze

Prime manifestazioni in Grecia contro le misure fiscali decise dal governo per risanare il debito. Meno di ventiquattr'ore dopo l'annuncio di un piano di austerita' per 4,8 miliardi di euro varato dal governo per affrontare la crisi, almeno 300 affiliati al sindacato comunista Pame hanno occupato gli uffici del ministero della Finanze, nel centro della capitale. I sindacalisti hanno impedito agli impiegati del ministero di entrare nell'edificio e all'entrata hanno dispiegato un manifesto con la scritta: 'Ribellarsi. Le misure non passeranno'. Le proteste continueranno nel pomeriggio, quando e' stata convocata una manifestazione e si attendono marce in altre citta' del Paese.

lunedì 11 gennaio 2010

Comunicato anarchici Grecia

Le giornate recenti hanno visto incredibili richiami alla Giunta in Grecia, esempi:

1. Sbirri con pistole alle manifestazioni
2. Attacchi con motocicletta contro manifestanti
3. Sbirri che inseguono manifestanti pacifici durante il loro corteo; arresti selvaggi e indiscriminati
4. Eventi inscenati come il falso tentativo di assassinare il rettore della Pritanea
5. Una quantità abnorme di accuse, vaghe e anche criminali e gli arresti anche di giovanissimi e anziani
6. La chiusura di scuole con il pretesto dell'influenza suina e gli spietati pestaggi di studenti che cercano di arrivare alle loro scuole
7. Sbirri in borghese che rapiscono giovani manifestanti
8. Livelli di collaborazione più alti tra i nazisti dell'Alba Dorata e la polizia
9. Incontri segreti tra Chrysohoides, i proprietari delle reti televisive e i giornalisti per concordare come dovesse essere fatta la copertura mediatica di questi giorni
10. Uso di telecamere nascoste ed elicotteri della polizia che sorvolano continuamente le città
11. Una strategia "tolleranza zero" che trasforma il lancio di un arancia marcia o di una pietra contro una banca un reato criminale e un pretesto per l'attacco poliziesco
12. DIVIETO di assembramento politico e manifestazioni in certe zone, intimidazione poliziesca massiccia, schedature di massa
13. Attacchi hacker a Indymedia e siti di spazi occupati, e a TVXS (Tv no confini), cancellazione dei commenti
14. Irruzione e ARRESTI PREVENTIVI in molti spazi autogestiti
15. In modo orwelliano, gli anarchici ed altri ribelli vengono definiti "fascisti e nazisti"!
16. Operazione stile Giunta di violare il diritto all'asilo nelle università

QUESTO E MOLTO ALTRO ANCORA!
Alcuni di questi esempi sono casi isolati, altri non succedevano dai tempi della Giunta tra il 1967 e il 1974, altri non sono mai successi prima d'ora.

Non sono mai successi tutti insieme in un lasso di tempo così breve!

Sembra che la rivolta che sta avvenendo qui e che loro stanno nascondendo, come l'indomabile dicembre, sia il pretesto per attivare un piano d'emergenza, un nuovo 'PLASTER CAST'. [ripetendo il pronunciamento della Giunta 1967]
Questi momenti sono più che storici. Stiamo osservando per la prima volta dal 1967 un tentativo di golpe fascista-poliziesco. Se una democrazia parlamentare è capace di commettere questi crimini, non è tanto diversa dalla Giunta, e stiamo tutti cominciando a capirlo. Gli slogan anarchici che urliamo nelle strade dicono chiaramente: "ABBASSO LA GIUNTA"
Una collusione di pubblici ministeri, rettori, padroni, media TV e polizia: e ancora non sappiamo quali altre forze locali o straniere siano state chiamate a raccolta. Si sente parlare di persone scomparse. Il clima è pesante come sotto la Giunta.
Non è il momento per stare zitti!
Non è il momento per rilassarsi!
Tutti nelle strade – occupazioni ovunque!

AIUTATECI AD ABBATTERE LA GIUNTA GRECA!
IL REGIME STA SEGUENDO LA VIA DEL 1967

giovedì 10 dicembre 2009

Comunicato Da Atene

URGENT COMMUNIQUE FROM ATHENS ANARCHISTS... 9-12-09
ecent days have been seen incredible JUNTA orgies in greece

after the 6-12-09 and the mass arrests of comrades ,never ever happened altogether in such a short space of time .
it seems that the crash which happened here and they are hiddinglike the INDOMITABLE december,has the power to activate an emergency plan , a new PLASTER CAST, repeating the pronouncement of the JUNTA in 1967
these momnets are historical.we are witnessing for the first time since 1967 an attempt to impose a fascist police coup.


