domenica 13 dicembre 2009

PIAZZA FONTANA È TORNATA AGLI ANTIFASCISTI!


OGGI PIAZZA FONTANA È STATA SOTTRATTA A CHI COPRE GLI STRAGISTI, FORAGGIA I GRUPPI FASCISTI E XENOFOBI, ALIMENTA L’INTOLLERANZA E IL RAZZISMO!

Oggi Piazza Fontana è stata sottratta a quanti vorrebbero ridurre l’anniversario della Strage di Stato ad una vuota ricorrenza, per continuare poi a coprire mandanti ed esecutori della “strategia della tensione”, per proseguire nello sdoganamento di gruppi come la Lega Nord, Casa Pound, Forza Nuova e La Destra, per alimentare il razzismo e la xenofobia con misure contro i rom e gli immigrati.

Oggi Piazza Fontana è tornata a chi doveva avercela: agli antifascisti, ai comunisti, agli anarchici, ai lavoratori e agli studenti in lotta, ai sinceri democratici!

È stato giusto non sottostare ai tentativi delle Autorità, DIGOS e Polizia di impedire al corteo l’accesso alla Piazza. È legittimo tutto quello che è conforme agli interessi delle masse popolari, anche se non è consentito da chi “amministra la giustizia e l’ordine”!

L’importante vittoria di oggi è stata frutto del fronte antifascista e antirazzista e alimento per lo sviluppo e il rafforzamento della lotta per soffocare le prove di fascismo!

Chi oggi ha conquistato il palco riservato ai burattinai e chi oggi è in carcere o inquisito perché antifascista ha difeso e continua a difendere nell’unico vero modo possibile la memoria di quanti a Piazza Fontana sono morti per mano fascista e di quanti con il sangue hanno conquistato quei diritti che oggi siamo tornati a dover con forza difendere e rivendicare.

Oggi ci siamo ripresi la piazza. Organizziamoci, coordiniamoci, mobilitiamoci per prendere anche le redini della società: strappiamole di mano a questa casta di parassiti, padroni, razzisti, fascisti, mafiosi e alti prelati e costruiamo un governo composto dalle organizzazioni operaie e popolari, un Governo di Blocco Popolare che si muova seguendo queste direttive:

LIBERTA’ PER ALESSANDRO DELLA MALVA E TUTTI GLI ANTIFASCISTI ARRESTATI!
CHIUDERE I COVI FASCISTI!
carc

Copenaghen: 100 mila in piazza, scontri manifestanti-polizia: 600 fermi

Molte decine di migliaia di persone – 30 mila per la Polizia, più di 100 mila per gli organizzatori - hanno sfilato nel pomeriggio a Copenaghen per chiedere un accordo ambizioso e vincolante alla Conferenza sul clima in corso nella capitale danese.


Già questa mattina circa 3mila persone, la maggior parte con indosso un impermeabile azzurro, avevano formato un primo raduno a Copenaghen rispondendo all'appello degli Amici della Terra, con l'intento di formare una "marea blu" per "la giustizia climatica". Un dimostrante, travestito da Babbo Natale, avvertiva ironicamente che il surriscaldamento va fermato al più presto nell'Artico: "Il mio Rudoph (la sua renna) non ce la fa più".

E solo nel pomeriggio ben seicento sono state le persone fermate, secondo l'ultimo bilancio fornito dalla polizia, che è intervenuta in maniera massiccia e violenta per bloccare ogni velleità da parte dei manifestanti di avvicinarsi troppo ai palazzi delle istituzioni locali e internazionali.
In tantissimi, provenienti da molti paesi diversi, hanno preso parte al corteo nel primo pomeriggio nel centro della capitale danese, che fino al 18 dicembre ospita il vertice dell’ONU sul clima con la partecipazione di delegati di 193 paesi, che cercano un accordo che dovrà entrare in vigore il primo gennaio 2013. Partito dal Parlamento, il serpentone si è diretto al Bella center, dove si svolgono le trattative sul clima, ben sei chilometri a sud dal centro città.

Dopo poche centinaia di metri dalla partenza del corteo, circa 300 attivisti hanno cominciato a distruggere le vetrine lungo il percorso, colpendo anche la sede del ministero degli Esteri danese. Il gruppo di estrema sinistra "Never Trust a Cop", aveva lanciato una manifestazione "anti-capitalista" nel centro città. La maggioranza dei manifestanti, venuti in auto o in treno dalle grandi città della Germania, da Londra, Amsterdam o Milano, sono quasi tutti europei, eccetto qualche gruppo di cinesi, coreani o africani. Ieri erano state arrestate 75 persone, tre delle quali, due britannici e un francese, sono state espulse.
Nel tardo pomeriggio il corteo è comunque riuscito a raggiungere il Bella Center che è stato letteralmente assediato. E domani si torna in piazza, con varie organizzazioni ecologiste e anticapitaliste che hanno promesso che bloccheranno Copenaghen, mentre martedì l’obiettivo è invadere e bloccare il summit dell’ONU, che secondo i promotori della protesta sarebbe una inutile e ipocrita passerella di leader politici ostaggio degli interessi economici delle multinazionali e degli interessi geopolitici delle grandi potenze.

sabato 12 dicembre 2009

venerdì 11 dicembre 2009

Torino-La lunga resistenza 10-12-2009

L'esercito della repressione (la solita polizia, carabinieri,digos ecc) ha sgomberato la Ca'neira alle 6.25; alle 6.45 le forze del disordine erano anche sotto l'Ostile. Gli ostili sul tetto (Ci rimarranno 15 ore), i solidali li sotto (un centinaio) con corso vercelli bloccato, fermano l'intervento della grù e vengono caricati una prima volta; ne fa le spese una signora del quartiere uscita per comperare le sigarette: per lei manganellate sulla schiena e alle gambe (alcuni solidali la porteranno in ospedale).

19.00 Nasce una nuova Ca'neira tramite l'occupazione dell’ex Cinema Zeta vicino a piazza Moncenisio,che però viene sgomberata prima delle 20.00 con ingenti forze, dopo una resistenza sul tetto da parte di alcuni ed incatenamenti a finestre di altri; vengono portati in via Grattoni(in quattro) e rilasciati intorno alle 23.00.

20.00 circa, gli sbirri visto che l'autoscala non è ancora passata, decidono di sgomberare corso Vercelli quindi caricano una seconda volta più decisi e con i lacrimogeni, i solidali un po' resistono, poi si disperdono, ma c'è un fermo. Un po' di disordini avvengono in giro.

20.45 Dopo aver cacciato ogni sguardo indiscreto dalla zona, le forze dell'ordine iniziano una prima rappresaglia verso i mezzi dei solidali (tergicristalli strappati e perquisizione) e verso il materiale (impianto audio e minicucina allestita per l'occasione) portato via dall'Amiat, iniziano le operazioni di sgombero.

21.15 gli infami sbirri arrivano sul tetto dell'Ostile e portano via 3 dei 6 dell'ostile; poco dopo tireranno giù anche gli altri a forza. La radio parla di cassonetti in fiamme nei dintorni dell'ostile.

21.17 Gli sbirri caricano in piazza crispi ancora più pesantemente con lacrimogeni ad altezza uomo; dopo la carica al presidio il morale è ancora alto la gente affolla ancora piazza crispi e ne blocca l'incrocio; le cariche si susseguono con l'ausilio dei blindati ancora fermi, per ora, e vengono ferite ( UN braccio ingessato per una e calci in faccia per l'altro) e fermate due persone. Approfittando della carica una camionetta fugge via dalla scena portando i ragazzi dell'ostile in caserma in via Tirreno.

Alle 22.00 si scioglie il presidio ed apprendiamo che i fermati vengono scortati al Maria Vittoria in seguito alle ferite riportate dopo il pestaggio postcarica, perchè si sa, bisogna sempre scaricare l'adrenalina. Chiedetelo a Stefano Cucchi.

Solidarietà con i fermati e con tutte le occupazioni!!!!!

Processo Eternit. Vogliamo giustizia!!!!!!

TORINO 10 dicembre- Gli undici computer dei cancellieri impegnati a inserire i nominativi delle parti offese si sono spenti alle 19,30 di sera, dopo un'intera giornata di udienza: secondo una prima stima sono 2100 le persone che hanno chiesto di costituirsi parte civile nel processo Eternit. Ed è per questo che è stato definito il "processo dei record", quello dai grandi numeri. Mai prima d'ora si era svolto in Europa un procedimento penale dai numeri così imponenti: 200 mila pagine di atti raccolti dal procuratore Raffele Guariniello e dai sostituti Sara Panelli e Gianfranco Colace contro il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, 62 anni, e il nobile belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier, 88 anni accusati di disastro doloso e rimozione volontaria di cautele antinfortunistiche, e ritenuti responsabili di aver causato 2889 vittime, tra ammalati e deceduti per tumori professionali legati all'amianto.
Ed è stato anche ribattezzato "il processo del secolo" non solo per i numeri eccezionali ma anche perché si tratta di un procedimento penale a cui tutto il mondo guarda, (come testimoniano molte prime pagine dei giornali internazionali dedicate alla questione Eternit), anche per il fatto che per la prima volta sono chiamati a rispondere delle contestazioni direttamente i vertici della multinazionale che avevano gestito anche i quattro stabilimenti italiani di casale Monferrato, Rubiera, Cavagnolo e Bagnoli. "Serve una giustizia europea sulla salute e la sicurezza. Colpisce che certi paesi si facciano nel nostro paese e non in altri" ha commentato il procuratore Raffaele Guariniello.

Oltre duemila persone, tra spettatori e parenti delle vittime, sono arrivati a Torino alle prime luci dell'alba per assistere alla prima udienza del dibattimento. Sono arrivati a bordo di pullman, dall'Italia e da tutta Europa, ognuno con la propria storia di dolore e malattia. In maniera composta hanno atteso il proprio turno per entrare nel palagiustizia, eccezionalmente predisposto ad accoglierli in tre diverse maxiaule.
C'erano i minatori francesi giunti dalla Borgogna con il casco in testa e un k-way arancione, c'erano rappresentanti dell'associazione elvetica vittime dell'amianto (con uno striscione "signor Schmidheiny l'attendiamo anche in Svizzera), gli italiani con la bandiera tricolore sulle spalle e l'adesivo giallo "Eternit: giustizia!" attaccato sul petto.
In mattinata si è svolto anche un corteo in ricordo dei 7 operai bruciati vivi, 2 anni fa, alla Thyssenkrupp.

