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lunedì 19 aprile 2010

Udine: Muore bimba musulmana La Lega le nega la tomba

L’appuntamento è per sabato, in piazza a Udine. I seguaci di Bossi, come ha detto a suo tempo il capogruppo Luca Dordolo, ritengono gli islamici della terra friulana «irrispettosi dei sentimenti più intimi della maggioranza delle popolazione». Lo scorso anno i cinquemila musulmani “friulani” hanno ottenuto ciò che chiedevano da una decina di anni. Il 28 settembre dello scorso anno la giunta di centrosinistra capitanata dal Furio Honsell, ex rettore dell’Università di Udine, ha deliberato (30 voti a favore, 7 contrari) la realizzazione di un un piccolo cimitero destinato ad ospitare 200 fosse scavate in senso obliquo, orientate sull’asse Nordest-Sudovest, in direzione della Mecca. L’iniziativa, la prima in questa parte d’Italia, scatenò, fin dallo scorso anno, l’ira del leghisti, Ci furono fiaccolate e raccolte di firme (ne furono raccolte 1700). Anche il parroco di Paderno, periferia di Udine, luogo che ospita il cimitero, è sceso in campo ed ha affidato a “Il Giornale” le sue lamentele. «Questa gente - dice il religioso riferendosi ai musulmani - dovrebbe laicizzarsi un po..’». Cioè adeguarsi ai costumi e alle tradizioni della Chiesa cattolica. comunità musulmana Ma i capi della comunità degli immigrati hanno fatto notare che non erano più in grado di sostenere i «costosi rimpatrii» delle salme nei paesi d’origine. Il progetto del comune è andato avanti; le proteste si sono raffreddate per qualche tempo. Fino a pochi giorni fa quando, all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine è morta una neonata figlia di una coppia di fedeli dell’Islam. I genitori hanno deciso di tumularla a Paderno. Raccontano testimoni che la piccola bara è stata sepolta e coperta con la terra dopo il funerale celebrato con rito islamico. I leghisti e non solo loro, non hanno perso tempo ed hanno nuovamente dato fiato alle rimostranze. Sabato ci sarà una nuova raccolta di firme. Del malumore per l’oltraggio alle tradizioni cattoliche, si fa interprete il capogruppo del Pdl Loris Michelini che affida il suo pensiero al “Gazzettino”: «Intendo verificare - dice l’esponente del partito di Berlusconi - se, come mi è stato riferito, nella sepoltura siano state commesse delle irregolarità, come il lavaggio di un luogo improprio di alcune parti della salma. Dal punto di vista cristiano ci sconvolge questo modo di iniziare un’epoca all’insegna dell’integrazione». Dà manforte il leghista Dordolo secondo il quale «la giunta ha chinato la testa di fronte ad una richiesta degli islamici irrispettosa dei sentimenti più intimi della maggioranza della popolazione». Per sabato la Lega convoca la piazza. Resta appunto da vedere quale sarà il contenuto del volantinaggio. Chiederanno di trasferire la salma della piccola musulmana altrove? Sul Web molti commenti sul caso. Scrive un anonimo cittadino. «Sarebbe un bel gesto se il parroco di Paderno, alla prima occasione, rivolgesse “un pensiero” ai quei poveri genitori, a quella bimba. Un gesto dettato da pietà e rispetto. Davanti alla morte, davanti a Dio, e soprattutto alla nostra coscienza non siano tutti uguali?».

fonte: Unita.it

Questionario del ministro Gelmini per dare la «caccia» agli immigrati

E’ una valutazione ambigua ma, il questionario distribuito dal ministero alle scuole e finito nel diario dei bambini per essere compilato dai genitori, nasconde una convinzione: gli insegnanti sono una truppa. Parola antica, che serve ad indicare quei militari che devono solo obbedire agli ordini.

Scuola e prova Invalsi, rilevazione degli apprendimenti per l’anno scolastico in corso. L’Istituto è sotto stretto controllo dall’Istruzione della Gelmini e serve ad accertare le conoscenze degli studenti italiani.

Due prove scritte obbligatorie da svolgersi nel mese di maggio di Italiano e matematica per gli studenti della seconda e quinta elementare e anche per i più grandicelli della prima media, tutti seduti rigorosamente uno per banco per evitare suggerimenti. I bambini frequentanti la seconda elementare verranno anche sottoposti ad una prova di lettura, non davanti alle proprie maestre ma ad osservatori esterni, esponendoli così ad un possibile insuccesso.