I giorni recenti hanno visto un'incredibile Violenta repressione in grecia dopo il 6/12/29 e arresti di massa di compagni. Come non era mia successo in un tempo così breve.

i fatti avvenuti hanno il potere di attivare un piano di emergenza, un nuovo PLASTER CAST, ripetendo il pronunciamento della giunta del 1967.
è un momento storico.
noi stiamo testimoni per la prima volta dal 1967 di un tentativo di colpo di stato fascista-militare.

THIS IS NOT TIME TO BE SILENT ..THIS IS NOT TIME TO RELAX..
EVERYBODY TO THE STREETS ALL AROUND THE WORLD - SQUATS EVERYWHERE
THE REGIME IS GOING WAY OF 1967
WAKE UP.. INTERNATIONAL SOLIDARITY NOW

martedì 8 dicembre 2009

Aggiornamenti dalla Grecia in lotta!!!


ATENE - Decine di feriti e contusi, soprattutto tra gli agenti, e trecentocinquanta fermi ad Atene, Salonicco, Patrasso, Rodi, Creta e Ioannina, sono il bilancio degli scontri ieri con la polizia per la commemorazione dell'uccisione dello studente Alexandros Grigoropoulos. La stampa pur rilevando che ''le cause dell'insurrezione del dicembre 2008 non sono state rimosse'', appare tuttavia concorde nel ritenere che gli incidenti sono meno gravi di quanto si poteva temere. Nella capitale, dove le scaramucce con la polizia sono continuate fino alle prime ore di stamane, 20 persone, tra cui 16 agenti, sono rimaste ferite per lo piu' in maniera non grave, i fermati sono 180 gli arrestati alcune decine e il grande dispositivo poliziesco di 12.000 uomini rimane in piedi in vista della nuova marcia di oggi.
 A Salonicco stamane attacchi incendiari contro auto e cassoni delle immondizie. Secondo la stampa di regime sarebbe stato ferito anche il rettore dell'Universita' di Atene, Christos Kittas, ma gli anarchici denunciano un montatura. Il partito di estrema sinistra Syriza ha accusato il ministro dell'ordine pubblico Michalis Chrisochoidis di ''militarizzazione del conflitto'' per l'uso eccessivo della forza da parte della polizia ed ha chiesto l'intervento del premier Giorgio Papandreou.
Oggi di nuovo in piazza a mezza giornata studenti, insegnanti e comuni cittadini, mentre alcuni sindacati hanno dichiarato una sospensione di tre ore dal lavoro per consentire a tutti di prender parte alla manifestazione. Oggi saranno anche processati per direttissima i cinque anarchici italiani, quattro uomini e una donna, fermati sabato ad Atene e accusati di violenza contro pubblico ufficiale e di aver partecipato alla distruzione di auto della polizia.

AGGRESSIONE RETTORE, ANARCHICI DENUNCIANO MONTATURA - La magistratura greca ha aperto un'inchiesta sull'aggressione, ieri, contro il rettore dell'Universita' di Atene, ma gli anarchici, accusati del fatto, denunciano una ''montatura''. Il rettore, Christos Kittas, 64 anni, docente di istologia ed embriologia, era stato ricoverato ieri nel reparto intensivo dell'Ospedale Ippocrate di Atene, secondo le informazioni ufficiali e dei media, dopo aver subito una commozione cerebrale non grave, in seguito a colpi infertigli sulla testa da alcuni facinorosi che volevano occupare il rettorato. In seguito all'aggressione Kittas avrebbe peraltro subito un attacco cardiaco. Dopo alcune ore durante le quali era stata espressa ''preoccupazione'' per le sue condizioni, le notizie avevano indicato invece che queste erano ormai buone. Il suo e' stato segnalato dai media come il piu' emblematico e grave dei ferimenti durante gli incidenti di ieri per l'anniversario dell'uccisione del giovane Alexandros Grigoropoulos il 6 dicembre 2008. ''Il rettore non si e' fatto niente'' scrivono sul sito Indymedia gli anarchici mostrando una foto in cui si vede il docente che abbandona l'ateneo con le proprie gambe, telefonino in mano, sostenuto da due persone ma senza abrasioni visibili sulla testa e con solo un'espressione di pena sul volto. ''E questo sarebbe quello che i media chiamano un tentativo di assassinio del rettore!'' scrivono gli anarchici denunciando le ''manipolazioni'' le ''montature'' contro il movimento.
I mass media greci continuano a roportare menzogne su questo e cercano di trovare una scusa per far entrare la polizia nelle universitá.

Non ci sono servizi dei media sulla donna investita!
Centinaia di poliziotti in borghese si nascondono negli androni delle case di atene per spaventare la gente.

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