A rappresentare le parti civili ci sarà un collegio legale internazionale: è la prima volta che accade in Europa in una causa per danni ambientali. Lo scopo è quello di dimostrare, attraverso le informazioni e i documenti a disposizione di ogni legale nel proprio paese, che la politica sulla sicurezza e sulla salute dell’Eternit apparteneva ad un’unica regia. Questo il filo conduttore seguito dal pool di Guariniello a partire dal 2004, dopo la scoperta del legame tra la morte di un operaio residente in provincia di Torino, ad Orbassano, ma per anni impegnato a lavorare l’amianto in uno stabilimento Eternit in Svizzera. La ricerca e il monitoraggio di chi si è ammalato o è morto per essere stato a contatto dell’amianto. Sul posto di lavoro, ma non solo perché la polvere ha raggiunto spesso anche chi non era dipendente Eternit. Basti pensare che per il solo inquinamento relativo a Casale Monferrato il ministero dell’Ambiente, che ha individuato l’area interessata direttamente dall’inquinamento di amianto, ha dovuto perimetrare 738,95 chilometri quadrati ricadenti nei territori di ben 48 comuni. Si tratta di territori interessati non solo dalla massiccia presenza di materiali in eternit, ma anche dalla diffusione degli scarichi della sua lavorazione.
Una storia senza fine. C’è chi continua ad ammalarsi di mesotelioma o di asbestosi. C’è chi continua a morire. Tant’è vero che quello di stamani non sarà l’unico processo contro la multinazionale Eternit. In questi stessi giorni, infatti, proseguono le indagini preliminari di quello che può essere definito il caso Eternit bis: riguarda le vittime dopo il febbraio 2008. Quelle accertate sono già 427: 257 morti, 170 malati. Ma è molto probabile che l’udienza preliminare dell’Eternit bis non si svolga prima che il dibattimento attuale sia a buon punto. La corte sarà presieduta dal giudice Giuseppe Casalbore e dai giudici a latere Fabrizia Pironti e Alessandro Santangelo. Tra le parti civili anche vari enti pubblici (come le Regioni Piemonte, Emilia e Campania), comitati e onlus di ogni parte d’Italia e sindacati.

La prossima udienza è prevista per il 25 gennaio e sarà ancora dedicata alle questioni preliminari.

Operai occupano comune Cosenza, bruciato albero natale!

Un centinaio di operai della società Valle Crati di Cosenza hanno occupato questa mattina Palazzo dei Bruzi, sede del Comune, pretendendo gli stipendi non erogati da mesi. La società di cui erano dipendenti, che si occupava della raccolta dei rifiuti, è andata in fallimento, è in corso la fase di liquidazione. L'insopportabile impasse si sussegue da tempo, l'ultimo stipendio ricevuto dagli operai è quello di giugno


Una delegazione di operai si è poi recata in Prefettura, mentre gli altri mantenevano l'occupazione del municipio di Cosenza. Gli operai della Valle Crati hanno tenuto occupato tutto il primo piano mentre gli operai della Multiservizi si sono incatenati ed hanno bloccato l'ingresso secondario. Gli operai in occupazione hanno buttato giù dal balcone tutte i suppellettili e l'albero di Natale, che era stato appena addobato, bruciando poi tutto nella piazza antistante. La situazione resta gravissima: 5 mesi senza stipendio per gli oltre 340 operai con scadenze impellenti di mutui e spese di prima necessità per le famiglie.

Nel pomeriggio poi gli operai della Valle Crati hanno bloccato la strada antistante Palazzo dei Bruzi, all'incrocio con corso Mazzini (l'arteria principale della città), mandando in tilt la viabilità cittadina.

Il dossier contro Casa Pound in Procura: una risata li seppellirà

Il primo dicembre l’ex convento occupato da Casa Pound a Materdei è stato sgomberato.
Il “sogno” generazionale del portavoce Savuto e della presidentessa figlia dell’ ex Senatore Florino (ex senatore, ex mazziere, ex amico del clan Misso etc etc) è sfumato.
L’HMO non c’è più, ma loro non mollano, boia!
Il comitato elettorale per La Destra e il PDL a Materdei, minacciano i loro animatori, in una maniera o nell’altra riaprirà: lo annunciano scrivendolo sui muri del convento (“torniamo subito”), lo ribadiscono l’8 dicembre aggredendo un altro ragazzo nella metropolitana, in attesa che gli venga assegnata una sede per le loro “meritorie” iniziative sociali e culturali.
A loro fianco in questo triste momento, gli amici di sempre: Schifone, che ha presenziato all’inaugurazione di HMO e, due giorni dopo, al suo sgombero, La Boccetta, il consigliere comunale Andrea Santoro, il consigliere municipale Barbato.
Ma soprattutto il potente apparato mediatico della destra campana: il quotidiano di Bocchino “Il Roma” e la televisione locale Televomero, da sempre vicina ad An, di proprietà di un membro dei Lyons Napoli (quando l’informazione incontra lo sgravo fiscale… ehm, la beneficienza!).
Tanto sulle pagine de “Il Roma”, quanto durante la trasmissione di TeleVomero “SOS città”, i giornalisti e gli esponenti della destra campana hanno dato fondo a tutto il loro repertorio: i cattivoni studenti-noglobal-post brigatisti, che hanno infranto il sogno dell’ “avamposto della cultura” di Casa Pound, avrebbero confezionato una vera e propria “schedatura” dei politici locali napoletani della destra.
La penna brillante e coraggiosa di Claudio Silvestri de “il Roma”, definisce “inquietante” il nostro lavoro, soprattutto perché “cercherebbe” collegamenti tra la destra neo e post fascista con la camorra.
A Schifone (lanciatore di bombe carta nelle piazze gremite di studenti), all’ “on.” Diodato (quello di "pianura ai pianuresi"), a papà Florino (solo nello scorso febbraio davanti ai magistrati per parlare della sua amicizia con il camorrista Misso), non ha fatto piacere che sia stato ricordato il loro passato e il loro presente di fascisti. Ne eravamo sicuri.
Rivendicando evidentemente un inaccettabile diritto all’oblio, hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica e annunciato su “Il Roma” che DIGOS e antiterrorismo si stanno occupando del nostro lavoro di controinformazione.
Tant’è: siamo sicuri che le testate giornalistiche da noi citate Il Mattino, L’Espresso, La Repubblica etc) per ricostruire il “cursus honorum” dei fascisti in doppio petto della nostra città abbiano dei team di avvocati di prim’ordine!
D’altra parte siamo sicuri anche che il consigliere Barbato, che durante la trasmissione televisiva di Televomero ci ha indicati come possibili “esecutori materiali di omicidi mirati”, sia a conoscenza del fatto che non è nostra pratica quella di presentare esposti in Procura, anche quando veniamo fatti oggetto di isteriche quanto deliranti accuse …
Il consigliere Santoro continua autisticamente a rilanciare sul suo Facebook le stesse accuse e la stessa domanda: “Al di là di gravi falsità ed offese contenute sul dossier, quello che è preoccupante è la modalità con cui alcuni estremisti di sinistra hanno elaborato le ben 68 pagine del documento, con il chiaro intento di segnalare me ed altri colleghi come i nemici da abbattere, un po' come avveniva negli anni di piombo”. “A cosa serve quel dossier? Quale scopo vogliono raggiungere gli artefici di questo gesto?”, si chiede il consigliere…
Lo dovrebbe sapere: il nostro scopo è quello di parlare alla città, agli studenti, ai lavoratori di cosa è il fascismo oggi, e di cosa è stato ieri.
Sappiamo che la ricerca e la cultura non rientrano nel loro ordine di idee, ma per farlo abbiamo solo sfogliato qualche libro, visitato qualche emeroteca (quel luogo dove si conservano i giornali…), e usato google, sottraendo qualche ora allo studio ed al lavoro.
E diversamente da Giuliana Covella – la giornalista compiacente di cui abbiamo già scritto qui -, che guarda un po’ è “amica” su Facebook del consigliere Santoro e che gli ha subito espresso apprezzamento per il comunicato, lo abbiamo fatto rispondendo solo alle nostre coscienze, a nessun editore-padrone.
Ci sembra quasi pleonastico ribadire che ad essere schedati siamo noi, dalla questura, insieme a tanti altri compagni che quotidianamente – lo testimoniano le perquisizioni che abbiamo subito e le denunce accumulate negli scorsi anni per “volantinaggi e manifestazioni non autorizzate”- pagano il prezzo di un impegno per il recupero della memoria storica e per la trasformazione del reale.
A loro vanno invece le poltrone, e la gestione del territorio e dello Stato, che utilizzano per distruggere sistematicamente quei diritti conquistati nei decenni scorsi dalle piazze gremite di studenti e di lavoratori, quelle stesse piazze nelle quali Schifone lanciava bombe carta… E poi beccano soldi, tanti soldi: basterebbe solo citare quelli che l’editoria made in PDL rastrella dallo Stato nella sola Campania!
Nel 2007 “L’Indipendente” di Bocchino ha ricevuto 2.406.579,59€ “Il Denaro” 2.459.799,42€ e “il Roma” 2.530.638,81€ (l’organo di stampa ufficiale di AN, il Secolo d’Italia 2.959.948,01€ e 3.098.741,40€ nel 2006). (cfr http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2007/stampa.html)
Di fronte a tanti milioni di euro, fa quasi sorridere pensare che il nostro dossier – costo di stampa ben un euro e cinquanta - abbia dato così fastidio.
Quando lo abbiamo visto brandire al Consigliere Barbato – al quale comunque consigliamo un ripasso della grammatica italiana, viste le sue illuminanti perle "le immagini che stanno TRASCORRENDO sullo schermo” e "i ragazzi che voi TARGATE come i peggiori del mondo" – abbiamo avuto la conferma che stiamo lavorando nella direzione giusta.
Abbiamo sorriso, ascoltando il consigliere Santoro arrampicarsi sugli specchi quando sosteneva che “il concetto di occupazione non si può applicare all'HMO poiché dentro c'era già un contadino, e loro non si sono chiusi dentro”!
O quando ha difeso e “ringraziato” i ragazzi di casa Pound che “non volevano impossessarsi militarmente del quartiere”: magari glielo dovrebbe spiegare meglio, Santoro, ai suoi ragazzi, che brandire mazze tricolore alle 2 del pomeriggio al grido di “il quartiere è nostro” e provocare un versamento di sangue ai polmoni ad un ragazzo di 19 anni, di militaresco sa parecchio!
Siamo sicuri che gli squadristi di Casa Pound possono sentirsi soddisfatti della difesa a spada tratta operata da Santoro e Barbato in tv, dalle dichiarazioni di Schifone, dagli articoli de Il Roma e della repressione delle forze dell’ordine nei confronti del movimento antifascista.
Legami familiari, amicizie e contiguità politiche da rinsaldare.
Del resto le elezioni sono vicine e ne vedremo ancora delle belle.
Gli unici a non essere rappresentati eravamo noi, il movimento antifascista, le migliaia di persone che in questi mesi hanno fatto in modo che Casa Pound non si insediasse nella nostra città, gli abitanti di Materdei, le vittime delle loro aggressioni e le vittime (i lavoratori, gli immigrati, gli studenti) delle politiche razziste e classiste dei loro amici in doppiopetto.
Ma non ce ne rammarichiamo.
Anzi.
A tal proposito, un particolare pensiero va al consigliere della II Municipalità del PRC Moresco, presente durante il dibattito a Televomero (ma totalmente assente nelle lotte!) che ci ha nuovamente dimostrato le miserie della sinistra ex-parlamentare: ha infatti dichiarato di "apprezzare l'intervento di Barbato" (che aveva appena finito di accusarci di essere possibili esecutori materiali di fantomatici omicidi politici), e che "laddove vi siano schedature,laddove vi sia un illecito, la solidarietà va a chiunque si senta colpito", aggiungendo che “occupare è sempre sbagliato” e che “a volte i lupi incontrano altri lupi” (versione zoofila della tesi degli opposti estremismi??)
Last but not least, il giovane rampollo del PD napoletano, il consigliere Nicodemo: anche lui solidale con Santoro, al punto da rinnovare l’invito per una leale collaborazione bipartisan (ora che hanno firmato insieme per l’estradizione di Cesare Battisti) e per il quale si fa “garante personalmente”.
Ma garante di cosa? Della sua “non-violenza” (lo speriamo visto che con noi è abbastanza incazzato…).
Eccoli, sono tutti nudi i “Re” delle nostri istituzioni locali: pronti a spalleggiarsi all’occorrenza in maniera trasversale.
Se non avessimo coscienza di quanto la loro azione politica concorre a rendere peggiori le nostre condizioni di vita e più triste e vigliacco il nostro paese, potrebbero farci quasi pena nel loro affannoso tentativo di nascondere la realtà delle cose.
Alla “campagna d’odio” abbiamo già risposto il 7 dicembre , con un’iniziativa all’università (dibattito e teatro), e risponderemo ancora sabato 12 scendendo in piazza per ricordare la strage impunita di Piazza Fontana e portare più avanti la lotta antifascista.
( CAU)