Ma non è tutto. Proprio in questi giorni e con largo anticipo rispetto alle prove Invalsi, le scuole su “ordine” del ministero stanno consegnando un questionario da compilare a cura dei genitori le cui domande non hanno nulla a che vedere con la didattica né con la valutazione delle conoscenze e dei saperi. La scheda in realtà serve per individuare la provenienza “socio-economico-culturale” dei singoli studenti. Indagine statistica che spetterebbe all’Istat e non all’Ivalsi. Pertanto, è una schedatura delle famiglie e, ancora più inquietante, si insiste con la “persecuzione” dello studente immigrato. Di lui si vuole conoscere tutto: se è nato in Italia e l’arrivo in Italia; se ha frequentato l’asilo nido e la materna. Ma l’obiettivo finale di tutto questo è anche un altro: attraverso il solo risultato degli alunni, il ministero intende valutare in modo indiretto ogni singola scuola pubblica e i loro docenti.

Il questionario e la protesta. Le domande sugli studenti sono per lo più dirette a raccogliere informazioni sugli stranieri. Per quanto riguarda i genitori italiani e non, si “spulcia” indirettamente sul reddito di mamme e papà. Con strafalcioni sui titoli di studio e “dimenticanze” clamorose nell’elenco delle professioni. Il ministero accorpa arbitrariamente categorie di lavoratori secondo un’idea piramidale della società ancora ferma all’era Gentile. La classifica si apre con il “disoccupato” ma non c’è traccia del precario o dell’informatico e co.co.pro. L’insegnante è equiparato alla truppa. Il docente universitario all’ufficiale militare. E così via. Fino alla “chicca” sui titoli di studio superiore al diploma: si cita l’Isef, che non esiste più. La nuova terminologia è superata in Scienze motorie.

Le “ira” dei genitori si scaricano sui presidi. Le prove Invalsi a tutela della privacy sono rigorosamente anonime, sui singoli fascicoli compare solo un codice numerico identificativo del plesso, del livello di classe frequentata e della sezione dello studente. Ma in un circolo didattico di Roma, il dirigente ha consegnato alle famiglie la scheda con lo spazio per il nome e il cognome dell’alunno, oltre la classe e la sezione. Da qui la protesta delle famiglie: “Consegneremo la scheda in bianco o incompleta”.

«Mio figlio Matteo all’uscita di scuola mi ha detto: 'Guarda mamma la scuola vuole sapere se il papà di Gerry è italiano. Che gli importa?'», racconta Paola Angelucci consigliera del municipio XI. E le proteste si annunciano anche altrove. La battagliera Simonetta Salacone, dirigente della scuola Iqbal Mashid e capofila nella protesta anti-Gelmini, fa sapere: “Pretendo la garanzia dell’anonimato sulle prove Invalsi e sulla scheda studenti-famiglie. Ho già attivato i sindacati”.

fonte: Unita.it

lunedì 15 marzo 2010

Arezzo, gruppo razzista: abbiamo messo chiodi in terra per ferire bimbi stranieri

Arezzo, 13 mar. - Una lettera minatoria dai contenuti inquietanti e' stata recapitata al 'Corriere di Arezzo'. La missiva, di un sedicente gruppo razzista, contiene un passo in cui si legge: ''In terra nell'erba abbiamo messo chiodi da legno perche' i bambini stranieri ci si possano far male''.

Nella busta e' stato allegato anche il foglio di un periodico con la foto del miniparco Ipercoop dove, si presume, sarebbero stati sparsi i chiodi. La lettera contiene pesanti minacce al sindaco di Montevarchi, Giorgio Valentini e alla sua famiglia. La missiva si conclude con una sfida alla Digos che indaga da tempo su questa serie di lettere minatorie. La lettera, come le precedenti, e' arrivata per posta al quotidiano in una busta gialla. Il contenuto e' stato consegnato alla Digos, che indaga sulla vicenda.

Rapporto Usa sui Diritti Umani: l’Italia preoccupa come Iran e Cina

Washington, 14 marzo 2010. Presentato il Rapporto annuale sui Diritti Umani nel mondo da parte del Dipartimento di Stato americano, di cui è segretaria Hillary Clinton.

Le critiche più severe sono rivolte a Cina, Corea del Nord, Iran, Cuba, Russia, ma anche a Svizzera e Italia. E' la prima volta che il nostro Paese desta tanta preoccupazione da parte del Dipartimento a causa delle sue politiche intolleranti, soprattutto nei confronti dei Rom, dei migranti e dei gay.

Duri appunti anche riguardo alla condizione dei prigionieri nelle carceri, alla lunghezza delle detenzioni in attesa di giudizio, alla lunghezza degli iter processuali. Il Rapporto pone in rilievo casi di discriminazione e violenza contro i musulmani e l'aumento di episodi di abuso violento da parte della polizia nei riguardi in particolare dei Rom e degli immigrati in carcere o durante i controlli di identità.

Il documento ha inoltre sottolineato l'iniquità del pacchetto sicurezza, che criminalizza i migranti, e i respingimenti in Libia, che violano gli accordi internazionali e sono stati stigmatizzati dagli organismi internazionali che tutelano il diritto di asilo e i diritti di individui e popoli.



Roma: Raid razzista contro Internet Point di bengalesi

Il locale distrutto a colpi di bastone, quattro clienti feriti e portati in ospedale. Questo il racconto del titolare di un Internet Point della Magliana, con un piccolo bar, una specie di fast food, gestito da bengalesi a Roma. Il raid, secondo quanto ha denunciato Mohamed Masumia, è durato solo qualche minuto, poco prima delle venti di questa sera. Il tempo servito al gruppo per entrare e colpire tavolini, vetrine e i pochi clienti che si trovavano nel locale.

I quindici che hanno assaltato il locale di via Murlo, secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, erano persone italiane, con i volti parzialmente coperti da sciarpe. Feriti, con lievi contusioni, anche alcuni clienti italiani e un dipendente bengalese che sono stati trasportati all'ospedale San Camillo.

Il titolare del negozio e i feriti sono stati ascoltati dai carabinieri della stazione di Villa Bonelli per cercare di capire la matrice del raid. Che però al momento non ha una vera e propria connotazione politica o razzista. Gli assalitori, sono scappati con la cassa. Al momento nessuna ipotesi è prevalente rispetto ad altre anche perché i quindici non hanno detto nulla durante l'assalto.

Il raid di questa sera, comunque, ha riaperto vecchie ferite. Il ricordo dell'assalto di natura chiaramente razzista e xenefoba avvenuto nel maggio del 2008 nella zona del Pigneto, uno dei quartieri più multietnici della città. Quel giorno un gruppo di giovani incappucciati, armato di bastoni, al grido di "sporchi stranieri" e "bastardi", devastò tre negozi di immigrati asiatici nel quartiere. Distruggendo completamente un bar, un phone center-lavanderia e un negozio di alimentari.

fonte: La Repubblica

giovedì 4 marzo 2010

Agli Antirazzisti

volantino distribuito al corteo del 1 marzo per lo sciopero dei lavoratori migranti

In Italia esistono dei Lager. Sono sempre di più le persone che lo sostengono, lo gridano, lo scrivono, cercando di rompere il muro di silenzio e falsità che i grandi "media" gli hanno costruito attorno. Si tratta dei cosiddetti CIE (ex CPT), Centri di Detenzione per "clandestini": all'interno di queste strutture un immigrato può essere detenuto per mesi senza aver commesso alcun reato penale, ma per la sola colpa di non avere un regolare permesso di soggiorno. E' così che dopo essere fuggite da miseria, guerra e morte queste persone vengono imprigionate dallo Stato Italiano.

Le testimonianze di chi ha avuto la sfortuna di finirci dentro ci parlano di violenze, abusi e torture quotidiane da parte dei secondini; di una somministrazione massiccia ed obbligatoria di psicofarmaci ai detenuti (che spesso li mangiano a loro insaputa con i pasti), oltre che di episodi di stupri verso le ragazze e di manganellate collettive in caso di proteste e rivolte dei detenuti.

In Italia esistono dei Lager. E se oggi possiamo dirlo è grazie al lavoro di informazione e di raccolta di testimonianze fatte da realtà ed individualità antirazziste. Le sempre più conosciute dirette telefoniche di Radio Blackout e //Macerie// con i detenuti (a cui è consentito il possesso del cellulare, benchè senza fotocamere), sono state e continuano ad essere in questo senso un contributo fondamentale per conosce come si vive e cosa accade all'interno dei CIE.