giovedì 10 dicembre 2009

Comunicato Da Atene

URGENT COMMUNIQUE FROM ATHENS ANARCHISTS... 9-12-09
ecent days have been seen incredible JUNTA orgies in greece

after the 6-12-09 and the mass arrests of comrades ,never ever happened altogether in such a short space of time .
it seems that the crash which happened here and they are hiddinglike the INDOMITABLE december,has the power to activate an emergency plan , a new PLASTER CAST, repeating the pronouncement of the JUNTA in 1967
these momnets are historical.we are witnessing for the first time since 1967 an attempt to impose a fascist police coup.


I giorni recenti hanno visto un'incredibile Violenta repressione in grecia dopo il 6/12/29 e arresti di massa di compagni. Come non era mia successo in un tempo così breve.

i fatti avvenuti hanno il potere di attivare un piano di emergenza, un nuovo PLASTER CAST, ripetendo il pronunciamento della giunta del 1967.
è un momento storico.
noi stiamo testimoni per la prima volta dal 1967 di un tentativo di colpo di stato fascista-militare.

THIS IS NOT TIME TO BE SILENT ..THIS IS NOT TIME TO RELAX..
EVERYBODY TO THE STREETS ALL AROUND THE WORLD - SQUATS EVERYWHERE
THE REGIME IS GOING WAY OF 1967
WAKE UP.. INTERNATIONAL SOLIDARITY NOW

Processo ETERNIT, operai entrano in tribunale !

Torino: causa all'amianto. Il pubblico entra in tribunale

10 DICEMBRE 2009 SI AVVIA IL PROCESSO ETERNIT : Si avvia il processo contro l'amianto: 2000 morti per malattie connesse alle lavorazioni dell'isolante. Molto pubblico si affolla in aula: alcuni avvolti nel tricolore.
Parte oggi il processo a Torino contro due ex-alti dirigenti della società Eternit Spa per i danni prodotti alla salute degli operai nelle lavorazioni di amianto, ritenute responsabili della morte di quasi 3.000 persone in quattro stabilimenti italiani.

Lo svizzero Stephan Ernest Schmidheiny, 61 anni, e il belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier De Marchienne, 87 anni, che ricoprivano incarici ai vertici della società, sono imputati per omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e disastro colposo.
I morti per i quali è stata aperta l'inchiesta erano dipendenti della Eternit o residenti delle zone in cui sorgevano i quattro stabilimenti di Casale Monferrato e Cavagnolo in Piemonte, Rubiera in Emilia e Bagnoli in Campania.
Le cause di morte sono mesoteliomi pleurici, asbestosi e tumori polmonari insorti a causa della polvere di amianto respirata da operai e residenti nei dintorni delle fabbriche.
Legambiente ha annunciato lo scorso aprile l'intenzione di costituirsi parte civile, insieme ad ammalati, alle famiglie dei morti e, fra gli altri enti, alla Regione Piemonte.
Nonostante siano in corso operazioni di bonifica del territorio, l'amianto, largamente usato come materiale di coibentazione nell'edilizia, si può ritrovare ancora oggi in molti edifici privati e in alcune strutture pubbliche.
VIDEO: http://www.rainews24.it/it/video.php?id=17582
ALTRO VIDEO: http://www.youtube.com/user/MarcoPatruno#p/a/u/0/9ahzy4JqnxA

mercoledì 9 dicembre 2009

Perché “NO” alle elezioni farsa in Honduras

Adolfo Perez Esquivel – Manifesto del 2/12/2009
La comunità internazionale, i governi e i popoli latino-americani non possono avallare le elezioni immorali e illegittime che hanno avuto luogo domenica in Honduras.
Il governo degli Stati Uniti è complice e gestore del colpo di Stato; un colpo di stato attuato per sottomettere il popolo e imporre politiche di dominio e razzìa nella regione. Il chiaro appoggio di Obama alla convocazione delle elezioni volute dalla dittatura è il tentativo di giustificare l’ingiustificabile e di ignorare la sovranità di un intero popolo e del Presidente Manuel Zelaya, da ormai due mesi praticamente prigioniero nell’ambasciata brasiliana e vittima della permanente aggressione da parte dei golpisti. Un tentativo che danneggia profondamente le democrazie di tutto il continente e la speranza che gli Stati Uniti possano costruire rapporti di reciproco rispetto con i loro vicini, tornando invece a ribadire che altri paesi, - i cui requisiti non corrispondono agli interessi degli USA – possono ritrovarsi in una situazione simile.
Non posso tralasciare la penosa subalternità del Presidente del Costa Rica, Oscar Arias, ai disegni del dipartimento di stato USA. Appoggiare i golpisti nella convocazione di elezioni illegittime e tacere sulle violazioni dei diritti umani di cui è vittima il popolo Honduregno, non può mai condurre alla pace.
Domenica in Honduras sono stati arrestati il nostro compagno Gustavo Cabrera, Coordinatore generale del Servizio di Pace e Giustizia in America Latina, e il pastore mennonita Cesar Càrcamo, membri di una missione internazionale di osservatori. Sebbene già liberati entrambi, la loro detenzione dimostra che la dittatura Honduregna cerca di impedire che il mondo conosca la verità su ciò che accade nel paese, occultando le gravi violazioni dei diritti umani e in particolare il clima repressivo in cui si sono svolte le elezioni.
Con questa farsa elettorale si cerca di occultare i veri motivi del golpe in Honduras, cioè: mantenere i popoli nella miseria e nella oppressione per continuare a garantire l’arricchimento di pochi, cercare in ogni modo di fermare l’aumento del salario minimo e garantire maggiori guadagni alle maquilas, riaprire il paese alle concessioni minerarie e forestali; espandere le privatizzazioni e i profitti del libero mercato per le multinazionali degli USA e dell’Europa; stoppare accordi solidali con i paesi latino americani; annullare l’entrata dell’Honduras nell’ALBA; affondare e soggiogare il paese agli interessi economici, politici e militari degli USA.
Torno a dire che il colpo di stato in Honduras è contro i popoli di tutta la regione latino-americana.
Imporre elezioni senza aver ripristinato l’ordine costituzionale esenza aver reinsediato il legittimo governo del Presidente Manuel Zelaya è un’operazione che non si poteva fare senza l’approvazione e la complicità del dipartimento di stato USA, del Pentagono e della CIA. Oltre alla imposizione dei grandi progetti infrastrutturali che mirano al saccheggio come: il Plan Puebla-Panama in Centramerica e l’ IIRSA (Integrazione dellInfrastruttura Regionale Sudamericana ) qui nell’America meridionale, la rimilitarizzazione del continente con 7 nuove basi militari USA in Colombia ( e le altre 3 proposte a Panama e al Perù) la presenza militare USA nella triplice frontiera Paraguay- Brasile-Argentina, la IV flotta che incrocia i mari del Sud; il golpe in Honduras conferma che i meccanismi di dominio sono sempre in funzione. Non sono finiti con la fine delle dittature militari imposte al continente attraverso la dottrina della Sicurezza Nazionale, a enormi prezzi in vite umane, con migliaia di morti, torturati, arrestati, desaparecidos e la distruzione della capacità produttiva dei popoli e anche con il salasso neo-liberista (originato dalla concessione di prestiti illegittimi), i conseguenti aggiustamenti strutturali, le privatizzazioni e la deregulation.
I grandi media, veri monopoli al servizio degli interessi di dominio, lanciano campagne nazionali e internazionali contro i governi che hanno progetti propri e cercano l’indipendenza e la sovranità dei loro popoli. Se il loro “bombardamento” culturale e i golpe di mercato non bastano, subentrano l’aggressione e i tentativi di colpo di stato da parte della CIA. E del dipartimento di stato USA, come in Venezuela e in Bolivia, o l’attacco contro l’Ecuador per mano della Colombia.
E’ chiaro tuttavia che la strada scelta dai golpisti non può andare lontano. Il popolo Honduregno è risoluto nel difendere la sua libertà e i suoi diritti; dopo 154 giorni di resistenza non violenta nelle strade e nei dipartimenti di tutto il paese, domenica si è chiuso in casa dando una degna inequivocabile risposta alla fraudolenta chiamata alle urne. Sono molti i governi del continente e del mondo intero che si sono rifiutati di riconoscere il governo golpista e le sue elezioni.
Chiediamo a tutti i governi dell’America Latina, alle Organizzazioni Internazionali, come l’Organizzazione degli Stati Americani e l ‘ONU, all’ Unione Europea e all’ Europarlamento, di respingere il tentativo di edulcorare il colpo di stato. Bisogna insistere sul ripristino dell’ordine costituzionale e sul re insediamento del Presidente Zelaya, e nel frattempo sul congelamento di qualsiasi forma di appoggio, finanziario, commerciale o militare, ai golpisti.
Ci appelliamo alle organizzazioni per i Diritti Umani, ai movimenti sociali, culturali e religiosi, affinché siano solidali e si muovano in difesa dello stato di diritto e della sovranità del popolo Honduregno, rifiutando ogni genere di complicità che possa imbastardire l’esercizio della democrazia.
La pace è il frutto della Giustizia, non c’è altra strada possibile. Per questo è necessario anche dare ascolto alla voce del popolo Honduregno che continua a chiedere un’assemblea costituente per rifondare il paese su basi della uguaglianza e dell’inclusione.