In Italia esistono dei Lager. Ma lo Stato non vuole che questo si sappia. E' così che il 23 febbraio, nell'ambito dell'inchiesta sull'Assemblea Antirazzista Torinese, sono stati ordinati gli arresti di ben 6 compagni, tra cui 5 redattori della Radio e del programma //Macerie// di Torino, e 23 perquisizioni, che tra le cose, hanno portato al sequestro del materiale necessario alle trasmissione di Radio Blackout (su cui già pesa un ordine di sfratto).

In Italia esistono dei Lager. Ma è vietato dirlo. Severamente punito chi si oppone. E' così che un Assemblea Antirazzista, che si è distinta per aver organizzato iniziative pubbliche, presidi, azioni di strada e di piazza, volantinaggi, che negli ultimi mesi hanno cercato di rompere il silenzio attorno al dilagante razzismo di Stato, diventa un "Associazione a Delinquere" e i suoi componente sbattuti in galera prima ancora di essere stati condannati in un tribunale.

Mentre in un paese sempre più giustizialista e devoto al dogma della legalità si fa un gran parlare di "criminali" che non finiscono in carcere, nell'ignoranza e nell'indifferenza dei più aumenta il numero di chi si trova dietro le sbarre perchè colpevole di continuare, nelle parole e nei fatti, ad opporsi allo stato di cose presenti; Mentre le pseudo-opposizioni "democratiche" fanno un gran parlare di "libertà di informazione" per reclamare nuovi spazi elettorali da sottrarre alla concorrenza berlusconiana, tutto il mondo politico si trova d'accordo nel reprimere le esperienze di informazione libera e autogestita come quella di Radio Blackout... D'altronde fu il governo di sinistra a istituire gli allora CPT con una legge che portava il nome dell'attuale presidente Napolitano.

Non si può far finta di niente, non si può restare fermi.

Rifiutiamo il razzismo e la guerra tra poveri che i padroni stanno cercando di scatenare.

SMASCHERIAMO I LAGER PER IMMIGRATI!
OPPONIAMOCI ALLA CENSURA E ALLA REPRESSIONE DI STATO CHIUEDERE I CIE SUBITO!
LIBERTA' PER GLI ARRESTATI DI TORINO!
RADIO BLACKOUT NON SI TOCCA!

I compagni e le compagne dello Spazio Liberato 400Colpi, via del Parione 23r – www.400colpi.org

Related Link: http://400colpi.org/

giovedì 25 febbraio 2010

TORINO 23 FEBBRAIO 2010. OPERAZIONE DI POLIZIA CONTRO L´ANTIRAZZISMO E LA SOLIDARIETÀ

Questa mattina, 23 febbraio 2010, la Digos di Torino, su ordine del PM Padalino, ha effettuato decine di perquisizioni in città e in altre località del Nord Italia. Sei compagni sono stati tratti agli arresti (tre in carcere
e tre ai domiciliari) e altre decine hanno visto irrompere all´alba agenti in divisa che hanno portato via computer, telefoni, volantini, e scatoloni di materiale cartaceo. L´accusa alla base di questa mega-operazione di polizia è, come al solito, un reato associativo, che consente così arresti e obblighi cautelari per compagni accusati di nient´altro che del loro ... IMPEGNO ANTIRAZZISTA!

Già, proprio così, perché a leggere gli stessi atti dell´indagine i reati contestati non sono nient´altro che iniziative pubbliche, presidi, azioni di strada e di piazza, volantinaggi, che negli ultimi mesi hanno cercato di rompere il silenzio attorno al dilagante razzismo e delirio sicuritario che sta trasfigurando il volto alle nostre città.

Per chi ancora non se ne fosse accorto, infatti, nelle nostre città incombono campi di concentramento, in cui si rinchiudono uomini e donne il cui unico reato è esser riusciti a fuggire dalle loro terre senza affogare nel Mediterraneo come centinaia di loro fratelli. Ogni giorno rastrellamenti e deportazioni costringono gli abitanti dei quartieri poveri alla clandestinità e, soprattutto, alla rassegnazione, ad accettare condizioni di vita e di lavoro sempre più miserabili. Gli "italiani", dal canto loro, sembrano non far altro che aggrapparsi ai miseri privilegi che un capitalismo in agonia non ha ancora strappato loro, rincoglioniti dalla propaganda razzista che giorno dopo giorno soffia sul fuoco della guerra tra poveri e della paura.

Questa operazione di polizia non è che l´ennesimo tentativo, questa volta in grande stile, di mettere a tacere chi non si è rassegnato alla paura, chi ha ancora il coraggio di praticare la solidarietà tra sfruttati e di urlarlo, a testa alta, nel silenzio... I capi d´accusa, infatti, non parlano d´altro che di solidarietà, quella che gli indagati sono incolpati di aver dato agli immigrati in lotta, una lotta accanita nei CIE di tutt´Italia e, nello specifico, nel lager di corso Brunelleschi.

Non è un caso, quindi, che nell´ambito di questa indagine, stamattina, la polizia ha fatto irruzione anche nella sede di Radio Black out (105.250 fm), l´unica radio libera dell´etere torinese, dai cui microfoni erano soliti parlare diversi degli antirazzisti arrestati e che, negli ultimi mesi in particolare, si è fatta voce per le tante battaglie che nonostante tutto insidiano la passività torinese, dagli immigrati agli studenti, dai lavoratori ai notav, ecc. Non stupisce dunque il fastidio e la paura dei potenti torinesi e dei loro sgherri, che di fronte ai rumori di battaglia cercano di colpire chi non ha mai fatto segreto di voler soffiare sul fuoco, per alimentare i pochi, sparuti ma orgogliosi, segnali di vita in una città morente ...

... NON SARÀ CERTO UN MISERABILE PUBBLICO MINISTERO E LA SUA CRICCA A FERMARE LA SOLIDARIETÀ, L´ANTIRAZZISMO E LA VOGLIA DI DARE BATTAGLIA ...

Antirazzisti senza patria

martedì 16 febbraio 2010

Denuncia un poliziotto del Cie, ora rischia l'espulsione in Nigeria

«Stavo dormendo nella mia stanza quando l'ispettore Addesso è entrato, si è avvicinato al mio letto e si è letteralmente steso sopra di me. Mi toccava dappertutto, mi palpava. Ho cominciato ad urlare: "Cosa stai facendo?"». Così comincia il racconto di Joy, la ventottenne nigeriana che accusa di violenza sessuale un poliziotto del centro di identificazione ed espulsione di Milano.

Tutto risale alla scorsa estate, pochi giorni prima della rivolta al Corelli del 13 agosto, scatenata dai detenuti quando furono informati che per legge la permanenza nel centro si allungava da due a sei mesi, che ha portato Joy e altri tredici migranti in carcere per incendio doloso, lesioni, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale.

Di quelle molestie pesanti Joy aveva parlato durante il processo per la rivolta. «In stanza con me c'era Hellen, che ha visto tutto. Le mie urla hanno fatto accorrere il direttore del centro. Quando è arrivato ha chiesto al poliziotto: cosa stai facendo? E Addesso ha risposto: stavo solamente scherzando...».

Hellen, nigeriana, ha confermato la versione dei fatti. Il capo della Croce Rossa, invece, ha smentito. Ecco perché Joy ed Hellen sono state controdenunciate per calunnia. Il giudice non ha creduto alle loro parole.

E ieri gli avvocati di Joy hanno depositato alla Procura di Milano una denuncia per violenza sessuale a carico di Vittorio Addesso. E' la prima volta che una detenuta nei Cie osa rivolgere una simile accusa agli agenti impegnati a mantenere l'ordine nei centri di identificazione ed espulsione.

Joy doveva uscire dal carcere di Como nella mattinata di ieri, scadeva il termine della pena a sei mesi comminata in primo grado. Ad attenderla c'era il comitato antirazzista milanese. E invece, forse per evitare questo incontro, la direzione penitenziaria ha deciso di anticipare la sua liberazione alle due del mattino. Una volante l'ha condotta direttamente alla questura di Como dove ha ricevuto un provvedimento di espulsione, infine al Cie di Modena dove nelle prossime ore dovrà affrontare l'udienza di convalida per l'allontanamento dall'Italia.

Con lei, ieri, sono uscite le altre quattro donne implicate nella rivolta al Corelli, e tutte, come Joy, sono state disperse in vari Cie: Hellen, la testimone della tentata violenza sessuale, e Florence sono state portate a Ponte Galeria; Debby a Torino; Priscilla nuovamente al Corelli. «Vogliono dividerle», commentano indignati gli antirazzisti milanesi, «e soprattutto vogliono dividere Joy da Hellen».