Solo così sarà possibile governare.

(traduzione Valentina Manacorda)

martedì 8 dicembre 2009

Aggiornamenti dalla Grecia in lotta!!!


ATENE - Decine di feriti e contusi, soprattutto tra gli agenti, e trecentocinquanta fermi ad Atene, Salonicco, Patrasso, Rodi, Creta e Ioannina, sono il bilancio degli scontri ieri con la polizia per la commemorazione dell'uccisione dello studente Alexandros Grigoropoulos. La stampa pur rilevando che ''le cause dell'insurrezione del dicembre 2008 non sono state rimosse'', appare tuttavia concorde nel ritenere che gli incidenti sono meno gravi di quanto si poteva temere. Nella capitale, dove le scaramucce con la polizia sono continuate fino alle prime ore di stamane, 20 persone, tra cui 16 agenti, sono rimaste ferite per lo piu' in maniera non grave, i fermati sono 180 gli arrestati alcune decine e il grande dispositivo poliziesco di 12.000 uomini rimane in piedi in vista della nuova marcia di oggi.
 A Salonicco stamane attacchi incendiari contro auto e cassoni delle immondizie. Secondo la stampa di regime sarebbe stato ferito anche il rettore dell'Universita' di Atene, Christos Kittas, ma gli anarchici denunciano un montatura. Il partito di estrema sinistra Syriza ha accusato il ministro dell'ordine pubblico Michalis Chrisochoidis di ''militarizzazione del conflitto'' per l'uso eccessivo della forza da parte della polizia ed ha chiesto l'intervento del premier Giorgio Papandreou.
Oggi di nuovo in piazza a mezza giornata studenti, insegnanti e comuni cittadini, mentre alcuni sindacati hanno dichiarato una sospensione di tre ore dal lavoro per consentire a tutti di prender parte alla manifestazione. Oggi saranno anche processati per direttissima i cinque anarchici italiani, quattro uomini e una donna, fermati sabato ad Atene e accusati di violenza contro pubblico ufficiale e di aver partecipato alla distruzione di auto della polizia.

AGGRESSIONE RETTORE, ANARCHICI DENUNCIANO MONTATURA - La magistratura greca ha aperto un'inchiesta sull'aggressione, ieri, contro il rettore dell'Universita' di Atene, ma gli anarchici, accusati del fatto, denunciano una ''montatura''. Il rettore, Christos Kittas, 64 anni, docente di istologia ed embriologia, era stato ricoverato ieri nel reparto intensivo dell'Ospedale Ippocrate di Atene, secondo le informazioni ufficiali e dei media, dopo aver subito una commozione cerebrale non grave, in seguito a colpi infertigli sulla testa da alcuni facinorosi che volevano occupare il rettorato. In seguito all'aggressione Kittas avrebbe peraltro subito un attacco cardiaco. Dopo alcune ore durante le quali era stata espressa ''preoccupazione'' per le sue condizioni, le notizie avevano indicato invece che queste erano ormai buone. Il suo e' stato segnalato dai media come il piu' emblematico e grave dei ferimenti durante gli incidenti di ieri per l'anniversario dell'uccisione del giovane Alexandros Grigoropoulos il 6 dicembre 2008. ''Il rettore non si e' fatto niente'' scrivono sul sito Indymedia gli anarchici mostrando una foto in cui si vede il docente che abbandona l'ateneo con le proprie gambe, telefonino in mano, sostenuto da due persone ma senza abrasioni visibili sulla testa e con solo un'espressione di pena sul volto. ''E questo sarebbe quello che i media chiamano un tentativo di assassinio del rettore!'' scrivono gli anarchici denunciando le ''manipolazioni'' le ''montature'' contro il movimento.
I mass media greci continuano a roportare menzogne su questo e cercano di trovare una scusa per far entrare la polizia nelle universitá.

Non ci sono servizi dei media sulla donna investita!
Centinaia di poliziotti in borghese si nascondono negli androni delle case di atene per spaventare la gente.

Ancora aggressioni fasciste a Materdei

I neofascisti non si smentiscono! Oggi circa in 30 (convocazione regionale dopo lo sgombero) hanno tentato un presidio alla piazza della metropolitana di Materdei. Risultato: un ragazzo del quartiere, F.T., è stato aggredito sulle scale della metropolitana, spintonato e preso a schiaffi e pugni da 4-5 persone. La sua colpa? Probabilmente quella di portare i dreads e di essere perciò "sospettabile di sinistra" o comunque "diverso". Un altro ragazzo per simili motivi è stato inseguito sempre sotto la metro e salvato dall'intervento della guardia giurata (che può testimoniare l'accaduto). Alla fine la stazione della metropolitana era piena di gente (anche anziana) che si era intimidita e non voleva uscire!


Sarebbe interessante sapere perchè anche uomini vicini a Luciano Schifone accompagnavano questa esibizione squadrista. Ma non aveva detto, tramite Fini, che il "Fascismo è un male assoluto"??!

Comunque a partire da domani e nei prossimi giorni, insieme ai comitati di quartiere, torneremo a volantinare nelle strade di Materdei per richiedere interventi e servizi pubblici negli spazi abbandonati e spazi per le associazioni giovanili di quartiere. Contro ogni razzismo, contro ogni fascismo!


Rete napoletana contro il neofascismo, il razzismo e il sessismo

lunedì 7 dicembre 2009

Piacenza antifascista in piazza per dire no alle intimidazioni

Nando Mainardi* Roberto Montanari**


Sabato 28 novembre a Piacenza un migliaio di persone ha sfilato per le vie del centro per manifestare il proprio sdegno e la propria incazzatura antifascista: qualche giorno fa un noto fascista della città ha accoltellato due ragazzi che avevano l'unica colpa, insieme a tanti altri, di stazionare davanti all'ingresso della Cooperativa Infrangibile, storico luogo della sinistra piacentina. Manuel Foletti, l'autore dei tentati omicidi, è stato arrestato poche ore dopo mentre i due ragazzi, fortunatamente, non hanno riportato ferite gravi. Dopo poche ore è stata convocata, presso i locali della Cooperativa, un'assemblea per decidere il da farsi. In questi anni, a Piacenza, c'è stata una vera e propria escalation nazifascista: si è cominciato con le scritte e gli atti vandalici (spesso e volentieri anche alla sede provinciale del Prc, che si trova nella stessa palazzina della Cooperativa Infrangibile), per poi passare alle aggressioni e alle botte e approdare alle coltellate. Avere vent'anni oggi a Piacenza e frequentare gli spazi e i luoghi della socialità di sinistra significa esporsi e rischiare. Si è deciso di organizzare in pochi giorni una manifestazione antifascista per dire basta alla violenza e alle intimidazioni.

Sabato 28 si è rivista la "sinistra diffusa" piacentina: tante facce e tante storie che, in questi anni, hanno intrecciato la propria militanza e la propria passione per poi, in alcuni casi, separarsi e allontanarsi. Ma sarebbe sbagliato leggere quel corteo con le lenti della politica "tradizionale". E anche una cosa immediata e facile, come una manifestazione in risposta all'ennesimo atto fascista, diventa in questa fase complessa e non scontata. Nelle riunioni e nei corridoi della sinistra istituzionale e moderata è cresciuta la richiesta di togliere la parola "antifascista" dai contenuti della manifestazione, perché l'aggressione sarebbe stata, secondo lorsignori, un atto violento generico e apolitico. La proposta non passa, ma la dice lunga sulla sconnessione tra il Pd - malgrado la "cura" Bersani - e i luoghi dell'opposizione sociale. Il sindaco di Piacenza Roberto Reggi si è presentato alla manifestazione e ci ha chiesto di riporre le nostre bandiere rosse perché, a suo dire, davano un colore politico all'evento. Udita la nostra risposta, il sindaco ha girato i tacchi e se n'è andato. Degno di maggior attenzione e riflessione l'atteggiamento di una parte dei manifestanti che, a sua volta, chiedeva che le forze politiche fossero visibili il meno possibile e che prendeva le distanze - così dicevano - da "ogni strumentalizzazione". Come pure l'insofferenza di alcuni settori del corteo verso gli slogan e i cori che evocavano una risposta violenta alla violenza fascista. Insomma: la frantumazione e le distanze attraversavano anche la manifestazione piacentina di sabato. Ma intanto eravamo in tanti.