Fortunatamente i legali hanno potuto incontrare Joy qualche ora prima della scarcerazione dopo lunghi giorni di attesa, in quanto secondo la direzione del pentitenziario di Como la ragazza, improvvisamente, aveva revocato l'incarico agli avvocati Losco e D'Alessio - che la seguono dalla scorsa estate - per nominare due avvocati d'ufficio a lei completamente sconosciuti. Il cambio di nomina, però, non appariva in nessun registro o cancelleria di tribunale. Losco e D'Alessio hanno chiesto chiarimenti ai dirigenti del carcere comasco. Giovedì, finalmente, era stato chiarito l'equivoco - se di equivoco si trattava: Joy non aveva mai revocato l'incarico, era stato semplicemente un errore burocratico. Così ha potuto incontrare l'avvocato Losco, che ha verbalizzato il racconto sulle presunte molestie da parte dell'ispettore Addesso e che chiederà per la donna un permesso di soggiorno per motivi di giustizia. Il problema, infatti, è che Joy potrebbe subire l'espulsione in qualsiasi momento, nonostante debba affrontare il processo d'appello per la rivolta di agosto, il processo per calunnia e l'eventuale processo per violenza sessuale.

Gli antirazzisti hanno organizzato sit-in di protesta davanti ai Cie di Milano, Modena e Torino. L'eco della vicenda di Joy, che da Modena ha fatto sapere di stare bene, si è sparsa nei centri di identificazione ed espulsione e per questo alcuni migranti sono entrati in sciopero della fame a Milano, Torino e Ponte Galeria.

mercoledì 20 gennaio 2010

«La Corte europea non difende i diritti dei respinti in Libia»

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha archiviato il ricorso di 84 migranti sbarcati a Lampedusa nel 2005 e respinti in Libia. La denuncia dell'avvocato Anton Giulio Lana: «I giudici non sono entrati nel merito delle violazioni commesse. Siamo sgomenti per le rispercussioni che ci potrebbero essere in materia di violazioni dei diritti fondamentali».

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha archiviato, con una sentenza emessa oggi, il ricorso di 84 immigrati sbarcati a Lampedusa nel 2005 e successivamente espulsi verso la Libia dal governo italiano. I giudici di Strasburgo, dopo aver esaminato tutti i dati in loro possesso per quattro anni e aver dichiarato ammissibile il ricorso nel 2006, sono giunti alla conclusione che il caso doveva essere archiviato. Innanzitutto, in base ad un esame effettuato da un grafologo è risultato che molte firme sono state fatte da una stessa persona, smentendo così l’affermazione secondo cui un avvocato avrebbe raccolto tutte le firme da «persone reali ed esistenti». Inoltre, i giudici hanno rilevato che negli ultimi cinque anni è stato perso il contatto con i diretti interessati, il che ha impedito l’approfondimento della vicenda. La Corte ha quindi ritenuto che continuare a esaminare il ricorso non sia ‘giustificato’. Il pronunciamento di Strasburgo non entra mai nel merito della questione sulla legittimità o meno dei respingimenti.«In materia di immigrazione la Corte europea dei diritti dell’uomo assume una posizione tanto ambigua da sembrare venir meno al suo compito di tutelare in maniera effettiva i diritti sanciti dalla Convenzione europea per quanto riguarda i respingimenti collettivi». Lo dichiara Anton Giulio Lana, consigliere dell’Unione forense per la tutela dei diritti dell’uomo e coordinatore del gruppo di legali che ha curato il riscorso. «La Corte non è entrata nel merito delle violazioni commesse dal governo italiano – spiega Lana – ma si è limitata a prendere atto dell’interruzione dei rapporti tra i ricorrenti e i loro difensori. Quest’ultimi, infatti, hanno perso contatto con i migranti nel momento in cui sono stati respinti in Libia. La Corte ha sollevato perplessità su alcune procure, ma le motivazioni del rigetto non hanno nulla a che vedere con questo, poiché la Corte ha chiaramente indicato di non poter esaminare nel merito le violazioni denunciate dai ricorrenti per l’impossibilità di acquisire informazioni concernenti da un lato, il luogo dove in Libia tali ricorrenti sono stati inviati e, dall’altro, le condizioni di accoglimento degli stessi. Difficile capire – conclude – come sia possibile per un legale assolvere un tale compito, soprattutto in circostanze così drammatiche come quelle in cui si trovano i migranti in Libia. Paradossalmente, quindi, se le persone vengono fatte sparire in un carcere o addirittura mandate a morire di fame e sete nel deserto, come è stato documentato recentemente anche da l’Espresso, non sarebbe più possibile fare ricorso alla Corte di Strasburgo. Sorprende inoltre – conclude Lana – che per prendere atto di una tale circostanza, la Corte stessa abbia impiegato più di quattro anni. Siamo sgomenti per le ripercussioni che vi potrebbero essere in materia di violazioni dei diritti fondamentali».