Ora sta a tutti quelli che c'erano lavorare per la maturazione di un movimento antifascista ampio, accogliente e diffuso. E sta a noi di Rifondazione Comunista provare a capire qualcosa di più delle diversità presenti in quel corteo, perché la ricostruzione di un nesso con i movimenti e con i conflitti passa anche attraverso di qui.


12 DICEMBRE 1969 PER NON DIMENTICARE


Il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano,alle 16:37, una bomba esplose nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana, provocando la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto.

Una seconda bomba fu rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala, furono fatti i rilievi previsti, e successivamente fu fatta brillare distruggendo in tal modo elementi probatori di possibile importanza per risalire all'origine dell'esplosivo e a chi avesse preparato gli ordigni. Una terza bomba esplose a Roma alle 16:55 dello stesso giorno nel passaggio sotterraneo che collegava l'entrata di via Veneto con quella di via di San Basilio della Banca Nazionale del Lavoro, facendo tredici feriti. Altre due bombe esplosero a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all'Altare della Patria e l'altra all'ingresso del museo del Risorgimento, in piazza Venezia, facendo quattro feriti.

Si contarono dunque cinque attentati terroristici nel pomeriggio dello stesso giorno, concentrati, tra il primo e l'ultimo, in un lasso di tempo di soli 53 minuti, a colpire contemporaneamente le due maggiori città d'Italia, Roma e Milano

Le bombe del 12 dicembre 1969 sono il momento culminante di una serie di attentati che accaddero in quello stesso anno. Questi attentati facevano parte dello stesso disegno politico (la "strategia della tensione") che per gli obiettivi colpiti e gli elementi emersi, era un disegno attuato dallo Stato stesso, volto ad influire sul sistema politico democratico, rendendo instabile la democrazia.

La strategia della tensione avrebbe agito tramite l'infiltrazione di gruppi eversivi fascisti e dei servizi segreti, di modo da spingerli a compiere azioni tali da creare allarme e terrore nell'opinione pubblica. In questo modo si sarebbero giustificate reazioni estreme come l'instaurazione di uno stato di polizia, o si sarebbe destabilizzata la posizione dell'Italia nelle sue alleanze.

Sono passati 40 anni dalla strage e ancora i familiari delle vittime non hanno avuto giustizia,anzi il 3 maggio 2005 - l'ennesimo processo, il settimo, sulla strage si chiude in Cassazione con la conferma delle assoluzioni degli imputati Delfo Zorzi(inquisito anche per la strage di Bologna del 2 agosto 1980 e che oggi se la gode allegramente in Giappone!!!), Carlo Maria Maggi, Giancarlo Rognoni e l'obbligo, da parte dei parenti delle vittime, del pagamento delle spese processuali.

In occasione del 40° anniversario dalla strage, riteniamo che sia nostro dovere in quanto giovani, ma soprattutto in quanto amanti della democrazia, ricordare quello che fu uno dei giorni più neri della nostra storia repubblicana,al fine di ridare giustizia a quanti per troppo tempo sono stati vittime di un’ingiusta repressione da parte dello Stato e a quanti hanno pagato con la vita il loro lottare in difesa di quei principi che sono alla base di ogni ordinamento che si definisce democratico.

La strage di Piazza Fontana si college a tutta quella serie di avvenimenti drammatici, stragi e morti “strane” che partendo da Pinelli, Valpreda, passando per i c.d. anarchici della baracca, fino ad arrivare a Carlo Giuliani, Federico Aldrovani, Mastogiovanni e Stefano Cucchi vedono come costante comportamentale: da una parte l’impunità dello Stato verso gli artefici delle stragi e dall’altra una continua e barbara repressione nei confronti di quanti si sono battuti per la VERITA’ e per RIDARE GIUSTIZIA a coloro che sono restati vittime di un disegno eversivo in cui nella maggior parte dei casi il primo indagato è lo stato stesso.

Ma d'altronde come diceva Pasolini: "io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi” ;
e al seguito Sciascia: “nessuna verità si saprà mai riguardo ai fatti delittuosi che abbiano, anche minimamente, attinenza con la gestione del potere. Perché lo stato non può processare se stesso”.

Oggi giorno il ricordo di questi tragici fatti assume un’importanza ancor più grande,in quanto da troppo tempo assistiamo al riemergere di fenomeni e comportamenti che fino a qualche anno fa consideravamo definitivamente superati:ronde, xenofobia, intolleranza, omofobia, discriminazioni su base etnica e religiosa, indifferenza alle limitazioni della libertà di espressione, riduzione del conflitto ad attività illecita, negazione dei diritti e dell’autorganizzazione sociale.

Siamo seriamente preoccupati del diffondersi di questi disvalori nei territori, nei quartieri, fra la gente, e soprattutto fra le giovani generazioni.

Siamo seriamente preoccupati per gli atti di repressione e di intimidazione che si registrano nei confronti di quei movimenti che si battono per i più elementari diritti di un cittadino come quello al lavoro e che vengono ingiustamente criminalizzati, come successo rispetto al movimento dei corsisi salernitani.

Questa tendenza rappresenta un pericolo che sta consolidando nuove forme più o meno palesi o organizzate di culture e pratiche fasciste.

Non possiamo accettare che la memoria di quanti si sono battuti per la democrazia e per liberare l’Italia dai nazi-fascisti durante la 2° Guerra mondiale possa essere barbaramente violata da persone indegne, come avvenuto il 25 aprile 2007 a Cava dei Tirreni, quando furono messi dei manichini impiccati inneggianti alla morte dei partigiani sotto il comune e per cui saranno chiamati a processo il 17 marzo 4 giovani appartenenti a Forza Nuova e Casa Pound.

Non possiamo accettare che si muoia in carcere a causa delle percosse subite dagli agenti o che si viva in condizioni al limite dell’umano come succede nella maggior parte delle carceri italiane.

Non possiamo accettare che venga dimenticata la nostra storia, in quanto un paese senza memoria è un paese senza futuro!!!

Riteniamo fondamentale quindi il valore della memoria storica che alla luce degli avvenimenti politici attuali assume un valore ancor più importante, in quanto unico, strumento per capire come quei meccanismi di repressione siano ancora oggi esistenti.

NOI NON DIMENTICHIAMO!
E proprio per non dimenticare , abbiamo organizzato una serie di iniziative di avvicinamento al 12 dicembre:
• Invito a tutti i dirigenti scolastici di Salerno di rispettare un minuto di raccoglimento (prima dell’inizio delle lezioni) il 12 dicembre 2009, in memoria delle vittime di Piazza Fontana;
• Mercoledì 9 dicembre ore 14.30 Aula 5 di lettere ( Fisciano, unisa)
sarà proiettato il film/documentario “12 dicembre” a cura di Pierpaolo Pasolini;
• Sabato 12 Dicembre sarà proiettato il film/documentario “Bianco e Nero” Di Pietrangeli ore 17.30 presso la sala della chiesa del Volto Santo a Pastena

VOGLIAMO GIUSTIZIA E VERITA’!

Rete Studenti Salerno

domenica 6 dicembre 2009

Vallo della Lucania Morte sospetta a psichiatria

VALLO DELLA LUCANIA. Rinviati al nove e undici dicembre gli interrogatori presso il Tribunale di Vallo della Lucania dei 19 indagati per il decesso di Franco Mastrogiovanni. Una storia ancora oscura e dolorosa che ha coinvolto numerosi sanitari dell'ospedale "San Luca" di Vallo. «Il Gip Nicola Marrone aveva richiesto la misura cautelare interdittiva, cioè la sospensione dal pubblico impiego delle persone coinvolte", spiega l'avvocato Marcello D'Aiuto che, assieme ai legali Caterina Mastrogiovanni e Loreto D'aiuto seguono la vicenda che ha causato il decesso di Franco Mastrogiovanni. Come prevede il codice di procedura penale, il gip, prima di decidere sulla richiesta del Pubblico Ministero di sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio, procede all'interrogatorio dell'indagato. «Avendo svolto accurate indagini - continua l'avvocato D'Aiuto- il Pubblico Ministero, dott. Rotondo, ha accertato che la morte di Mastrogiovanni è la conseguenza più grave di un modus operandi consolidato nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania». Gli avvocati difensori non hanno avuto tempo per guardare con attenzione un video che ritrae interamente i quattro giorni in cui il maestro residente a Castel Nuovo è stato ricoverato nell'ospedale cilentano. Questo ha richiesto il rinvio delle interrogazioni. Intanto iniziano a circolare le versioni in cui nel video l'uomo, fatto ricoverare con un Tso disposto su richiesta del Comune di Pollica alla fine di luglio, sarebbe legato in un trattamento duro e doloroso. Una storia ricca di luci e ombre, in cui "il maestro piu' alto del mondo", come lo chiamavano i suoi alunni, viene fermato dai vigili urbani sulla spiaggia del Comune di San Mauro Cilento per comportamenti pericolosi e portato all'ospedale cilentano dove muore dopo quattro giorni. Ma al di là delle voci che si stanno diffondendo, esiste una relazione medica eseguita dal dottor Adamo Maiese in cui viene descritto uno stato di forzata coercizione, causa - secondo i legali di Franco - che ne avrebbe causato il decesso. «Mastrogiovanni non ha ricevuto nessuna attenzione terapeutica», spiegano gli avvocati e, sempre secondo la relazione medico-legale, è probabile che il decesso sia avvenuto nella notte del 4 agosto, e non alle sette del mattino, quando invece se ne sarebbero accorti i sanitari stessi. Il clima è teso a Vallo e c'è voglia di verità. Nella stessa mattinata, davanti al Tribunale, sotto una pioggia sottile e fastidiosa, s'è tenuto il sit - in organizzato dal "Comitato Verità e Giustizia". «Siamo qui non solo per la causa di Franco, ma perché quello che è successo all'ospedale di Vallo della Lucania non accada mai piu', né qui, né in altre città d'Italia». A parlare è Peppe Tarallo, portavoce del Comitato, gia' presidente del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e amico della famiglia Mastrogiovanni. Una scritta su un manifesto giallo ricorda il bel film di Milos Forman "Qualcuno volo' sul nido del cuculo", una storia di maltrattamento e di ribellione in un ospedale psichiatrico. Poi la rassegna di tutti gli articoli in cui esplode il caso: «Vogliamo che questa denuncia non riguardi solo la nostra area - spiega Vincenzo Serra, un attivista del comitato di Montano Antilia - ma che si diffonda la nostra voce in tutta Italia: non si pu ò tacere un dolore così grande». Una interpellanza è stata presentata da sei parlamentari. «Purtroppo in Italia non esiste solo il caso Cucchi - commenta Serra - ma altre storie come queste necessitano di altrettanta attenzione». Davanti al telone su cui è scritto "Giustizia per Franco, e mai piu'…", una quarantina di persone parlano fitto. È probabile che l'inchiesta si allarghi ad altri trattamenti poco ortodossi precedenti a quello che avrebbe interessato il maestro di Pollica. C'è anche Sabatino Campano, autore di Lager psichiatrico, un inno alla vicenda Mastrogiovanni: «Mura che occultate l'infamia contro l'umanità Mura omertose. Mura impregnate di violenza e di terrore Di grida e di dolore»