fonte:CARTA

martedì 19 gennaio 2010

Bergamo, arrestati tre poliziotti perchè derubarono della merce un senegalese

In manette anche una quarta persona che aveva concordato l'appuntamento con l'immigrato. Il quale, dopo averli denunciati, è stato espulso perché irregolare.


Tre poliziotti e una quarta persona sono finiti in carcere a Bergamo con le accuse di violenza privata e peculato nei confronti di un ambulante senegalese, costretto a cedere loro la sua merce gratuitamente. E di mezzo ci è andata anche la vittima: l'immigrato era clandestino, e andando in questura a sporgere la denuncia si è autodenunciato, ricevendo così un provvedimento di espulsione.

I fatti risalgono all'inizio dello scorso dicembre. Il senegalese ha incontrato per due volte una persona che si era fatta dare della merce senza poi pagarla. La terza volta ha concordato un vero e proprio appuntamento per pagare. Ma è arrivata una volante della polizia che lo ha caricato e l'ha portato in periferia. Gli agenti gli hanno sequestrato le scarpe e i giubbotti contraffatti che aveva con sé, poi lo hanno lasciato andare. Nonostante sapesse di andare incontro all'espulsione, l'immigrato ha deciso di presentare la denuncia in questura.

E' scattata così l'indagine interna e sono stati eseguiti tre provvedimenti di custodia cautelare a carico dei due agenti della volante che hanno sequestrato la merce, un capopattuglia di 48 anni e il collega di 34 anni, in carcere con l'accusa di violenza privata e peculato. Arrestato anche un terzo poliziotto, del '68, finito ai domiciliari con l'accusa di favoreggiamento e falsità in atti: avrebbe avvalorato il rapporto della volante. La quarta persona arrestata è l'uomo che ha concordato l'appuntamento con il senegalese: è in prigione con l'accusa di peculato. "Questo è un fatto - ha commentato il questore Matteo Turillo - che ci colpisce e ci umilia". (19 gennaio 2010)

sabato 9 gennaio 2010

Educazione al razzismo a cura di MariaStella Gelmini

Gelmini: 'Tetto del 30% per gli stranieri'



Un modo per evitare le "classi ghetto"
Un tetto massimo di presenze per gli alunni stranieri del 30%. Questo prevede una nota emessa dal ministero dell'Istruzione Università e Ricerca a tutte le scuole. Questo limite dovrebbe entrare in vigore dall'anno scolastico 2010- 2011 in modo graduale sia nelle suole primarie che in quelle secondarie.

Secondo Mariastella Gelmini questo limite ha come scopo "evitare le classi ghetto con soli alunni stranieri". La nota del ministero, "Indicazioni e raccomandazioni per l'integrazione di alunni con cittadinanza non italiana" prevede anche l'assegnazione di fondi appositi per aiutare le scuole a garantire l'inserimento dei bambini stranieri nelle classi. Per evitare la concentrazione di stranieri nelle classi, verranno realizzati accordi tra le scuole, gli uffici scolastici regionali e gli enti territoriali. Il tetto del 30% otrà essere alzato in casi specifici, ossia dove gli alunni stranieri presenti sano già ampiamente integrati.
Anche il potenziamento della lingua italiana sarà uno degli strumenti che verranno adottati per il progetto d'integrazione. Per esempio l'inserimento degli alunni stranieri potrebbe essere preceduto o accompagnato da una fase precendente per imparare la nostra lingua, corsi di potenziamento anche all'interno della scuola stessa.

venerdì 8 gennaio 2010

Rosarno, immigrati in rivolta: A scatenare la rabbia degli extracomunitari il ferimento di alcuni di loro oggetto di colpi di fucile ad aria compressa


ROSARNO - Centinaia di auto distrutte, cassonetti divelti e rovesciati sull'asfalto, ringhiere di abitazioni danneggiate. E' il bilancio di un pomeriggio di guerriglia urbana a Rosarno, nella Piana di Gioia Tauro, per la protesta di alcune centinaia di extracomunitari, lavoratori dell'agricoltura, accampati in condizioni disumane in una vecchia fabbrica in disuso e in un'altra struttura abbandonata. Risale a maggio dello scorso anno l'arresto di tre imprenditori, sempre a Rosarno, per "riduzione in schiavitù" di alcuni immigrati. A dicembre del 2008, invece, un episodio simile a quello di oggi: due giovani a bordo di un'auto spararono alcuni colpi di pistola contro due ragazzi africani di ritorno dai campi. Inoltre una fabbrica abbandonata dove vivevano fu bruciata.