Ancora un omicidio razziale, ancora indifferenza mediatica

Milano, 4 dicembre 2009. Come ai tempi del Ku Klux Klan o dell'apartheid in Sudafrica: a Biella un datore di lavoro italiano uccide un suo dipendente africano, trasformato in uno "schiavo" dalla legge razziale 94/2009 dopo che gli era scaduto il permesso di soggiorno, e getta il suo cadavere in un canale. Poi, sperando di farla franca, riprende la vita di sempre. Un fatto di cronaca doloroso e agghiacciante nella sua spietata violenza. Fino a qualche anno fa, sarebbe stato sulle prime pagine di tutti i quotidiani e in apertura dei telegiornali. Oggi, invece, in Italia non è così. Dopo una lunga campagna politica e mediatica improntata all'odio razziale, gli italiani sono ormai insensibili, davanti alla tragedia di un uomo dalla pelle scura. Ed ecco che i principali quotidiani italiani dedicano al caso articoli brevi e senza alcun commento, ponendola dopo gli esiti del sorteggio dei mondiali di calcio, le solite inquietanti notizie legate alla "doppia vita" di Berlusconi e alcune notizie dall'estero. A parti invertite, se uno straniero avesse ucciso a sangue freddo un italiano, a distanza i poche ore le versioni online dei quotidiani avrebbero iniziato il "circo" dell'intolleranza, presentano gli immigrati come creature selvagge e senza scrupoli, acquattate nel buio e pronte a colpire, stuprare, assassinare gli innocenti italiani, notoriamente "brava gente", come se Mafia, N'Drangheta e Camorra fossero solo circoli dopolavoristici.

E' il 4 dicembre 2009 e sono le 23.39. Nei quotidiani online, la notizia del crimine razziale scende ancora nella home page, come se nulla fosse accaduto, come se fosse un peccato turbare le coscienze della maggioranza degli italiani, cui politici e media hanno insegnato a temere "l'uomo nero". Non la corruzione. Non le mafie e le loro sinergie con la politica. Non la crisi morale e civile che imperversa in Italia e fa più vittime di quella economica. Non l'intolleranza che brucia la civiltà dei Diritti Umani trasformando le nostre città in luoghi di un nuovo medioevo, in cui chi è diverso viene ancora braccato, scacciato dal mondo degli uomini come Caino, umiliato, battuto, imprigionato, messo al rogo.
Sono le 23.42. Ora, come facciamo sempre in queste occasioni, invieremo questo articolo ai direttori di giornali, ai capiredattore, ai responsabili dei network. Domattina, si può esserne certi, la notizia del martirio di Ibrahim, 35 anni, tornerà a salire e otterrà ampio spazio nei telegiornali. "E' stata solo una svista," si giustificheranno i gestori dell'informazione. "Di certo, noi non siamo razzisti".
Indymedia
Pietro Ancona

sabato 5 dicembre 2009

“No B.Day” or Not “No B.Day”?

“No Berlusconi Day”… un nome rombante per una manifestazione che ha fatto molto rumore nel panorama politico nazionale già dalle prime fasi organizzative. Scalpore dovuto non certo ai contenuti (se il nome tradisce il tema principale, ci saranno anche i “classici” lavoro, ambiente, sanità, giustizia, istruzione, missioni internazionali) quanto a chi e a come ha dato alla luce questo vasto e variegato “movimento”: gli organizzatori, riuniti nel comitato “No Berlusconi Day”, sono un gruppo di “blogger democratici” (per auto definizione) di Facebook, l’icona per eccellenza dei social network ; e proprio su Facebook è stata lanciata l’iniziativa di una piattaforma nazionale che portasse in piazza la richiesta “popolare” delle dimissioni di premier e governo.


La scommessa è stata vincente: il gruppo conta oltre 355 mila adesioni e la piattaforma ha incontrato il gradimento delle forze politiche (o presunte tali) di centrosinistra e sinistra radicale: IdV, Sinistra e Libertà, PRC, PdCI e PCL le sigle che hanno garantito partecipazione e appoggio ai blogger. Grande assente il PD: per essere precisi, non è arrivata l’adesione ufficiale della segreteria Bersani, che ha deciso di lanciare piattaforme alternative (11 e 12 dicembre) con il criptico slogan “sempre problemi suoi, mai i problemi nostri” (da intendersi nella volontà di focalizzare problemi che non siano quelli personali del Cavaliere). Il partito non ha però vietato la partecipazione “a titolo personale” dei propri militanti, di modo che durante la manifestazione si vedranno vari e variegati dirigenti PD (come Ignazio Marino e Dario Franceschini, giusto per fare due nomi a caso) in ordine sparso. Le considerazioni sulle decisioni di Bersani possono essere molteplici e discordi (in dipendenza di interpretazioni e punti di vista), ma in definitiva l’operato della segreteria ha lasciato l’idea di un partito non identitario e liquido, con un gruppo dirigente confuso che naviga a vista.

Aldilà di chi riesce a metterla sotto la propria bandiera (qualsiasi riferimento a Di Pietro non è puramente casuale), la manifestazione rappresenta il tentativo di un’opposizione che scavalca il sistema tradizionale dei partiti, per riempire il vuoto politico venutosi a creare nel campo delle sinistre, per esprimersi direttamente in piazza, dove a guadagnare il palco saranno (o dovrebbero essere) persone, esperienze e problemi, con la volontà di affermare che democrazia e giustizia sociale devono andare insieme.

Fin qui, tutto lineare ed ammirevole. Se non fosse che questa strana piazza ha dimostrato fino in fondo a quale livello sia scesa la sensibilità politica degli italiani: l’unico valore collante di un fronte di opposizione può forse essere l’anti-berlusconismo? Essere anti-berlusconiano è condizione necessaria e sufficiente per potersi dire di sinistra? Il dipolo “unto del signore (Berlusconi) vs anticristo (Di Pietro)” è l’unico scenario politico possibile? È Berlusconi la causa, diretta ed indiretta, dei mali che affliggono il Paese? O egli, piuttosto, incarna le conseguenze di un sistema politico-economico basato su profitto e speculazione coniugato all’“italian way of life”?? Le risposte a queste domande sono certamente personali, ma dovrebbero dare una chiave di lettura dell’insieme, di poter distinguere tra un fare politico passivo e tra l’intraprendere un percorso alternativo, finalizzato a cambiare (e abbattere ove necessario) le fondamenta di un sistema marcio e parassitario.

Giulio

IL QUOTIDIANO "IL ROMA" DI NUOVO IN DIFESA DI CASA POUND

Oggi 4-12-2009, il quotidiano di Italo Bocchino, "Il Roma" pubblica in prima pagina la notizia dell'apertura di un'indagine da parte della DIGOS su di un dossier prodotto durante la mobilitazione antifascista contro l'insediamento a Materdei dell'associazione neofascista Casa Pound (scaricabile su: http://cau.noblogs.org/post/2009/11/09/dossier-casa-pound-napoli).

La cosa non ci sorprende, ognuno fa la sua parte.
I "bravi ragazzi" di Casa Pound nelle scorse settimane hanno aggredito con mazze tricolore al grido de "il quartiere è nostro", la Polizia ha caricato 5.000 persone scese in piazza per contrastare la presenza di neofascisti in città, ha sgomberato la ex scuola Schipa occupata e ha denunciato per "antifascismo" oltre 50 attivisti, i consiglieri comunali di PDL e la Destra si sono preparati il terreno per le prossime elezioni.
I motivi di tanto accanimento verso il lavoro di controinformazione antifascista è chiaro: quando ci si sottrae alla trappola degli "opposti estremismi" -che in fondo in fondo si somigliano...-, e si parla al quartiere, alla città, nelle scuole e nelle università di cosa si cela dietro il fumoso marketing di Casa Pound, di come e per conto di chi si sono insediati a Materdei, si da fastidio.
Ha ragione il giornalista che ha firmato l'articolo, Claudio Silvestri, quando dice che il nostro dossier è inquietante. E' inquietante perchè inquieta i mandanti politici dei "ragazzi" di Casa Pound, i consiglieri comunali di PDL e de la Destra che in questi mesi hanno non solo difeso -si veda la presenza di Luciano Schifone durante l'innaugurazione e poi lo sgombero del monastero occupato-, ma che di quell'area politica condividono riferimenti politici e scopi .
Questa la nostra "tesi strampalata e pericolosa": l'altro volto del fascismo a Napoli è quello dei padri - si veda la famiglia Florino - e dei padrini politici di Casa Pound, quello che è e si fa Stato, che governa Stato ed Istituzioni locali.
Inquietante è il loro presente, quanto e più del loro passato di mazzieri, picchiatori, dagli acclarati legami con ambienti camorristici e stragisti.
Il nostro dossier riferisce di questi legami, e lo fa citando caso per caso le fonti, per lo più giornalistiche (Espresso, La Repubblica, Il Corriere), in maniera puntuale e circostanziata.
Rivendichiamo il diritto di parlare alla città di cosa è il fascismo oggi, rivendichiamo il diritto a rompere l'oblio che i vari Schifone, Florino, Abbatangelo, Santoro, Diodato vorrebbero calasse sul loro passato violento e vigliacco.
In avvicinamento al corteo del 12 dicembre, invitiamo tutti/e a partecipare Il 7 dicembre alle ore 18.00 all'Università Orientale, alla presentazione pubblica del dossier antifascista.

RETE NAPOLETANA CONTRO IL FASCISMO, IL RAZZISMO, IL SESSISMO

venerdì 4 dicembre 2009

[Spezia] Rom, autorizzati due cortei contrapposti

Rom, autorizzati due cortei contrapposti. Gli agenti: scelta sbagliata

Pro e contro i rom dopo lo scontro in rete e su facebook. Le due manifestazioni sono state autorizzate dalla Questura, ma gli agenti temono ora incidenti e tensioni come denuncia il sindacato di polizia del Coisp.

«Prendiamo atto - dicono i rappresentanti sindacali - della decisone di autorizzare per il 4 dicembre 2009 alle 21 due manifestazioni una “contro” ed una “pro” zingari ad una distanza di massimo 100 metri tra le stesse. Ovviamente non entriamo nel merito del perché delle manifestazioni e delle libertà di pensiero e di espressione , ma quello che ci preoccupa veramente è: chi dovrà assicurare che tutto si svolga nella legalità preservando l’ordine e la sicurezza pubblica facendo da “cuscinetto” tra i due gruppi di idee contrapposte di manifestanti?»
Il Coisp non ha ovviamente dubbi: «Ovviamente - dice il Coisp - come previsto le forze dell’ordine; sperando che tutto si svolga nella maniera più pacifica possibile auspicando che gli uomini e le donne della Polizia di Stato non siamo vittime d’aggressioni come spesso si vede in immagini televisive ed articoli di stampa in molte manifestazioni su tutto il territorio Nazionale».
La Segreteria Regionale del Coisp chiude così:: «vogliamo domandare a tutti, ma soprattutto all’opinione pubblica se tutto questo è giusto? Ma che senso può avere ? Noi riteniamo che sia arrivato il momento di rivedere i presupposti per autorizzare certe manifestazioni, per non avere altri rischi oltre a quelli che già quotidianamente corrono gli appartenenti delle Forze dell’Ordine, soprattutto per queste manifestazione che sono programmate e soggette ad un eventuale parere negativo negazione da parte degli organi preposti».
il “confronto” su facebook (15 sinora i denunciati per le frasi di tenore xenofobo, razzista nel gruppo antinomadi) coinvolte ormai, a leggere i dati e i posti, oltre 8000 persone (che non è detto siano tutte spezzine): “Basta Zingari alla Spezia” sfiora i 5000 aderenti (4981) fan mentre il sito antagonista che chiede la chiusura del sito anti rom ha raggiunto le 3.078 adesioni

LE DUE MANIFESTAZIONI
Ci sarà una contromanifestazione al raduno anti - rom di piazza Europa. L’ha organizzata il “laboratorio antirazzista” e la questura ha dato ieri l’ok. Si terrà in contemporanea, domani sera, ma in piazza Verdi. Nel frattempo una fiaccolata anti razzista è stata messa in agenda per il pomeriggio del 10 dicembre prossimo. Una lettera di sensibilizzazione da inviare al Prefetto della Spezia che esprime preoccupazione sull’escalation spezzina sul fronte dell’intolleranza oltre a una serie di missive che presto raggiungeranno tutte le scuole spezzine con la proposta di proiettare un documentario sui campi di sterminio nazisti .
E’ quello che ha deciso il Comitato Unitario della Resistenza della Spezia al termine del summit tenuto ieri in comune insieme alle associazioni di volontariato, partiti e movimenti politici di centro sinistra ed esponenti del mondo sindacale. «La manifestazione partirà alle 18,30 da piazza Cavour e terminerà il suo percorso in piazza Mentana dove il sindaco della Spezia Massimo Federici, terrà il suo discorso», ha precisato Manlio Castellini, segretario del comitato della Resistenza spezzino.
Nel frattempo sul web prosegue il testa a testa tra i blog. “Basta Zingari alla Spezia” sfiora i 5000 aderenti (4981) fan mentre il sito antagonista ha raggiunto le 3.078 adesioni.

[Roma] Il Dap sul caso Cucchi «Una morte disumana»

dal Corriere
La direzione delle carceri accusa agenti e funzionari: «Ci sono responsabilità a tutti i livelli»

Stefano Cucchi «ha concluso la sua vita in modo disu­mano e degradante», mentre era nelle mani dello Stato e della sua burocrazia. Gli elementi che il 22 ottobre hanno portato alla morte del trentunenne detenuto in un re­parto d'ospedale, a una settimana dall'arresto per qualche grammo di hashish, sono l'esempio «di una incredibile, continuativa mancata risposta alla effettiva tutela dei di­ritti, in tutte le tappe che hanno vi­sto Stefano Cucchi imbattersi nei vari servizi di diversi organi pub­blici». Mancanze che «si sono sus­seguite in modo probabilmente non coordinato e con condotte in­dipendenti tra loro», ma questo non assolve nessuno. A comincia­re dal personale dell'amministra­zione penitenziaria, agenti compre­si. Le possibili colpe di «altri orga­ni e servizi pubblici» dai quali Cuc­chi è transitato, non attenuano «la responsabilità di quanti, apparte­nendo all'amministrazione peni­tenziaria, abbiano partecipato con azioni e omissioni alla catena della mancata assistenza».
Sono le conclusioni a cui è giun­ta l'indagine della Direzione genera­le delle carceri sulla fine del tossico­dipendente arrestato dai carabinie­ri e deceduto all’ospedale «Sandro Pertini» di Roma, dov’era stato rico­verato per le fratture subite. Pic­chiato nelle celle di sicurezza del tri­bunale di Roma dagli agenti peni­tenziari, secondo l'ipotesi della ma­gistratura; non si sa dove, quando e da chi, secondo l'Amministrazio­ne penitenziaria che ha potuto ac­quisire solo alcuni atti giudiziari, non tutti quelli richiesti. Ora la rela­zione della commissione formata da Sebastiano Ardita, Maria Letizia Tricoli e Federico Falzone e altri funzionari del Dap è stata inviata al­la Procura di Roma, che la valuterà e ne trarrà eventuali conseguenze.

Vomito e sporcizia nelle celle
Sugli agenti carcerari l'ispezione dà atto delle «condizioni lavorativa­mente difficili» in cui gestiscono gli arrestati e i detenuti in attesa di giudizio nei sotterranei del tribuna­le di Roma. Ma spiega che «risulta difficile accettare che il personale non sia stato posto a conoscenza neppure dell’esistenza della circola­re per l'accoglienza dei 'nuovi giun­ti' (quella con le regole sulla 'pri­ma accoglienza' ai detenuti, ndr)» . Non c'era, ad esempio, il registro coi nomi degli arrestati e l'annota­zione dei movimenti con gli orari. «Appare incomprensibile — prose­gue la relazione — la mancata attua­zione di alcuni requisiti minimi di ordine amministrativo già previsti, e la mancata segnalazione di taluni gravi aspetti disfunzionali su caren­ze di carattere igienico sanitario e sulla gestione degli arrestati».
Tradotto dal linguaggio burocra­tico, significa che le camere di sicu­rezza del tribunale di Roma versa­no in condizioni degradate e degra­danti, perché hanno spazi ridotti, non ci sono servizi igienici, non prendono aria né luce dall'esterno ed è possibile che lì vengano richiu­se persone rimaste a digiuno anche da ventiquattr'ore: «All'atto del so­pralluogo le condizioni igieniche presentano evidenze di materiale organico ormai essiccato sui muri interni (vomito) che risultano in parte ingialliti e sporcati con scrit­te. Sul pavimento, negli angoli, si ri­levano accumuli di sporcizia».

La notte dell’arresto
Lì, secondo gli elementi d'accusa raccolti finora dalla Procura di Ro­ma, Stefano Cucchi è stato aggredi­to dagli agenti penitenziari, suben­do le fratture che hanno portato al ricovero sfociato nella morte del pa­ziente-detenuto. Gli ispettori del Dap non traggono conclusioni sul pestaggio (per cui sono indagate tre guardie carcerarie e non i carabi­nieri che avevano arrestato Cucchi la sera prima dell'udienza in tribu­nale, i quali hanno riferito e dimo­strato di non essere stati presenti nelle camere di sicurezza del tribu­nale) rimettendosi alle conclusioni dell'indagine giudiziaria. Però indi­cano la cronologia degli eventi at­traverso le testimonianze, a comin­ciare da quella dell’infermiere del Servizio 118 che visitò Cucchi la notte dell'arresto, tra il 15 e il 16 ot­tobre, nella stazione dei carabinieri di Torsapienza. Trovò il giovane in­teramente coperto, e poco o per nulla collaborativo. «Ho cercato di scoprirgli il viso per verificare lo stato delle pupille e guardarlo in volto... C'era poca luce perché nella stanza non c’era la luce accesa... Ho potuto notare un arrossamento, ti­po eritema, sulla regione sottopal­pebrale destra. Non potevo vedere la parte sinistra perché il paziente era adagiato su un fianco».
L'infermiere, visto che Cucchi «comunque rispondeva a tono e ri­fiutava ogni intervento», se n’è an­dato dopo mezz’ora. I carabinieri avevano chiamato il 118 «riferendo di una crisi epilettica», ma il neuro­logo dell’ospedale «Fatebenefratel­li » che ha visitato il detenuto la se­ra del 16 ottobre riferisce che Cuc­chi «precisò che l’ultima crisi epilet­tica l’aveva avuta diversi mesi fa». Al dottore, come ad altri, Cucchi disse che era «caduto dalle scale», ma nella relazione del Dap sono ri­portate anche testimonianze di al­tro tenore.