Anche in qual caso gli extracomunitari reagirono con una violenta protesta.
A fare scoppiare la rivolta è stato il ferimento con un'arma ad aria compressa, da parte di un gruppo di sconosciuti, di alcuni cittadini extracomunitari. I feriti - tra i quali c'è anche un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno - non destano particolari preoccupazione, ma la volontà di reagire che covava da tempo nella colonia di lavoratori ammassati nella struttura in condizioni ai limiti del sopportabile (e di altri nelle stesse condizioni a Gioia Tauro in locali dell'Ex Opera Sila) non ci ha messo molto ad esplodere.
Armati di spranghe e bastoni, gli extracomunitari in larga parte provenienti dall'Africa hanno invaso la strada statale che attraversa Rosarno mettendo a ferro e fuoco alcune delle vie principali: dalle auto - in qualche caso anche con persone a bordo - alle abitazioni, ai cassonetti dell'immondizia. A nulla è valso l'intervento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, schierati di fronte ai più agguerriti, un centinaio di persone tenute sotto stretto controllo.
In serata sono arrivati i rinforzi e si è tentata una trattativa per far rientrare la protesta. Anche la popolazione ha reagito e, in queste ore, alcuni giovani di Rosarno, circa un centinaio, stanno seguendo l'evolversi della situazione ad alcuni metri dalle forze dell'ordine. Sul posto tutti i dirigenti dei commissariati di Pubblica sicurezza e delle compagnie di carabinieri della Piana.
Tra Rosarno, l'ex fabbrica in disuso, e Gioia Tauro, sono circa 1.500 gli extracomunitari che lavorano come manodopera nell'agricoltura in condizioni al limite dell'umano!!!!!
(07 gennaio 2010)
http://www.repubblica.it/cronaca/2010/01/07/news/rosarno_immigrati_in_ri...


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Un servizio della Bbc mostra le immagini di una baraccopoli di cartone in cui vivono oltre 600 immigrati, all’interno di una fabbrica dismessa a Rosarno, in Calabria. Corrispondenti.net rilancia l’inchiesta della tv inglese e l’articolo del Sole 24 ore. La baraccopoli è abitata da lavoratori stagionali che ogni anno raggiungono il sud dell’Italia e rappresentano il sostentamento fondamentale alle economie agricole locali.
Come “premio” si trovano a vivere Un inferno sulla terra, nel quale sono entrati gli operatori di Medici Senza Frontiere. «Siamo in Italia, nel cuore dell’ Europa, in un paese sviluppato», sottolinea Saverio Bellizzi di MSF «è una situazione di grande imbarazzo». Non si sono servizi igienici e c’è una sola linea per l’acqua, che tutti utilizzano per cucinare e per lavarsi. «Secondo le Nazioni Unite in un campo sfollati ci deve essere almeno una latrina ogni venti persone. Neanche questo avviene nei luoghi che abbiamo visitato in Calabria, per una popolazione che tra l’altro rappresenta il sostentamento fondamentale alle economie agricole locali», dice Antonio Virgilio, capo missione di Medici Senza Frontiere. L’organizzazione umanitaria ha individuato una popolazione di immigrati di almeno 1500 persone distribuite nei comuni di Rosarno, San Ferdinando e Rizziconi (sempre in provincia di Reggio Calabria) che versano in condizioni spaventose.


...per inquadrare meglio la situazione:

Nella città di cartone, dove 600 immigrati vivono come animali
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/02/Citta-Cartone-...

VIDEO BBCCardboard city for Italy migrants
http://news.bbc.co.uk/2/hi/7908910.stm

VIDEO Medici Senza FrontiereViaggio a Rosarno (RC) nell'inferno degli immigrati.
http://www.youtube.com/watch?v=8dQ8m1AmY4g

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