Viso tumefatto
L’assistente capo della polizia pe­nitenziaria M.D.C. ricorda che lo vi­de passando nelle celle de­gli arrestati «nella tarda mattinata, tra l’una e le due», del 16 ottobre: «Ave­va il viso appoggiato sullo spioncino aperto, ho nota­to che aveva il viso tumefat­to, di un evidente colore marrone scuro». Un altro assistente capo, L. C., che portò il detenuto dal carcere di Re­gina Coeli al «Fatebenefratelli» e al «Pertini» ricorda: «In un momento in cui sono rimasto solo con Cucchi gli ho chiesto cosa era successo, mi ha risposto con una voce alterata e forte 'è successo fuori, voglio parla­re urgentemente col mio avvoca­to'. Io non ho detto più niente».
C'è poi la testimonianza del­­l'ispettore capo A.L.R., su Cucchi che disse come «durante la notte», dopo l’arresto, aveva avuto un in­contro di box, e gli altri detenuti ri­sposero ironici: «Sì, ma tu facevi il sacco». E c’è la deposizione dell’as­sistente capo B.M., che perquisì Cucchi già pesto e dolorante il po­meriggio del 16 ottobre, all’ingres­so a Regina Coeli: «Gli ho detto, in maniera ironica e per sdrammatiz­zare, 'hai fatto un frontale con un treno', e lui mi ha risposto che era stato 'pestato' all'atto dell'arresto». Quanto al ricovero nel reparto carcerario dell’ospedale «Pertini» — a parte l’odissea vissuta dai geni­tori di Cucchi che non sono riusciti a vederlo né ad avere notizie, e han­no saputo della morte solo dalla no­tifica del decreto che disponeva l’autopsia — il giudizio finale è che «le regole interne dell’ospedale ab­biano finito per incidere perfino su residui spazi che risultano assoluta­mente garantiti nella dimensione penitenziaria. Ragione per cui il trattamento finale del degente-de­tenuto è risultato essere la somma di tutti i limiti del carcere, dell’ospe­dale e della burocrazia».

Giustificazioni inqualificabili
Per gli ispettori questa vicenda «rappresenta un indicatore di in­sufficiente collaborazione tra re­sponsabili sanitari e penitenzia­ri», e certe giustificazioni avanza­te da alcuni responsabili «non me­ritano qualificazione». In conclu­sione, «risulta censurabile l'opera­to complessivo nei confronti del detenuti Cucchi e dei suoi familia­ri, in particolare nell’ambito del 'Pertini', laddove non è stata po­sta in essere delle prescrizioni vol­te all'accoglienza e all'interpreta­zione del disagio del detenuto tos­sicodipendente

giovedì 3 dicembre 2009

NAPOLI: SGOMBERATA LA EX-SCHIPA

All'alba di Martedì 1 dicembre, con 9 blindati e la celere in assetto antisommossa, è stata sgomberata la Ex-Schipa occupata di via Salvator Rosa. 40 persone sono state sorprese nella notte e sono uscite dopo una trattativa di 30 minuti. Deportate in questura, sono state denunciate per "invasione e occupazione di edificio" mentre si provvedeva a murare l'ingresso della Schipa e con esso tanti sogni e progetti in cantiere che sono solo rimandati. Contemporaneamente, veniva sgomberata Casapound a Materdei. 4 i fascisti usciti dall'ex monastero e che sono stati fermati. I numeri sono la prova che l'occupazione di Materdei non rispondeva a un bisogno sociale ma era una speculazione politica di estrema destra. Oppure lo sgomebero era stato concordato...

Gli Schifone (nella foto durante lo sgombero di Casa Pound), i Taglialatela, i Santoro, rappresentanti istituzionali di una destra che quando le fa comodo sostiene di fare abiura del fascismo, dovrebbero spiegarci se l'appoggio e il sostegno concreto e continuo a un'organizzazione che per statuto si propone di "innovare e rinverdire l'eredità del fascismo" è semplicemente nostalgia per il loro passato di "camerati" o altro...

Noi non accettiamo in nessun modo questa equiparazione, da parte dei media e degli organi istituzionali, tra chi riconduce le proprie pratiche ad una tradizione di esperienze di occupazione e di autogestione a scopo sociale (che comprende non solo i centri sociali, ma gli occupanti casa, i movimenti dei disoccupati) e un gruppetto di persone che punta a insediarsi a Napoli in strutture pubbliche e riprodurre quelle pratiche fasciste, xenofobe, sessiste e razziste di cui si sono resi protagonisti in tutta Italia! Con modalità squadriste e agguati che, purtroppo, già abbiamo imparato a conoscere...
Non ci fermeremo! I nostri progetti nel quartiere Materdei e a Salvator Rosa andranno avanti. Il bisogno di casa e socialità represso con lo sgombero della ex-Schipa troverà presto nuovi luoghi di espressione...
Riporteremo in piazza i nostri contenuti antifascisti e la nostra critica dura alle istituzioni il 12 dicembre, anniversario della strage di piazza Fontana e simbolo della violenza dello Stato e dei legami con i gruppi neo-fascisti!
Facciamo appello affinchè Napoli scenda ancora una volta per le strade a difesa della propria storia e del proprio futuro! Nessuno spazio ai fascisti e ai razzisti nella nostra città.

Cinque detenuti protagonisti di atti di autolesionismo

Carceri invivibili?, Cinque detenuti protagonisti di atti di autolesionismo. I fatti hanno riguardato la casa circondariale di Ragusa. (Giovedì 03 Dicembre 2009 - 01:02)


Ragusa - "Cinque detenuti del carcere di Ragusa hanno compiuto atti di autolesionismo per protestare contro le loro condizioni di vita nella struttura".
Lo rivela il garante regionale dei diritti dei detenuti, il senatore Salvo Fleres, collegando l'accaduto "all'ormai insostenibile sovraffollamento presente nelle carceri dell'Isola".
"Al di là delle informazioni sui fatti, che ho già chiesto agli organi competenti - sottolinea Fleres - è necessario, e ormai improcrastinabile, attuare quanto previsto dalle norme in vigore rispetto all'utilizzo di forme alternative alla detenzione.
Ovviamente, anche la realizzazione di nuove e più consone strutture penitenziarie e la ristrutturazione delle attuali renderebbe più umana la detenzione.
Il senatore Fleres ricorda che "ultimamente alcuni istituti siciliani sono stati sfollati a causa del probabile crollo dei soffitti, e questo ha reso gli altri ancora più sovraffollati, come è quello di Ragusa".

Terremoto dell'Aquila:da gennaio si ritornerà a pagare le tasse

Dal primo gennaio prossimo i cittadini delle aree colpite dal terremoto torneranno a pagare regolarmente tasse, tributi e contributi. Mentre dal giugno 2010 inizierà la restituzione, in 60 rate, delle tasse non pagate da aprile ad oggi.Inoltre la restituzione riguarda il 100% della cifra mentre per i terremotati dell’Umbria e delle Marche era stata prevista una restituzione del 40% dilazionata in 120 rate.
È quanto previsto da un emendamento del governo che sarà discusso in Aula nei prossimi giorni.Contro la scelta – ritenuta del tutto incomprensibile – si scaglia il parlamentare del Pd Giovanni Lolli, firmatario di una mozione – condivisa poi anche dal centrodestra, tanto da essere stata votata all'unanimità dal Parlamento – per il rinvio del pagamento delle tasse da giugno del prossimo anno.“Un provvedimento che non dà seguito alle solenni dichiarazioni di Berlusconi e Tremonti – accusano insieme a Lolli il sindaco Cialente e la presidente della Provincia Pezzopane – perchè non prolunga, così come promesso, il periodo di sospensione del pagamento dei tributi.“
L'emergenza terremoto termina il 31 dicembre 2009, per il governo L'Aquila torna come prima del sei aprile, dal primo gennaio 2010” accusa il sindaco Massimo Cialente. “Quel poco che c'è della ricostruzione ce lo stiamo pagando da soli” ha aggiunto la presidente della Provincia Stefania Pezzopane.
Desta preoccupazione anche la Cassa integrazione in deroga, che scadrà il 31 dicembre prossimo e per la quale non è ancora prevista alcuna proroga.È già scaduta il 30 novembre, intanto, la sospensione del pagamento dell'Ici; il saldo dell'imposta comunale sugli immobili si dovrà pagare entro il 16 dicembre.
Marco Signori

mercoledì 2 dicembre 2009

Protesta sotto il Comune e blocco in strada contro sgombero ex-Schipa occupata‏


Un centinaio di persone autoconvocate ieri pomeriggio si è radunato verso le 16 sotto il Comune di Napoli per contestare lo sgombero di stamattina della ex-scuola Schipa, esperienza socio-abitativa e antirazzista in via Salvator Rosa. All'iniziativa oltre agli occupanti della Schipa e a un folto gruppo di attivisti e studenti hanno partecipato anche gli operatori sociali e gli insegnanti che avevano messo a punto il doposcuola interculturale per i ragazzi del territorio che sarebbe partito proprio in settimana!
Lo striscione del presidio era "contro lo sgombero della ex-Schipa occupata/ contro il razzismo e il neo-fascismo". Il presidio infatti contesta al Comune di Napoli il teorema di equiparazione per cui  è stata sgomberata l'esperienza nella scuola abbandonata per "bilanciare" lo sgombero del gruppo di neofascisti che si era insediato a Materdei. "E' come - ha affermato Chiara una delle insegnanti - se si equiparasse in un corso scolastico gli insegnamenti sull'integrazione e la multiculturalità con l'istigazione alla xenofobia e al razzismo! In una scuola farebbe scandalo, perchè questa equiparazione deve avvenire rispetto all'uso di uno spazio pubblico abbandonato!?".
Ora la scuola rischia di tornare al vecchio progetto di semplice ammortizzatore delle casse dissestate del Comune di Napoli, con il concreto rischio di finire in mani private (quelle delle Banche) tramite interfaccia pubblico. Ma i bisogni e i sogni repressi questa mattina alla scuola Schipa con corollario di 35 denunce e sgombero di sei nuclei familiari (fra gli altri) troveranno presto nuovi luoghi di espressione... E i progetti di lavoro sociale su Materdei e sull'area di Salvator Rosa non saranno abbandonati!
Contestato anche il consigliere comunale L. Schifone, che malgrado Fiuggi, continua a sostenere esperienze neofasciste come autodichiaratamente è Casapound.
Il presidio si è trasformato a un certo punto in blocco stradale in piazza Municipio esprimendo la rabbia per quanto subito e chiedendo alle istituzioni locali di uscire dall'ambiguità.

Rete napoletana
da indymedia napoli

yh

yh